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giovedì 9 aprile 2020

Gaggio Montano. I Vigili del Fuoco hanno liberato un cervo intrappolato in una recinzione


I Vigili del Fuoco sono intervenuti questa mattina, giovedì 9 aprile, poco prima delle 12, a Gaggio Montano, in via Giovanni XXIII, per portare in salvo un cervo, di medie dimensioni, rimasto intrappolato tra le sbarre della recinzione di un capannone industriale. I caschi rossi hanno liberato l'animale, fortunatamente in ottimo stato di salute, comprensibilmente un po' impaurito, e lo hanno affidato alle cure del centro 'Monte Adone' di Sasso Marconi, che si occupa della salvaguardia della fauna selvatica. Sul posto, oltre al 115, la Polizia locale di Gaggio. 
 

venerdì 15 maggio 2015

L'Unione Regionale Cacciatori dell'Appennino invita a un incontro sul 'cervo'.



L’Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino ( URCA) informa:

Domani, sabato 16 maggio, alle 15 , al Centro Parco dei Laghi Suviana e Brasimone di Camugnano si terrà un incontro per fare il punto sulla presenza del cervo nel parco. 


lunedì 10 marzo 2014

Marzabotto: un cervo ferito ha trovato rifugio in un garage.



Il condominio di via Torrente Venola 14/2 a Marzabotto ha acquistato un inquilino in più, è discreto e bisognoso di aiuto. Si tratta  di un cervo reduce da una disavventura che lo ha ferito. L’animale ha trovato rifugio in un garage e vi si è istemato nel tentativo di non divenire facile preda per animali carnivori, come il lupo. 

Riccardo Rami che abita nel palazzo ha segnalato la presenza dell’animale ferito agli  operatori faunistici che sono prontamente intervenuti. Hanno sedato l'animale e hanno  prestato le prime cure sul posto. Quindi lo hanno caricato su un mezzo attrezzato e lo hanno  portato a in un centro specializzato per il recupero definitivo. 

Ai bambini del condominio il 'ricovero' del cervo non è piaciuto. Avrebbero preferito tratterlo nel garage e pensare loro alle cure . 



domenica 20 ottobre 2013

La carne di ungulato dell'Appennino Bolognese entra nell'Olimpo dell'alta cucina.



Il tavolo dei relatori.

L’ungulato dell’Appennino Bolognese diventa uno dei protagonisti dell’alta cucina per l’elevatissimo standard di qualità che ha la sua carne . Studi  europei hanno certificato infatti che le carni di capriolo, cinghiale, cervo e daino dell’Appennino bolognese  sono fra le migliori del continente.
A razionalizzare l’utilizzo di questa importante risorsa ancora una volta la macelleria Massimo Zivieri di Monzuno che vanta già un primo importante risultato: il salame di cinghiale della ditta Zivieri ha  vinto il primo premio quale miglior insaccato italiano non di carne suina.  

Il salame di cinghiale 'campione d'Italia'.
A dare forma e sostanza al progetto di razionalizzazione dell’intera filiera del selvatico la Macelleria ha concorso e ha vinto l’appalto per la gestione del macello di Castel di Casio e ha realizzato a Monzuno un  nuovo laboratorio, inaugurato oggi, domenica 20 ottobre, con funzione tecnico operativa e didattica.
La gamma di carni di qualità lavorate della macelleria Zivieri si può dire quindi completa:  alla carne bovina del Consorzio la Granda, suina di razza cinta senese e mora romagnola allevate allo stato semibrado,  a quella di polli e pollastre allevati a terra ed in completa libertà, aggiunge ora  le carni di cinghiale, capriolo, daino, e cervo cresciuti in assoluta libertà  che consente di ottenere prodotti finali naturali e di un elevatissimo standard di qualità.
Il nuovo laboratorio
La materia prima viene ottenuta da capi abbattuti in selezione o in controllo, da quegli animali cioè che risultano in eccesso per un equilibrio accettabile fra presenza di selvatici e attività dell’uomo e che la Provincia affida a selecontrollori abilitati o alla Polizia provinciale.
A Sasso Marconi esiste già un ufficio di ‘misurazione biometrica’ per valutare le condizioni di salubrità assoluta delle carni.
L’inaugurazione del nuovo laboratorio è stata affiancata da un convegno cui hanno partecipato tutti gli enti coinvolti nel progetto: Confcommercio ,  Regione,  Provincia,  Comune di Monzuno,  Emil Banca, Asl, Gal Appennino Bolognese,  Strada dei Vini e dei Sapori e operatori del settore. Nella discussione è venuto alla luce dato singolare: la carne di selvaggina utilizzata in alta ristorazione viene per lo più  importata dalla Scozia, dalla ex Jugoslavia e persino dagli Stati Uniti perché  controllata. I Zivieri possono oggi colmare un incredibile gap commerciale che vede le carni italiane fra le migliori d’Europa e gli italiani consumare quelle di importazioni.  
A dare prova della validità della nuova proposta erano a Monzuno numerosi chef di fama che hanno preparato ciascuno un piatto a base di carne di selvaggina, tutti  molto apprezzati  dai partecipanti al convegno.

Abbiamo approfittato della presenza di Aldo Zivieri (nella foto), presidente della sezione locale della Confcommercio  e protagonista, con la sua famiglia,  dell’importante iniziativa, per chiedergli  perché è stato deciso di avviare la filiera della carne di ungulato.  

“ E’ una presenza importante e una risorsa quella dei nuovi selvatici in Appennino. Il nostro obiettivo è quello di proporre queste carni in forma più qualificante della classica polenta con lo spezzatino o con il ragù. Questo è un aspetto importante per la sostenibilità  economica della nuova offerta”.  

Per esempio ?

“Il roast beef di cervo, la tagliata di capriolo e singolarità simili tutte da scoprire, per i palati fini non solo italiani”.

Da dove nasce questa idea ?

“Dall’aver analizzato e studiato gli aspetti nutrizionali di queste carni e dall’esserci resi  conto che sono in linea con quelli di carni provenienti da filiere di estrema qualità, come quelle dei bovini e dei  suini allevati  in libertà. Una carne quella degli ungulati veramente di tutto rispetto”.

La vostra attività quindi si incentra in questa nuova filiera a scapito delle altri carni da voi trattate ?

“ Assolutamente no. La lavorazione della carne di ungulato si  integra con l’attuale attività che aumenta la sua offerta e la completa, rispondendo così  a una esigenza che si palesa in modo sempre più evidente. Monzuno si pone così all’attenzione generale come capitale della carne di qualità”.

Come reperirete la materia prima?

“La carne, in accordo con la Provincia di Bologna, sarà quella reperita secondo i piani di controllo e in accordo con i cacciatori.   Una filiera comunque molto legata al territorio”.

E che di materia prima ce ne sia in abbondanza lo comprovano i dati resi noti dall’assessore provinciale Gabriella Montera: nel 2012, nell’ATC Bo3 (la parte di Appennino bolognese in destra A1 e in confine con le province dii Pistoia e Modena) sono stati abbattuti perché ritenuti in eccesso 2500 cinghiali, 2500 caprioli, 600 cervi e circa altrettanti daini. Quest’anno si dice che solo per i caprioli il numero potrebbe salire a 3500. 
Il primo filetto di capriolo trattato nel nuovo laboratorio

I congressisti e i componenti della famiglia Zivieri osservano la 'montagna di tartufo' donata dall'Appenino bolognese


mercoledì 25 settembre 2013

CSI: fine settimana a 'spasso' con il cervo.



Il C.S.I. E SCURSIONISMO di SASSO MARCONI invita a  una escursione, programmata nel prossimo week-end, durante la quale è assicurato un ‘incontro ravvicinato’ con il  cervo.

Una occasione da non perdere per chi ama il trekking in collina e conoscere i nuovi colonizzatori. 


sabato 10 agosto 2013

Apre oggi, sabato 10 agosto, la caccia al cervo .





E’ iniziata oggi la ‘caccia di selezione’ al cervo dell’Appennino Bolognese. L’attività parte dopo il censimento della specie allo scopo di indivuare il numero dei componenti della colonia bolognese  e si propone un prelievo selettivo, capace di rendere compatibile la presenza del cervo con quella dell’uomo e tale da non interferire con  le sue attività.
Sulla tematica sono diversissimi i punti di vista. Il contrasto è fra chi vede nella nuova presenza dei selvatici un ‘pericolo ambiantale’ per l’Appennino e un ‘intralcio’ per l’attività dell’uomo e chi giudica inaccettabile e delittuosa ogni sopressione di vita animale.

L’URCA (Unione Cacciatori dell'Appennino) annuncia l’inizio del prelievo con questa informazione:

Prosegue, anche per la prossima stagione venatoria, il prelievo del cervo in selezione con numeri decisamente elevati. Il piano appena approvato (determina dirigenziale n. 1547 del 1 agosto 2013) supera addirittura il contingente record dell'anno scorso. Sono infatti ben 636 i capi prelevabili nella provincia di Bologna nella stagione 2013-2014, 88 in più rispetto ai 548 del 2012, anno nel quale si era raggiunto il tetto massimo di questo ultimo periodo nel quale si è deciso di ridurre la popolazione dei cervidi nel nostro territorio.

Un abbattimento così consistente del cervo corrisponde agli obiettivi di gestione della specie nel comprensorio dell'Appennino Tosco-Emiliano, condivisi quindi dalle Amministrazioni provinciali di Bologna, Firenze, Prato e Pistoia e dalle Regioni Toscana ed Emilia Romagna (coordinamento istituzionale dell'Acater Centrale).
 La pressione di caccia sarà più incisiva nei distretti ove la presenza della specie è ancora su livelli preoccupanti e quindi in particolare nei comuni di Camugnano, Castel di Casio, Castiglione dei Pepoli, Gaggio Montano e Grizzana. Nei corrispondenti distretti – BODC 1, 2 e 3 – si totalizza oltre l'80% del piano complessivo.