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lunedì 25 agosto 2025

Dissesto idrogeologico in via Ancognano, approvato il progetto esecutivo

Opera da 550 mila euro, il Comune chiede nuovi fondi alla struttura commissariale

Foto sul web 



La Giunta comunale di Sasso Marconi ha approvato il progetto esecutivo per il ripristino del dissesto idrogeologico in via Ancognano, località La Torretta.

Il quadro economico dell’opera ammonta a 550.092 euro, di cui oltre 331 mila per i lavori diretti e circa 218 mila per spese tecniche, oneri, collaudi e imprevisti.

Poiché il finanziamento attualmente disponibile è pari a soli 205 mila euro, insufficienti a coprire l’intervento, la Giunta ha dato mandato al RUP di inoltrare alla struttura commissariale una richiesta di integrazione dei fondi.


martedì 25 febbraio 2025

Dissesto idrogeologico: il Sindaco ordina l'apertura del C.O.C. per l'emergenza sulla strada "Sanguineda"

 

Foto dal web (Vergato News) 


Vergato 25 febbraio. Il Sindaco Argentieri Giuseppe ha firmato oggi l'ordinanza con cui dispone l'apertura del Centro Operativo Comunale (C.O.C.) per far fronte all'emergenza dovuta a un grave dissesto idrogeologico lungo la Strada Comunale Extraurbana n. 20 "Sanguineda".

La decisione è stata presa in seguito a segnalazioni che evidenziano un alto rischio per la viabilità e la sicurezza pubblica. Il C.O.C., che coordinerà le operazioni di emergenza e i soccorsi, coinvolgerà Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell'Ordine e tecnici specializzati per monitorare la situazione e adottare le misure necessarie per la messa in sicurezza dell’area.

Secondo le prime valutazioni, il dissesto potrebbe essere causato dalle abbondanti precipitazioni delle ultime settimane, che hanno reso instabile il terreno e aumentato il rischio di frane o cedimenti. 

Per ulteriori informazioni e segnalazioni, i cittadini possono contattare il numero di emergenza comunale o consultare il sito web del Comune.

domenica 3 dicembre 2023

Come prevenire il dissesto idrogeologico in pianura e montagna per difenderci dai nuovi rischi ambientali

Una giornata di studio per discutere delle criticità dei territori montani e di pianura e fornire nuove strategie attuative, alla luce di quanto successo in Emilia-Romagna e Toscana negli ultimi mesi. 


Si svolge martedì prossimo, 5 dicembre, dalle 9 alle 18.30, presso la Sala dello Stabat Mater di Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna (Piazza Galvani 1, Bologna), la giornata “Risanamento e bonifica del territorio italiano nel centenario della legge forestale Serpieri”, organizzata dall’Accademia Nazionale di Agricoltura e il Comando Regione Carabinieri Forestali Emilia-Romagna, che vede i massimi esperti del settore a livello nazionale, rappresentanti i principali enti italiani, riunirsi per discutere le linee attuative per una nuova modalità di gestione del territorio italiano. Tra i numerosi ospiti saranno presenti i rappresentanti de l’Agenzia Italia Meteo, l’Associazione Nazionale Consorzi di gestione tutela del territorio e acque irrigue (ANBI), il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), la Federazione Italiana dei Dottori in Scienze Agrarie e Forestali (FIDAF), l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani Emilia-Romagna (UNCEM), l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po. La giornata sarà divisa in due sessioni, quella della mattina “La difesa del suolo, del bosco e della montagna” e quella del pomeriggio “Nuove criticità e possibili soluzioni nella lotta al dissesto idrogeologico”. 

I saluti istituzionali della mattina saranno tenuti dal Prof. Giorgio Cantelli Forti, Presidente Accademia Nazionale di Agricoltura, Matteo Lepore, Sindaco della Città Metropolitana di Bologna, Gianluca Galletti, già Ministro dell’Ambiente e Presidente di Emil Banca e dall’On. Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (collegato via streaming). Il pomeriggio sarà, invece, aperto dal saluto del Gen. B. Fabrizio Mari, Comandante Regione Carabinieri Forestale Emilia-Romagna. 

L’obiettivo della giornata è analizzare, partendo dal centenario del Regio Decreto 30 dicembre n. 3267 del 1923 “Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani’, noto come “Legge Serpieri”, la situazione nazionale, oggi messa a dura prova dai numerosi eventi naturali che hanno colpito l’Italia. Le profonde trasformazioni del contesto socio-economico, che hanno interessato il nostro Paese negli ultimi sessant’anni, hanno generato rilevanti riconfigurazioni dei sistemi territoriali di riferimento soprattutto in ordine al progressivo spopolamento e abbandono delle aree montane e la marginalizzazione dei contesti territoriali di riferimento. Infatti, come la “Legge Serpieri” offrì una prima sistemazione organica delle diverse disposizioni in materia forestale, con l’obiettivo di coniugare l’attenzione all’economia montana e la necessità di difendere suolo e territorio, attraverso l’ausilio delle competenze e delle professionalità dell’organizzazione forestale dello Stato, anche oggi i recenti eventi accaduti in Emilia-Romagna e Toscana risuonano come un campanello d’allarme, che necessita di essere ascoltato per prevenire il più possibile le criticità ambientali da affrontare nel prossimo futuro. Il pensiero di Arrigo Serpieri risulta, quindi, quanto mai attuale al fine di varare nuovi provvedimenti normativi in favore della montagna, bonifica dei territori e aiuto alle popolazioni che li abitano per rafforzare sia lo sviluppo sostenibile che la prevenzione strutturale delle zone a rischio ambientale. 

lunedì 13 novembre 2023

Spariti nel nulla 9.500 interventi anti dissesto idrogeologico

 Le regioni hanno ricevuto fondi dal 1999 ad oggi, ma oltre 9 mila non sono stati portati a compimento. Opere di cui non si sa nulla, se siano in attesa di avvio o in fase di progettazione, se i relativi lavori siano stati aggiudicati o ultimati, o piuttosto modificati o revocati


di Francesco Cerisano

Spariti nel nulla. Circa 9.500 interventi anti-dissesto idrogeologico, per i quali le regioni hanno ricevuto fondi dal 1999 ad oggi, non sono stati portati a compimento. Opere di cui non si sa nulla; se siano in attesa di avvio o in fase di progettazione, se i relativi lavori siano stati aggiudicati o ultimati, o piuttosto modificati o revocati. I dati dell'Anac sullo stato di attuazione delle opere anti-dissesto idrogeologico, aggiornati a novembre 2023 ed elaborati incrociando i numeri dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) attraverso la Banca dati Rendis (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) e dalla Corte conti, fanno riflettere e aprono possibili scenari di danno erariale perché a sparire nel nulla non sono solo interventi che magari avrebbero potuto scongiurare situazioni di calamità naturale e salvare vite umane, ma anche tanti soldi pubblici trasferiti negli anni alle regioni: oltre 17 miliardi in totale che avrebbero dovuto finanziare 25.101 interventi di cui, come detto, 9.483 sono spariti dai radar dell'Anac.

E per questo l'Autorità anticorruzione presieduta da Giuseppe Busìa ha deciso di vederci chiaro, avviando un'indagine conoscitiva regione per regione che si concluderà entro fine anno per capire se i ritardi siano stati causati da intoppi burocratici oppure da altre motivazioni.

Alcune regioni hanno già risposto, comunicando all'Authority gli importi complessivi dei lavori che risultano ad oggi dotati di Codici identificativi gara (Cig). Si tratta della Basilicata (6,8 milioni) della Campania (249,5 milioni tra finanziamenti nazionali e regionali), dell'Emilia-Romagna (81,4 milioni), del Friuli Venezia Giulia (71,2 mln), della Liguria (177,9 mln) e della Toscana (48,6 mln). Le altre dovranno dare spiegazioni al più presto perché altrimenti il rischio che le procure della magistratura contabile possano attivarsi è reale.

I dati dell'Anac

I numeri dell'Anac hanno fotografato 24 anni di finanziamenti statali alle regioni. Un periodo in cui gli interventi finanziati hanno registrato oscillazioni numeriche piuttosto importanti, passando da un minimo di 2 nel 2012 a un massimo di 8.179 (per uno stanziamento di 4,2 mld) nel 2021. Incrociando i dati è emerso che le regioni che hanno messo in campo più interventi sono la Lombardia (2.558), il Piemonte (2.240), la Calabria (2.142) e il Veneto (1.870). In testa nella classifica della regione che si è portata a casa più soldi c'è però la Campania con 1,5 miliardi. Lombardia e Sicilia con 1,468 miliardi a testa si piazzano al secondo posto. Seguono il Veneto (1,382 miliardi), la Calabria (1,329 mld) e il Piemonte (1,093 mld). In totale, come detto, lo stanziamento complessivo è stato di oltre 17 miliardi per finanziare 25.101 opere contro il dissesto idrogeologico.

Peccato che, in 24 anni, solo un'opera su tre sia stata portata a compimento (8.073 su 25.101) mentre risultano ancora in corso di progettazione 4.348 opere e in esecuzione 2.649 interventi. Ma si contano pure, come evidenziato dall'Anac, 33 opere in attesa di avvio, 208 opere revocate o nulle, 16 in via di modifica, 114 lavori aggiudicati e 109 di cui è stata ultimata la progettazione. Il dato più preoccupante, in ogni caso, risiede in quei 9.483 progetti di cui non si sa più nulla.

L'indagine conoscitiva

L'Anac non vuole puntare il dito contro nessuno e ha spiegato che intende portare avanti a livello nazionale quel ruolo di vigilanza collaborativa che sta positivamente sperimentando in Emilia-Romagna al fianco del commissario per l'emergenza, Generale Francesco Paolo Figliuolo e a Ischia con il commissario Giovanni Legnini. Mentre hanno espresso interesse ad una collaborazione più fattiva le regioni Campania, Toscana, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Umbria e Basilicata. “Anac si muove in via proattiva per sollecitare le pubbliche amministrazioni alla tempestiva realizzazione di opere fondamentali, quali quelle necessarie per evitare emergenze e ridurre i rischi idrogeologici”, ha spiegato il presidente Giuseppe Busía. “Vogliamo evitare che i fondi stanziati vengano spesi in ritardo o sprecati. L'indagine conoscitiva aperta vuole individuare i possibili rallentamenti ed affiancare le amministrazioni così da risolvere in tempi rapidi gli intoppi. Una sorta di vigilanza collaborativa preventiva”. “Vogliamo fare di più e muoverci in via preventiva, perché tali disastri non si ripetano, e i rischi siano ridotti”, ha proseguito Busía. “Purtroppo rileviamo una diffusa inefficacia delle misure finora adottate, con scarsa capacità di spesa e di realizzazione dei progetti, con interventi di natura prevalentemente emergenziale e non preventiva”.

(Segnalato da Dubbio) 

mercoledì 20 maggio 2015

Italiasicura, dopo 30 anni nuove linee guida per la progettazione di opere contro il dissesto idrogeologico.



Da GOVERNO ITALIANO. Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Un lettore sollecita:


Dopo trent'anni arrivano nuove linee guida essenziali per le 7153 opere previste dal piano nazionale di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico. Vietati gli interventi di cementificazione e restringimento delle sponde fluviali o la copertura di fiumi e torrenti che hanno enormemente aumentato alluvioni e allagamenti. In coerenza con prescrizioni che saranno emanate da tutte le autorità di bacino, saranno possibili diversi interventi, sia strutturali come casse di espansione o vasche di laminazione delle piene e canali scolmatori, sia nuove opere previste come obbligo dallo Sblocca Italia dei 'contratti di fiume' per riqualificare e rinaturalizzare tratti fluviali.
"È un lavoro urgente e necessario di aggiornamento della vecchia idraulica che raddrizzava e tombava corsi d'acqua innescando, come abbiamo visto da Genova a Messina, vere e proprie bombe ad orologeria. Le nuove linee guida saranno adottate per ogni intervento sulle aste fluviali, e stiamo spingendo tutte le Regioni ad apporre prima possibile vincoli e salvaguardie per l'inedificabilità assoluta nelle aree più fragili. Il Governo per la prima volta cambia pagina e sta investendo nel ciclo finanziario 2015-2020 circa 7 miliardi e trasformando in cantiere gli oltre 2 miliardi recuperati dai fondi non spesi negli ultimi 15 anni contro frane, alluvioni ed erosione costiera". Così Erasmo D'Angelis, capo struttura di missione #italiasicura contro il dissesto idrogeologico, sulla riunione operativa che si è tenuta oggi a Palazzo Chigi. Il lavoro di aggiornamento è coordinato dal direttore della struttura Mauro Grassi e da Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi. Alla riunione hanno partecipato i vertici di ministeri, enti di ricerca e strutture titolari o impegnati nel lavoro contro il dissesto idrogeologico: dai Ministeri dell'Ambiente e Infrastrutture con il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici alla Protezione Civile, da Ispra all'Associazione Consorzi di Bonifica, dal Centro italiano per riqualificazione fluviale al Consiglio nazionale delle ricerche.
"È importante il contributo di tutti - ha spiegato Gianvito Graziano - abbiamo bisogno di un quadro chiaro per le nuove progettazioni, con una forma più snella per un'applicazione più facile e con grande attenzione ai territori, alle nuove tecnologie, ai monitoraggi e alla valutazione del rischio, al piano delle manutenzioni, al quadro giuridico". Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni. Le nuove linee guida saranno applicate per il 90% delle 7153 opere contro frane e alluvioni nelle regioni italiane, che risultano ancora da progettare. Per colmare questo clamoroso ritardo, tra i primi 700 milioni già stanziati dal Cipe per il piano città metropolitane, è stato attivato un fondo di rotazione progettazioni per 100 milioni di euro.




Interventi, costi, finanziamenti e stato della progettazione con i crono-programma delle opere per ridurre il rischio allagamenti e frane nelle più grandi città italiane e le rispettive aree metropolitane.
E’ stato presentato questa mattina a Palazzo Chigi il primo stralcio del piano nazionale 2014-20: Oltre un miliardo di euro per 69 interventi per la sicurezza nelle dieci città metropolitane e in altre città delle regioni a statuto speciale.
Per Roma, Milano, Napoli, Torino, Bari, Firenze, Bologna, Genova, Reggio Calabria, e per Cagliari, Messina, Palermo e Catania, per la prima volta, è scattato un piano di prevenzione e di opere o progetti di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico. Il Governo utilizzerà una corsia preferenziale che prevede un anticipo di finanziamento del piano nazionale, chiesto alla Bei e sostenuto dalla garanzia dei 110 milioni presenti nel Dl Sblocca Italia. Sono 69 i primi interventi già cantierabili per 1.063,65 milioni, individuati dalle Regioni con il supporto tecnico e scientifico delle Autorità di bacino, sulla base delle mappe di rischio di Ispra e Cnr. Riguardano opere decisive, alcune in ritardo di anni come quelle per Genova, Milano, Firenze, Napoli.
Nel vertice di oggi a Palazzo Chigi con tutti i rappresentanti delle città metropolitane, delle Regioni e delle Autorità di bacino, organizzato dalla Struttura di missione #italiasicura e coordinato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che ha visto la partecipazione del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, del Presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, del Sindaco di Firenze Dario Nardella, Coordinatore delle Città Metropolitane, e di Erasmo D’Angelis, Capo della Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura contro il dissesto idrogeologico sono state condivise le prime azioni e gettate le basi per quella che il Governo definisce come “la più importante opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno”. Entro il 4 dicembre tutte le Regioni dovranno presentare a Palazzo Chigi gli elenchi di opere e interventi con una scala di priorità definita dal livello di pericolosità e validata dalle Autorità di bacino e dalla Protezione Civile.
Complessivamente per l’intero territorio nazionale è previsto nel periodo 2014-2020 un investimento di 9 miliardi: 5 miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione, 2 miliardi di cofinanziamento delle regionali e con fondi europei, e altri 2 miliardi sbloccati dalla struttura di missione dai fondi assegnati e non spesi negli ultimi 15 anni.
Gli interventi presentati oggi per la messa in sicurezza delle aree metropolitane riguardano 1.130 comuni dove vivono oltre 21 milioni di persone, circa il 40% della popolazione italiana. Nel corso dei lavori sono state anche esaminate puntualmente le singole necessità delle diverse aree metropolitane, ed è stata accolta con soddisfazione il primo fondo per 10 milioni nel Collegato Ambientale per l’abbattimento e la delocalizzazione di edifici in aree fluviali. Gli interventi sono così definiti nel dettaglio:
ROMA - 3 interventi immediatamente cantierabili per un valore di 5.2 milioni di euro. I primi lavori inizieranno a dicembre 2014 e l’ultimo dei cantieri, delle tre opere individuate, terminerà a settembre 2015.
TORINO - Per la riduzione del rischio idrogeologico è stato individuato un intervento del valore di 60 milioni di euro, e verrà finanziata la progettazione definitiva dell’opera.
MILANO - Il progetto Seveso si compone di 10 interventi per un valore di 145.3 milioni di euro. Doppio cantiere per la messa in sicurezza e per opere di depurazione e reti fognarie. I primi cantieri sono già aperti e la chiusura dell’ultimo intervento è prevista per dicembre 2016.
VENEZIA - Nell’area metropolitana di Venezia è prevista la realizzazione di un intervento del valore di 61.86 milioni di euro. L’inizio dei lavori è previsto a giugno 2015, per terminare a giugno 2017.
GENOVA - Sono finanziati tutti gli interventi previsti per ridurre il rischio alluvioni: complessivamente 10 interventi per 438 milioni di euro, di cui 59.23 milioni di euro già disponibili, e gli ulteriori 379 finanziati con Accordi di programma 2014-20120 e lo “sblocca Italia”. L’apertura del primo cantiere è prevista per i primi mesi del 2015, gli ultimi lavori nel 2020.
BOLOGNA - Sono 27 gli interventi individuati per la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area del bolognese, per un valore di 20.8 milioni di euro. L’inizio dei lavori è stato pianificato a giugno del 2015, per terminare a ottobre 2017.
FIRENZE - Cinque opere per mettere Firenze e la Toscana centrale al riparo dalla possibilità che le acque dell’Arno invadano strade della città e comuni vicini. I Cantieri, di cui uno già in attività, serviranno a realizzare lavori per 111 milioni di euro. La fine dei lavori già iniziati è prevista per giugno 2018.
BARI - Per il capoluogo pugliese e per le aree circostanti è prevista la realizzazione di 4 interventi per 11.8 milioni di euro. L’apertura dei cantieri è stata programmata per giugno 2015 e la fine lavori per dicembre 2017.
NAPOLI - nell’ambito delle opere del progetto “grande Sarno” si inseriscono interventi per l’area metropolitana di Napoli. Le opere per la sicurezza, divise in cinque lotti, hanno un valore di 217.5 milioni di euro, interamente finanziati. E’ prevista per giugno 2015 l’apertura dei cantieri che vedranno la conclusione dell’ultimo intervento nel giugno 2020. Parte anche un piano per il disinquinamento per 180 milioni.
REGGIO CALABRIA - Per le fiumare che interessano l’area metropolitana del capoluogo calabrese sono in programma 7 interventi mirati alla riduzione della pericolosità. E’ previsto il finanziamento delle progettazioni per 10.10 milioni di euro.
CAGLIARI - Saranno finanziati con le risorse degli Accordi di programma 2014-2020 i due interventi per la riduzione del rischio idrogeologico e idraulico del capoluogo sardo per un valore pari a 35 milioni di euro.
MESSINA - Sono 4 gli interventi già individuati per la riduzione del rischio idrogeologico nella città dello stretto ed è previsto il finanziamento per l’intero valore, 16.66 milioni di euro. Si prevede l’apertura dei cantieri a gennaio 2015 e la fine lavori a giugno 2016.
“Il primo dovere che abbiamo è usare bene i fondi a disposizione e la Struttura di missione ha già operato in questo senso – ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, aprendo la conferenza stampa di presentazione –, e presenteremo la programmazione del piano nazionale in Europa. Con Regioni e sindaci abbiamo fatto un buon lavoro, decidendo di concentrare le risorse dove ci sono maggiori rischi. Quando il Paese lavora insieme, è in grado di superare i ritardi accumulati”. Sul patto di stabilità, ha aggiunto Delrio, “nella legge di stabilità è previsto per i Comuni l’abbattimento del 70% e la priorità verrà data a edilizia scolastica e dissesto idrogeologico”
"Parte da un forte impegno per le città metropolitane - afferma il ministro Galletti - il nostro piano per mettere in sicurezza il Paese e liberarlo dagli errori del passato. La riunione di oggi segna una svolta nelle politiche di contrasto al dissesto idrogeologico, perché tutte le istituzioni nazionali e locali si sono ritrovate unite su una grande priorità. Il lavoro è lungo e complesso, ma ci sono le risorse e anche una consapevolezza comune di dover affrontare con decisione massima questo problema".
“Abbiamo finalmente, e per la prima volta dopo decenni, un piano chiaro di prevenzione – ha detto il coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura, Erasmo D’Angelis – e il nostro obiettivo è quello di vedere al più presto cantieri aperti nelle maggiori città italiane. Lo Stato e la Pubblica amministrazione si sono messi gli stivali di gomma e abbiamo una filiera di responsabilità che parte dal Governo, passa di Presidenti delle Regioni nominati Commissari contro il dissesto, e dai cittadini che finalmente hanno la possibilità di controllare lo stato di avanzamento dei cantieri dal sito italiasicura.governo.it”.
“E’ importante il lavoro comune che stiamo portando avanti in termini non emergenziali ma con l’obiettivo della prevenzione – ha sottolineato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino –. Ho apprezzato l’impegno del governo di non finanziare gli interventi in modo proporzionale ma dando una scala di priorità legata al rischio. Entro il 4 dicembre invieremo al Governo gli ultimi progetti che, dopo quelli di oggi legati alle Città metropolitane, completeranno il quadro delle richieste di finanziamento”.
“Le Città metropolitane hanno la maggiore concentrazione di abitanti e il maggior consumo del suolo e quindi le più soggette alle conseguenze dei cambiamenti climatici – ha affermato Dario Nardella, sindaco di Firenze, coordinatore delle Città Metropolitane –. L’elemento più significativo è l’individuazione chiara delle competenze e responsabilità. In questo modo possiamo lavorare in modo più semplice e dare conto ai cittadini di “chi fa cosa” e di quali sono i tempi per realizzare queste opere”.

sabato 14 marzo 2015

Disponibili on-line nuovi dati sulle frane e dissesto idrogeologico



La Regione Emilia Romagna informa: 

Rinnovate le pagine web sulle frane. Scaricabili le nuove carte a scala 1:10000 in formato PDF. Cambia la procedura per la segnalazione frane

Nella sezione web relativa alle frane e rischio Idrogeologico sono disponibili nuove informazioni e in particolare dati.
I dati carte inventario delle frane a scala 1:10000 e le schede dell’archivio storico delle frane possono essere scaricati direttamente dal sito in formato PDF, per singolo Comune.
La Carta Inventario delle frane è stata aggiornata a fine 2014, includendo i principali fenomeni franosi accaduti sul territorio regionale negli ultimi anni. La  carta, scaricabile agevolmente per singolo Comune,  è corredata di una legenda e di un testo che spiega che cosa è rappresentato, la classificazione delle frane,  le condizioni e i limiti di utilizzo della carta stessa.
L’ Archivio storico delle frane, anch’esso consultabile su base comunale, descrive  la storia dei movimenti delle singole frane dal passato fino al 2014, ricostruiti sulla base della disponibilità di documenti di varia natura raccolti e conservati  presso il Servizio Geologico, sismico e dei suoli.
Nella sezione dedicata alle frane e al dissesto idrogeologico sono disponibili informazioni sulla nuova procedura di segnalazione delle frane in Emilia-Romagna, direttamente al Servizio Geologico Sismico e dei Suoli.

lunedì 10 marzo 2014

Cari concittadini, gli agricoltori sono una presenza preziosa. Attenzione ad accorgersi della loro importanza quando sarà troppo tardi.




Con il titolo ‘MALTEMPO, serve una vera politica di difesa del territorio con il presidio degli agricoltori’, Pietro Sabbioni (nella foto) ,  responsabile Area Fondiaria della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia)  di Bologna, ha inviato queste sue considerazioni:

L’agricoltura è stata flagellata dal maltempo. Nelle campagne martellate dai nubifragi si contano i danni per decine di milioni di euro, tra frane e smottamenti che hanno asportato grandi quantità di terreno e compromesso reti idrauliche ed elettriche e hanno portato allagamenti estesi di campi, stalle e magazzini ed in alcuni casi anche l’annegamento di capi di bestiame.
Eppure proprio la campagna, se non fosse stata ‘ consumata’ negli anni dalla cementificazione selvaggia, avrebbe potuto evitare in parte questi disastri. La vera falla, che porta l’Italia oggi ad una continua ‘emergenza’, è la totale assenza di una politica di difesa e conservazione del suolo, soprattutto nelle aree di collina e montagna. Iinvece si è fatto poco o niente in questi anni per tutelare il territorio ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione in queste zone è fondamentale.
I terreni coltivati, insieme a quelli boschivi, giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi. Grazie anche alla loro elevata capacità di assorbimento, aiutano a scongiurare frane e cedimenti del terreno. Purtroppo però la cementificazione continua e non regolamentata ha cancellato negli ultimi 20 anni 2 milioni di ettari di terreno  e spesso questo processo non è neppure stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque.
Occorrono con urgenza nuove ed adeguate politiche di prevenzione del territorio, a cui affiancare una puntuale azione di vigilanza e controllo delle situazioni a rischio che deve coinvolgere necessariamente gli agricoltori del posto. Si consideri  che oggi il rischio idrogeologico in Italia coinvolge il 10 per cento della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni, questo significa che un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni, frane e valanghe.

“ Gli agricoltori sono pronti a fare la propria parte fino in fondo”, assicura Pietro Sabbioni. “E’ necessario con urgenza che la politica a tutti i livelli, dai comuni allo Stato, parli meno ed agisca concretamente. Siamo veramente al limite”.