L’agricoltura
muore, come Giulio Cesare, pugnalata
dai finti amici. E’ la denuncia di Pietro Sabbioni, responsabile Area
Fondiaria della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) della Provincia di Bologna.
Ecco
la sua preoccupata e amareggiata constatazione:
L’agricoltura
italiana continua a perdere terreno, minacciata costantemente dalla
cementificazione selvaggia, che solo negli ultimi 20 anni ha divorato più di
due milioni di ettari coltivati, dalla mancata manutenzione del suolo, dal
degrado, dall’incuria ambientale, dall’abbandono delle zone collinari e montane
dove è venuto meno il fondamentale presidio dell’agricoltore. I disastri
provocati dal maltempo negli ultimi anni sono la prova tangibile.
A
livello nazionale 8 comuni su 10 sono in aree ad elevata criticità
idrogeologica, in poco meno di 10 anni l’agricoltura ha perso una superficie
coltivabile di oltre 19 mila Kmq, un territorio pari all’intera regione Veneto.
Nel
nostro paese manca una vera opera di prevenzione contro le calamità naturali. Negli
ultimi 50 anni si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni
causati da calamità naturali. Sarebbe bastato destinare il 20 per cento di
questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare le disastrose
conseguenze e soprattutto le perdite umane.
La
prevenzione diventa quindi un mezzo efficace di contrasto a questo fenomeno.
Serve
una rinnovata attenzione, occorre una politica che punti ad una vera salvaguardia
del territorio con risorse adeguate, e che veda come attore principale
l’agricoltore a tutela , presidio e manutenzione delle nostre zone.
L’abbandono
delle zone collinari e montane, deve essere contrastato con normative più
snelle e mirate ad agevolare l’attività agricola e la presenza delle persone
sul posto, purtroppo anche oggi le Leggi di pianificazione Regionale,
Provinciale, l’istituzione di Parchi, aree protette, vincoli paesaggistici,
Piani Regolatori, a volte diventano un ostacolo insormontabile per agevolare la
presenza dell’azienda agricola. Il fine che si propongono queste aree vincolate
viene completamente ad essere annullato per i troppi vincoli che sono imposti ad
una impresa agricola affinchè riesca a realizzare quel minimo di reddito che
serve a rimanere in queste zone. Molte volte diventa impossibile ampliare i
fabbricati rurali e strumentali alla attività agricola con la miopia che se una
impresa si allarga depaupera il territorio. Occorre cambiare rotta, l’abbandono
del territorio da parte dell’agricoltore è un danno per l’intera collettività,
anche dal punto di vista economico, turistico, paesaggistico e soprattutto
ambientale. Siamo molto vicini al punto
di non ritorno.

