domenica 24 maggio 2026

Mongiorgio 1377, il Medioevo torna a parlare nel castello del borgo

L'esperta archivista Aurelia Casagrande fa rivivere un semestre dimenticato della storia medievale


di Davide Micheletti

 

Nella suggestiva cornice del Castello di Mongiorgio, nel comune di Monte San Pietro, si è svolta nel pomeriggio di sabato 23 maggio la presentazione del volume Mongiorgio 1377: un semestre particolare, curato da Aurelia Casagrande. Una pubblicazione capace di trasformare antichi registri notarili in un racconto vivo, umano e sorprendentemente attuale.

Accolto dall’ospitalità di Cristiana e Maurizio, il pubblico ha preso parte a un incontro che è andato ben oltre la semplice presentazione di un libro. Alla presenza del sindaco Monica Cinti, dell’assessore Erika Masinara e di Andrea Bertaccini, assessore ai Beni e alle Attività culturali di Valsamoggia — oggi custode dei beni archivistici provenienti dall’Archivio di Stato relativi al cosiddetto “semestre particolare” di Mongiorgio — la ricerca di Aurelia Casagrande ha trovato una cornice tanto storica quanto evocativa.


Con grande professionalità e una rara capacità comunicativa, l’autrice è riuscita a “far parlare” gli atti notarili del 1377, restituendo voce alle persone, ai conflitti e alle fragilità di una piccola comunità medievale che, per un breve ma straordinario periodo, si trovò al centro dell’amministrazione della giustizia del contado bolognese.

Per comprendere il significato di quel semestre occorre fare un passo indietro. Nel 1376, anno cruciale per la storia medievale di Bologna, la città insorse contro il dominio dello Stato della Chiesa, cacciando il vicario pontificio. In quella fase di profonda instabilità politica il contado venne riorganizzato in vicariati e, probabilmente nell’attesa che il castello di Serravalle fosse liberato dalle truppe mercenarie che ancora lo occupavano dai tempi della Bologna guelfa, Mongiorgio divenne temporaneamente sede del vicario di Serravalle.

È proprio in quei sei mesi del 1377 che si concentra il lavoro di ricerca di Aurelia Casagrande: uno studio minuzioso delle cause discusse nel tribunale locale, allora guidato dal vicario Orantis. Ma il pregio maggiore del volume non risiede soltanto nella precisione storica: emerge soprattutto nella capacità di restituire umanità ai protagonisti di quelle carte ingiallite dal tempo.

L’autrice ha catturato l’attenzione del pubblico raccontando persone, abitudini e vicende quotidiane di quell’epoca. Tra le storie più significative emerge quella di Iacobina Alberti, definita nei documenti mentecapta et extra memoriam, chiamata in giudizio per aver venduto a più acquirenti foglie di gelso mai realmente consegnate. Oppure le disavventure di ser Andreas, notaio libero professionista, spesso costretto a confrontarsi con clienti poco inclini a corrispondere il compenso pattuito — e forse meritato — per il suo lavoro.

Attraverso queste vicende, apparentemente minute ma profondamente rivelatrici, Mongiorgio 1377: un semestre particolare dimostra come anche un piccolo borgo possa diventare un osservatorio privilegiato della grande storia. Aurelia Casagrande, con sensibilità e rigore, riesce così nell’impresa non semplice di trasformare antichi registri giudiziari in un racconto coinvolgente e affascinante, restituendo dignità e voce a un frammento poco conosciuto del Medioevo bolognese.

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