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lunedì 21 settembre 2015

L’ALTRA EMILIA ROMAGNA: “MOBILITIAMOCI PER LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE!”



Dante Franchi ha inviato:

Consideriamo profondamente sbagliata la riforma dell'assetto del Senato della Repubblica che si prospetta. Sbagliata sul piano del metodo perché è perseguita a colpi di maggioranza, peraltro risicata, con buona pace di quel “le regole del gioco vanno definite assieme” demagogicamente a suo tempo sottolineato dallo stesso Renzi.
La volontà pervicace di questo governo di esautorare il Parlamento risulta evidente dal ricorso al voto di fiducia per ben 43 volte oltre che dalla creazione di maggioranze posticce e fondate su favori reciproci come quella nata con il Patto del Nazzareno.
Tale riforma è sbagliata nel merito perché, oltre alla rilevante questione della eleggibilità o meno dei pochi senatori che rimarranno, assegna agli stessi ruoli e compiti discutibili, marginali, per molti osservatori tali da indurre a domandarsi l'utilità di un Senato così configurato che tra l'altro non comporterà alcun risparmio di spesa.
Il rapporto, ineludibile, di tale progetto di riforma con la nuova legge elettorale, il cosiddetto italicum, è tale da prefigurare nel nostro Paese un assetto dei poteri assai preoccupante, da uomo solo al comando. Infatti una volta abolito il Senato come camera parlamentare elettiva, l'elezione della camera dei deputati resterà l'unica istanza di espressione degli elettori, ma già stravolta ed inquinata dall'Italicum che consente anche ad un partito con una striminzita maggioranza relativa di voti di possedere un'ampia maggioranza assoluta di seggi, con lo scopo evidente di conferire al capo di quel partito poteri enormi basati su un consenso artificiale e gonfiato. Molto peggio di quanto previsto dalla stessa "legge truffa" di antica memoria, che non creava una maggioranza assoluta ma si limitava ad ampliare quella già ottenuta da un partito o da una coalizione di partiti. Il vero precedente dell'italicum, a ben pensarci, è da ravvisare nella Legge Acerbo del 1923 che, creando una maggioranza artificiale tramite un largo premio al primo partito, consentì a Mussolini, con le elezioni del 1924 di avere una solida maggioranza parlamentare che aprì la strada all'instaurazione della Dittatura col le " leggi fascistissime" del 1926.
E' evidente per noi il sussistere in Italia di un'emergenza democratica.
Ciò che è accaduto, che si prospetta, non è casuale, è parte di un processo che viene da lontano, che ha progressivamente messo in discussione i principi, i diritti, gli equilibri tra i poteri dello Stato sanciti dalla Costituzione, in nome di una governabilità sempre più funzionale ad affermare le politiche antipopolari da tempo in atto, in altre parole gli interessi di pochi a scapito dei tanti.
Che a seguito di tale riforma Renzi si attenda dall'Europa un allentamento dei vincoli finanziari vigenti, funzionale a coprire parte dei costi di quanto dallo stesso prospettato attraverso la legge di stabilità, dice molto del senso, del carattere antidemocratico del processo di Unione Europea affermatosi, della subalternità del governo a tali politiche ( altro che cambiare verso! ).
Molte sono le iniziative, promosse da soggetti singoli e/o organizzati, di denuncia, di contrasto alle scelte in questione: praticamente la totalità dei più insigni costituzionalisti italiani si è espressa in maniera severa riguardo questa modifica del Senato e sono nate diverse iniziative referendarie per scongiurare il disastro democratico che si prefigura.  

Altre si preannunciano, anche e soprattutto in concomitanza con la discussione parlamentare prevista il prossimo giorno 23 settembre. In relazione a ciò riteniamo necessario ed opportuno promuovere ed organizzare in Emilia-Romagna un presidio di denuncia e di protesta sotto la sede della Prefettura di Bologna per le ore 17 di tale giornata.

sabato 14 febbraio 2015

La supplica di L’Altra Emilia Romagna: “NON DISTRUGGETE LA SANITA’ PUBBLICA”.



Riceviamo e pubblichiamo:

Dichiarazione di Piergiovanni Alleva capogruppo regionale L’Altra Emilia – Romagna: “Il diritto alla salute è un diritto della persona non un oggetto contrattuale. Mentre anche Obama dimostra di voler abbandonare l’ingiusto sistema privatistico-assicurativo, questo modello viene di fatto riproposto dalla progressista Emilia. La nostra motivata opposizione alla privatizzazione della sanità sarà irriducibile. Anche perché il minor costo dei servizi privatizzati è un’ illusione smentita da innumerevoli esperienze in Italia (Lombardia) e all’estero. Non ci sarà nessun risparmio per le casse pubbliche, ma solo una sanità di qualità per i ricchi e una scadente per i poveri”.
Dichiarazione di Stefano Lugli segretario regionale Rifondazione Comunista e membro del coordinamento modenese AER: “L’intenzione degli assessori Venturi e Gualmini di aprire le porte della sanità pubblica emiliano-romagnola ai privati è inaccettabile e indica come la nuova giunta regionale si muova seguendo la stessa politica di privatizzazioni del governo Renzi. Invece di lavorare per i cittadini e dunque opporsi all’ulteriore taglio di 2,5 miliardi di trasferimenti statali alla nostra regione, Bonaccini e la sua giunta preparano l’ennesimo regalo ai privati a scapito dei cittadini” dichiara Stefano Lugli AER e segretario regionale di Rifondazione Comunista.   Venturi – continua Lugli -  è un amministratore paradossale: sceglie l'Azienda Usl quando si tratta di decidere tra l'indennità da assessore e lo stipendio (più alto) da dirigente della sanità pubblica, ma fa l'elogio dei privati quando si tratta di noi cittadine e cittadini. La realtà è che vittima dell’ideologia privatizzatrice è proprio la giunta regionale che, anziché fare una battaglia in difesa del mantenimento del welfare e della sanità pubblica non trova di meglio che svendere ulteriori servizi pubblici ai privati, che saranno poi pagati carissimo dai cittadini più deboli della nostra regione. Condividiamo la ferma presa di posizione della CGIL: non vogliamo che l’accesso alle cure sanitarie avvenga in base al censo e diciamo forte a Bonaccini di tenere giù le mani dalla sanità pubblica”.
Dichiarazione di Vincenzo Tradardi docente universitario parmense e aderente all’Altra Emilia – Romagna: “ Ricordo che  la nostra lista è stata l’unica durante la campagna elettorale, attraverso la candidata Cristina Quintavalla, a denunciare instancabilmente lo scandalo a venire: sanità in mano ai privati dell’Unipol in nome di uno scellerato patto per accaparrarsi quello che resta di un welfare che una volta era il fiore all’occhiello dell’Italia”.
Dichiarazione Gianluigi Trianni medico modenese del Ssn e aderente AER: “Interverremo in tutte le sedi, promuoveremo una mobilitazione di lavoratori e di cittadini in difesa dei loro diritti, contro la minaccia di un liberismo selvaggio di cui Bonaccini si fa interprete ed esecutore, che vuole distruggere, come è avvenuto in Grecia  in questi ultimi anni, quel modello di Stato sociale che pur migliorabile, ha rappresentato una grande conquista di cui questa regione poteva vantare l’eccellenza”. 

mercoledì 28 gennaio 2015

L’Altra Emilia Romagna: “LA DISATTENZIONE DELLA POLITICA HA CONSENTITO UN RADICAMENTO PROFONDO DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA IN EMILIA ROMAGNA”.




Il consigliere regionale de L’Altra Emilia – Romagna Piergiovanni Alleva  ( nella foto) ha dichiarato:

“La retata della procura distrettuale antimafia di Bologna in una regione governata negli ultimi 15 anni dal Pd sottolinea ed evidenzia quanto sia importante il problema della legalità e la necessità di tenere quanto mai alto il livello di attenzione rispetto a delle realtà sociali conosciute, ma sottovalutate o anche tollerate e in qualche modo utilizzate a proprio vantaggio elettorale. Che esistesse un grosso e compatto insediamento di calabresi operanti nel l'edilizia  nel reggiano e nel modenese è noto da tempo e che la compattezza potesse anche tradursi in pacchetti organizzati di voti lo è altrettanto come dimostra il fatto che non pochi politici reggiani di centrodestra e centrosinistra inauguravano la loro campagna elettorale in Calabria. Quello dei subappalti in edilizia è un settore sempre a rischio e, pur rifuggendo da ogni facile ed ingiusto pregiudizio sulla provenienza dei coinvolti,  ci si chiede quanta attenzione abbiano poi veramente dedicato i politici locali a prevenire degenerazioni, in quei settori sempre possibili e purtroppo quasi sempre presenti”.