L'esperta archivista Aurelia Casagrande fa rivivere un semestre dimenticato della storia medievale
di Davide Micheletti
Nella
suggestiva cornice del Castello di Mongiorgio, nel comune di Monte San Pietro,
si è svolta nel pomeriggio di sabato 23 maggio la presentazione del volume Mongiorgio
1377: un semestre particolare, curato da Aurelia Casagrande. Una
pubblicazione capace di trasformare antichi registri notarili in un racconto
vivo, umano e sorprendentemente attuale.
Accolto dall’ospitalità di Cristiana e Maurizio, il pubblico ha preso parte a un incontro che è andato ben oltre la semplice presentazione di un libro. Alla presenza del sindaco Monica Cinti, dell’assessore Erika Masinara e di Andrea Bertaccini, assessore ai Beni e alle Attività culturali di Valsamoggia — oggi custode dei beni archivistici provenienti dall’Archivio di Stato relativi al cosiddetto “semestre particolare” di Mongiorgio — la ricerca di Aurelia Casagrande ha trovato una cornice tanto storica quanto evocativa.
Con
grande professionalità e una rara capacità comunicativa, l’autrice è riuscita a
“far parlare” gli atti notarili del 1377, restituendo voce alle persone, ai
conflitti e alle fragilità di una piccola comunità medievale che, per un breve
ma straordinario periodo, si trovò al centro dell’amministrazione della
giustizia del contado bolognese.
Per
comprendere il significato di quel semestre occorre fare un passo indietro. Nel
1376, anno cruciale per la storia medievale di Bologna, la città insorse contro
il dominio dello Stato della Chiesa, cacciando il vicario pontificio. In quella
fase di profonda instabilità politica il contado venne riorganizzato in
vicariati e, probabilmente nell’attesa che il castello di Serravalle fosse
liberato dalle truppe mercenarie che ancora lo occupavano dai tempi della
Bologna guelfa, Mongiorgio divenne temporaneamente sede del vicario di
Serravalle.
È
proprio in quei sei mesi del 1377 che si concentra il lavoro di ricerca di
Aurelia Casagrande: uno studio minuzioso delle cause discusse nel tribunale
locale, allora guidato dal vicario Orantis. Ma il pregio maggiore del volume
non risiede soltanto nella precisione storica: emerge soprattutto nella
capacità di restituire umanità ai protagonisti di quelle carte ingiallite dal
tempo.
L’autrice ha catturato l’attenzione del pubblico raccontando persone, abitudini e vicende quotidiane di quell’epoca. Tra le storie più significative emerge quella di Iacobina Alberti, definita nei documenti mentecapta et extra memoriam, chiamata in giudizio per aver venduto a più acquirenti foglie di gelso mai realmente consegnate. Oppure le disavventure di ser Andreas, notaio libero professionista, spesso costretto a confrontarsi con clienti poco inclini a corrispondere il compenso pattuito — e forse meritato — per il suo lavoro.
Attraverso
queste vicende, apparentemente minute ma profondamente rivelatrici, Mongiorgio
1377: un semestre particolare dimostra come anche un piccolo borgo possa
diventare un osservatorio privilegiato della grande storia. Aurelia Casagrande,
con sensibilità e rigore, riesce così nell’impresa non semplice di trasformare
antichi registri giudiziari in un racconto coinvolgente e affascinante,
restituendo dignità e voce a un frammento poco conosciuto del Medioevo
bolognese.
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