giovedì 14 maggio 2026

Criptovalute, amministrazione giudiziaria per un exchange bolognese: sequestrati 39 crypto ATM e 380 mila euro

 



I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, insieme agli specialisti del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno eseguito un provvedimento del Tribunale di Bologna – Sezione Misure di Prevenzione – che dispone l’amministrazione giudiziaria di una società operante nel settore delle criptovalute.

La misura, adottata ai sensi dell’articolo 34 del Codice Antimafia su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna – dipartimento reati economici – riguarda una società di capitali con sede nel capoluogo emiliano, attiva in tutta Italia attraverso servizi di cripto-attività e gestione di crypto ATM.

Secondo gli investigatori si tratta della prima applicazione, in questo settore economico-finanziario, di uno strumento di controllo previsto dalla normativa antimafia. L’obiettivo è imporre procedure operative e sistemi di controllo capaci di prevenire fenomeni di riciclaggio e infiltrazioni criminali in un comparto considerato particolarmente esposto al rischio di utilizzo illecito delle valute virtuali.

Contestualmente è stato disposto il sequestro di 39 crypto ATM distribuiti in 27 province italiane, da Torino a Catania, oltre a denaro contante per circa 380 mila euro e a un sito web utilizzato per promuovere l’attività di compravendita di criptovalute.

Le indagini hanno accertato che la società, una S.r.l. con sede a Bologna ma operativa sull’intero territorio nazionale, non era in possesso delle autorizzazioni necessarie per svolgere l’attività economica e avrebbe inoltre favorito operazioni di riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

I crypto ATM, esteriormente simili ai normali sportelli bancari, consentono infatti di convertire denaro contante in criptovalute – come Bitcoin o Ethereum – e viceversa. Proprio la possibilità di trasformare contanti in valuta virtuale rappresenterebbe, secondo gli inquirenti, un potenziale strumento di accesso anonimo al sistema finanziario per soggetti interessati a occultare proventi illeciti.

Per questo motivo la normativa italiana ed europea impone ai gestori di exchange e servizi di cripto-attività specifici obblighi antiriciclaggio. Dagli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza sarebbe emerso che il management della società avrebbe privilegiato la massimizzazione dei profitti rispetto al rispetto delle procedure di controllo previste dalla legge.

Le verifiche avrebbero inoltre evidenziato che circa il 20% delle transazioni effettuate risultava riconducibile a operazioni considerate a rischio riciclaggio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la società avrebbe agevolato per milioni di euro conversioni da e verso criptovalute effettuate da numerosi soggetti, alcuni dei quali indiziati di gravi reati.

A partire dal 1° gennaio 2026, inoltre, l’azienda avrebbe operato abusivamente sul territorio nazionale, risultando priva dei requisiti richiesti dalla normativa di settore.

Per questi motivi la Procura di Bologna ha disposto il sequestro dei beni aziendali con l’ipotesi di abusivismo finanziario e ottenuto dal Tribunale l’applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria. È stato nominato un amministratore incaricato di introdurre più efficaci procedure di legalità e sistemi di gestione del rischio di riciclaggio.

La misura prevista dal Codice Antimafia punta a impedire che attività economiche formalmente lecite possano continuare a operare in situazioni di contiguità con ambienti criminali.

L’operazione, sottolinea la Guardia di Finanza, conferma l’importanza del controllo sui circuiti di pagamento alternativi al sistema bancario tradizionale, in particolare nel settore delle valute virtuali, per contrastare fenomeni di riciclaggio e tutelare l’economia legale, gli operatori economici e i cittadini.

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