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sabato 4 ottobre 2014

Sasso Marconi. Una raccolta di firme a sostegno della vertenza Kemet.



Il gruppo di Un’Altra Sasso ha avviato un raccolta di firme a sostegno delle vertenza Kemet. Un primo banchetto è stato organizzato ieri a Borgonuovo e un secondo è stato annunciato per domani mattina, domenica 5 ottobre, nella piazza del capoluogo.

La multinazionale, che ha un nuovo stabilimento a Pontecchio Marconi ove hanno occupazione  480 lavoratori, ha avviato un confronto sindacale dopo aver annunciato un esubero di 50 unità operative e  di voler prolungare il tempo operativo dello stabilimento di 5 ore settimanali. Il tempo settimanale di produzione, che ora parte alla ora 0 del lunedì e termina alle 6 del sabato, verrebbe prolungato fino alle 11 del  sabato. Ciò comporterebbe una riorganizzazione peggiorativa dei turni di lavoro.

La petizione chiede il rispetto degli accordi sottoscritti 4 anni fa che prevedevano, fra l’altro, un organico produttivo di circa 700 unità. Chiama in campo il Ministero del Lavoro e, in caso di ulteriore smentita dell’accordo da parte di Kemet, propone  il ritiro della concessione di destinare a residenziale l’area dell’ex stabilimento Kemet di San Lorenzo di Sasso Marconi, ora in disuso. Concessione data al fine di sostenere e agevolare la riorganizzazione del polo industriale Kemet.

 

Il nuovo stabilimento Kemet a

Nella petizione, dal titolo ‘ Alla difesa del tessuto produttivo e dei lavoratori della Kemet’, si legge:


La situazione Kemet è arrivata a un punto di rottura e non solo per il numero di dipendenti che la ditta ha ora a suo carico, o per i nuovi esuberi richiesti, o per le nuove turnazioni che verrebbero imporre, ma per l’intero quadro di riferimento mutato tra la campagna elettorale ed oggi.La grande illusione che la crisi fosse finalmente alle nostre spalle è evidentemente svanita. L’Italia, purtroppo, è un paese che non consente alle imprese non di primaria grandezza di rimanere in vita, costringendo chi desidera avere ancora qualche chance sul mercato globale ad andare a produrre in paesi dove il carico ed i costi per le imprese sono decisamente inferiori. Qui, nella nostra Sasso Marconi, ci si è adoperati in ogni modo possibile e immaginabile per far sì che una realtà produttiva così importante potesse restare sul territorio. La Minoranza Consiliare di allora, dopo una lunga e impegnativa petizione ed attività sul territorio, riuscì, non senza fatica, a portare a Sasso Marconi un Vice-Ministro affinché sbloccasse i fondi per la cassa integrazione richiesta dall’azienda; il Comune, da parte sua, per rendere più appetibile tutta l’operazione, cambiò la destinazione urbanistica dell’area di San Lorenzo, rendendola edificabile.
Ora, tra la cessione del ramo d’azienda meccanico, la necessità di ulteriore riduzione di personale e i nuovi sacrifici richiesti a chi rimarrà, quello della Kemet pare piuttosto un piano concertato per andare al classico stillicidio per sfinire i Sindacati, le Istituzioni ed i Lavoratori, in modo da smontare l’azienda poco alla volta ed andarsene alla chetichella. Pensiamo che questa sia la situazione che ogni lavoratore della Kemet sta purtroppo sospettando. Ebbene, noi di UN’ALTRA SASSO non vogliamo accettarla ed arrenderci. E come noi, vorremmo che anche il Consiglio Comunale, il Sindaco ed il paese non la accettasse e non si arrendesse.
Promesse non mantenute da Kemet

Non avendo altri strumenti, non possiamo fare altro che chiedere a gran voce di tornare a cambiare la destinazione urbanistica dell’area di San Lorenzo in quanto la Kemet non ha onorato gli accordi e le promesse fatte ai lavoratori e al paese. Oggi appare purtroppo evidente che i vertici aziendali avevano da sempre l’idea di andare via dal nostro territorio, purtroppo trovando facile sponda in un sistema di potere molto omologato alle posizioni aziendali e che ha sempre accettato riduzioni di personale non facendo mai leggere ai Consiglieri che ne hanno fatto più volte richiesta in sede istituzionale, i piani industriali e gli accordi sottoscritti. Cosa nascondevano? Su questo punto ci sono responsabilità politiche gravi che si allacciano alla situazione che oggi si prospetta: nel giro di 700 giorni potrebbero non essere più sul territorio né la Kemet né la Manz. Accettare infatti questa ulteriore riduzione vuole anche dire rendere non più competitivo, dal punto di vista dei costi fissi e degli ammortamenti, lo stabilimento visti anche i così pochi dipendenti rimasti a Pontecchio. Ciononostante l’elemento maggiormente in rilievo della situazione di disarmo della Kemet è costituito dal fatto che l’ultima volta che se ne parlò in Consiglio Comunale, la proprietà dell’azienda aveva espressamente affermato che avrebbe assunto tenta/trentacinque ingegneri del reparto ricerche/sviluppo di cui ad oggi non solo non ve ne è traccia, ma neppure c’è più nessuno che domandi alla dirigenza di renderne conto. Noi invitiamo TUTTI i cittadini, le forze politiche, i Sindacati e i Lavoratori a firmare la nostra petizione per chiedere un intervento diretto da parte del Ministero del Lavoro sulla questione e per ricordare agli amici americani della Kemet che gli impegni e la parola data vanno rispettati e che non pensino di riempirsi le tasche sulla pelle del paese e dei nostri cittadini, perché questo noi non lo permetteremo!
La raccolta firme di Un’Altra Sasso

Questa raccolta firme è aperta a tutti coloro che hanno a cuore la sorte del nostro sistema produttivo e di tanti operai e impiegati che rischiano di trovarsi, dall’oggi al domani, senza più un lavoro. Nonostante le INNUMEREVOLI promesse fatte e l’accordo sancito fra Comune, sindacati, azienda e Ministero del Lavoro, la Kemet ha recentemente annunciato ulteriori esuberi e modifiche all’orario di lavoro che non sono più accettabili, venendo così DEFINITIVAMENTE meno a quell’accordo. Le firme raccolte saranno quindi consegnate al Sindaco e al Ministero del Lavoro affinché ricordino all’azienda le concessioni che gli sono state elargite (e che, senza il rispetto dell’accordo, DEVONO essergli tolte) e ai responsabili della Kemet per ricordare loro gli impegni assunti nei confronti della nostra comunità e nei confronti di tutti coloro che devono il proprio sostentamento al lavoro in azienda.


martedì 6 maggio 2014

Sasso Marconi, ecco la formazione politica di 'Un'Altra Sasso'.

Con un volantino distribuito capillarmente , la lista civica ‘Un’Altra Sasso’ presenta il  candidato sindaco Eugenio Salamone e le linee guida su cui indirizzerà, in caso di vittoria, il mandato amministrativo.



Presenta inoltre la lista dei candidati con le motivazioni delle scelte e l’indirizzo web del sito della formazione politica: http://unaltrasasso.weebly.com   





giovedì 2 gennaio 2014

Sasso Marconi: Con l’anno nuovo, ‘pungente’ messaggio del gruppo misto ‘ Un’Altra Sasso’ sulla ‘trasparenza’.


 
I consiglieri di 'Un'Altra Sasso.

Trasparenza,  a fatti o solo a parole?

La pubblicazione dei redditi degli amministratori pubblici qui a Sasso Marconi è stata ‘onorata’ solo da  quasi tutti i consiglieri di minoranza, ma da nessuno dei componenti del gruppo di maggioranza e della Giunta.
La denuncia di mancata trasparenza, spiega il consigliere Salamone, ci è stata sollecitata dalla recente pubblicazione dei redditi degli amministratori del comune di Bologna e dalle recenti novità legislative che aprono al controllo totale dei cittadini l‘attività degli enti pubblici grazie alle capacità comunicative date dalle rete. Dovrebbero infatti essere pubblicati in tempo reale, giorno per giorno, tutti i pagamenti che il comune fa  e i destinatari di tali somme. Questi obblighi a Sasso Marconi non sono rispettati, conclude il consigliere.

Ecco il testo, dal titolo ‘TRASPARENZA con i fatti e non solo con le parole!’ inviato dal Gruppo ‘Un’altra Sasso’:

E’ passato più di un anno dall’accoglimento del nostro ordine del giorno sulla trasparenza (votato all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale) che chiedeva, fra le altre cose, la pubblicazione dei redditi (e non solo delle indennità) di tutto il Consiglio Comunale e dei membri della Giunta.
La legge ad oggi rende ancora facoltativa la pubblicazione dei redditi nei Comuni con meno di 15'000 abitanti, ma con solo qualche centinaio di abitanti in meno rispetto a quella soglia (Sasso Marconi sfiora infatti i 15'000 mila abitanti ormai da diversi anni) noi credevamo e pensavamo fosse d’accordo anche il resto del Consiglio, che non si potesse venir meno a questo impegno.
L'Art. 1 del Decreto Legge 14 Marzo 2013, n.33 (in vigore dal 20 Aprile 2013), recita quanto segue: "La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l'organizzazione e l'attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche." 

Eppure andando sul sito istituzionale del nostro Comune, risulta mancare il “Programma triennale per la trasparenza e l'integrità”, i dati relativi ai componenti di indirizzo politico e molto altro ancora. 
Sul sito trovate pubblicata la Dichiarazioni dei Redditi di noi quattro Consiglieri (Salamone, Micheletti, Bonani e Macchiavelli) e dei colleghi Fortuzzi e Trasforini... ma le altre dichiarazioni che fine hanno fatto???
Per quale motivo così tanti Consiglieri (tutta la Maggioranza e la Giunta Mazzetti) non hanno ancora pubblicato il proprio reddito? Hanno forse qualcosa da nascondere?
 
La verità è che c'è chi, davanti ai cittadini, è trasparente solo a parole e chi invece è trasparente anche con i fatti.

Eugenio Salamone, Andrea Micheletti, Luca Bonani, Giacomo Macchiavelli
Consiglieri Comunali.

In effetti a quel consiglio citato nel comunicato era presente anche chi scrive, titolare del blog.  Parve strano allora che a chiedere la pubblicazione dei redditi fossero i consiglieri di minoranza, poiché il Comune da sempre ha fatto della trasparenza una sua bandiera. Stupì inoltre che fossero proprio i consiglieri di maggioranza a ‘sterzare’ sulla richiesta e a chiedere una modifica della proposta di ordine del giorno in modo tale che fosse lasciata facoltà ai singoli di portare alla conoscenza generale  i propri redditi. Ora giunge questa denuncia del gruppo misto che pare voler dire “ è  evidente che il reclamare il rispetto delle legge nascondeva la  volontà di non dichiarare pubblicamente le proprie entrate e ciò può alimentare ‘cattivi sospetti”.