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venerdì 1 novembre 2013

Prove di 'unione' in Comune a Sasso Marconi.



L’Unione dei comuni della Bassa Valle del Reno  è già un nodo al pettine.
Sasso Marconi  ‘farà squadra’  con Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Monte San Pietro e il nuovo Comune della Val Samoggia dove si sono ‘fusi’ , formandone uno unico,  gli ex comuni di Monteveglio, Castello di Serravalle,  Savigno,  Bazzano e Crespellano.
Il Consiglio comunale di Sasso Marconi ha già affrontato il tema con una prima informazione cui è seguita la votazione dello statuto, non risolutiva poiché non è stata raggiunta nella votazione il consenso di una maggioranza qualificata dei due terzi come richiesto. La minoranza compatta si è  pronunciata per il NO mentre la maggioranza, altrettanto compatta nel votare a favore, non aveva  i numeri per raggiungere il quorum richiesto dei due terzi di consensi.  
I contrari hanno motivato il loro diniego. Il gruppo di Sasso Libera  con la proposta territoriale dell’unione: il capogruppo  Veronesi, come già chiarito in passato, ha ritenuto più omogenea per collocazione geografica e uniformità storico-culturale l’unione con un comuni delle basse valli del Reno e del Setta. Il gruppo misto e il PDL hanno invece giudicato troppo precipitosa la scelta poiché non si conoscono ancora gli estremi della Città metropolitana di Bologna che dovrebbe comprendere quantomeno Casalecchio e Sasso . Il nuovo ente potrebbe quindi essere in contrasto con l’unione. 
C’è comunque l’intenzione della maggioranza di procedere ugualmente nella proposta  e si dovrà quindi attendere un nuovo voto, quando basterà la maggioranza semplice. Allora basteranno i voti della maggioranza  (un po’ come per l’elezione del Presidente del la Repubblica).  
Fra gli assenti al voto  il consigliere di minoranza Eugenio Salamone, ricoverato in ospedale ad  Ancona per un intervento di sistemazione dell’arto inferiore rimasto fortemente danneggiato nell’incidente sulla Porrettana di cui è rimasto vittima circa un anno fa: al consigliere sono state applicate due protesi e l’intervento è fortunatamente ben riuscito. Salamone conta di essere di nuovo a Sasso Marconi entro una quindicina di giorni.

Abbiamo incontrato il sindaco Stefano Mazzetti (nella foto)   per capirci di più e il primo cittadino di Sasso Marconi  ha voluto sottolineare come chi oggi amministra  debba affrontare il tema ‘fusione’ nella logica dei benefici in  prospettiva e ‘lavorare’  quindi per agevolare i futuri  amministratori. “La soluzione futuribile non può essere chiusa da una sterile visione localistica,” ha detto.  “Stiamo vivendo un momento storico per cui o governiamo il cambiamento o lo subiamo”.

Gli abbiamo chiesto innanzitutto che differenza c’è fra fusione e unione dei Comuni ?
“La fusione crea un nuova municipalità e cancella quelle fuse. L’unione lascia le municipalità preesistenti  e mette in comune solo alcune funzioni ora seguite dai singoli comuni. L’Asc ne è un esempio con la gestione sovra comunale dei servizi sociali”.

A Sasso Marconi cosa succederà ora ?
“In ottemperanza alla legge regionale è già stato votato l’ambito territoriale che è quindi un dato acquisito. E’ ora stato votato lo statuto che non è ancora stato approvato, ma che lo sarà a breve quando basterà la maggioranza assoluta . Allora l’unione  sarà una realtà”

Quali sono queste funzioni gestite in modo sovra comunale ?
“Oltre a quelle di legge: polizia municipale, servizi sociali, urbanistica e protezione civile, ce se ne saranno altri al momento non decisi poiché, essendo noi in finale di mandato, abbiamo preferito lasciare la scelta a chi verrà . Certamente considereranno opportuno gestire in forma associata personale e politica ambientale. Comunque ai ‘posteri’ la scelta”.

Sembra comunque che ci sia poca sostanza.  
“La gestione in sinergia garantirà certamente riduzione dei costi e una migliore efficienza e organizzazione del lavoro. Ci sono già numerose esperienze che testimoniano quanto ho affermato. Inoltre Sasso Marconi è da tempo impegnato su questa linea. Già in tutta la provincia si sono formate da tempo unioni dei comuni”,

Con la forte presenza di Casalecchio nell’unione dei comuni della Bassa Valle del Reno, Sasso Marconi non rischia di perderci ?
“Tema superato nei fatti: il Distretto sanitario, che comprende anche questi due comuni,  ne è una prova evidente. Lo statuto prevede un consiglio formato da 21 componenti e i 5 sindaci. Si vota a maggioranza. Per i temi ‘macro’ non basta la maggioranza numerica ma quella territoriale (3 comuni su cinque)”.

mercoledì 6 febbraio 2013

La Regione approva la fusione dei comuni della Valsamoggia. Gruppo PD: "Un provvedimento unico nel suo genere in Italia, porterà enormi benefici al territorio”




Mentre Manes Bernardini di Lega Nord eAndrea Defranceschi del Movimento 5 Stelle sparano a zero sulla approvazione in un unico ente amministrativo dei cinque Comuni della Valsamoggia, Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno,  perché, a giudizio degli oppositori, il riordino è avvenuto in netto contrasto con la volontà espressa dai cittadini nel referundum, da parte della maggioranza si saluta la novità con vera euforia.
Marco Monari, presidente del Gruppo PD in Regione ha infatti affermato: “Siamo particolarmente orgogliosi di quanto fatto oggi, perché quello dei Comuni della Val Samoggia costituisce il primo esperimento di questo tipo in Italia e quindi è un buon esempio per gli altri. Perché questa esperienza possa davvero fare scuola occorre continuare il lavoro svolto fin qui, affinché i cittadini diventino pienamente consapevoli dei benefici del Comune unico e contribuiscano assieme ai propri amministratori alla sua realizzazione.”

 Il relatore della proposta , il consigliere PD Antonio Mumolo, il quale ha detto:  "La fusione dei comuni della Valsamoggia  è una grande opportunità di rilancio, che, in un momento di grave crisi economica, farà risparmiare il 10% (2,6 mln di euro all’anno) del costo complessivo della Pubblica Amministrazione, e porterà nelle casse del nuovo Comune 18 milioni di euro di trasferimenti statali e regionali in dieci anni. Il nuovo Comune unificato , inoltre, non essendo soggetto per due anni al patto di stabilità, potrà utilizzare rispetto al 2013 6,6 milioni di euro in più, che nel caso di mancata fusione resterebbero congelati e che invece serviranno a far rimettere in moto l’economia."

La consigliera regionale PD Paola Marani smentisce le tesi degli oppositori:  “Quella di oggi è l’approvazione di un grande progetto di riordino istituzionale che non è stato imposto da una norma, ma che è stato costruito dal basso, con un processo iniziato più di due anni fa, e che ha visto la realizzazione di oltre cinquanta iniziative pubbliche. Adesso bisognerà proseguire un percorso che sia il più possibile condiviso, in cui tutti i partiti, le associazioni economiche e sindacali, il volontariato, i comitati e i singoli cittadini possano portare il proprio contributo. In particolare, sarà fondamentale definire tre punti chiave: redigere lo statuto del nuovo Comune, individuare le priorità a cui destinare le risorse aggiuntive e definire le sedi dei servizi e le possibili ulteriori forme di decentramento”.

lunedì 22 ottobre 2012

Marzabotto ha detto 'sì' alla fusione Hera Acegas.



Il consiglio comunale di Marzabotto ha approvato la fusione di Hera con Acegas con il voto contrario dei consiglieri del gruppo di opposizione ‘Aria Nuova per Marzabotto’, il voto favorevole del PD e della maggioranza ad eccezione del consigliere Daniele Ferri che si è detto  critico sulla operazione poiché la fusione, a giudizio del consigliere, porta la gestione dell’acqua a rischio privatizzazione. 
Ha illustrato le ragioni del sì alla fusione il sindaco Romano Franchi: “Nella situazione data, con una azienda che è una spa a maggioranza pubblica, questa fusione rappresenta un fatto positivo perché permette di ricapitalizzare l’azienda mantenendo, anzi aumentando, la quota di proprietà pubblica,” ha detto Franchi. “Ciò dovrebbe servire a migliorare  gli interventi nel territorio e ad aumentare i dividendi ai comuni, proprietari per quota.  Capisco le perplessità  di chi teme che una realtà più ampia rappresentata dalle due società unite porti l’aumento  del distacco fra territorio e azienda. Abbiamo sostenuto e sosteniamo i  ‘comitati per l’acqua bene comune’ però in questo caso ritengo che non sia un atto che va nella direzione di privatizzare l’acqua. L’acqua è un bene comune ma distribuirla costa. L’abbiamo verificato l'estate  scorsa quando con la siccità avevamo le autobotti, alimentate  proprio qui a Marzabotto, che facevano la spola per rifornire chi era in montagna ”.
Per il gruppo Aria Nuova per Marzabotto, il consigliere Giuseppe Laffi ha illustrato le ragioni del 'no' dicendo: “E’ antipatico arrivare a valutare una operazione a fatto quasi compiuto. Inoltre, ed è la ragione fondamentale del nostro voto negativo, ora con Hera i comuni sono azionisti con una quota abbastanza  importante. Allargandosi in una nuova azienda si perde inevitabilmente  importanza e incisività nelle scelte aziendali con possibili ripercussioni nella operatività pratica nel comune”.

giovedì 11 ottobre 2012

Legambiente interviene sulla 'fusione' Hera-Acegas.



Legambiente scrive:

In questi giorni si decide la fusione tra HERA e ACEGAS-APS e i comuni emiliano romagnoli Azionisti di HERA sono chiamati a validare sia il processo di fusione sia la modifica allo statuto.
Grazie all'azione capillare di sensibilizzazione dei Comitati per l'Acqua Pubblica dell'Emilia Romagna, le operazioni di voto stanno dimostrando chiaramente come questa fusione non sia stata completamente compresa dai consiglieri chiamati a votarla.
Sono molti, infatti, i casi in cui la maggioranza si è spaccata e in cui i consiglieri hanno dimostrato di non avere sufficienti informazioni sulle ripercussioni di questa scelta, come è successo con i tanti voti  contrari e di astensione registrati tra i comuni di area forlivese, bolognese e modenese.

La fusione, infatti, allontanerà sempre di più la possibilità di controllo dell'azienda da parte del territorio dove è nata e si è sviluppata, e rafforzerà il profilo privatistico delle sue strategie, che mette al primo posto il profitto, rispetto al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e del bene comune.

A confermare questa prospettiva è anche la variazione allo statuto di HERA  inserita nella delibera, un atto che si rivela non necessario alla votazione della delibera, e che costituisce un ulteriore passo in direzione contraria agli indirizzi referendari.

All'art. 7 dello Statuto viene proposto infatti che la futura maggioranza pubblica della società non debba più essere saldamente in mano solo agli Enti locali, come ora, ma anche a soggetti il cui capitale sia "pubblico", senza che siano Enti Locali. Questa modifica introduce la possibilità che soggetti come il Fondo Strategico Italiano (holding della Cassa Depositi e Prestiti), che ha già
sottoscritto un impegno per entrare - dopo la fusione - nel capitale privato dell'azienda, vada ad occupare spazi di azionariato lasciati liberi dai Comuni che venderanno le proprie azioni sotto il peso dei tagli cui sono soggetti da anni. Così facendo gli Enti Locali non avranno più la Maggioranza della società, ma la condivideranno con Enti che, come la Cassa Depositi e Prestiti, già da un decennio hanno spostato i loro obiettivi dal soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e del bene comune, in direzione dei profitti.

L'associazione chiede quindi a tutti i sindaci di sospendere le votazioni e consentire momenti di approfondimento e confronto col Comitato. In particolare l'appello va ai consigli delle provincie di Bologna e di Modena, i maggiori azionisti di HERA, in cui si voterà nei primi giorni della settimana prossima.

"Che la scelta chiamata a votare dai consigli abbia conseguenze non comprese a pieno dai consiglieri, è reso evidente da i segnali di disagio che si avvertono nelle operazioni di voto" dice Lorenzo Frattini, Presidente di Legambiente Emilia Romagna "Di certo c'è un allontanamento dall'indicazione referendaria e una cessione del controllo dell'azienda, un patrimonio locale, di cui i Comuni stanno perdendo sempre più la guida. Per questo chiediamo una sospensione del voto. In particolare l'appello va a Virginio Merola Sindaco di Bologna e presidente ATESIR, che nel doppio ruolo è al contempo controllore e azionista di HERA e che per questo ha un particolare dovere di cautela istituzionale."

martedì 9 ottobre 2012

Pietro Fortuzzi: C'HERA” o non C’HERA la fusione.


Fortuzzi

Con il titolo C ‘“HERA” o non C’ “HERA”’ il consigliere comunale di Sasso Marconi Pietro Fortuzzi ha inviato un sua lettura sulla mancata approvazione del Consiglio comunale di Sasso Marconi della proposta di fusione di Hera con la ‘consorella in attività, Acegas, che opera in Alta Italia.
Fortuzzi attribuisce la bocciatura alla debolezza del PD all’interno della coalizione che forma la maggioranza.

La proposta di fusione è stata respinta con l’astensione del gruppo di maggioranza e con  il voto contrario delle minoranze e di Pietro Fortuzzi.

 Ecco il testo

Debacle del sindaco di Sasso Marconi. IL sindaco  non convince la Sinistra! Maggioranza nel caos!
IL PD ISOLATO non riesce a far passare la proposta di fusione tra Hera e Acegas in consiglio comunale!
La così detta maggioranza di sinistra di Sasso Marconi si è ASTENUTA sulla fusione tra Hera e Acegas subendo l’Aut-Aut della Sinistra.
Dov’è finita  l’auto sufficienza politico-amministrativa del PD di Sasso Marconi?
Io, Pietro Fortuzzi,  capo gruppo misto (terzo polo),  ho votato contro la fusione perché questa scelta metterà ancora le mani nelle tasche dei cittadini di Sasso già super tartassati dagli aumenti  di luce, gas e acqua.

Sasso M. 9/10/2012    Fortuzzi Pietro (terzo polo)