di Mauro Muratori
A Bologna e
nella sua provincia si continua a sostenere che “i giovani non vogliono
lavorare”. La realtà, però, appare ben diversa: troppo spesso i primi impieghi
sono retribuiti in modo insufficiente, al punto da non garantire una vita
dignitosa.
Apprendistati
sottopagati, stipendi assorbiti da affitti, carburante, trasporti e bollette,
contratti precari e assenza di prospettive concrete rappresentano oggi la
condizione quotidiana di molti giovani lavoratori.
Ci sono ragazzi che lavorano ogni giorno e che, a fine mese, non riescono
nemmeno a coprire serenamente le spese necessarie per raggiungere il posto di
lavoro.
Nel
frattempo, la politica continua a lamentare:
- la carenza di contributi per il
sistema pensionistico;
- la fuga dei giovani all’estero;
- la difficoltà delle imprese nel
reperire personale.
Eppure,
invece di intervenire in modo strutturale sul costo del lavoro e sui salari
troppo bassi, si continua a ricorrere a bonus temporanei, slogan e propaganda.
Serve invece
una riforma concreta e coraggiosa del lavoro giovanile. Senza giovani che
lavorano, producono e costruiscono il futuro, infatti, non possono reggere:
- il welfare;
- il sistema pensionistico;
- l’economia locale;
- la coesione sociale del
territorio.
Restituire
dignità al lavoro significa garantire stipendi adeguati, maggiore stabilità
occupazionale e reali possibilità di crescita. Solo così sarà possibile fermare
l’emorragia di competenze e costruire un futuro sostenibile per il territorio e
per le nuove generazioni.
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