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domenica 29 settembre 2024

Alluvione in Emilia-Romagna: Gibertoni (Misto) chiede lo stop al consumo di suolo nella regione

 "Il consumo di suolo alimenta il rischio idraulico: serve una revisione delle politiche regionali"


Dopo i devastanti eventi alluvionali che hanno colpito l'Emilia-Romagna, la consigliera Giulia Gibertoni ( nella foto) del gruppo Misto, ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale chiedendo un immediato intervento per fermare il consumo di suolo, che considera una delle principali cause dell'aggravarsi della pericolosità idraulica nella regione.

Secondo Gibertoni, l'Emilia-Romagna è tra le aree italiane con i più alti livelli di cementificazione, con un inevitabile aumento del rischio legato agli eventi meteorologici estremi. “Non si smette di cementificare nemmeno oggi”, denuncia la consigliera, sottolineando come la situazione sia resa ancora più critica dall'urbanizzazione incontrollata. A livello nazionale, Gibertoni cita dati recenti secondo cui l'ultimo anno ha visto un incremento di 917,6 ettari di suolo artificializzato in aree a rischio idraulico medio, dei quali ben 433,1 si trovano in Emilia-Romagna.

La consigliera richiama inoltre il rapporto della commissione tecnico-scientifica sugli eventi meteorologici estremi di maggio 2023, che evidenzia la necessità di un "controllo severo del consumo di suolo". Gibertoni accusa la nuova legge urbanistica regionale di aver contribuito a peggiorare la situazione, facendo da "volano" per l'incremento della cementificazione, in particolare con lo sviluppo di poli logistici che, nella regione, pesano il doppio rispetto alla media nazionale.

La consigliera propone quindi una revisione urgente delle politiche urbanistiche regionali, a partire dalla legge vigente, e la realizzazione di opere di regimazione delle acque per garantire adeguati spazi ai corsi d'acqua. "Le immagini di questi giorni mostrano alvei manomessi e disboscati senza criterio, che non necessitano di ulteriori spiegazioni", osserva Gibertoni con toni critici. "Questi fenomeni, ormai ricorrenti, possono essere affrontati solo con politiche di prevenzione rigorose e di adattamento alle nuove condizioni climatiche".

Con l'interrogazione, Gibertoni chiede alla giunta di intervenire concretamente per fermare la cementificazione e proteggere il territorio dall'aggravarsi degli eventi alluvionali.

martedì 28 dicembre 2021

Gibertoni: “Seduta Giunta in un comune dell’Appennino”

La consigliera invita l'esecutivo a verificare in prima

persona le criticità delle aree interne 


La consigliera del Gruppo misto Giulia Gibertoni ( nella foto) in una interrogazione chiede alla Giunta di organizzare una seduta, nelle prossime settimane, in un comune appenninico per “testare” in prima persona le criticità delle aree interne.

“Nell’estate 2020- ha ricordato la consigliera- come segnale di vicinanza ai cittadini, la Giunta si è riunita nei territori delle nove province dell’Emilia-Romagna, a partire da quelle più colpite dall’emergenza Covid. Credo sia arrivato il momento di farlo nei paesini dell’Appennino, preferibilmente sotto i mille abitanti, raggiungendo il luogo della seduta con mezzi propri e possibilmente provando per 24 ore tutto ciò che un’abitante di centri simili è costretto a sopportare tutti i giorni dell’anno”.

Giulia Gibertoni ha poi aggiunto: “Buona parte delle nostre zone appenniniche vive una realtà molto difficile quanto a offerta di servizi fondamentali. Spesso la conoscenza diretta dei problemi può risultare ben più utile di convegni, approfondimenti, studi e relazioni tecniche”.

mercoledì 2 settembre 2020

Gibertoni : Discarica Gaggio Montano, basse percentuali di utilizzo da parte dei comuni aderenti

di Francesca Mezzadri

Secondo la consigliera i rifiuti provengono da altri comuni toscani e “viaggiano per distanze dell’ordine dei 100 chilometri e oltre”: “Continuare a insistere sull’utilizzo della discarica è sbagliato, manca anche coerenza con le dichiarazioni fatte sul piano regionale dei rifiuti”
La discarica di rifiuti urbani e assimilati di Cà de Ladri nel comune di Gaggio Montano, in provincia di Bologna, è al centro di un’interrogazione di Giulia Gibertoni (Misto). La consigliera chiede di sapere la quantità di rifiuti arrivati in discarica dalla Toscana dal 2010 al 2019. L’Accordo tra la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana stabilirebbe infatti “forme di reciproca collaborazione in materia di smaltimento rifiuti” anche se “i rifiuti dovrebbero provenire unicamente dai comuni aderenti a Co.se.a. (Consorzio servizi ambientali)” della provincia di Bologna e Pistoia. Ma la consigliera fa notare che anche altri comuni toscani avrebbero utilizzato la discarica di Ca’ dei Ladri di Gaggio Montano, “con rifiuti che viaggiano per distanze dell’ordine dei 100 chilometri e oltre”. In più, sottolinea Gibertoni, bisogna anche “tenere conto dello stato delle strade dell’Alto appennino bolognese, come la statale Porrettana (interrotta da mesi e ancora aperta a senso unico alternato e con esclusione dei mezzi pesanti) e con la prospettiva di una altro anno di chiusura quando si interverrà sulla galleria del Signorino e sul ponte adiacente ad essa, nonché dello stato pietoso degli altri assi stradali sostitutivi, tra i quali la Traversa di Pracchia”.
Anche dal punto di vista ambientale, fa notare la consigliera, “le percentuali di raccolta differenziata nei comuni aderenti a Co.se.a. sono particolarmente basse e inferiori alla media dell’Emilia-Romagna. Soprattutto – continua – sono lontane dall’obiettivo fissato dal piano regionale di gestione dei rifiuti, che prevede di arrivare al 73 per cento di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani nel 2020”.
Questo dimostrerebbe, secondo Gibertoni, che “il continuare ad insistere sull’utilizzo della discarica come metodo di smaltimento dei rifiuti non sia soltanto sbagliato e dannoso dal punto di vista dell’impatto ambientale, ma anche incoerente rispetto alle tante dichiarazioni fatte”. Anzi, conclude la consigliera, “potrebbe anche essere considerato una sorta di ‘regalo’ per il soggetto gestore, cioè il gruppo Hera, che si sarebbe aggiudicato nel 2019 anche la concessione decennale della discarica”.


venerdì 21 giugno 2019

Infezioni ospedaliere, Gibertoni: “Regione ha speso quasi 4 milioni di euro in 5 anni per i risarcimenti, ma i dati sui casi sono generici, incompleti e datati”

Giulia Gibertoni (M5S)  commenta i numeri forniti dalla Regione sulle infezioni correlate all’assistenza negli ospedali. “Rilevazioni, svolte a campione, risalgono al 2016. A Bologna il 12% dei pazienti selezionati ne ha contratta una. Serve un monitoraggio più rigoroso”.

Riceviamo:

Dal 2014 ad oggi le infezioni correlate all’assistenza negli ospedali dell’Emilia-Romagna ci sono costate quasi 4 milioni di euro in risarcimenti riconosciuti ai pazienti. Inoltre, spediamo dai 31 milioni ai 56 milioni per curare questi casi, risorse che potremmo destinare ad altre cure se si azzerassero queste infezioniNonostante ciò la Regione sembra non affrontare con cognizione di causa il problema visto che ad oggi esiste solo uno studio che risale al 2016 sul numero di infezioni contratte in ambiente ospedaliero, effettuato a campione e con dati nemmeno suddivisi per ospedale. Per questo presenterò un ulteriore accesso agli atti per cercare di fare più luce possibile su questo aspetto che sembra incidere in modo rilevante sull’assistenza sanitaria garantita nei nostri ospedali”. È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo che la Giunta ha risposto a un suo accesso agli atti che cercava di fare chiarezza sulle infezioni nosocomiali anche alla luce di quanto accaduto nei mesi scorsi con la diffusione del batterio killer Chimera che ha provocato decessi anche nelle nostre strutture sanitarie. “Purtroppo i dati che la Regione ci ha fornito sono generici ed incompleti – spiega Giulia Gibertoni – Manca, così come avevo richiesto, un elenco dettagliato delle tipologie delle infezioni oltre a una suddivisione puntale e precisa degli ospedali e delle strutture sanitarie dove si sono registrati i casi. Da ciò che mi è stato fornito dalla Regione emerge che la situazione più critica si è registrata negli ospedali in provincia di Bologna gestiti dall’AUSL dove su un campione di 259 pazienti in ben 30 casi (pari al 12%) si è riscontrata una infezione correlata all’assistenza. Percentuale simile a quella dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Bologna (63 su 533) mentre per l’Istituto Ortopedico Rizzoli la percentuale è più bassa, ovvero il 4,4%. Si tratta però, vale la pena ribadirlo, di numeri che risalgono a tre anni fa, ovvero al 2016, e che quindi potrebbero non fotografare nel dettaglio la situazione attuale”. Sul fronte dei risarcimenti riconosciuti ai pazienti che hanno contratto un’infezione legata al loro soggiorno in ospedale, dal 2014 ad oggi la Regione ha riconosciuto come indennizzo (in esecuzione di un provvedimento giudiziale o in via transattiva) qualcosa come 3,8 milioni di euro. “Credo che l’attenzione si debba spostare dalla produzione delle linee guida, dalle norme e dai regolamenti, all’applicazione pratica di tutti gli accorgimenti che servono per abbattere in maniera più efficace le infezioni ospedaliere. Serve un monitoraggio più rigoroso, per verificare cioè che tutte le misure di sicurezza, siano messe realmente in pratica” conclude Giulia Gibertoni. 




giovedì 28 marzo 2019

Nepotismo negli ospedali, Gibertoni: “Dopo due anni il mio progetto di legge non è ancora stato discusso. basta ritardi”

Giulia Gibertoni ha scritto alla presidente dell’Assemblea Legislativa per chiedere che il pdl, depositato a marzo del 2017, venga calendarizzato nella prima seduta utile dell’aula. “Maggioranza non vuole affrontare il problema”.
 
Riceviamo: 

È molto grave che a distanza di due anni dalla sua presentazione il mio progetto di legge contro il nepotismo negli ospedali non sia ancora stato discusso né in Commissione né in aula. Per questo ho chiesto che il testo venga calendarizzato già nella prossima seduta utile dell’Assemblea Legislativa senza ulteriori ritardi”. Giulia Gibertoni ha scritto una lettera alla presidente dell’Assemblea Legislativa, Simonetta Saliera, per chiedere che il suo progetto di legge sul contrasto al nepotismo in sanità, a un due anni dalla sua presentazione e a oltre 180 giorni dalla nomina del relatore, venga finalmente discusso. Possibilità prevista, tra l’altro, dall’art. 32, comma 3, del Regolamento interno dell’Assemblea Legislativa. “Questo incredibile ritardo si spiega solo con la chiara volontà da parte della maggioranza di non voler affrontare un tema molto importante che riguarda la nostra sanità regionale – aggiunge Gibertoni - Ogni giorno continuano ad arrivarci segnalazioni di situazioni che si verificano all’interno dei nostri ospedali e in altre strutture sanitarie che legittimano l’esistenza del sospetto di favoritismi legati all’esistenza di un rapporto di parentela quando si tratta di assunzioni o incarichi da assegnare. Una situazione che il mio progetto di legge ha l’obiettivo di evitare”. Nella proposta depositata a marzo del 2017 si prevede la riformulazione dei criteri per l’assegnazione del personale nelle strutture sanitarie per evitare che dipendenti legati da vincoli di parentela (o di affinità sino al terzo grado) prestino servizio in rapporto di subordinazione gerarchica nella stessa struttura organizzativa. “Quello che ho sempre sostenuto è che l’obiettivo di questo pdl non è quello di escludere dalle assunzioni personale valido o meritevole ma di evitare che, all’interno della stessa unità operativa o nello stesso dipartimento, operino genitori e figli, sorelle e fratelli, o persone legate tra di loro da un rapporto di parentela molto stretto – aggiunge Giulia Gibertoni – Se è certamente lecito che un figlio segua le orme del padre o della madre, e che abbia la possibilità di ottenere l’incarico nella stessa struttura dove opera il genitore, attraverso un concorso pubblico è altrettanto lecito però che l’organizzazione delle strutture sanitarie sia articolata in modo che, senza arrecare un danno professionale a nessuno, eviti che il rapporto di parentela possa creare dubbi su imparzialità ed efficienza che dovrebbero essere i principi cardine di chi lavora in una pubblica amministrazione e, in special modo, in sanità. Ecco perché chiedo che questo pdl venga discusso al più presto senza ulteriori ritardi” conclude Gibertoni.

mercoledì 28 novembre 2018

Gibertoni (M5s): i proprietari dei terreni agricoli possono vietare la caccia nei loro fondi

Sollecitato da Marco: 

La legge regionale 8 del 1994 per la consigliera di 5 Stelle  è poco conosciuta e il suo mancato rispetto fa decadere le domande di sottrazione dei terreni all’attività venatoria

Promuovere e diffondere i principi della legge regionale 8 del 1994 che permette ai proprietari o ai conduttori di fondi agricoli di sottrarli all’attività venatoria. A chiederlo è Giulia Gibertoni che questa mattina ha depositato un’interrogazione nella quale ricorda come questa norma sia “poco conosciuta” e il suo mancato rispetto ha come conseguenza “la decadenza delle domande” di sottrazione dei terreni alla caccia.

La legge regionale stabilisce- spiega la consigliera del Movimento 5 stelle– che il proprietario che intenda vietare la caccia nel proprio fondo rustico debba presentare richiesta motivata alla Regione entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico provinciale oppure, in caso di sopravvenute e comprovate esigenze, entro il 31 dicembre di ogni anno successivo. La Regione, entro i successivi sessanta giorni, con provvedimento motivato si pronuncia e la accoglie se non ostacola il piano faunistico-venatorio provinciale e nei casi di esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate, nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica”.

L’invito della pentastellata è anche quello di utilizzare ogni mezzo di comunicazione per far conoscere questa norma.

(Andrea Perini)

venerdì 10 agosto 2018

Giulia Gibertoni: “infestazione di zanzare 10 volte superiore al 2017. urge un piano straordinario”

La consigliera regionale interroga la Giunta regionale e chiede conto della scelta di sostituzione progressiva dell’insetticida Diflubenzuron.

Risultati immagini per zanzara tigreLa presenza di zanzare in una quantità addirittura superiore dieci volte rispetto allo scorso anno dimostra come sia necessario ricercare metodi più efficaci per limitare la presenza di questi insetti fastidiosi ma anche potenzialmente pericolosi. Malattie come la West Nile, anche in Emilia-Romagna, quest’anno hanno avuto un’ampia diffusione provocando così rischi reali per i cittadini”. Ad affermarlo è Giulia Gibertoni che ha presentato una interrogazione alla Giunta per chiedere un cambio di marcia nei sistemi di prevenzione della presenza di zanzare sul territorio regionale. Nell'atto ispettivo si sottolinea come “dalle ultime rilevazioni delle autorità sanitarie regionali, riportate nel bollettino del 16 luglio scorso, emerga un aumento percentuale di popolazione della zanzara tigre nel mese di giugno del 32 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017 e del 63 per cento rispetto al dato medio calcolato negli ultimi 4 anni”.
La consigliera
 spiega nell’atto ispettivo che “l’aumento di zanzare può essere dovuto a diversi fattori: di tipo climatico, per l’alternarsi di piogge e giornate con alte temperature, e di tipo operativo, per la progressiva sostituzione dello Diflubenzuron con altri larvicidi meno efficaci”. Per questo la pentastellata chiede conto della “progressiva sostituzione dello Diflubenzuron con altri larvicidi meno efficaci” e domanda se “tale sostituzione sia stata valutata nella sua interezza”.La Cinquestelle cita nel documento la nota dell’Ausl di Modena che parla di “un’infestazione di dieci volte superiore rispetto a quella dello scorso anno” e quindi invita l’esecutivo regionale ad “avviare ricerche per trovare sistemi di lotta al fenomeno più efficaci e rispettosi dell’ambiente”.
Spiega Giulia Gibertoni: "Se negli ultimi anni si è posta particolare attenzione alla zanzara tigre non si può dimenticare che la nostra zanzara comune, oltre ad essere particolarmente fastidiosa, può essere portatrice di infezioni, come quelle causate proprio dal virus di West Nile”. Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Regione di intervenire per cercare di limitare la diffusione di questo fenomeno, anche prendendo dei provvedimenti diversi da quelli utilizzati fino ad oggi. “Bisognerebbe capire se la sostituzione di alcuni larvicidi, come il Diflubenzuron, sia stata valutata appieno – conclude Giulia Gibertoni – È necessario trovare al più presto dei metodi sicuramente più efficaci per cercare di limitare la presenza di questi insetti e al tempo stesso rispettare la salute e l’ambiente”.



giovedì 21 giugno 2018

Gibertoni: “ Ma quale abbonamento unico per treni e bus? Passeggeri costretti a pagare due volte o a scendere dai treni”

Giulia Gibertoni ha presentato un’interpellanza su 'Unica Emilia-Romagna' la card multiservizi che permette di viaggiare in tutto il territorio dell’Emilia-Romagna sia in treno che in bus per gli abbonati del servizio Mi Muovo di TPER e Trenitalia.
  
Riceviamo: 
 
Passeggeri fatti scendere dal treno o costretti a pagare un sovrapprezzo nonostante il loro abbonamento fosse completamente in regola: non è partita nel migliore dei modi “Unica Emilia-Romagna” la card multiservizi che permette di viaggiare in tutto il territorio dell’Emilia-Romagna sia in treno che in bus per gli abbonati del servizio Mi Muovo di TPER e Trenitalia. Giulia Gibertoni ha presentato un’interpellanza alla Giunta citando diversi disservizi registrati nei primi mesi di partenza del servizio e che riguardano la difficoltà da parte dei pendolari a veder riconosciuto il proprio abbonamento in alcune tratte ferroviarie. “Dalle segnalazioni che abbiamo raccolto sembra che questo nuovo servizio, annunciato in pompa magna dalla Regione lo scorso 16 aprile, stia registrando più di un problema soprattutto per quel che riguarda la validità degli abbonamenti di viaggio acquistati nelle biglietterie TPER e che abbastanza incredibilmente non vengono riconosciute dal personale controllore sulle linee di Trenitalia – spiega Giulia Gibertoni – Qualche settimana fa una signora sulla tratta Bologna-Imola è stata addirittura invitata a scendere dal treno nonostante avesse un regolare abbonamento integrato perché il controllore non ha ritenuto come valido il suo titolo di viaggio, ovvero la card Unica che non riportava il logo di Trenitalia. In molti poi, sempre secondo le segnalazioni che abbiamo raccolto, sono stati costretti a pagare un sovrapprezzo perché l’abbonamento acquistato non era compatibile per quella specifica tratta di viaggio. Tutte situazioni davvero paradossali se si pensa che questo servizio avrebbe dovuto semplificare la vita e gli spostamenti dei pendolari emiliano-romagnoli ma che in realtà sta producendo, almeno in questa prima fase, l’effetto contrario”. Ecco perché nella sua interpellanza Giulia Gibertoni chiede alla Regione di verificare le reali cause di questi disservizi e di provvedere al più presto alla risoluzione dei problemi. “Non sappiamo se a causare questi disagi ci sia stato un mancato coordinamento tra TPER e Trenitalia o peggio una mancata formazione del personale sia fuori che a bordo dei mezzi. Sappiamo per certo che Tper si è limitata ad un Ordine di servizio, come unica modalità di informazione/formazione del personale delle biglietterie. Certo è che sembra piuttosto surreale che per un servizio di cui si parla ormai da decenni si verifichino disservizi del genere – conclude Giulia Gibertoni – Ecco perché chiediamo alla Regione di attivarsi per superare questa situazione, anche in vista dell’altra importante novità annunciata per il prossimo settembre quando tutti gli abbonati, mensili o annuali, al servizio ferroviario regionale non dovranno più pagare un doppio abbonamento ma potranno viaggiare gratuitamente sugli autobus di 13 città se quest’ultime saranno il punto di partenza o di arrivo del proprio abbonamento ferroviario. Non vorremmo che anche in questo caso ci siano persone costrette a pagare due volte. Sarebbe davvero una beffa”.


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GIULIA GIBERTONI
MOVIMENTO 5 STELLE

lunedì 20 novembre 2017

I 14 DIRETTORI GENERALI DELLA SANITÀ emiliano romagnola 'costano' 2,2 MILIONI DI EURO

Giulia Gibertoni rivela le cifre sborsate nel 2016 dalla Regione per retribuire manager delle AUSL e delle Aziende Ospedaliere-Universitarie dell’Emilia-Romagna. “In media guadagnano 161mila euro a testa, più del Presidente del Consiglio. Serve un tetto agli stipendi e l’azzeramento dei premi che solo lo scorso anno ci sono costati 178mila euro”.

Riceviamo:

Più di 2,2 milioni di euro: è questa la cifra che la Regione Emilia-Romagna ha sborsato, solo nel 2016, per pagare gli stipendi e i relativi premi ai 14 direttori generali della nostra sanità. A rivelarlo è Giulia Gibertoni che nei mesi scorsi aveva presentato una interrogazione alla Giunta chiedendo di conoscere le cifre esatte delle indennità corrisposte ai manager delle AUSL e delle Aziende Ospedaliere-Universitarie dell’Emilia-Romagna. “I numeri che ci ha fornito la Regione confermano quello che sosteniamo ormai da tempo, ovvero che i dirigenti della nostra sanità guadagnano più delle cariche di vertice di Regione e Governo – spiega Giulia Gibertoni – Non è accettabile, né comprensibile, che un direttore generale di un’AUSL guadagni all’anno più del Presidente del Consiglio o del Presidente della Regione. Serve una netta sforbiciata a questi compensi anche alla luce dei continui tagli che questa Regione sta effettuando sul comparto sanitario, con servizi azzerati, punti nascita chiusi e ospedali fortemente depotenziati”. Dai dati forniti dalla Giunta all’interrogazione presentata da Giulia Gibertoni si evince che nel 2016 la spesa complessiva per remunerare i 14 dirigenti della sanità emiliana-romagnola ha toccato quota 2.266.777 euro, con quasi 180mila euro destinati a coprire i premi riconosciuti agli stessi direttori generali in base ai singoli risultati. Tra i più pagati nel 2016 troviamo Chiara Gibertoni, dg dell’AUSL di Bologna con 169.191 euro, Massimo Annicchiarico (dg AUSL Modena) con 168.881 euro, Marcello Tonini (AUSL Romagna) con 168.865 e poi via via tutti gli altri per finire con Andrea Rossi (AUSL Imola) con 156.655. “In media i 14 dirigenti vengono pagati quasi 162mila euro a testa – aggiunge Giulia Gibertoni – una cifra a nostro avviso eccessiva e a cui serve mettere un tetto che, come abbiamo chiesto nella nostra interrogazione, potrebbe aggirarsi attorno ai 115mila euro all’anno. Un’ azione assolutamente necessaria, inoltre, sarebbe quella di azzerare fin da subito i premi ai dirigenti che ogni anno vanno a moltiplicare stipendi già lautamente retribuiti”. Richieste che però l’assessore Petitti, rispondendo all’interrogazione di Giulia Gibertoni, ha respinto sostenendo di non voler abbassare il compenso dei direttori generali per non “svilire il ruolo di responsabilità complessiva aziendale in un settore, quello sanitario, a diretto contatto con i cittadini”, né tantomeno di azzerare il premio per il raggiungimento degli obiettivi. “Su questo tema la Giunta dice di non poter intervenire unilateralmente perché il compenso è previsto da una norma di legge. Peccato che però a quanto ci risulta altre Regioni abbiano raggiunto questo risultato da tempo, come Toscana e Veneto per esempio. La verità - conclude Giulia Gibertoni - è che questa Giunta non ha nessun interesse a dare una sforbiciata a questi stipendi forse perché si andrebbe a toccare direttamente il compenso del nostro assessore alla Sanità che al momento dell’insediamento in Regione ha scelto di mantenere il livello retributivo di quando lavorava all’AUSL di Modena. Abbiamo presentato una risoluzione su cui dovrà esprimersi a breve l'Assemblea, non dubitiamo già da ora che verrà respinta”.



domenica 24 settembre 2017

GIBERTONI (M5S): “ LA NUOVA LEGGE URBANISTICA È MOLTO PERICOLOSA. NON PUNTA SULLA RIGENERAZIONE, MA SUL CONSUMO DI TERRITORIO VERGINE. ANDREBBE DEMOLITA E RICOSTRUITA”

 
Giulia Gibertoni commenta l’avvio dell’iter che porterà all’approvazione della nuova legge urbanistica regionale. “La verità è che si tratta di una legge sull’edilizia. Non parteciperemo al voto per manifestare la massima contrarietà ad un testo che provocherà dei danni enormi al nostro territorio”.  
Riceviamo

Ci occupiamo da mesi della nuova legge urbanistica regionale, uno dei provvedimenti più scellerati di questa legislatura. Lo abbiamo fatto con atti, convegni e convocazioni in commissione Territorio prima della delibera di giunta, quando ancora era possibile ritardare l'iter e sperare in un ravvedimento della giunta e in una modifica sostanziale del testo. Che non ci sono stati: ora purtroppo l'iter è avviato, con un impianto sbagliato, uno spirito sbagliato, finalità che vanno contro la tutela del territorio. La nuova legge urbanistica dell’Emilia-Romagna più che trattare di urbanistica, del futuro delle nostre città e soprattutto del nostro territorio, è una legge edilizia, fatta per promuovere l’edilizia, attraverso un maggiore consumo del territorio, come supposto motore economico, ma che fallirà in pieno queste aspettative perché depaupererà ancora di più il nostro territorio, incrementando la cementificazione e di conseguenza contribuendo a danneggiare l'ambiente. Per questo il M5S parteciperà ai lavori ma non parteciperà al voto, come segno di massima distanza possibile da un provvedimento scellerato”. È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo all’avvio dell’iter che porterà all’approvazione della nuova legge urbanistica dell’Emilia-Romagna cominciato ieri pomeriggio in Commissione con l’analisi dei primi articoli del testo di legge. “Come abbiamo sempre sostenuto questa legge è purtroppo un esempio di riqualificazione impossibile, andrebbe demolita e ricostruita, è proprio il caso di dire che qui non è possibile nessuna riqualificazione o intervento migliorativo – spiega Giulia Gibertoni –  Contrariamente a quanto sostengono il PD e l’assessore Donini, grazie a questo testo si è abbandonata l'idea della rigenerazione, della manutenzione, puntando ad una ripresa del settore dell'edilizia selvaggia a danno della collettività, e a favore dei soliti costruttori amici. La verità è che questa legge non migliorerà il patrimonio abitativo esistente che continuerà a perdere valore ed a degradarsi, non promuoverà nessuna rigenerazione, non valorizzerà gli spazi urbani pubblici che sono e sempre più saranno la vera ricchezza e specificità delle nostre comunità. Una particolarità che andrebbe difesa, ripensata e migliorata, e che invece questa maggioranza utilizza come specchietto per le allodole come il famoso vincolo del 3% che non lascia una porta aperta, ma intere praterie alla speculazione. Per questo – conclude Giulia Gibertoni – pur avendo preparato diversi emendamenti non li presenteremo perché non vogliamo in nessun modo essere partecipi all’approvazione di una legge destinata a provocare dei danni irreparabili alla nostra regione”.

sabato 11 febbraio 2017

“LA REGIONE 'RESPINGA' IL PIANO GOVERNATIVO DI ABBATTIMENTO LUPI”. LO CHIEDE GIBERTONI del M5S.

IL Movimento Cinque Stelle regionale ha inviato: 
  
Bonaccini bocci definitivamente il piano del Governo che prevede l’abbattimento selettivo dei lupi e proponga di adottare il modello, già attuato con il Piano rurale, che permette di coniugare gli interessi di agricoltori e allevatori con la salvaguardia di una delle specie animali più protetta al mondo”. In vista della decisione della Conferenza Stato-Regioni del prossimo 23 febbraio, Giulia Gibertoni torna a chiedere al presidente della Regione Emilia-Romagna di bloccare il “Piano di Conservazione del lupo” proposto dal Ministero dell’Ambiente e all’interno del quale è prevista la cosiddetta “azione 22” che prevede un abbattimento controllato di un numero di lupi fino al 5%. “Il rinvio che abbiamo ottenuto anche attraverso la mobilitazione politica e sociale non può e non deve bastarci – spiega Giulia Gibertoni – Il Piano deve essere bocciato, non c’è altra alternativa. Per questo chiediamo a Bonaccini, in qualità di presidente della Conferenza Stato-Regioni, di esprimere parere negativo sul provvedimento e di valutare e proporre modalità alternative per tutelare gli interessi degli allevatori e degli agricoltori, attraverso, per esempio, alle misure già disponibili nei piani di sviluppo rurale”. Il riferimento contenuto nella risoluzione presentata da Giulia Gibertoni riguarda l’attuazione di metodi di allevamento compatibili con la presenza del lupo, la programmazione di misure di prevenzione e la previsione di compensazioni per i danni accertati e causati dai lupi. “Il piano del ministero dell’Ambiente cancellerebbe in un colpo solo tutti gli sforzi fatti per la tutela di questo animale e che hanno consentito un ritorno della specie, visto che in Italia attualmente la presenza del lupo è quantificabile in circa 1.800 capi – aggiunge Giulia Gibertoni – Inoltre proseguire con la scellerata idea dell’abbattimento dei singoli esemplari comporterebbe una destrutturazione dei branchi di origine che spingerebbe i lupi superstiti ad attaccare gli allevamenti. Invece noi crediamo che la loro salvaguardia possa diventare un’attrattiva e una risorsa per incrementare anche forme di turismo naturalistico, attualmente poco sviluppate, e sicuramente funzionali per un’educazione all’ambiente veramente sostenibile. Per questo – conclude Giulia Gibertoni – Bonaccini non perda altro tempo e bocci definitivamente questo piano”.