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giovedì 13 marzo 2025

Agricoltura in crisi per la pioggia incessante: allarme di Confagricoltura Emilia Romagna

 



Confagricoltura. Trattori fermi e campi impraticabili. Le incessanti precipitazioni stanno paralizzando l’attività agricola in Emilia-Romagna, con un ulteriore peggioramento previsto per i prossimi dieci giorni.

Terreni saturi e ritardi nei cicli colturali
I terreni, ormai saturi, rischiano di compromettere colture strategiche come pomodoro da industria, cereali, barbabietola da zucchero, ortaggi e colture sementiere. Confagricoltura Emilia-Romagna lancia l’allarme: «Registriamo ritardi significativi nella preparazione dei letti di semina per orticole, mais e piante industriali, con operazioni pre-trapianto del pomodoro da industria sospese e anomalie nel ciclo di crescita del grano dovute a ristagni idrici e frequenti allagamenti. Inoltre, le lavorazioni nelle risaie sono indietro di un mese rispetto alla tabella di marcia».

Adattamento climatico e gestione dell’acqua: priorità per il settore
L’urgenza, sottolinea l’organizzazione agricola, è migliorare la gestione della risorsa idrica e investire in soluzioni per mitigare l’impatto degli eventi estremi. «Servono sistemi di drenaggio e reti di scolo efficienti per tutte le colture, non solo per quelle specializzate. Inoltre, è fondamentale implementare impianti irrigui intelligenti per affrontare i periodi di siccità», affermano i rappresentanti di Confagricoltura.

Pomodoro da industria: settore a rischio
A destare maggiore preoccupazione è il comparto del pomodoro da industria, che in Emilia-Romagna copre 27.000 ettari su un totale di 41.000 nell’area del Nord Italia. Le operazioni iniziano solitamente alcune settimane prima del trapianto, previsto per le varietà precoci già entro la fine di marzo.

«Dalla preparazione del terreno alla concimazione, dalla predisposizione delle manichette gocciolanti all’irrigazione fino al diserbo, da effettuare almeno dieci giorni prima della messa a dimora delle piantine: il rispetto delle tempistiche è cruciale per evitare sovrapposizioni tra le epoche di raccolta delle varietà precoci e medio-precoci», spiegano i produttori. Il timore è che il prodotto maturo rimanga nei campi, con conseguenti perdite economiche.

A peggiorare il quadro, un sistema di gestione del rischio giudicato inadeguato: «Le polizze assicurative sono sempre più costose e non offrono garanzie sufficienti a coprire i possibili danni», concludono gli agricoltori.

Con il maltempo che non accenna a diminuire, il settore agricolo regionale attende risposte concrete per affrontare un’annata già segnata dalle difficoltà.

martedì 1 marzo 2022

Confagricoltura Emilia Romagna: Guerra Russia-Ucraina, duro colpo agli scambi commerciali

 Nei primi nove mesi del 2021 il valore delle esportazioni emiliano-romagnole di prodotti agricoli e alimentari verso Russia e Ucraina è stato complessivamente di 158 milioni di euro.


 

di Barbara Bertuzzi 

 

Unita alla preghiera per l’Ucraina e il suo popolo, anche Confagricoltura Emilia Romagna dice “fermate la guerra”.

«In un momento così delicato il mondo dell’agroalimentare ha bisogno di supporto per contrastare l’effetto devastante di questa guerra. Le aziende agricole stanno vivendo una crisi di liquidità senza precedenti, aggravata dalla pandemia», dichiara Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna.

Preoccupano le incognite sull’export verso i due paesi in conflitto, l’impennata dei prezzi dell’energia, delle commodity e dei fertilizzanti minerali; più in generale l’interscambio commerciale è in tilt riducendo all’osso le forniture di materie prime base per mangimi e alimenti zootecnici (mais, soia e sorgo), le scorte di grano tenero, di olio di girasole e di colza ad uso alimentare.

Per Bonvicini è piena emergenza. Conti alla mano, «nei primi nove mesi del 2021 il valore delle esportazioni emiliano-romagnole di prodotti agricoli e alimentari verso Russia e Ucraina è stato complessivamente di 158 milioni di euro».

L’ulteriore allarme per l’agrifood regionale si aggiunge al danno economico già provocato dall’embargo russo - in vigore dal 2014 e mai cessato -, su alcuni prodotti d’eccellenza del territorio quali salumi, formaggi e frutta. Ma i timori riguardano anche il flusso di merci in entrata dai due Paesi, per un giro d’affari complessivamente pari a 228 milioni di euro, sempre nei primi nove mesi del 2021 (fonte Unioncamere Emilia-Romagna). In particolare, l’Ucraina è su scala regionale tra i primi 7 paesi fornitori di prodotti agroalimentari; occupa invece la 19° posizione nella graduatoria nazionale.

Confagricoltura Emilia Romagna evidenzia le ripercussioni sulla tenuta socio-economica di filiere alimentari strategiche. Il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, chiede con forza «un piano di emergenza per il settore agroalimentare, coordinato dalla Commissione europea, per assicurare la continuità dei cicli produttivi e garantire i rifornimenti».

giovedì 24 febbraio 2022

Crisi Ucraina e agrifood, Emilia-Romagna seconda regione italiana più danneggiata dall’embargo russo

 Solo nel 2020 sono andati persi 46 milioni di euro di export agroalimentare rispetto al 2013. 


di Barbara Bertuzzi

Confagricoltura Emilia Romagna 

La drammatica crisi tra Mosca e Kiev fa tremare anche il mondo dell’agrifood emiliano-romagnolo. «Dal 2014 l’embargo russo - scelto come risposta alle sanzioni adottate contro Mosca da Bruxelles per la questione ucraina -, penalizza duramente l’export dei nostri prodotti agricoli e alimentari di punta quali frutta, salumi e formaggi» osserva Confagricoltura Emilia Romagna.

Secondo l’elaborazione effettuata dal Centro Studi dell’organizzazione agricola (tabella 4), l’Emilia-Romagna è la seconda regione italiana più danneggiata dal divieto di importazione stabilito dalla Federazione Russa: solo nel 2020 sono andati persi 46 milioni di euro di export agroalimentare rispetto al 2013 (pre-embargo).

Gravi sono state le conseguenze economiche per tutto il Paese, poiché, nel periodo 2009- 2013, il valore delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari verso la Russia era in rapida ascesa (+111%), passando dai 333 milioni di euro del 2009 (pari al 1,4% dell’export nazionale complessivo di settore) a 705 milioni di euro del 2013 (pari al 2,1%). Nel periodo successivo, vigente l’embargo, il valore delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari verso la Russia, si è ridotto fino a 381 milioni di euro (2015) per poi tornare a crescere fino a 549 milioni di euro (2020). 

La “crisi ucraina” si ripercuote dunque sul bilancio delle aziende agricole e agroalimentari. «L’embargo russo doveva inizialmente durare un anno invece è tuttora vigente. Ora la riacutizzazione delle tensioni fa temere ripercussioni ancora più pesanti e il possibile allungamento della lista dei prodotti messi al bando fino ad includere, ad esempio, anche il vino e la pasta - conclude Confagricoltura Emilia Romagna – l’auspicio è la soluzione diplomatica alla crisi per garantire una stabilità duratura in Europa e nel mondo»

martedì 8 febbraio 2022

Confagricoltura Emilia Romagna: “Siamo in emergenza manodopera: oggi a rischio le potature, domani la raccolta di frutta e ortaggi”

 Pochi i lavoratori provenienti dall’Est Europa. Insufficiente il decreto flussi per l’ingresso di forza lavoro extra-comunitaria.

 

di Barbara Bertuzzi 

«Manca la forza lavoro: siamo in piena emergenza. Rischiamo di non portare a termine le operazioni di potatura e la messa a dimora di nuovi impianti nei frutteti e nei vigneti, il trapianto delle bietole da seme e la preparazione delle piantine di fragole nei vivai. Se non correggiamo subito il tiro la situazione potrà solo peggiorare nella fase di raccolta della frutta e degli ortaggi». A lanciare l’SOS è il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini, che segnala le criticità del comparto alle prese con la massiccia ricerca di personale, in un momento in cui le imprese scontano un forte limite dovuto all’elevato numero di dipendenti contagiati o in quarantena.

 

Tra le figure di difficile reperimento ci sono potatori e trattoristi, ma non si trovano nemmeno operai capaci di gestire una centralina per l’irrigazione o un piano di concimazione, mungitori e addetti alla manutenzione del verde. «Alcune aziende lavorano con un organico sottodimensionato - il 30-40% in meno rispetto all’anno scorso -, altre impiegano manodopera non professionalizzata, impegnandosi a fare formazione sul campo - sottolinea il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna - talora sono gli imprenditori stessi ad improvvisarsi tutor».

 

Sulla penuria di braccia pesano una serie di fattori, dalla Romagna all’Emilia, passando per Bologna, Modena e Ferrara. «Anzitutto – prosegue il presidente regionale - non risultano all’appello i braccianti dell’Est Europa (Romania, Bulgaria e Polonia). Molti hanno optato, forse, per una remunerazione incentivante in Germania o Olanda, oppure sono rimasti nel proprio paese di origine perché non vaccinati o in possesso di un vaccino non riconosciuto dall’Agenzia europea per i medicinali. Chiudono il cerchio coloro che risiedono nel Paese da molto tempo – arrivati qui per lavorare nei campi - che quest’anno, però, hanno deciso di abbandonare il settore primario per un posto nell’edilizia o nell’industria».

 

Per Confagricoltura Emilia Romagna diventa quindi cruciale, se non indispensabile, favorire l’inserimento di lavoratori extra-comunitari, fermo restando l’auspicio che sempre più italiani possano in futuro avvicinarsi al settore. «Tuttavia, l’attuale decreto flussi si sta rivelando uno strumento inefficace – dichiara Bonvicini – le imprese associate lamentano la richiesta di requisiti “quasi irraggiungibili” e procedure troppo lunghe per l’autorizzazione agli ingressi, inoltre le quote assegnate alle singole province sono assolutamente insufficienti». 

sabato 24 luglio 2021

Confagricoltura Emilia Romagna: «È straniero un turista su dieci ma cresce la presenza dei belgi, olandesi e svizzeri.

Prevalgono soggiorni brevi e prenotazioni “last minute”. Boom di richieste negli agriturismi con piscina come in quelli che includono attività sportive e ricreative. Agricoltura e turismo delle aree interne opportunità vincenti per l’attrattività del territorio»

 


di Barbara Bertuzzi  




Soggiorni brevi spesso di una notte soltanto, magari prenotati “last minute” e con un occhio attento al prezzo. Va per la maggiore la vacanza “mordi e fuggi” nei 1200 agriturismi emiliano-romagnoli.

 

«In questa seconda estate dell’era del Covid, è straniero un turista su dieci e vacillano le prenotazioni dall’estero: sono già arrivate parecchie disdette a causa della variante delta». Gianpietro Bisagni, presidente di Agriturist Emilia Romagna, che riunisce gli agriturismi associati a Confagricoltura, non nasconde la preoccupazione tuttavia si dice ottimista. «C’è anche chi ha aperto una nuova struttura nella delicata fase di ripresa dell’economia e del turismo del Paese. Gli agriturismi con piscina o quelli che includono attività sportive (460 strutture circa in regione) e ricreative (340), registrano il tutto esaurito per il mese di agosto. Il turista cerca tranquillità e benessere, vuole divertirsi all’aria aperta e praticare hobby in sicurezza. Quindi ad essere premiate – spiega l’imprenditore agrituristico piacentino - sono le strutture che hanno ampliato l’offerta di servizi e pacchetti dedicati (bike tour, trekking, maneggio, pesca ma anche cammini del cibo, degustazioni di prodotti esclusivi, assaggi di vino finanche menu salutisti) e che hanno puntato su una comunicazione ad hoc, diretta al proprio target di riferimento».

 

Cambia pure lo scenario dei principali paesi di provenienza del turista straniero. «Crescono belgi, olandesi e svizzeri. Seguono a ruota i turisti francesi e tedeschi, completamente assenti invece gli americani e gli extraeuropei in generale», sottolinea Bisagni

 

Marcello Bonvicini, presidente regionale di Confagricoltura rilancia le potenzialità dell’agriturismo in regione: «Agricoltura e turismo delle aree interne sono opportunità vincenti per l’attrattività e lo sviluppo del territorio tanto più se abbinate alle 44 Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, volano del made in Italy nel mondo».

 

Così Augusto Congionti, presidente nazionale Agriturist: «Un soggiorno in agriturismo non è semplicemente una stanza in campagna dove, magari, si può anche mangiare o acquistare un prodotto tipico. È molto di più, perché consente un’immersione profonda in un territorio, con la sua comunità, le tipicità, la storia, le tradizioni, la biodiversità e i suoi sapori. Siamo ottimisti proprio perché la nostra offerta è unica nel suo genere e al lago, al mare, in montagna, in collina o in pianura siamo pronti a ospitare sempre più persone».

mercoledì 5 maggio 2021

Il raccolto delle pere di quest'anno è compromesso

L’allarme di Confagricoltura Emilia Romagna: «per le 5.000 aziende produttrici in regione, causa gelate (- 80% delle produzioni) e non solo”. Soluzione: “Investire in ricerca, dare il via libera all’uso delle nuove tecniche di miglioramento genetico per ottenere impianti resilienti e resistenti alle malattie. Bene l’apertura all’introduzione delle Nbt da parte della Commissione Ue»


di Barbara Bertuzzi 

Raccolto dell’anno compromesso per le 5.000 aziende produttrici di pere in Emilia-Romagna. Ai danni da gelate (- 80% delle produzioni), bisogna aggiungere quelli derivanti da malattie spesso mortali per la pianta, come la valsa, che esplodono proprio sotto la spinta di stress climatici estremi; da non dimenticare poi le minacce dei patogeni non ancora debellati quali cimice asiatica e maculatura bruna.

La superficie coltivata a pero in regione è scesa, in 15 anni, da 23.000 a 17.000 ettari. Secondo il monitoraggio svolto da Confagricoltura Emilia Romagna sui danni provocati solo dalle gelate del 6-8 aprile, si prevede una perdita fino all’80% della Plv senza contare le ripercussioni sulla qualità del prodotto tali da compromettere anche tutto il raccolto.

Per passare al setaccio i mali che colpiscono l’intero sistema frutticolo regionale, Confagricoltura Emilia Romagna sceglie il comparto pere perché rappresentativo dell’areale emiliano-romagnolo, in particolare le province di Ferrara, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ravenna, dove si coltiva il 70% della produzione italiana e il 90% circa delle pere Abate Fetel, eccellenza del made in Italy. Probabilmente quest’anno la varietà “regina” sarà difficile da reperire sui banchi del supermercato (e con lei altre specie frutticole coltivate in Emilia-Romagna). Al suo posto troveremo pere prodotte altrove, ma non paragonabili, per caratteristiche organolettiche e nutrizionali, al frutto simbolo del nostro territorio.

Il presidente della sezione frutticola regionale, Marco Piccinini, parte dalle rese del pero registrate in regione negli ultimi dieci anni, «che sono troppo basse per coprire i costi di produzione», e fa il punto: «Il sistema produttivo non si sostiene economicamente, la redditività del pero è minata dalla staticità dei prezzi al produttore e dall’aumento incontrollato dei costi di produzione, per effetto sia dei cambiamenti climatici (fenomeni atmosferici estremi e maggiore virulenza degli agenti patogeni) che della globalizzazione (proliferazione incontrollata di nuovi insetti parassiti)». Di qui la necessità di «investire in ricerca e dare il via libera all’uso delle nuove tecniche di miglioramento genetico-varietale – le New Breeding Techniques come cisgenesi e genome editing -, per ottenere impianti resilienti, capaci di contrastare gli stress climatici, e più resistenti alle malattie. È infatti impossibile garantire la difesa delle produzioni con una minore immissione sul mercato di fitofarmaci e al contempo una riduzione per revoche di prodotti fitosanitari».

Pochi giorni fa, la Commissione UE ha espresso parere favorevole alla modifica della normativa vigente aprendo di fatto la strada all’introduzione delle Nbt. «Chiediamo ora alle Istituzioni dell’Unione e ai governi nazionali - ha dichiarato il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - di accelerare il passo, con il supporto del mondo scientifico, per giungere a una chiara ed efficace regolamentazione per l’uso delle più avanzate biotecnologie in ambito europeo».

martedì 25 febbraio 2020

Marcello Bonvicini è il nuovo presidente di Confagricoltura Emilia Romagna

Vicepresidenti: Andrea Betti e Gianluca Vertuani
 
Sarà un reggiano, schietto e concreto, a condurre Confagricoltura Emilia Romagna nel prossimo triennio. L’assemblea dell’organizzazione agricola regionale, che si è svolta stamattina a Bologna nel rispetto dell'ordinanza emanata ieri dalla Regione Emilia Romagna, ha eletto il nuovo presidente, Marcello Bonvicini, che dal 2015 ricopre la stessa carica in Confagricoltura Reggio Emilia. «Sono orgoglioso di questo incarico. Il senso di appartenenza alla centenaria organizzazione agricola mi stimola a proseguire l’impegno sindacale. Ora lavorerò per dare risposte concrete alle 12 mila aziende associate della regione», ha detto fresco di nomina. 

Bonvicini che dal 1996 guida “La Libertà”, cooperativa agricola produttrice di cereali, barbabietole da zucchero, riso e orticole, con sede a Santa Vittoria di Gualtieri (RE), sarà affiancato dai vicepresidenti Andrea Betti, attuale numero uno di Confagricoltura Ravenna e produttore di vini con azienda di 20 ettari sulle colline di Riolo Terme e Gianluca Vertuani, al vertice di Confagricoltura Ferrara, che gestisce aziende agricole con terreni in provincia di Ferrara e di Rovigo.
 
Il neo presidente ha voluto ringraziare la past-president, Eugenia Bergamaschi, per l’attività sindacale svolta prima nel Modenese a capo dell’organizzazione provinciale e poi di Confagricoltura Emilia Romagna, ricordando le iniziative dell’imprenditrice a sostegno dell’innovazione e modernizzazione dell’agricoltura e per un sistema Italia altamente competitivo, ma anche l’accento posto sulla capacità di fare impresa e sulla necessità di guardare oltre confine finanche ai più lontani mercati di sbocco, per una reale crescita dell’agroalimentare del territorio.  
 
«Mi aspettano sfide dure - ha aggiunto infine Bonvicini – a partire dalla crisi del settore frutticolo passando attraverso le esigenze imprevedibili dell’agricoltura ai tempi del Climate Change, per finire con la pianificazione del Piano di sviluppo rurale e la rilevanza dell’azione sindacale da portare avanti in maniera coordinata su più tavoli dal regionale al nazionale fino a Bruxelles. Chiederemo alla nuova giunta di viale Aldo Moro di proseguire e intensificare il sostegno agli investimenti aziendali, soprattutto in strutture e conoscenza, e di affiancare le imprese nel processo di aggregazione per rafforzare la struttura dell’agrifood regionale e la capacità di penetrazione commerciale all’estero».
 

domenica 9 febbraio 2020

Confagricoltura Emilia Romagna: « Finalmente scritta la parola fine sulla vicenda Glifosate, anche l’Agenzia per la protezione dell’ambiente Usa esclude il rischio per la salute»

 
di Barbara Bertuzzi 
 
Il verdetto dell’Epa-Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti d’America ha scritto finalmente la parola “fine” sulla presunta cancerogeneità del glifosate, l’erbicida utilizzato in agricoltura oggetto di un aspro e controverso dibattito pubblico. In sintesi, secondo l’agenzia, «non ci sono rischi di tipo alimentare per alcun segmento della popolazione, neanche seguendo le ipotesi più prudenziali applicate nelle valutazioni».
 
È soddisfatta Confagricoltura che ha sempre sottolineato la valenza delle affermazioni espresse dalla comunità scientifica internazionale, contro la disinformazione e le tante fake-news divulgate un po’ ovunque e senza regole. L’organizzazione degli imprenditori agricoli lo ribadisce dall’agosto 2019, quando l’Epa osservò che creare allarmismi sul potenziale cancerogeno dei prodotti contenenti questa sostanza attiva sarebbe stato “in contraddizione con la valutazione scientifica dell’agenzia” e sarebbe stata quindi “una dichiarazione falsa e fuorviante”. Ciò è stato poi condiviso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), dall’Agenzia per la sicurezza alimentare tedesca (Bfr), come pure dalle autorità canadesi per la salute (Health Canada).
 
Giovanna Parmigiani, che rappresenta l’Emilia Romagna nella giunta nazionale di Confagricoltura, si unisce al coro degli scienziati: «La vicenda del glifosate deve farci riflettere e servire da lezione per tutti in futuro. Mai ascoltare le sirene della disinformazione, spesso incontrollabili nell’era del web.  No ai falsi allarmismi, solo alla scienza spetta l’ultima parola soprattutto in materia di sicurezza alimentare e salute umana. Come imprenditrice agricola reputo infine doveroso ricordare che questa sostanza, utilizzata nelle tecniche di agricoltura conservativa, concorre ad apportare importanti benefici all’ambiente, limitando l’emissione di CO2».
 

lunedì 27 gennaio 2020

Gli auguri di buon lavoro a Bonaccini da parte di Confagricoltura Emilia Romagna e de 'I Centristi per l'Europa'.

Riceviamo:

«Esprimiamo auguri di buon lavoro al governatore Stefano Bonaccini, riconfermato alla presidenza della Regione Emilia-Romagna. Ci congratuliamo per il risultato raggiunto a conferma anche
dell’impegno profuso nell’attenzione alle esigenze del comparto agroalimentare e nella promozione delle produzioni agricole di eccellenza sui mercati internazionali». Sono le parole di Confagricoltura Emilia Romagna, che rappresenta 12 mila aziende associate da Piacenza a Rimini,
“nell’auspicio che il presidente Bonaccini possa proseguire al meglio il lavoro già avviato, riconfermando la squadra che in questi anni si è impegnata attivamente, a Roma come a Bruxelles, per il successo dell’agrifood regionale”.

GALLETTI, SU VITTORIA BONACCINI MODERATI HANNO FATTO LA DIFFERENZA 

"Bonaccini ha vinto e lo ha strameritato. Una volta tanto la gente ha capito la serietà di un impegno amministrativo. Sul piano politico, i moderati hanno fatto la differenza e questo lo si evince da  un'analisi sul voto parallelo ai due poli: un grande successo per i moderati nelle liste del Presidente e un tonfo senza precedenti per i cosiddetti partiti moderati come Forza Italia che si sono praticamente estinti. Mi auguro che, anche a livello nazionale, si ragioni su questa vittoria senza indulgere nell'autocompiacimento: le Sardine sono state importanti, ma non sono loro il fattore decisivo". Lo dice l'ex Ministro dell'ambiente e leader centrista Gian Luca Galletti. 




venerdì 4 ottobre 2019

Drupacee, Confagricoltura Emilia Romagna: “Persi 3.000-4.000 euro a ettaro”


Prezzi di liquidazione ridicoli: albicocche 35-40 cent/chilo; pesche 20-25; nettarine 25-30; susine estive circa 20-25. 

di Barbara Bertuzzi

Ai danni da cimice sulle drupacee si sommano adesso quelli dei listini di liquidazione. Proprio così, quei frutti freschi, sani e salubri, arrivati sullo scaffale dopo una stagione agricola nera, verranno liquidati con due spiccioli non prima della fine dell’anno o addirittura entro giugno 2020. «Stimiamo una perdita media di 3.000 – 4.000 euro a ettaro in Emilia-Romagna, con quotazioni che si attestano sui 35-40 cent/chilo per le albicocche; 20-25 cent per le pesche; 25-30 per le nettarine e circa 20-25 per le susine. Evidentemente le strutture di conferimento non hanno svolto bene il compito a loro attribuito, che va dalla regolazione della produzione alla strategia di marketing. Come fermare ora gli abbattimenti dei frutteti? Ma ciò pare non interessare neppure a chi
sfila per l’ambiente», osserva il vicepresidente dei frutticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Nicola Servadei, che produce drupacee nel Ravennate.

Punta il dito contro chi, per anni, non ha saputo aggiustare il tiro il presidente regionale dei frutticoltori, Albano Bergami: «Conosciamo il colpevole: la pessima gestione organizzativa e commerciale di tutto il comparto delle drupacee. Va rivisto completamente il sistema attuale perché
risultano fallimentari sia le scelte varietali che la programmazione dell’offerta quali-quantitativa, come mettere al primo posto la shelf life-conservabilità invece della bontà del prodotto. Abbiamo solo due possibilità, la prima – avverte – è regolare l’offerta a livello europeo, obiettivo difficilmente raggiungibile nel breve periodo; la seconda, seguire l’esempio di alcune iniziative portate avanti nei comparti più vicini (mele e kiwi), dove le operazioni di maggiore successo vengono gestite da uno o più soggetti commerciali, che partendo dall’individuazione di varietà
corrispondenti alle esigenze dei consumatori e quindi dei mercati, controllano e regolano tutti i passaggi della filiera, dalla produzione del materiale vegetale alla commercializzazione, attraverso la costituzione di Club Varietali».

 Alberto Mazzoni, vicepresidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, si sofferma sulla necessità di difendere le produzioni del territorio, che sono le uniche davvero sostenibili per l’ambiente: «Vogliamo tutti un’agricoltura dagli alti standard qualitativi, però poi chiediamo ai produttori di
lavorare per 20 centesimi al chilo, ampiamente al di sotto dei costi di produzione. Servono soluzioni dal campo alla trasformazione e vanno ricercate nell’ambito della filiera; occorre una nuova progettualità anche per il prodotto destinato all’industria».  

martedì 10 settembre 2019

Confagricoltura Emilia Romagna :«La cimice asiatica è un flagello come la Xylella e sta facendo collassare la frutticoltura dell’Emilia-Romagna. Il comparto merita un sostegno»


di Barbara Bertuzzi  



Confagricoltura Emilia Romagna desidera esprimere al meglio il proprio augurio di buon lavoro al nuovo Governo e in particolare al neo ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Teresa Bellanova. «Le nostre aziende hanno bisogno di un dicastero agricolo che risponda in tempi stretti alle richieste dei settori in difficoltà – è l’auspicio della presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi -. Ci permettiamo di sottolineare al ministro Bellanova la drammatica crisi della frutticoltura emiliano-romagnola e dell’intera filiera dal post-raccolta alla distribuzione, con gravissime ricadute sul sociale. La cimice asiatica è un flagello come la Xylella e sta facendo collassare la frutticoltura dell’Emilia-Romagna. Chiediamo un sostegno concreto per salvare il comparto e ridare dignità ai produttori».

Il settore ortofrutticolo dell’Emilia-Romagna conta 20.000 aziende attive sul territorio e 200.000 addetti impiegati nell’aggregato agroindustriale; una superficie totale di 104.000 ettari (il 10% della Sau regionale); una PLV di 1.151 miliardi di euro pari al 25% della PLV agricola regionale (4.800 M€) e che rappresenta il 12% della PLV ortofrutticola nazionale.
L’Emilia-Romagna è il terzo produttore nazionale, in valore. Si distingue inoltre per l’elevato numero di prodotti a denominazione d’origine, che in tutto sono 11 (9 IGP e 2 DOP).

Confagricoltura Emilia Romagna ha accolto con favore, all’inizio di agosto, l’ok del Mipaaft a convocare un tavolo interministeriale per fare fronte comune a sostegno delle aziende danneggiate dalla cimice asiatica attraverso l’adozione di provvedimenti d’urgenza, per scongiurare il crollo della filiera e le gravi ricadute sul sociale. «I tempi della politica hanno rimandato l’appuntamento atteso da migliaia di imprenditori e lavoratori, preoccupati per le sorti della frutticoltura regionale. Ora, però, chiediamo al nuovo ministro di agire con concretezza e rapidità» conclude Bergamaschi.

domenica 17 marzo 2019

Non solo Tav e siccità. C’è un illustre dimenticato in tema di grandi opere: il Po.

 
Ai timori per la secca anticipata deve seguire ora una riflessione costruttiva sugli interventi da fare lungo quei 652 chilometri… Ma nessuno ne parla. Andare verso un sistema di barriere mobili per regimare i livelli del fiume 
 
 Da Confagricoltura Emilia Romagna:

Bene l’attenzione profusa nei confronti delle grandi opere (in stallo da qualche decennio, non solo da qualche mese). «Eppure c’è un illustre dimenticato: il fiume Po. Ai timori per la secca anticipata e la grave siccità estesa ad affluenti, laghi e invasi montani, causata da un mix nefasto di eventi atmosferici - carenza di neve quindi di riserve idriche e penuria di piogge in pianura -, deve seguire ora una riflessione costruttiva sugli interventi da fare lungo quei 652 chilometri… Ma nessuno ne parla. Bisogna mettere mano ai progetti, già presentati, per la regimazione del fiume attraverso la costruzione, ad esempio, di traverse che possano garantire sia la captazione che la navigabilità delle acque oltre all’apertura di nuovi impianti idroelettrici. E allora, perché non intervenire sulla principale arteria d’Italia?». Si chiede la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi, lanciando un monito-provocazione alla politica nella giornata mondiale per il clima.
 
«La traversa (diga) di Isola Serafini, nel comune di Monticelli d’Ongina (Piacenza), inaugurata un anno fa e costata pressappoco 47 miliardi di euro, è nata con l’obiettivo di ripristinare la navigazione del Po da e per Piacenza nel quadro delle strategie di sviluppo del sistema idroviario. Però - prosegue la presidente – serve a poco se non si costruiscono le altre 5 barriere previste dal progetto. Così adesso la grande opera vede transitare, sì e no, una barca al giorno».
 
Confagricoltura Emilia Romagna guarda a un progetto “multifunzionale”. Lo spiega il dirigente Franco Dalle Vacche, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara: «Un sistema di “barriere mobili”, quindi apribili a settori durante le fasi di piena significativa, che consenta nel contempo di regimare i livelli del fiume, conservandone quote stabili analogamente a quanto avviene in diversi grandi fiumi europei. Si creerebbe un ampio invaso, la navigabilità commerciale e turistica 365 giorni all’anno - che oggi non esiste -, produzioni di energia idroelettrica, irrigazione certa e meno onerosa grazie al minor utilizzo degli impianti idrovori, ma soprattutto un reale beneficio per ogni comparto produttivo».
 

Va nella stessa direzione il progetto piacentino per la realizzazione di una nuova traversa all’interno dell’alveo del Trebbia, in località Sant’Agata, comune di Rivergaro (Piacenza), per innalzare il livello idrico di magra a quote compatibili con la presa esistente del Rivo Villano, che include anche la costruzione di un canale per convogliare le acque dell’affluente del Po dalla traversa all’opera di presa già esistente.