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sabato 29 luglio 2023

Frutticoltura in caduta libera, nell’ultimo anno ulteriore crollo delle superfici coltivate

 Pesche -6,5%, pere addirittura -7,8%. Insostenibile l’incremento dei costi di produzione.

Confagricoltura Emilia Romagna informa:

 

La frutticoltura è in caduta libera, continua a perdere superfici coltivate: in poco meno di vent’anni è scesa da 66.000 a 44.000 ettari in Emilia-Romagna. Solo nell’ultimo anno le pesche hanno subito una contrazione del 6,5%, le nettarine del 3,6%, le albicocche del 3,3% e le pere addirittura del 7,8% (Rapporto Agroalimentare 2022 di Regione e Unioncamere). 

Confagricoltura Emilia Romagna dà il via alla mobilitazione degli associati, chiediamo segnali concreti, l’incremento dei costi di produzione è ormai insostenibile. 

«Il comparto frutticolo non può sfidare il cambiamento climatico senza avere validi sistemi di difesa attiva e passiva», sintetizza il presidente regionale dell’organizzazione agricola, Marcello Bonvicini. «Siccità e caldo torrido, gelo e grandine, alluvioni e dissesti: auspichiamo un piano di ripresa e rilancio della frutticoltura. Servono risorse per reimpiantare dove alluvioni e maltempo hanno spazzato via gli impianti frutticoli e dove le coltivazioni non sono più rispondenti alle esigenze del mercato, bisogna accelerare sulla ricerca di nuove varietà resilienti». 

Confagricoltura regionale (ri)mette nero su bianco le azioni improrogabili sotto il profilo della difesa passiva. «Non c’è uno strumento efficace di protezione dal rischio climatico: Agricat dovrà avere le risorse adeguate per fronteggiare i risarcimenti del danno causato dalle gelate primaverili – spiega Bonvicini -. Occorre rendere meno costose le polizze assicurative, agendo sui valori dei parametri oggi definiti dal Piano nazionale per la gestione del rischio. Programmare un progetto di riconversione varietale, dando un contributo agli agricoltori che espiantano, per favorire l’introduzione di varietà più resistenti al climate change. E ancora, la moratoria sui mutui e strumenti di sostegno creditizio che garantiscano alle aziende la liquidità necessaria». 

Nell’ambito della difesa attiva, secondo Confagricoltura Emilia Romagna, è necessario incentivare la realizzazione di impianti anti-gelo e anti-grandine, sostenere gli investimenti in tecniche innovative per migliorare le fasi di conservazione, trasformazione e confezionamento dei prodotti. 

Da ultimo, ma ugualmente prioritario, è applicare alle aziende agricole le aliquote contributive previste per le zone svantaggiate.

lunedì 25 ottobre 2021

Sit-in dei frutticoltori davanti alla Prefettura di Bologna.

 Le richieste al Governo nel documento consegnato al Prefetto Francesca Ferrandino. Al presidio ha partecipato l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi.

Comunicato  congiunto di Confagricoltura, Cia-agricoltori italiani, Copagri, Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Agci dell’Emilia-Romagna



 

Una delegazione di manifestanti da tutta la regione, in rappresentanza delle migliaia di frutticoltori emiliano-romagnoli, è arrivata stamane in piazza Roosevelt a Bologna, davanti alla Prefettura, per partecipare al sit-in promosso da Confagricoltura, Cia-Agricoltori italiani, Copagri, Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci dell’Emilia-Romagna. Ha preso parte al presidio l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi.

 

A parlare sono soprattutto i numeri della crisi frutticola in Emilia-Romagna, che non ha precedenti nella storia e che stringe nella morsa all’incirca 20.000 aziende agricole, 60.000 occupati e un patrimonio di oltre 50 mila ettari complessivi di frutteto, senza contare il valore economico lungo la filiera nei settori della trasformazione, distribuzione e nell’indotto.

 

I danni provocati da eventi atmosferici eccezionali, malattie e nuovi patogeni mettono sotto scacco il 13% della PLV agricola regionale con ripercussioni per l’intero sistema frutticolo italiano «A fronte della valenza economica, sociale e ambientale che il settore frutticolo possiede, non solo per l’Emilia-Romagna, ma per l’intero Paese – si legge nel documento consegnato al Prefetto di Bologna, Francesca Ferrandino, dalle organizzazioni agricole e cooperative agroalimentari promotrici - si chiede al Governo di aprire un confronto con le Parti per individuare le strategie e i supporti necessari a salvaguardare e preservare questo importante settore produttivo. Le problematiche in essere richiedono iniziative da intraprendere sia nell’immediato, sia con una visione strategica di medio-lungo periodo».

 

Gli interventi richiesti al Governo nel documento presentato al Prefetto di Bologna

 

Nel breve termine:

·         Rifinanziare il Fondo di Solidarietà Nazionale (di cui alla legge 102/2004) attraverso un ulteriore stanziamento, in aggiunta ai 160 milioni già approvati dal DL Sostegni bis, all’interno della Legge di Stabilità 2021. Ciò consentirebbe la sopravvivenza di migliaia di imprese agricole duramente colpite da calamità durante l’anno in corso (in particolare le gelate della primavera scorsa).

·         Attivazione di un Fondo Mutualistico Nazionale obbligatorio per contrastare la perdita di reddito dovuta a calamità naturali e crisi di mercato.

·         Realizzazione di un modello efficace di protezione dal rischio climatico, promuovendo e favorendo l’accesso delle aziende agricole agli strumenti di gestione del rischio agendo, al fine di rendere meno costose le polizze, sui valori dei parametri oggi definiti dal Piano Nazionale per la gestione del rischio.

·         Modificare il D.lgs. 102/2004 per renderlo più adeguato alle esigenze dei produttori; in particolare occorre ipotizzare strumenti di sostegno maggiormente tempestivi e burocraticamente snelli. Prevedere la tempestiva proroga delle rate di credito per le aziende colpite da calamità. Introdurre strumenti di sostegno che assicurino la necessaria liquidità alle aziende nell’anno calamitato, mediante finanziamenti a tasso agevolato, anche bancari, garantiti da ISMEA o MCC (Medio credito centrale), di durata decennale e congruo periodo di pre-ammortamento. Condizione sufficiente all’erogazione per le aziende richiedenti deve essere la situazione finanziaria in bonis delle stesse.

·         Rivedere la politica intrapresa sul fronte della difesa fitosanitaria. La progressiva riduzione dei principi attivi disponibili, non sostituiti da nuovi altrettanto validi strumenti di difesa, sta lasciando le imprese agricole inermi di fronte al diffondersi di nuovi parassiti, ma anche di fronte alla recrudescenza di parassitosi da tempo sotto controllo. 

 

Nel medio periodo si ritiene necessario intervenire:

·         Programmando un credibile progetto di riconversione varietale, che consenta l’introduzione di specie e varietà frutticole di maggior interesse per il mercato e più resistenti agli effetti causati dai cambiamenti climatici. Accompagnato da un adeguato periodo di decontribuzione per il lavoro agricolo impiegato nell’attività dei campi e delle fasi di condizionamento e trasformazione, al fine di recuperare competitività nei confronti di altre zone di produzione comunitaria.

·         Rilanciando l'indispensabile collaborazione tra ricerca, ente pubblico e op/produttori.

·         Assicurando le risorse necessarie alle aziende per adottare le più corrette strategie di contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici, anche promuovendo in tale senso la ricerca e l'innovazione, consentendo al settore della ricerca varietale l'utilizzo delle più moderne tecniche di ibridazione.

·         Assicurando una attenta programmazione produttiva, realizzata anche attraverso la costituzione del Catasto Frutticolo, utile per una migliore regolazione della domanda e dell'offerta.

·         Aumentando i controlli sui prodotti ortofrutticoli provenienti da Paesi extracomunitari, ottenuti con disciplinari produttivi e controlli meno stringenti rispetto a quelli europei.

venerdì 4 ottobre 2019

Drupacee, Confagricoltura Emilia Romagna: “Persi 3.000-4.000 euro a ettaro”


Prezzi di liquidazione ridicoli: albicocche 35-40 cent/chilo; pesche 20-25; nettarine 25-30; susine estive circa 20-25. 

di Barbara Bertuzzi

Ai danni da cimice sulle drupacee si sommano adesso quelli dei listini di liquidazione. Proprio così, quei frutti freschi, sani e salubri, arrivati sullo scaffale dopo una stagione agricola nera, verranno liquidati con due spiccioli non prima della fine dell’anno o addirittura entro giugno 2020. «Stimiamo una perdita media di 3.000 – 4.000 euro a ettaro in Emilia-Romagna, con quotazioni che si attestano sui 35-40 cent/chilo per le albicocche; 20-25 cent per le pesche; 25-30 per le nettarine e circa 20-25 per le susine. Evidentemente le strutture di conferimento non hanno svolto bene il compito a loro attribuito, che va dalla regolazione della produzione alla strategia di marketing. Come fermare ora gli abbattimenti dei frutteti? Ma ciò pare non interessare neppure a chi
sfila per l’ambiente», osserva il vicepresidente dei frutticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Nicola Servadei, che produce drupacee nel Ravennate.

Punta il dito contro chi, per anni, non ha saputo aggiustare il tiro il presidente regionale dei frutticoltori, Albano Bergami: «Conosciamo il colpevole: la pessima gestione organizzativa e commerciale di tutto il comparto delle drupacee. Va rivisto completamente il sistema attuale perché
risultano fallimentari sia le scelte varietali che la programmazione dell’offerta quali-quantitativa, come mettere al primo posto la shelf life-conservabilità invece della bontà del prodotto. Abbiamo solo due possibilità, la prima – avverte – è regolare l’offerta a livello europeo, obiettivo difficilmente raggiungibile nel breve periodo; la seconda, seguire l’esempio di alcune iniziative portate avanti nei comparti più vicini (mele e kiwi), dove le operazioni di maggiore successo vengono gestite da uno o più soggetti commerciali, che partendo dall’individuazione di varietà
corrispondenti alle esigenze dei consumatori e quindi dei mercati, controllano e regolano tutti i passaggi della filiera, dalla produzione del materiale vegetale alla commercializzazione, attraverso la costituzione di Club Varietali».

 Alberto Mazzoni, vicepresidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, si sofferma sulla necessità di difendere le produzioni del territorio, che sono le uniche davvero sostenibili per l’ambiente: «Vogliamo tutti un’agricoltura dagli alti standard qualitativi, però poi chiediamo ai produttori di
lavorare per 20 centesimi al chilo, ampiamente al di sotto dei costi di produzione. Servono soluzioni dal campo alla trasformazione e vanno ricercate nell’ambito della filiera; occorre una nuova progettualità anche per il prodotto destinato all’industria».  

martedì 10 settembre 2019

Confagricoltura Emilia Romagna :«La cimice asiatica è un flagello come la Xylella e sta facendo collassare la frutticoltura dell’Emilia-Romagna. Il comparto merita un sostegno»


di Barbara Bertuzzi  



Confagricoltura Emilia Romagna desidera esprimere al meglio il proprio augurio di buon lavoro al nuovo Governo e in particolare al neo ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Teresa Bellanova. «Le nostre aziende hanno bisogno di un dicastero agricolo che risponda in tempi stretti alle richieste dei settori in difficoltà – è l’auspicio della presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi -. Ci permettiamo di sottolineare al ministro Bellanova la drammatica crisi della frutticoltura emiliano-romagnola e dell’intera filiera dal post-raccolta alla distribuzione, con gravissime ricadute sul sociale. La cimice asiatica è un flagello come la Xylella e sta facendo collassare la frutticoltura dell’Emilia-Romagna. Chiediamo un sostegno concreto per salvare il comparto e ridare dignità ai produttori».

Il settore ortofrutticolo dell’Emilia-Romagna conta 20.000 aziende attive sul territorio e 200.000 addetti impiegati nell’aggregato agroindustriale; una superficie totale di 104.000 ettari (il 10% della Sau regionale); una PLV di 1.151 miliardi di euro pari al 25% della PLV agricola regionale (4.800 M€) e che rappresenta il 12% della PLV ortofrutticola nazionale.
L’Emilia-Romagna è il terzo produttore nazionale, in valore. Si distingue inoltre per l’elevato numero di prodotti a denominazione d’origine, che in tutto sono 11 (9 IGP e 2 DOP).

Confagricoltura Emilia Romagna ha accolto con favore, all’inizio di agosto, l’ok del Mipaaft a convocare un tavolo interministeriale per fare fronte comune a sostegno delle aziende danneggiate dalla cimice asiatica attraverso l’adozione di provvedimenti d’urgenza, per scongiurare il crollo della filiera e le gravi ricadute sul sociale. «I tempi della politica hanno rimandato l’appuntamento atteso da migliaia di imprenditori e lavoratori, preoccupati per le sorti della frutticoltura regionale. Ora, però, chiediamo al nuovo ministro di agire con concretezza e rapidità» conclude Bergamaschi.