Il gruppo di Un’Altra Sasso ha avviato
un raccolta di firme a sostegno delle vertenza Kemet. Un primo banchetto è stato
organizzato ieri a Borgonuovo e un secondo è stato annunciato per domani
mattina, domenica 5 ottobre, nella piazza del capoluogo.
La multinazionale, che ha un nuovo stabilimento
a Pontecchio Marconi ove hanno occupazione 480 lavoratori, ha avviato un confronto
sindacale dopo aver annunciato un esubero di 50 unità operative e di voler prolungare il tempo operativo dello
stabilimento di 5 ore settimanali. Il tempo settimanale di produzione, che ora
parte alla ora 0 del lunedì e termina alle 6 del sabato, verrebbe prolungato
fino alle 11 del sabato. Ciò comporterebbe una
riorganizzazione peggiorativa dei turni di lavoro.
La petizione chiede il rispetto degli
accordi sottoscritti 4 anni fa che prevedevano, fra l’altro, un organico
produttivo di circa 700 unità. Chiama in campo il Ministero del Lavoro e, in
caso di ulteriore smentita dell’accordo da parte di Kemet, propone il ritiro della concessione di destinare a
residenziale l’area dell’ex stabilimento Kemet di San Lorenzo di Sasso Marconi, ora in disuso.
Concessione data al fine di sostenere e agevolare la riorganizzazione del polo industriale
Kemet.
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| Il nuovo stabilimento Kemet a |
Nella petizione, dal titolo ‘ Alla difesa del tessuto produttivo e dei lavoratori della Kemet’, si legge:
La situazione Kemet è arrivata a un punto di
rottura e non solo per il numero di dipendenti che la ditta ha ora a
suo carico, o per i nuovi esuberi richiesti, o per le nuove
turnazioni che verrebbero imporre, ma per l’intero quadro di riferimento mutato
tra la campagna elettorale ed oggi.La grande illusione che la crisi fosse
finalmente alle nostre spalle è evidentemente svanita. L’Italia, purtroppo, è
un paese che non consente alle imprese non di primaria grandezza di rimanere in
vita, costringendo chi desidera avere ancora qualche chance sul mercato globale
ad andare a produrre in paesi dove il carico ed i costi per le imprese sono
decisamente inferiori. Qui, nella nostra Sasso Marconi, ci si è adoperati in
ogni modo possibile e immaginabile per far sì che una realtà produttiva così
importante potesse restare sul territorio. La Minoranza Consiliare di
allora, dopo una lunga e impegnativa petizione ed attività sul territorio,
riuscì, non senza fatica, a portare a Sasso Marconi un Vice-Ministro affinché
sbloccasse i fondi per la cassa integrazione richiesta dall’azienda; il Comune,
da parte sua, per rendere più appetibile tutta l’operazione, cambiò la
destinazione urbanistica dell’area di San Lorenzo, rendendola edificabile.
Ora, tra la cessione del ramo d’azienda meccanico, la necessità di
ulteriore riduzione di personale e i nuovi sacrifici richiesti a chi
rimarrà, quello della Kemet pare piuttosto un piano concertato per
andare al classico stillicidio per sfinire i Sindacati, le Istituzioni ed i
Lavoratori, in modo da smontare l’azienda poco alla volta ed andarsene alla
chetichella. Pensiamo che questa sia la situazione che ogni lavoratore
della Kemet sta purtroppo sospettando. Ebbene, noi di UN’ALTRA SASSO non
vogliamo accettarla ed arrenderci. E come noi, vorremmo che anche il Consiglio
Comunale, il Sindaco ed il paese non la accettasse e non si arrendesse.
Promesse non mantenute da Kemet
Non avendo altri strumenti, non possiamo fare altro che chiedere a
gran voce di tornare a cambiare la destinazione urbanistica dell’area di San
Lorenzo in quanto la Kemet non ha onorato gli accordi e le promesse fatte ai
lavoratori e al paese. Oggi appare purtroppo evidente che i vertici
aziendali avevano da sempre l’idea di andare via dal nostro territorio,
purtroppo trovando facile sponda in un sistema di potere molto omologato alle
posizioni aziendali e che ha sempre accettato riduzioni di personale non
facendo mai leggere ai Consiglieri che ne hanno fatto più volte richiesta in
sede istituzionale, i piani industriali e gli accordi sottoscritti. Cosa nascondevano? Su
questo punto ci sono responsabilità politiche gravi che si allacciano alla
situazione che oggi si prospetta: nel giro di 700 giorni potrebbero non essere
più sul territorio né la Kemet né la Manz. Accettare infatti questa
ulteriore riduzione vuole anche dire rendere non più competitivo, dal punto di
vista dei costi fissi e degli ammortamenti, lo stabilimento visti anche i così
pochi dipendenti rimasti a Pontecchio. Ciononostante l’elemento maggiormente in
rilievo della situazione di disarmo della Kemet è costituito dal fatto che
l’ultima volta che se ne parlò in Consiglio Comunale, la proprietà dell’azienda
aveva espressamente affermato che avrebbe assunto tenta/trentacinque ingegneri
del reparto ricerche/sviluppo di cui ad oggi non solo non ve ne è traccia, ma
neppure c’è più nessuno che domandi alla dirigenza di renderne conto. Noi
invitiamo TUTTI i cittadini, le forze politiche, i Sindacati e i Lavoratori a
firmare la nostra petizione per chiedere un intervento diretto da parte del
Ministero del Lavoro sulla questione e per ricordare agli amici americani della
Kemet che gli impegni e la parola data vanno rispettati e che non pensino di
riempirsi le tasche sulla pelle del paese e dei nostri cittadini, perché questo
noi non lo permetteremo!
La raccolta firme di Un’Altra Sasso
Questa raccolta firme è aperta a tutti coloro che hanno
a cuore la sorte del nostro sistema produttivo e di tanti operai e impiegati
che rischiano di trovarsi, dall’oggi al domani, senza più un lavoro. Nonostante
le INNUMEREVOLI promesse fatte e l’accordo sancito fra Comune, sindacati,
azienda e Ministero del Lavoro, la Kemet ha recentemente annunciato
ulteriori esuberi e modifiche all’orario di lavoro che non sono più accettabili,
venendo così DEFINITIVAMENTE meno a quell’accordo. Le firme raccolte saranno
quindi consegnate al Sindaco e al Ministero del Lavoro affinché ricordino
all’azienda le concessioni che gli sono state elargite (e che, senza il
rispetto dell’accordo, DEVONO essergli tolte) e ai responsabili della Kemet per
ricordare loro gli impegni assunti nei confronti della nostra comunità e nei
confronti di tutti coloro che devono il proprio sostentamento al lavoro in
azienda.




