domenica 1 settembre 2019

FINESTRE SULLA FILOSOFIA


  di Marco Leoni








PLATONE : il simposio e il mito dell’androgino

Riporto una lezione di Matteo Saudino
Fantastico prof. Di filosofia


Il mito dell’androgino è narrato da Platone in uno dei suoi dialoghi: il Simposio o Convito .
Il Simposio è uno dei grandi dialoghi della maturità platonica ed è un vero capolavoro della letteratura ancor prima di essere uno dei grandi testi della filosofia antica dedicato al tema dell’amore, dell’eros, della ricerca dell’uomo della verità , della bellezza , il Simposio è un dialogo costruito in modo perfetto da Platone, c’è un’architettura narrativa senza eguali.
Siamo a casa di Agatone, vi è un banchetto per festeggiare la vittoria della tragedia scritta e messa in scena da Agatone e tutte le principali personalità sono giunte per festeggiare, per banchettare e per bere insieme.
A tale banchetto giunge anche, invitato con tutti gli onori del caso, il filosofo di Atene per eccellenza,Socrate.
Socrate, si attarda come era solito fare. Giunge per primo Aristodemo, il narratore di questo banchetto Simposio che si tenne nell’antichità ma la cui eco ancora oggi rimbomba, rieccheggia .
Socrate, giunto a casa di Agatone, dopo tutti i convenevoli del caso e dopo aver cibato lo stomaco, si reca in veranda con Agatone e gli altri invitati a bere e poi a parlare, a filosofeggiare .
Infatti, nelle case aristocratiche di Atene e delle principali città greche, dopo aver mangiato si era soliti fare filosofia o si era soliti parlare di politica, parlare degli affari.
Quella sera Agatone chiede di cosa avrebbero voluto parlare i suoi celebri importanti invitati e Fedro il sommo poeta antico propone di parlare di Eros: “è giunto il tempo di elevare un encomio ad Eros, abbiamo costruito templi e monumenti per la guerra, per l’intelligenza per tutte le divinità ma poco abbiamo dedicato del nostro tempo a parlare a filosofeggiare intorno ad Eros”.
E la proposta di Fedro il poeta piace. Piace a Pausania, il generale militare presente che rappresenta le virtù politiche e militari di Atene, piace ad Erissimaco l’allievo del più grande medico dell’antichità Ippocrate, piace ad Agatone il padrone di casa, piace a Socrate il filosofo e piace anche ad Aristofane il grande commediografo nonché nemico di Socrate in vita, colui che ubica Socrate nel pensatoio sulle Nuvole, accusato appunto di essere nell’apologia di Socrate e di Platone colui che ha deviato e corrotto i giovani portandoli ad indagare ciò che vi è sotto terra e ciò che vi è in cielo distogliendoli dunque dal giusto pensare alle cose terrene, concrete e a rispettare gli antichi valori della Grecia. Ma è Aristofane, proprio il grande accusatore il grande vecchio nemico, ad avere in questo dialogo, scritto dal Platone, l’onore di presentare uno dei più bei miti, di fare uno dei più bei discorsi.
Il Simposio è strutturato Circolarmente.
Dunque la filosofia è intesa come circolo quasi ermeneutico e come modalità di discussione si sceglie quella circolare in cui i convitati circolarmente prendono la parola e fanno un discorso, in questo caso un elogio di Eros.
Comincerà Fedro, proseguirà Pausania, passerà la parola a Erissimaco e dopo di che prenderà la parola Aristofane.
Aristofane nel suo encomio presenterà quelle che sono le basi della teoria dell’Eros di Platone che verranno poi riprese da Socrate nel suo discorso finale.
Ma il discorso di Aristofane è senza dubbio quello più importante dopo quello di Socrate, presentatoci da Platone in questo discorso.
In questo encomio Platone fa per bocca di Aristofane pervenire a tutti quello che è uno dei più belli, affascinanti miti dell’antica Grecia, il mito dell’androgino.
Che cos’è Eros ?
Aristofane, per dirci quale sia la natura di Eros, ricorre al mito dell’androgino, al mito dei generi umani e racconta:
“Ci fu un tempo in cui i generi umani erano tre: maschile, femminile e l’androgino. Gli uomini cioè erano tondi, composti da due metà, metà maschile più metà maschile formavano il maschile la metà femminile unita all’unità femminile formavano il femminile, la metà femminile unita alla metà maschile formavano l’androgino.
Questi uomini tondi avevano due facce, avevano quattro gambe, quattro braccia, correvano velocissimi come fossero saltinbanchi facevano la ruota, erano di grande intelligenza di grandi qualità e soprattutto erano eterni.
Questa loro condizione di eternità, di forza, di coraggio di slancio vitale giunse a minacciare gli Dei dell’Olimpo, la tranquillità e il dominio degli Dei. Erano infatti ambiziosi questi tre generi umani, anelavano all’ Olimpo e gli Dei non potevano permettersi che queste creature minacciassero lo status quo e non rispettassero l’ordine delle cose.
Così gli Dei, come fecero già rispetto ai Giganti e ai Titani (che nella loro arroganza e forza decisero di scalare le forze dell’Olimpo, di aggredire l’Olimpo e per questo furono gettati dentro i crepacci della Terra e in fondo al mare), decisero di reagire.
“Faranno la stessa fine che fecero i Giganti”, si dissero, “ faremo fare agli uomini maschile, femminile e androgino la loro stessa fine, li uccideremo”.
Zeus era su tutte le furie, ma consultandosi con gli altri Dei capiva che se avesse ucciso gli uomini, cosa sarebbe rimasto del potere divino? Gli Dei sono tali perché gli uomini credono in essi, gli Dei sono tali perché gli uomini costruiscono templi in loro onore, gli Dei sono Dei perché gli uomini hanno paura di loro, perché li venerano, gli Dei sono tali perché gli uomini credono nella loro esistenza, pertanto uccidere gli uomini avrebbe significato per gli Dei perdere la fonte del loro potere, perdere la fonte del loro essere divinità.
Dunque Zeus, compreso tutto ciò, decide di prenderli e di spezzarli in due con le saette. Così con Apollo. suo figlio prediletto, convocò gli uomini e con la saetta li divise. Per cui il maschile fu diviso in maschile maschile e il femminile in femminile femminile; l’ androgino in femminile e maschile.
Quelle creature forti, perfette, eterne si ritrovarono spezzate in due. “Così imparerete a rispettare il potere degli Dei e se non vi comporterete bene sarete tagliati in due e ancora in due e ancora in due”, tuonò minaccioso Zeus.
A questo punto gli esseri umani soli, infreddoliti, spaventati cominciarono a vagare alla ricerca della metà perduta il maschile a cercare il maschile, il femminile il femminile e il femminile il maschile.
I tre generi umani ridotti parcellizzati spezzati furono animati dal desiderio di ricongiungersi con la metà perduta ecco l’inizio DELL’AMORE , l’amore è figlio dell’incompletezza, l’amore è il desiderio di completezza, un desiderio di riunione con la metà perduta, l’amore nasce quando si ha la percezione di non essere più completi, l’amore nasce quando si ha il desiderio di arricchirsi con la metà perduta di ritornare ad essere completi e così le metà andavano in giro per il mondo a ricercare la metà perduta e una volta che la ritrovavano si accasciavano vicino ad essa, si abbracciavano, si addormentavano insieme fino a lasciarsi morire, perché non erano più eterni, spezzati erano diventati deboli, spezzati erano diventati fragili e morivano.
Zeus chiamò Apollo suo figlio e gli chiede cosa stesse succedendo: “Muoiono perché non hanno più quell’immortalità, bisogna fare qualcosa altrimenti l’umanità si estinguerà, l’umanità sarà l’umanità perduta”
A quel punto gli Dei decisero di donare agli uomini la possibilità di riprodursi, Apollo e Zeus presero gli uomini, portano il loro volto verso l’interiorità spezzata, chiusero l’ombelico in modo tale che finissero le perdite di sangue: quell’ombelico sarebbe sempre stata visivamente la ferita che ricorda all’uomo la propria mortalità, la propria finitudine, il senso del limite, la propria debolezza. Dunque gli Dei lasciarono visivamente sul nostro corpo la cicatrice di quella grande battaglia di quel grande rischio di estinzione e posero anche i genitali verso l’interno in modo tale che gli uomini unendosi potessero riprodursi e l’immortalità perduta venisse donata nella specie.
Così il maschile quando incontra il femminile potrà generare figli, ma l’immortalità di cui parlavano gli Dei non è soltanto l’immortalità della specie attraverso i figli perché dall’amore dell’androgino del maschile che ritorna al femminile nascono i figli perché dall’incontro in questo caso tra il maschile ( il sole) e il femminile (la terra) nasce il figlio (la luna). L’androgino è l’amore lunare in questo caso è l’amore che incontra a metà strada la terra simbolo del femminile e il sole simbolo del maschile.
Ma non è solo questa, la procreazione, l’immortalità. Il Simposio è anche il più grande inno all’ amore uomo-uomo che sia mai stato scritto nell’antichità. L’omofilia esaltata in ogni pagina del Simposio da Pausania, che esalta l’amore maschio- maschio come amore vigoroso come amore virtuoso, ad Aristofane che esalta soprattutto l’amore maschio-maschio, perché il maschile quando incontra il maschile perduto non potrà generare figli ma genererà intelligenza, genererà opere d’arte, genererà grandezza.
Quello che è il maschilismo tipico del mondo greco secondo il quale l’uomo è l’uomo razionale l’uomo che esercita il logos è l’uomo che ha delle virtù etiche, morali, politiche, artistiche, filosofiche che però vengono innescate dall’amore.
L’amore per un uomo bello, l’amore per il bello porta l’uomo ad elevarsi dalla mediocrità, l’amore è elevarsi dalla terra per andare verso il cielo, l’amore è sempre amore per il bello, ci dirà Socrate nel Simposio. Platone farà, sempre nel Simposio, riferimento all’amore che eleva l’uomo come una verticalità che partirà dall’amore per le cose terrene, l’amore per i corpi, per giungere all’amore per la scienza fino ad arrivare all’amore in sé, l’amore chiama l’amore cioè l’amore chiama la bellezza in sé a ciò che di più bello non ci può essere.
E l’amore maschile maschile va al di là del piacere del corpo va direttamente al piacere dell’anima ci dice Aristofane e il piacere dell’anima significa due anime belle che si incontrano per generare il bello, l’amore per il bello è finalizzato per generare il bello, quando un uomo incontra una donna vorrà generare una cosa bella, un figlio.
Platone attraverso il mito dell’androgino ci ricorda che la bellezza dell’amore è riservata agli uomini, gli Dei essendo perfetti non sono manchevoli di nulla non possono innamorarsi.
La bellezza è un regalo che ci hanno fatto gli Dei perché spezzandoci, dividendoci, ci hanno lasciato un regalo, un viaggio da compiere che è quello della ricerca del Bello e dell’amore: c’è da qualche parte del mondo l’anima gemella, c’è da qualche parte qualcuno da amare, qualcuno da raggiungere, qualcuno con cui ricongiungersi e dopo quel qualcuno ci potrà essere qualcun altro o qualcos’altro,
perché l’amore è un viaggio eterno.
L’innamorato per eccellenza è il filosofo proprio perché animato da questo costante slancio vitale, da questo forte e costante amore per il sapere, per le leggi, per la giustizia per il bello. Chi ama è in costante movimento, chi ama non invecchia, chi ama è come una corda tesa sempre proiettata verso un obiettivo.
Il Simposio e il mito dell’androgino elevano l’amore al grande regalo che gli Dei ci hanno fatto, è una condizione di debolezza quella di potersi innamorare che può trasformarsi in una occasione di vita bellissima.
Gli uomini hanno l’opportunità di trasformare la propria vita in una bellezza attraverso l’amore.

L’amore nasce dalla mancanza, dall’incompletezza, l’amore è un viaggio senza fine alla ricerca della bellezza e dell’eternità.

L’amore è un privilegio che spetta a chi è consapevole di essere finito e limitato,
cioè agli uomini.





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