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venerdì 16 novembre 2018

Il futuro del castagneto appare roseo: la lotta al 'bacato' dà ottimi risultati

A Castiglione dei Pepoli un convegno sugli esiti della sperimentazione. La lotta alle cidie, farfalle che minacciano il raccolto delle castagne, presenta nuove prospettive: dopo due anni di sperimentazione è disponibile un prodotto biologico che permette di recuperare fino al 25% della produzione

Riceviamo

Si terrà domani, sabato 17 novembre, alle 15, nella sala consiliare di Castiglione dei Pepoli, il convegno dal titolo “La lotta al bacato del castagno”. Saranno presentati la metodologia e i risultati di due anni di sperimentazione effettuata dal Consorzio Castanicoltori dell’Appennino bolognese contro la cidia (o tortice), un insetto le cui larve provocano la nascita di frutti cosiddetti “bacati”.
Si tratta di piccole farfalle che d’estate depongono le uova sui ricci. Le larve penetrano nei frutti poi estendersi all’interno, provocando danni che possono raggiungere il 50% e oltre del raccolto.
Il controllo delle cidie con il contenimento fisico-meccanico o i trattamenti insetticidi spesso si rivela poco efficace o eccessivamente oneroso. Negli ultimi anni però la ricerca universitaria ha condotto alla realizzazione di un nuovo prodotto ecosostenibile: un filo bio-degradabile impregnato di feromoni specifici che, rilasciati nell’ambiente per un paio di mesi, impediscono l’accoppiamento degli insetti adulti e diminuiscono la quantità di larve.

Relatori del convegno saranno il presidente del Consorzio Castanicoltori Renzo Panzacchi, Benedetto Accinelli della ISAGRO Spa, l'azienda che produce il prodotto biologico impiegato contro le cidie e Massimo Bariselli del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna.

«Abbiamo avviato da un paio d’anni la sperimentazione contro le cidie nel territorio di Loiano e i risultati sono più che positivi. I dati di cui disponiamo al momento parlano di un calo delle castagne “bacate” dal valori compresi tra il 35-45% del raccolto al 18-20%» spiega Renzo Panzacchi. «Si tratta di un recupero di quasi il 25% della produzione che ha delle ricadute economiche notevoli. Il tutto senza l’uso di prodotti chimici o pesticidi, con un sistema biologico. Il prodotto ormai è disponibile anche nell’area dei comuni dell’Unione dell’Appenino bolognese per cui contiamo di incontrare i castanicoltori per spiegarne le potenzialità».


venerdì 19 ottobre 2018

I Castanicoltori guardano al futuro con fiducia.

La raccolta dei marroni nell'Appennino bolognese è andata molto bene. Una delle migliori degli ultimi 15 anni,” riferisce il presidente del Consorzio Castanicoltori Renzo Panzacchi ( nella foto) a sottolineare che la 'nottata' per la produzione castanicola si presume poassata. “Non è ancora finito il raccolto ma si può già registrare un ottimo successo sia per la quantità sia per la buona calibratura del prodotto”. Il presidente sottolinea poi come fra i fattori protagonisti del successo vi sia l'esito positivo della lotta biologica contro la vespa cinese che ha raggiunto gli obiettivi prefissi. L'Emilia Romagna in assoluto è la regione che ha avuto i migliori risultati. “ Finito il dramma della vespa siamo tornati ai vecchi problemi, il più impattante dei quali è il 'bacato' del marroni cui i produttori sono storicamente rassegnati per un danno del 35-50% abituale”, continua Panzacchi. “Portatrici del flagello sono le cidie le quali escono dai ricci bacati dopo il raccolto, svernano nel terreno, riemergono in forma di farfalla a fine giugno per deporre le uova che danneggiano i nuovi ricci. Il metodo per contenerle è risultato la confusione sessuale che disorienta il maschio cosicchè il maschio non si accappia con la femmina, la quale produce quindi uova non fertili. Il ferormone, rimane attivo per circa 3 mesi. La novità è arrivata da un progetto di ricerca portato avanti dall'Università del Molise. Il risultato è finalmente una realtà e le prime sperimentazioni indicano come sia molto efficace. Ecodian-CT, questo il nome del confusore, è in via di sperimentazione anche a Loiano e i primi dati già ufficializzati sono più che soddisfacenti: dal 45 di quest'anno di bacato dei castagneti non trattati siamo scesi al 18 %.

Il discorso sulla salute del castagneto sull'Appennino è continuoto con alcune nostre domande:

Da sin. Andrea Degli Esposti di Coldiretti, Renzo Panzacchi ,  Assessore  Simona Caselli, Barbara Panzacchi sindaco Monghidoro e Lazzari della CIA
Croce e delizia dell'agricoltura di montagna è la presenza di animali selvatici di grossa pezzatura, come va per la castanicoltura ?

La migliore risposta ce l'ha data domenica scorsa l'assessore regionale all'agricoltura e caccia, Simona Caselli, al convegno dedicato al futuro dell'agricoltura in montagna, tenutosi a Monghidoro. Ha annunciato che il prossimo 5 novembre diviene operativo il nuovo piano faunistico regionale che prevede 'l'eradicazione del cinghiale' in tutta la fascia collinare e montana, confinandolo al solo crinale montano”.

Sarà poi vero ?

Vogliamo crederci poiché l'assessore con la sua abitale chiarezza ha sempre dimostrato in numerose circostanza di 'parlare ' a ragione veduta e di far seguire alle parole i fatti”.

I produttori dell'Appennino bolognese possono quindi guardare al futuro con fiducia ?

Si può certamente dire che siamo usciti da un tunnel lungo 15 anni. Gli anni peggiori sono alle spalle. Novità interessante e di grande rilievo è compresa nel nuovo regolamento di polizia forestale. Ha semplificato gli interventi per la cura e il ripristino dei castagneti. Il ringiovanimento delle piante con la capitozzatura è possibile senza formalità e permessi. E' considerata ordinaria manutenzione. Questo grazie alla sensibilità e quindi al supporto dell'assessore Caselli e al lavoro di sensibilizzazione portato avanti del direttivo del consorzio”.

Ultima nota che l'occasione mi permette e che voglio sottolineare con forza, è l'auspicio che il ritorno alla buona produzione dei castagneti dell'Appennino possa limitare l'immissione sul mercato locale di prodotti non nazionali la cui qualità non è minimamente confrontabile con quella del marrone biondo dell'Appennino bolognese”.

venerdì 12 ottobre 2018

Alla sagra di domenica prossima a Sasso Marconi c'è il 'marrone biondo dell'Appennino bolognese' o lo si millanta solo ?


Il presidente del Consorzio Castanicoltori,  Renzo Panzacchi , difende il 'buon nome e la eccellente qualità ' della produzione castanicola bolognese e, in ottemperanza alle finalità della associazione da lui presieduta, denuncia chi potrebbe smerciare come 'marrone biondo' quello che 'biondo non è'. Correttezza commerciale e il rispetto dovuto al consumatore impongono una completa informazione. Tutti i marroni possono essere posti in vendita, ma proposti con la loro vera identità, altrimenti c'è inganno.




Il presidente Panzacchi scrive: 

Sta accadendo un fatto piuttosto increscioso, di cui si può leggere nella lettera, qui allegata, che ho inviato il 5 ottobre scorso all'assessorato competente del Comune di Sasso Marconi a mezzo posta certificata.







Mi aspettavo una rapida reazione, che invece non c'è stata. Allora ho iniziato io stesso a chiamare l'ufficio dell'assessore e la sua segreteria, ma da tre giorni nessuno risponde.

A questo punto non mi resterebbe che presentarmi Domenica 14 al "Mercato del Marrone Biondo" con i Carabinieri per provvedere al sequestro di tutto ciò che non è Marrone Biondo. Cioè di tutto il prodotto presente sui banchi degli espositori che non sono soci del Consorzio.

Non è certamente ciò che farò, perchè in questi casi è opportuno che chi ha più testa, la usi.

Ma al di là dell'atteggiamento superficiale, che squalifica la professionalità di chi ha avuto questa bella pensata, e che penalizza i soci del Consorzio, mi chiedo chi garantirà ai visitatori che ciò che acquisteranno sarà effettivamente Marrone Biondo.

Il mercato è inflazionato da castagne e presunti marroni che arrivano da Spagna, Portogallo, Grecia, Turchia, Cina, che nulla hanno a che fare con la qualità del Marrone Biondo gestito dal nostro Consorzio secondo un disciplinare a cui tutti i soci devono attenersi.

Questo significa che è escluso l'impiego di prodotti chimici, e che è ammessa unicamente la coltivazione biologica. Ma all'assessore del Comune di Sasso Marconi tutto ciò evidentemente non interessa.

Comunque domenica mattina visiterò il mercato, per fotografare i vari banchi e per scovare eventuali irregolarità.


Un saluto cordiale.
Renzo Panzacchi

martedì 3 ottobre 2017

Il marrone biondo arriva domenica a Mezzana di Sasso Marconi.

Il CSI ricorda che domenica prossima, 8 ottobre, il castegneto di Mezzana, a Pontecchio di Sasso Marconi,  ospita la 'Sagra del Marrone Biondo dei Colli Bolonesi'. 

Alla sagra parteciperà anche Ant con un proprio stand per la preparazione e la vendita di castagnacci.



domenica 15 gennaio 2017

Anche la Francia all'attacco della vespa cinese.

L'ottimo lavoro fatto dal Consorzio Castanicoltori dell'Appennino Bolognese, non solo ha portato a un deciso contenimento del flagello vespa cinese, ma è anche diventato un modello di interesse sovranazionale: una delegazione di venti castanicoltori francesi sarà infatti, martedì 17 e mercoledì 18, in visita sul nostro Appennino per capire come sviluppare anche da loro una strategia di lotta biologica alla vespa cinese seguendo la metodologia applicata dai produttori dell'Appennino bolognese.
Il 'flagello' dei castagneti

Lo ha riferito con grande soddisfazione il presidente del Consorzio bolognese, Renzo Panzacchi, che racconta come è avvenuto il 'gemellaggio' tra i produttori italiani e francesi:

Il logo dei castanicoltori francesi
Nello scorso mese di settembre, quando ho partecipato ad un convegno internazionale sulla castanicoltura che si è tenuto in Francia ad Alés, nell'Ardéche, mi sono reso conto che il problema vespa cinese è ancora molto sottovalutato, proprio perchè l'infestazione non è ancora "esplosa" in tutta la sua virulenza.

Ma, come esperienza ci insegna, è solo questione di tempo. Nel corso di alcune visite a castagneti delle Cevennes ho cercato e trovato varie galle di vespa cinese e le ho mostrate ai partecipanti al convegno, suscitando molta curiosità e interesse.

Adesso però qualche associazione di produttori ha deciso di capire cosa occorre fare per combattere la vespa e, sapendo degli ottimi risultati ottenuti in Emilia Romagna, e nel Bolognese in particolare, hanno deciso di venire ad imparare tecniche e metodi.

Attraverso l'AREFLH, un'organizzazione Europea che associa le regioni che producono frutta (in questo caso marroni e castagne), hanno preso contatto con il rappresentante Italiano, il Dott. Luciano Trentini, che ha chiesto il nostro aiuto.

Il Consorzio Castanicoltori dell'Appennino Bolognese si è messo a disposizione e da questa collaborazione è nato l'incontro conoscitivo e informativo che avrà il seguente svolgimento:

Martedì 17 
ore  8 - Visita al CAAB per capire le dinamiche del mercato di marroni e castagne.
ore 10 - Incontro in Regione con alcuni funzionari dell'Assessorato Agricoltura. In particolare con la Dott.ssa Nicoletta Vai e il Dott. Massimo Bariselli, che con successo hanno gestito l'intero progetto di lotta biologica alla vespa cinese. Saluto dell'Assessore, dott.ssa Simona Caselli.
Nel pomeriggio, visita ai castagneti di Castel del Rio, unico marrone IGP della Regione.

Mercoledì 18
ore 9 - A Loiano, visita al centro regionale di moltiplicazione del Torymus (l'antagonista della vespa) e incontro con i soci del Consorzio Castanicoltori per dimostrazioni di tecniche di innesto e di potatura.
ore12.30 - Pranzo alla trattoria "Carlet" di Monghidoro con un menù realizzato con il Marrone biondo e la sua farina.

Si tratta di una magnifica occasione per fare conoscere il nostro territorio e i nostri prodotti al di fuori dei limiti consueti. E anche di un'ottima occasione per dimostrare che nel Bolognese si sono ottenuti risultati straordinari nella lotta alla vespa cinese.




lunedì 5 dicembre 2016

Il marrone biondo dell'Appennino bolognese conquista la Svizzera.

di Renzo Panzacchi
presidente del Consorzio Castanicoltori Bolognesi.

Il Marrone Biondo è 'ospite d'onore' della bellissima città Svizzera di Montreaux fino al 24 dicembre. La cittadina, situata sulla riva nord del lago di Ginevra, organizza ogni anno “Montreaux Noel”, il più grande mercatino Natalizio d’Europa, che richiama decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo.
 

Montreaux Noel offre ai visitatori un fronte di due chilometri e mezzo di chalet espositivi colmi di prodotti di ogni tipo e ogni anno ospita un paese straniero, che quest’anno è l’Italia.
Alcuni soci del Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese hanno coraggiosamente deciso di partecipare a questo grande evento internazionale portando a Montreaux il Marrone Biondo e tanti altri prodotti dell’Appennino.
Si tratta delle Aziende agricole “Il Casone” di Lorenzini Luigi e Sandra Battacchi (di Monghidoro) e Giulio Buganè (di Loiano) che insieme alle rispettive famiglie si alterneranno fino alla vigilia di Natale.
Non è stato facile superare le infinite richieste delle autorità Svizzere, che in materia di agroalimentare hanno idee chiare ma soprattutto intransigenti. Ma i nostri non si sono scoraggiati e dal 24 novembre scorso hanno aperto lo chalet in cui propongono i loro prodotti e una quantità di leccornie dell' Appennino.
 
In particolare stanno riscuotendo grande successo le caldarroste di Marrone Biondo, sapientemente preparate da Luigi Lorenzini e da Giulio Buganè. I più golosi sono i turisti Giapponesi e quelli Americani, seguiti dai Francesi, dai Tedeschi e dagli Svizzeri.
Oltre alle caldarroste i visitatori acquistano il Marrone Biondo fresco (precedentemente “annegato”), le castagne secche, la dolcissima farina e una serie di dolci preparati con la farina di Marrone Biondo: il castagnaccio, i biscotti e gli zuccherini montanari.
La farina di Marrone Biondo ha incontrato l’apprezzamento di alcuni chef francesi e di un ristoratore di New York che vorrebbero acquistarla per i propri locali.
Grazie dunque a Luigi Lorenzini e Giulio Buganè che con questo successo sono diventati veri ambasciatori all’estero della castanicoltura del nostro Appennino. 



 

lunedì 23 maggio 2016

I CASTANICOLTORI MONZUNESI HANNO TREMATO, MA LA GRANDE PAURA E' PASSATA.

Di Renzo Panzacchi
presidente Consorzio Castanicoltori.

Si è temuto che un nuovo flagello si fosse abbattuto sui castagni dell'Appennino bolognese. Una presenza incredibilmente numerosa di impattanti coleotteri ha completamente spogliato tutti gli alberi di una vasta area, lasciando solo i rami nudi come fosse 'passato un incendio'.

E' stata quindi, quella appena trascorsa, una settimana di allarme rosso per la castanicoltura del nostro Appennino.
L’emergenza è fortunatamente rientrata venerdì 20 maggio, ma si sono vissuti giorni di autentica fibrillazione.
L’allarme è scattato martedì 17 quando in un castagneto di Monzuno si è manifestata una forte infestazione di un grosso insetto che il castanicoltore non è riuscito ad identificare.
Un secondo sopralluogo effettuato mercoledì 18 ha messo in evidenza la rapidissima diffusione dell’insetto che in sole 24 ore aveva divorato le chiome di una decina di castagni lasciandoli completamente senza foglie. Una visione impressionante.
Si è temuto il peggio, anche perché l’esperienza vissuta negli ultimi otto/nove anni a causa della vespa cinese ha lasciato nei castanicoltori un ricordo indelebile e il solo pensiero che ci si potesse nuovamente trovare davanti all’ennesimo insetto “alieno” è stato istintivo, e comprensibile.
D’altra parte proprio durante il convegno sulla Castanicoltura che si è svolto a Pianoro Sabato 14 Maggio, l’argomento delle specie “aliene”, che in un modo o nell’altro arrivano nel nostro paese provenendo prevalentemente dall’Asia, era stato presentato dal Dott. Massimo Bariselli con toni preoccupati.
Gli “alieni”, tra cui molti insetti, e la vespa cinese è uno di questi, si sviluppano in modo incontrollato perché non trovano da noi i loro antagonisti naturali, cioè i loro nemici, provocando danni ingenti sia in campo agricolo sia in quello animale.
Davanti a quanto stava accadendo a Monzuno il Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese ha perciò allertato il SFSR (servizio fitosanitario della regione) , inviando una serie di foto e una preoccupata descrizione degli effetti ben visibili.
Il SFSR ha immediatamente riconosciuto l’insetto che, fortunatamente, non è “alieno” ma indigeno e quindi abituato a trovare nell’ambiente i suoi predatori. Il suo nome scientifico è Melolontha melolonta, ovvero il comune Maggiolino, da non confondersi con la coccinella (quella rossa con i puntini neri), che è invece un insetto utile perché si nutre di afidi delle piante.
Quello che è apparso molto insolito al SFSR è stata la vastità dell’infestazione e il conseguente rapidissimo deperimento del castagneto.
E in effetti nella giornata di giovedì 19 due ettari su tre del castagneto infestato erano praticamente stati divorati, e l’attività degli insetti sembrava inarrestabile.
Venerdì 20, nel corso del sopralluogo effettuato proprio dal Dott. Massimo Bariselli era già visibile il rallentamento dell’attività dell’insetto, che stava probabilmente concludendo il suo ciclo vitale.
Il Maggiolino è un coleottero e, va detto chiaramente, non è un parassita specifico del castagno, ma è un divoratore di foglie, di tutte le foglie. Se invece di un castagneto avesse trovato un pioppeto o un querceto o un bosco misto, si sarebbe nutrito di quelle foglie.
Difficile se non impossibile stabilire le cause di tanta virulenza, soprattutto in Appennino. Fenomeni simili sono noti ma sempre in pianura.
Tuttavia, un anziano castanicolture presente al sopralluogo ricordava un episodio simile verificatosi 40/50 anni fa sempre nell’area di Monzuno.
Il castagneto divorato dai maggiolini per quest’anno non potrà ovviamente produrre granchè, ma il danno non è irreversibile e già quest’anno si assisterà ad una ripresa, se pur lenta, dei castagni.
Dunque una grande paura, fortunatamente risoltasi bene.






sabato 21 maggio 2016

Il 'marrone biondo' dell'Appennino bolognese è salvo.

La 'vespa cinese' non più il 'flagello d'oriente' del castagneto. Il suo numero è fortemente ridimensionato con grande soddisfazione dei castanicoltori che quest'anno guardano la chioma dei loro castagni di un bel verde vivo e luccicante, con le foglie libere da ogni presenza inopportuna. 

Il cuore ne ricava un gran sollievo e se le stagioni che porteranno al prossimo ottobre vorranno completare l'opera con una 'bella bagnata' il 14 settembre ( data che la tradizione popolare indica come la migliore per un buon raccolto di castagne), sarà un autunno molto bello, all'altezza della migliore tradizione produttiva dell'Appenino bolognese. Il dato è stato confermato al convegno tenutosi a Pianoro, in cui sono state date altre interessanti informazioni. Il castagno è una pianta fortissima che difficilmente muore. Ha superato crisi ritenute tali da annullarne la presenza come il mal dell'inchiostro che ha devastato i castagneti nella metà dell'800 seccando le numerosissime piante colpite. Ci si è accorti che il ceppo comunque resisteva e riproduceva nuovi getti. Ha superato la crisi del 'cancro corticale' della metà del secolo scorso e ora pare ormai relegata a un mero passato l'attacco più che impattante della vespa cinese. L'insetto continuerà ad esserci in numero maggiore o minore in base alle annate, ma non sarà più tale da pregiudicare la produzione castanicola. Dall'incontro sono giunte anche altre singolari informazioni. L'Italia ha una produzione castanicola molto inferiore alla sua esigenza (il suo patrimonio è di circa 800.000 ettari di castagneto di cui circa la metà abbandonati) ed è però la principale esportatrice del mondo di prodotti ricavati dal marrone. E' quindi costretta a importare grandi quantità di prodotto, lavorarlo per poi esportarlo. Tra i fornitori, la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Turchia e l'immancabile Cina. Persino l'Albania, che fino a pochi anni fa non conosceva il castagno, è divenuta una fornitrice dell'Italia. Queste nazioni sono impegnate da tempo in consistenti riconversioni di terreno a castagneto, utilizzando nuovi assetti d'impianto, moderni e razionali. All'appuntamento con l'industria di trasformazione mancano solo i produttori italiani, coloro che troverebbero una facilissima e comoda collocazione del prodotto.

Tra i relatori del convegno, il presidente del consorzio castanicoltori Renzo Panzacchi. Con il presidente, gli studenti dell'Istituto Scabbi di Loiano che hanno riferito della loro esperienza 'sul campo' finalizzata alla produzione e all'allevamento dell'insetto antagonista della vespa cinese, tenuta in uno spazio ideale a Loiano, che ha permesso di inseminare dell'ammazza-vespa molti appezzamenti fruttiferi del bolognese. La vespa cinese, sconosciuta in Europa fino a pochi anni fa, non ha in Italia competitori in natura.

Preoccupanti i dati riferiti dagli esperti. Le aziende in montagna e in collina chiudono, anche se le risorse per rilanciare l'attività agricola sono presenti e incoraggianti. Ciò in netta controtendenza rispetto ai rilevamenti generali che vedono un interessante ritorno all'agricoltura delle giovani generazioni.

Tema questo, dell'abbandono dell'agricoltura in montagna, di cui stranamente non si parla molto. Si assiste al continuo abbandono, ci si straccia le vesti perchè questo abbandono avviene, ma nessuno ne indaga le ragioni e tanto meno affronta una possibile soluzione.
Un vecchio adagio bolognese recita, ' Qual ch' as vol a ne' mai trop (quello che si desidera non è mai troppo)' e pare proprio che l'abbandono sia persino desiderato. 



La presentazione del progetto
 

giovedì 12 maggio 2016

Castanicoltori a convegno con 'il sorriso sulle labbra'.

La direzione del Consorzio Castanicoltori informa di convegno sulla Castanicoltura che si terrà sabato prossimo, 14 maggio, alle 9.30, nella sede del Museo di Arti e Mestieri a Pianoro in cui verranno affrontati i temi relativi alla importante coltura fondamentale non solo per l'economia agricola dell'Appennino, ma anche per la 'salute ambientale' della collina. Il castagneto è inoltre una attrattiva turistica da non sottovalutare. Gli organizzatori assicurano informazioni di forte interesse e belle novità per il settore.

L'evento è stato voluto dall'Unione delle Valli Savena-Idice e vedrà la partecipazione dell'assessore regionale all'agricoltura, Simona Caselli.


sabato 2 maggio 2015

La castanicoltura soffre e in tanti vogliono curarla.



Organizzato dall’  assessore all'agricoltura del Comune di Monte San Pietro,  Barbara Fabbri, lunedì prossimo  4 maggio, a Monte Pastore di Monte San Pietro  si parlerà di castanicoltura, delle sue ‘sofferenze’ e dei possibili rimedi.
L'Unione dei Comuni della Valsamoggia, grazie all'attenzione che il Sindaco di Monte San Pietro, Stefano Rizzoli,  ha stanziato 5.000 euro per l'acquisto di Torymus Sinensis, l'insetto che combatte efficacemente la vespa cinese, presenza che affligge duramente la cultura castanicola dell'Unione fino a mettere in pericolo la produzione annuale del prezioso marrone biondo dell’Appennino bolognese.  

Parallelamente il Sindaco Rizzoli si è rivolto al Consorzio Castanicoltori dell'Appenino Bolognese chiedendo la necessaria assistenza sul campo, o meglio in castagneto, per effettuare i rilasci dell'insetto. Invito cui  il Consorzio ha aderito di buon grado e si è impegnato a  fornire gratuitamente la propria opera di supporto, certamente efficace  grazie all'esperienza maturata nei precedenti cinque anni di collaborazione con il Servizio Fitosanitario della Regione.

Con l'investimento previsto dall'Unione, è stato possibile acquistare dalla ditta Piemontese Green Wood Service ben 23 lanci di Torymus che i volontari del Consorzio  hanno provveduto a rilasciare in altrettanti castagneti.
Si tratta di un esempio virtuoso di collaborazione tra il pubblico ed il privato che potrebbe essere d'esempio anche per le altre Unioni che operano nel territorio dell'Appennino Bolognese.


Il presidente del Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese, Renzo Panzacchi ricorda inoltre di aver consegnato all’assessore all’Agricoltura della Regione un dettagliato documento  messo a punto con la collaborazione di altri 5 Consorzi Castanicoltori .

Il  documento ha portato a un primo incontro con l'assessore, dott.ssa Simona Caselli, che ha dimostrato attenzione e la volontà di affrontare i tanti temi evidenziati nella relazione,  e a un confronto operativo tra tutti i consorzi firmatari del documento ed i dirigenti dei vari servizi della Regione coinvolti nella gestione e nella cura della castanicoltura.

“Non voglio alimentare facili speranze,” ha detto il presidente Panzacchi, “ ma credo che oggi, come mai in passato,  si  siano create le condizioni affinchè la Regione possa decidere di affrontare con serietà il tema della castanicoltura. In ogni caso anticipo che il 16 maggio, in un convegno a Capugnano di Porretta Terme, l'assessore Caselli sarà presente con un intervento dedicato all'argomento”.


giovedì 21 agosto 2014

A Lizzano in Belvedere, lo 'stato dell'arte' per 'cacciare' la vespa cinese. .



Lo stato di salute dei castagneti, le strategie per salvaguardare la loro presenza in Appennino e la loro produzione e il punto sulla lotta alla vespa cinese che impegna da anni i produttori del Consorzio Catanicoltori dell’Appennino Bolognese e la Regione Emilia Romagna nel tentativo di contenere la presenza del terribile insetto, saranno i temi trattati in un convegno che si tiene sabato prossimo 23 agosto  nella sede del parco di Lizzano in Belvedere.

Il convegno impegna l’intera giornata e si confronteranno gli esperti del settore e i più attenti studiosi della materia.