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martedì 29 agosto 2017

Export, Emilia-Romagna ai vertici europei e prima in Italia. Bonaccini: "Crescita e occupazione grazie all'impegno comune nel Patto per il Lavoro"

I dati, riferiti al biennio 2015-2016, sono frutto di un lavoro di analisi svolto insieme da Ice, Università dell’Aquila e Università di Bari. "Una regione che compete con le aree più avanzate a livello internazionale"

 

Dal Portale Regionale.  

Record sull'export pro-capite: è di oltre 12.500 euro il contributo delle esportazioni al reddito dei cittadini, quasi il doppio di quello medio prodotto dalle aree di Usa, Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna prese in considerazione in uno studio di Ice, Università dell'Aquila e Università di Bari.

Il presidente Bonaccini: "Una regione che compete con le aree più avanzate a livello internazionale".
La ricerca dimostra come la capacità di creare ricchezza dall’export di Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia sia paragonabile a quella delle aree della Germania più competitive sul fronte dell’internazionalizzazione, uguagliando Baviera e Baden-Wurtemberg.

Insieme a Veneto e Lombardia, l’Emilia-Romagna scala i vertici europei per quanto riguarda l’export, ma risulta al primo posto in Italia se si considera l’export pro-capite: 12.525 euro, superiore a quello del Veneto (11.762 euro) e quasi il doppio di quello medio prodotto dai territori di Usa, Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna, pari 7.553 euro.

I dati, riferiti al biennio 2015-2016, sono frutto di un lavoro di analisi svolto insieme da Ice, Università dell’Aquila e Università di Bari, pubblicato nell’ultimo annuario Ice-Istat sul commercio estero e ripreso oggi da Il Sole 24 ore. La ricerca dimostra come la capacità di creare ricchezza dall’export delle tre regioni italiane sia paragonabile a quella delle aree della Germania più competitive sul fronte dell’internazionalizzazione, uguagliando Baviera e Baden-Wurtemberg, colossi tedeschi che vengono però superati se si prende in considerazione l’export pro-capite, ovvero il contributo che le esportazioni forniscono al reddito dei cittadini. E qui, prendendo il valore dell’export prodotto in regione diviso il numero dei propri cittadini, l’Emilia-Romagna con oltre 12.500 euro guadagna il primato nazionale.

“E’ un dato straordinario- afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini- che dimostra quanto la scelta che abbiamo fatto di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese, insieme a ricerca, innovazione e qualità, stia risultando efficace, con risultati concreti su crescita e sviluppo dell’economia regionale. Ed è la prova che davvero l’Emilia-Romagna, coesa e solidale, compete con le aree più avanzate a livello europeo e internazionale, grazie all’impegno comune portato avanti attraverso il  
 Patto per il Lavoro sottoscritto con imprese, sindacati, territori, Università e Terzo settore, che ci ha permesso di ridurre la disoccupazione del 9 al 6,6% in soli due anni, un fare squadra, un lavoro corale che oggi rende possibile l’obiettivo del 4/5% entro il 2020, il che riporterebbe l’Emilia-Romagna a livelli di piena occupazione. Una crescita- chiude Bonaccini- a cui si associano investimenti per potenziare sanità e welfare, a partire dal reddito di solidarietà per le persone in povertà, al quale abbiamo destinato 35 milioni di euro l’anno".



giovedì 18 agosto 2016

Crescita, studio Bce: “Corruzione e scarso rispetto delle leggi fanno ristagnare il pil. Nonostante le riforme”.

Il Fatto Quotidiano   Da Il Fatto Quotidiano.

Crescita, studio Bce: “Corruzione e scarso rispetto delle leggi fanno ristagnare il pil. Nonostante le riforme”


La bassa "qualità istituzionale", spiega l'Eurotower nel suo bollettino economico, ha un effetto diretto - negativo - sull'economia. E l'Italia è penultima nella classifica che la misura, subito prima della Grecia e lontana non solo dai Paesi più virtuosi ma anche dalla media dell'Eurozona. In un contesto del genere diventa inutile metter mano ai contratti di lavoro, cercare di aumentare la concorrenza e cambiare la Costituzione.

La qualità delle istituzioni conta più delle tanto invocate riforme. Parola degli analisti della Banca centrale europea. Che in uno studio pubblicato nel Bollettino economico che sarà diffuso giovedì mettono in fila i dati disponibili e arrivano a una conclusione chiara: le economie dei Paesi in cui sono più scarsi l’efficacia dell’azione di governo, la capacità di varare e mettere in pratica leggi per promuovere lo sviluppo economico, il rispetto del principio di legalità e il controllo sulla corruzione – tutti indicatori del livello di qualità istituzionale, in base alla metodologia messa a punto dalla Banca mondiale - tendono a ristagnare. E metter mano alle riforme non basta per rilanciare la crescita. Un’ulteriore prova, dunque, di quello che molte ricerche hanno già messo in evidenza: la corruzione è tra le cause della bassa crescita. Ma l’Eurotower aggiunge un tassello in più, chiarendo che in un contesto del genere Jobs Act, riforma costituzionale e interventi di liberalizzazione sono poco più che pannicelli caldi. E l’Italia si trova proprio in questa situazione: nella classifica che tiene conto di tutte le quattro dimensioni è penultima nell’Eurozona, subito prima della Grecia. Un risultato che, stando alle conclusioni del bollettino Bce, spiega perché nella Penisola la produttività del lavoro resti bassissima e il pil continui a progredire a ritmi da “zero virgola“.
qualità istituzioni




Cinghie di trasmissione bloccate - Lo studio esordisce sottolineando che “istituzioni e strutture economiche solide sono essenziali per la resilienza (la capacità di affrontare e superare le crisi, ndr) e la prosperità di lungo termine dell’area euro”. Appunto. Peccato che la qualità istituzionale italiana, come emerge dal grafico riportato nel bollettino, sia lontana anni luce non solo da quella dei virtuosi Paesi del Nord Europa e dai “migliori della classe” tra i 35 membri dell‘Ocse, ma anche dalla media dell’area euro. Un gap che, come è facile capire, blocca le cinghie di trasmissione che collegano le regole su mercato del lavoro e dei prodotti all’effettivo funzionamento dell’economia reale.
Senza istituzioni forti vincono le lobby – Dove la qualità delle istituzioni è bassa, infatti, le riforme normalmente prescritte da Commissione Ue e Fmi – da quelle che incrementano l’efficienza del mercato del lavoro a quelle mirate ad aumentare la concorrenza – sono poco più che pannicelli caldi. “I Paesi con qualità istituzionale sotto la media tendono anche ad avere mercati del lavoro e dei prodotti meno efficienti della media”, si legge in uno dei paragrafi dello studio. “Questa elevata correlazione può riflettere il fatto che in presenza di istituzioni solide le società e i regolatori hanno maggiori probabilità di imporsi sugli interessi particolari e di portare avanti riforme che portano benefici alla maggior parte dei cittadini“.
crescita e efficienza istituzioniRelazione positiva tra crescita del pil e qualità istituzionale - Il cuore dello studio è un grafico che mostra la correlazione tra qualità delle istituzioni e crescita del pil pro capite tra 1999 e 2014. L’Italia e la Grecia registrano le performance peggiori su entrambi i fronti, in un periodo ben più ampio rispetto a quello segnato dalla crisi finanziaria, il che rafforza la validità della conclusione. “Per i Paesi dell’Eurozona emerge una chiara relazione positiva”, commentano gli analisti, spiegando che “i risultati sembrano particolarmente rilevanti per i Paesi dove il debito pubblico iniziale è sopra una certa soglia”. Vedi, ancora una volta, l’Italia. Inoltre, i risultati “sono coerenti con la visione che la qualità delle istituzioni può essere più importante per la crescita di lungo termine nei Paesi in cui lo strumento del tasso di cambio non è più disponibile”. In tutta l’area euro, insomma: tutti ricordano gli anni delle svalutazioni competitive della lira per spingere l’export italiano. Un’arma su cui i governi non possono più contare dopo l’avvento dell’euro.
Perché la riforma costituzionale non basta per trainare la crescita - La lezione che emerge dal paper è chiara: prima di metter mano alle regole sui contratti di lavoro, pensare di liberalizzare i mercati e le professioni o modificare la Costituzione occorre rafforzare l’ossatura del sistema. Partendo dalla base: rispetto delle leggi e repressione dei reati, a partire dalla corruzione. In caso contrario è del tutto velleitario sostenere, come ha fatto la ministra Maria Elena Boschi, che la riforma costituzionale farà “aumentare il pil dello 0,6% nei prossimi dieci anni”.
Certo, punire i colletti bianchi, i politici e gli imprenditori che danno e prendono mazzette è complicato e richiede ben più di un decreto o un ddl. Non a caso in passato c’è stato chi ha preferito contestare la validità degli indicatori, sostenendo che il problema non è la corruzione italiana ma gli strumenti che la misurano. Che non “valorizzano” i progressi della Penisola.