Quattro richieste di condanna al termine del processo
di primo grado per la morte di Alessandro
Ferriani, il ragazzo di 17 anni che perse la vita nel febbraio 2019
durante un’esercitazione di canoa alla chiusa
di Casalecchio di Reno. Questa mattina, nell’aula del tribunale di
Bologna, la Procura, rappresentata
dal pubblico ministero Francesca Rago,
ha formulato le proprie conclusioni nei confronti dei quattro imputati,
accusati a vario titolo di omicidio
colposo, falso e favoreggiamento.
La richiesta più pesante riguarda Michele Malossi, istruttore di secondo
livello, per il quale il pm ha chiesto un
anno e sei mesi di reclusione. Seguono Claudio Camporesi, all’epoca responsabile della
formazione per il Comitato regionale della Federazione Canoa, per il quale è
stata sollecitata una condanna a un anno e
due mesi; Gianluca Zannoni,
allora presidente del Canoa Club, e Enrico
Partemi, assistente di base, per i quali la Procura ha chiesto un anno di reclusione ciascuno. La
difesa è affidata agli avvocati Fabio
Pancaldi e Ivan Dall’Ara.
La vicenda risale a un pomeriggio di
sei anni fa, quando quella che avrebbe dovuto essere una normale sessione di
allenamento si trasformò in tragedia nelle acque del Reno. Secondo l’impianto
accusatorio, durante l’esercitazione sarebbero state commesse negligenze e violazioni delle norme di sicurezza,
cui si aggiungerebbero irregolarità nelle fasi successive alla morte del
giovane.
Nel corso del dibattimento è emersa anche la posizione della famiglia di Alessandro. I genitori, inizialmente costituiti parte civile, hanno successivamente revocato la loro costituzione dopo aver raggiunto un accordo risarcitorio, senza che ciò interrompesse l’iter giudiziario. Il procedimento, infatti, prosegue e si avvia ora verso la fase delle arringhe difensive, in attesa della sentenza di primo grado.
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