Lettera aperta di denuncia sullo stato disastrato del
servizio ferroviario metropolitano inviata da Sergio Salsedo, all’assessore
Regionale Corsini e per conoscenza, al presidente
della Regione Emilia-Romagna , Bonaccini, alla vicepresidente della Regione
Emilia-Romagna. Schlein e all’ing. Ferrecchi DG del servizio cura del
territorio e ambiente:
Egregio Assessore,
sono Sergio Salsedo, assessore alla mobilità di un Comune
dell’Appennino Bolognese. Ci siamo
conosciuti alcuni mesi fa, quando in un incontro dedicato alle problematiche
delle linee ferroviarie nel nostro territorio nel quale sostenni con forza le
lamentele e le proposte di miglioramento provenienti dal comitato degli utenti,
che da anni segnala il deterioramento della qualità e della affidabilità del
servizio a dispetto dei consistenti investimenti pubblici e delle roboanti
dichiarazioni di principio sulla centralità del trasporto pubblico e in
particolare di quello ferroviario.
L’incapacità dei gestori del servizio e della linea, che
si trincerano dietro statistiche aggregate che poco significano relativamente
alla realtà quotidiana degli utenti per i quali una corsa annullata o
gravemente in ritardo costituisce un danno concreto e immediato, combinata con
la scarsa incisività dell’operato del suo assessorato, che appare svolgere un
mero ruolo notarile e subordinato nei confronti di quelle aziende, ha progressivamente minato la fiducia nel
servizio pubblico che dovrebbe costituire l’ossatura portante di una mobilità
sostenibile per l’intero territorio della città metropolitana.
Le scrivo oggi raccontandole, come comune cittadino
lavoratore, cosa significhino concretamente l’inaffidabilità e l’insicurezza
che caratterizzano l’esperienza quotidiana di chi si affida (o vorrebbe
affidarsi) al treno per i propri spostamenti, nella speranza che grazie ad un
esempio concreto possa capire meglio la situazione e l’esasperazione degli
utenti.
Dovendomi recare a Roma per motivi di lavoro, ho
naturalmente optato per il treno. Ho selezionato una corsa della linea
Porrettana che mi portasse alla coincidenza con congruo anticipo, ben
consapevole del concreto rischio di un ritardo in arrivo a Bologna. E ho
acquistato preventivamente il biglietto per la tratta locale.
Questa mattina, ammaestrato da precedenti disavventure,
ho monitorato più volte sul sito di Trenitalia l’andamento delle corse da
Porretta verso Bologna, che è sembrato fino alle 7:15 straordinariamente
regolare. A quel punto, scopro che il treno 17740 è cancellato. Secondo quanto
riportato dal Comitato, la motivazione data da RFI è stata “Guasto temporaneo”.
A questo punto ho dovuto ricorrere alla fortunata
disponibilità di un familiare che mi ha potuto accompagnare in auto a Bologna:
80 km andata e ritorno con mezzo proprio, a nostre spese naturalmente, e nella
consapevolezza che Trenitalia sicuramente si rifiuterà persino di rimborsare il
costo del biglietto acquistato e non utilizzato. Abbiamo gravato inutilmente
sulla viabilità verso e nel capoluogo, e contribuito nostro malgrado ad
emissioni inquinanti che avremmo voluto e potuto evitare.
Sarebbe potuta andar peggio, se non avessi avuto la
possibilità di utilizzare mezzi propri avrei perso il treno per Roma e subito
rilevanti danni nella mia attività lavorativa.
Disservizi simili sono frequentissimi. Non la tedio
riportandole altri esempi come regolarmente fa, purtroppo con pochi risultati,
il Comitato degli utenti.
La triste realtà, è che il servizio ferroviario
metropolitano semplicemente NON È PIÙ UNA SOLUZIONE AFFIDABILE PER CHI DEVE
MUOVERSI TRA APPENNINO E CAPOLUOGO PER MOTIVI DI STUDIO, LAVORO, TURISMO.
Milioni e milioni di euro investiti in materiali e
infrastrutture, e altri pagati regolarmente per l’esercizio del servizio, non
sono riusciti a garantire ai cittadini – e contribuenti – di questi monti e
queste valli un servizio regolare, affidabile, e con una qualità degna di un
paese europeo.
Sempre più persone sono forzate loro malgrado a optare
per il mezzo privato; quelli che sono costretti a continuare ad utilizzare il
servizio pubblico, si devono adattare con sacrificio personale, spesso
utilizzando corse anticipate in modo da avere margini per assorbire il ritardo
o la cancellazione sempre in agguato.
Sarebbe opportuno a questo proposito verificare qual è
l’andamento dell’effettivo utilizzo dell’SFM negli ultimi anni, e valutare
quale sarà l’impatto sulle previsioni trasportistiche contenute nei vigenti
piani a livello regionale e di Città Metropolitana.
Ho poca speranza di ricevere un riscontro, se non nella
forma più volte vista in passato di una “velina” ricevuta da RFI o Trenitalia,
e pedissequamente inoltrata, nella quale mi si spiegherà che la cancellazione è
avvenuta per una causa imprevedibile, indipendente dalla volontà dei gestori, e
che comunque ricade nei pochi punti percentuali di statistiche sempre più
inverosimili e inadeguate a misurare la realtà delle cose.
Distinti
saluti
Commento di un compagno di disavventure dell’assessore
Salsedo :
Possibile che
una denuncia oramai storica di colpevole inefficacia nella gestione del servizio
ferroviario sulla linea Porrettana ( c’è
un riferimento societario e umano) non abbia smosso nulla, anzi pare aver
generato un ulteriore peggioramento del servizio? Tutto ciò impone e genera diversi
interrogativi che portano a deduzioni poco edificanti. Possibile che gli eredi
di coloro che si sono battuti perché fossero tutelati e soddisfatti i diritti
del cittadino, dell’utente, del lavoratore, del contribuente ecc.. rimangano
insensibili e inefficaci di fronte a tutto ciò?
Ma forse è vero, si punta alla
morte residenziale e occupazionale dell’Appennino.
Ormai è difficile non pensarlo.