Di Carlo
Soricelli
curatore
dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
http://cadutisullavoro.blogspot.com.
La tragedia di
Adria fa capire quanto conta, anche sul piano della Sicurezza, l’articolo 18.
Il povero autista di 28 anni che ha scaricato
l’acido solforico nella vasca, invece che a decantare dentro al silos, lo ha fatto perché quella era una prassi consolidata. Così si è appreso
dal telegiornale LA 7. In questo modo non venivano rispettate le normative e le prescrizioni
di sicurezza che regolano il maneggiare
sostanze così pericolose che, tra l’altro, in presenza di forte vento, possono uccidere anche fuori dallo
stabilimento, come è avvenuto per i
lavoratori che sono morti. Allora
bisogna dire con la massima chiarezza che quei lavoratori sono stati uccisi dall’impossibilità
di opporsi nell’eseguire lavori così pericolosi. Chi sta cercando di togliere ai lavoratori anche il diritto,
pena il licenziamento, d’opporsi al
dover eseguire lavori pericolosi per se e per gli altri, diventerà per me responsabile morale di queste morti.
Anche con l’articolo 18 ci sono stati tantissimi tentativi di licenziare lavoratori che si opponevano al mancato
rispetto delle normative vigenti. Ma ci sono stati anche tanti reintegri perché
i giudici potevano valutare se il licenziamento era giusto o ingiusto, se il
licenziamento nascondeva la volontà di colpire chi chiedeva il rispetto delle
normative sulla Sicurezza che ‘appesantivano’ il lavoro. Il caso di Adria non è
isolato. Con la cancellazione dell’articolo 18 si sta cercando di eliminare i sindacati e le tutele sui posti di lavoro, come sta capitando
ai precari che non si possono esporre e manifestare il loro dissenso anche
attraverso l’iscrizione ad un sindacato, I morti sui luoghi di lavoro non sono
mai calati da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l’Osservatorio Indipendente
di Bologna morti sul lavoro. Anzi, sono addirittura
aumentati del 5,9% rispetto al 24
settembre di quell’anno e dell’8,6% rispetto al 24 settembre del 2013. L’INAIL non dice bugie quando dice che c’è
stato un forte calo in questi anni, ma dimentica di precisare che monitora solo tra i propri assicurati e che non
inserisce nel numero dei morti sul
lavoro quello dei non iscritti a questo istituto o che lavorano in nero. Le partite iva individuali
sono diventate milioni e non sono assicurate all’INAIL, tanto per fare un
esempio. Lo scrivo da anni, i morti sui luoghi di lavoro non sono mai
calati, si sono solo ‘trasferiti’ tra i
precari, partite iva, lavoratori in nero e agricoltori. Chi nel parlamento ha
uno spirito libero e ha a cuore la
salute, il benessere psicofisico di chi lavora dovrebbe riflettere molto su
quello che si appresta a votare, se è favorevole all’abolizione dell’articolo
18.
Esiste anche la
libertà di coscienza che, anzi, dovrebbe essere un obbligo morale, soprattutto
da parte di chi ha preso i voti dei lavoratori.
Dopo sei anni di
monitoraggio e lavoro volontario e libero da ogni vincolo, sento una grande
stanchezza. Stanco di lavorare senza
risultato tante ore al giorno per far comprendere questo fenomeno terribile e n crescita delle
morti sul lavoro. Chiuderò l’ osservatorio il prossimo 31 dicembre, quando si
compiranno sei anni completi di monitoraggio. Chiuderò l’Osservatorio per ‘Indifferenza’. E’impossibile
in questo paese avere una voce libera e
battersi contro gli interessi subdoli
che sono all’origine della tragedia ‘morti sul lavoro’. E’ come scalare una
montagna a piedi scalzi .