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venerdì 25 dicembre 2015

Le luci degli alberi di Natale degli italiani illuminano tante CESTE ENOGASTRONOMICHE.


Di Pietro Sabbioni

Confederazione Italiana Agricoltori Bologna.

Secondo una indagine svolta dalla Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) , queste sono le prime feste, dopo sette anni, con i consumi in crescita (+5%). I generi alimentari si confermano tra i doni più gettonati.
Un italiano su tre ha dichiarato di voler optare per regali 'da tavola' da donare a parenti ed amici. Sempre più famiglie si recano nelle aziende e nei mercatini gestiti da agricoltori (+10%).
Sono almeno 11 milioni gli italiani che sperano di trovare sotto l’albero il tradizionale cesto natalizio con i prodotti enogastronomici del territorio.

Tra i prodotti più gettonati, tutti rigorosamente made in Italy, sinonimo di qualità genuinità e salubrità, ci sono, vino, spumante, panettoni, torroni, seguiti da salumi, conserve, olio extravergine di oliva, miele e formaggi tipici. Per una spesa complessiva, stimata dalla CIA, compresa tra i 600 e i 650 milioni di euro.
Più del 70% delle famiglie oggi continua a guardare al miglior rapporto qualità/prezzo ed è anche questo che premia punti di vendita convenienti come le aziende agricole e agrituristiche ed i mercatini natalizi, con un incremento del 10%.

La direzione della CIA Bolognese, nel sottolineare ancora il buon rapporto che sempre più si consolida fra produttori agricoli e consumatori, esprime i migliori auguri di buone feste ed invita i bolognesi a recarsi nelle aziende agricole per acquistare i doni natalizi. La scelta premia non solo con la qualità, la freschezza, la tipicità e la salubrità dei prodotti , ma anche con l'alleggerimento dello scontrino. Quindi è conveniente sotto tutti gli aspetti acquistare direttamente dal produttore: si acquista a prezzi molto più contenuti rispetto a quelli praticati dai supermercati e dai centri commerciali, con un risparmio che può arrivare al 30%.

venerdì 8 agosto 2014

Maltempo: serve una vera politica di difesa del territorio, con il presidio degli agricoltori.




Pietro Sabbioni (nella foto), vice direttore  della Confederazione Italiana Agricoltori bolognese (CIA), riporta ancora una volta l’attenzione  sulle necessità che si arrivi in tempi brevi a ‘rimettere in agenda ’ una ‘vera’ politica di difesa territoriale, per l’attuazione della quale  gli agricoltori possono essere l’esercito ‘già  in campo ’.

Sabbioni scrive:
Purtroppo  sta diventando un problema strutturale: i cambiamenti climatici hanno accentuato il grave problema generato dell’incuria e dal degrado che è seguito alla cementificazione selvaggia , in soli 20 anni, di ben 2 milioni di ettari di suolo agricolo.
E’ la vera falla che porta il nostro Paese ad una continua ‘emergenza maltempo’ che purtroppo spesso si trasforma in tragedia. Siamo privi di una concreta  politica di difesa e conservazione del suolo. In questi anni poco si è fatto per tutelare il territorio da incuria e degrado e per evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e manutenzione è fondamentale.
I vigneti e più in generale i terreni coltivati, assieme a quelli boschivi , giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi. Questo  grazie  alla loro capacità di assorbimento e di riduzione dei tempi di corrivazione delle acque. Ne deriva un concreto aiuto per  scongiurare frane e cedimenti del terreno.
La situazione sta diventando incontrollabile e molto pericolosa. Occorre intervenire con celerità. Servono nuove ed adeguate politiche di prevenzione del territorio e modifiche radicali e sostanziali a leggi, ipocrite, sbagliate ed inadeguate. I regolamenti e le leggi oggi impediscono di fatto ogni intervento logico e sensato di pulizia dei fossi, dei boschi e dei versanti per i quali impongono lunghe, costose ed inutili pratiche burocratiche che  aggravano  i problemi anziché risolverli. E’ necessario arrivare a definire al più presto norme operative che vedano una azione in partenariato pubblico-privato, con il coinvolgimento in primis degli agricoltori.
Il rischio idrogeologico in Italia coinvolge circa il 10% della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni. Questo vuol dire che oggi un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni e frane.

lunedì 24 marzo 2014

I boschi, fondamentale ricchezza dell'Appennino. Non trascuriamola.




Pietro Sabbioni (nella foto), vicedirettore della  Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) di Bologna, ha inviato alcune interessanti e importanti considerazioni che condividiamo e riportiamo per una riflessione utile al futuro dell’Appennino:

I boschi e le foreste occupano il 34% della superficie dell’Italia e sono una risorsa fondamentale, bisogna rafforzarne la tutela e la gestione.
Sono l’aria, l’acqua, la terra, il clima: i boschi producono l’ossigeno che respiriamo, contribuiscono alla difesa della biodiversità, svolgono un ruolo primario nella salvaguardia del suolo e delle risorse idriche e funzionano come depositi di assorbimento del carbonio. In Italia le foreste rappresentano una grande ricchezza di diversità biologica e con 12 miliardi di alberi occupano il 34% della superficie territoriale. Questo però non basta , sottolinea Pietro Sabbioni della Direzione Provinciale CIA di Bologna, solo attraverso una corretta gestione dei boschi è possibile garantire tutte le funzioni che questi svolgono.
Diventa urgente e necessario recuperare e rafforzare la gestione e manutenzione dei boschi, anche perché costituiscono una delle principali risorse per lo sviluppo delle aree rurali e montane, e sono fonti straordinarie, non solo di ossigeno, ma di occupazione, reddito e materie prime rinnovabili.
Questo compito deve essere delegato in prima persona agli AGRICOLTORI e Selvicoltori, non solo perché il 40% circa delle aziende del settore è interessato ai boschi, ma anche perché già oggi gli agricoltori sono in prima linea nella salvaguardia del patrimonio forestale Italiano, continua Sabbioni, svolgendo il ruolo di fondamentale importanza di ” guardiani del territorio contro gli incendi ed il degrado dei versanti, e di “custodi” delle tradizioni del mondo rurale.
Pe agevolare questa importante funzione dell’Agricoltore, occorre mettere mano con celerità alle normative in parte obsolete e vincolanti di Prescrizioni in materia di Polizia Forestale, oggi per pulire un bosco si perde più tempo in carte bollate, richieste strettamente di carattere burocratico e costose che nell’eseguire il lavori sul posto.


sabato 15 marzo 2014

L’inflazione frena la sua corsa, ma il carrello della spesa resta vuoto.




“I dati sugli incrementi percentuali dell’inflazione sono incoraggianti per il contenimento dei prezzi che ne consegue, ma non si registra uno stimolo  agli acquisti.  Rallentano, in alcuni casi si raffreddano,  anche  i prezzi dei prodotti agricoli,  ma  il carrello della spesa rimane vuoto”. E’ la constatazione preoccupata di Pietro Sabbioni della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) di Bologna.
Pietro Sabbioni
“La riduzione netta dei listini di verdura e frutta fresca, che calano rispettivamente  del 4,4% e del 1% circa, contribuisce a scongiurare rincari nel capitolo alimentare, ma non cambia la situazione sul fronte dei consumi.
La domanda interna resta drammaticamente debole, con gli italiani costretti ad una feroce ‘dieta’  sulla tavola, che ha portato nel 2013 al crollo del 3,1% della spesa alimentare, pari a 3,6 miliardi in meno rispetto all’anno precedente.
Oggi un italiano su due compra solo l’essenziale, con il risultato che nell’anno le vendite alimentari sono crollate sia nei supermercati (-1,3%) che negli ipermercati (-1,9%), restando in positivo solo nei discount (+1,6%), infatti, 6,5 milioni di famiglie dichiarano di fare regolarmente la spesa solo nei discount per risparmiare.
Nel dettaglio,”  aggiunge   Sabbioni, “ nel 2013 solo la spesa per i prodotti ittici è scesa del 13,2%, seguita da quella per la pasta (-8,7%) e per latte e yogurt (-7,9%). Male anche l’olio extravergine di oliva(-5,8%) e la frutta (-2,8%).
Le imprese agricole,” conclude preoccupato, “ anche in questo caso fanno la loro parte, però senza una adeguata e tempestiva politica mirata e di coordinamento, rischiano di essere una goccia d’acqua in un mare di incertezze politico-economiche”.

lunedì 10 marzo 2014

Cari concittadini, gli agricoltori sono una presenza preziosa. Attenzione ad accorgersi della loro importanza quando sarà troppo tardi.




Con il titolo ‘MALTEMPO, serve una vera politica di difesa del territorio con il presidio degli agricoltori’, Pietro Sabbioni (nella foto) ,  responsabile Area Fondiaria della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia)  di Bologna, ha inviato queste sue considerazioni:

L’agricoltura è stata flagellata dal maltempo. Nelle campagne martellate dai nubifragi si contano i danni per decine di milioni di euro, tra frane e smottamenti che hanno asportato grandi quantità di terreno e compromesso reti idrauliche ed elettriche e hanno portato allagamenti estesi di campi, stalle e magazzini ed in alcuni casi anche l’annegamento di capi di bestiame.
Eppure proprio la campagna, se non fosse stata ‘ consumata’ negli anni dalla cementificazione selvaggia, avrebbe potuto evitare in parte questi disastri. La vera falla, che porta l’Italia oggi ad una continua ‘emergenza’, è la totale assenza di una politica di difesa e conservazione del suolo, soprattutto nelle aree di collina e montagna. Iinvece si è fatto poco o niente in questi anni per tutelare il territorio ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione in queste zone è fondamentale.
I terreni coltivati, insieme a quelli boschivi, giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi. Grazie anche alla loro elevata capacità di assorbimento, aiutano a scongiurare frane e cedimenti del terreno. Purtroppo però la cementificazione continua e non regolamentata ha cancellato negli ultimi 20 anni 2 milioni di ettari di terreno  e spesso questo processo non è neppure stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque.
Occorrono con urgenza nuove ed adeguate politiche di prevenzione del territorio, a cui affiancare una puntuale azione di vigilanza e controllo delle situazioni a rischio che deve coinvolgere necessariamente gli agricoltori del posto. Si consideri  che oggi il rischio idrogeologico in Italia coinvolge il 10 per cento della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni, questo significa che un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni, frane e valanghe.

“ Gli agricoltori sono pronti a fare la propria parte fino in fondo”, assicura Pietro Sabbioni. “E’ necessario con urgenza che la politica a tutti i livelli, dai comuni allo Stato, parli meno ed agisca concretamente. Siamo veramente al limite”.


sabato 8 marzo 2014

8 MARZO: quest’anno il 30% in meno di mimose, la crisi riduce gli ordini e il maltempo fa il resto.



La crisi colpisce anche la ‘mimosa’. Gli italiani hanno pensato bene di risparmiare anche sull’acquisto del simbolo di omaggio verso la donna o forse, e ciò è più probabile,  sono stati costretti a contenere la spesa. Soldi non ce ne sono più  neppure per la festa della  donna.    

La precisazione giunge da Pietro Sabbioni, responsabile Area Fondiaria della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) della Provincia di Bologna che, dal suo punto di osservazione privilegiato, ha potuto verificare che la crisi è reale e scrive:


Meno mimose per la festa della donna dell’8 marzo. Tra la riduzione degli ordini a causa della crisi economica e le piogge torrenziali che hanno rovinato molte fronde, quest’anno si deve registrare una flessione pari a quasi un terzo della produzione totale.
Prima il freddo fino a gennaio, poi il tiepido ma piovosissimo febbraio hanno creato disagi enormi alla pianta simbolo del 8 marzo, che è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici. Se da un lato la ‘finta’ primavera delle scorse settimane, con il caldo e le temperature miti, ha anticipato la fioritura e quindi la raccolta delle mimose, dall’altro le ha rese più vulnerabili alla pioggia insistente, danneggiando parte consistente del prodotto che spesso si è annerita nel momento della conservazione in frigorifero.
Inoltre, le previsioni di minori vendite al dettaglio per colpa della crisi hanno ridotto i volumi di acquisto di mimose dalle aziende agricole ed anche i prezzi pagati ai produttori sono calati rispetto all’anno scorso, passando dai 9 euro al chilo (25-29 euro a cartone), agli attuali 6-7 euro al chilo (20 euro a cartone ).
Per questo motivo  non c’è alcun motivo per prevedere rincari al pubblico. Anche perché di norma la mimosa viene venduta al commercio in piccoli ramoscelli i cui prezzi variano dai 3 fino ai 10 euro. Quanto ai consumi, ’i mazzetti’ venduti per l’8 marzo saranno circa 14 milioni, con un calo stimato del 7 per cento rispetto al 2013.

Sabbioni coglie poi l'occasione per porgere anche i suoi auguri a tutte le donne e ha chiesto loro di pazientare se il ramoscello giallo di mimose è più piccolo del solito. "Le donne sapranno certamente comprendere tale carenza e cercheranno di compensarla con la loro femminilità, vero elemento che caraterizza l'8 marzo", ha sottolineato.

Ci associamo con vero piacere agli auguri di  Sabbioni.