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martedì 24 febbraio 2015

Anche il suono delle campane è ‘contingentato’. Se troppo lungo e rumoroso il parroco rischia la multa di 1.300 euro.




Monsignor Giuseppe Gianotto, legale rappresentante della Parrocchia di Pramaggiore, dovrà pagare una multa di 1.312 euro inflittagli dall'Arpav Veneto (Agenzia regionale protezione ambientale) perché le campane della chiesa sono state ritenute troppo rumorose. Lo ha reso noto lo stesso parroco durante l'omelia della messa domenicale.

La sanzione è scattata dopo controlli sui decibel seguiti all' esposto di un cittadino, disturbato dalle frequenti scampanate.

Il parroco ha espresso un grande stupore per la contravvenzione, precisando che le campane sono le stesse da tantissimo tempo e non sono state fatte modifiche recenti all'impianto di diffusione del suono. «Probabilmente si tratta di un cittadino stabilitosi da poco in paese - ha ipotizzato, - per arginare il problema e non incorrere in altre multe così pesanti, ho limitato la durata del suono delle campane, prima di alcuni minuti come da tradizione secolare. Adesso è stato fissato in soli sessanta secondi: secondo gli esperti, in questo modo riusciamo a restare nei limiti consentiti dalla normativa sull'inquinamento acustico».

Il sacerdote non si dà comunque per vinto ed è convinto di poter aver ragione tramite un ricorso che è già stato affidato ad un legale, grazie anche ai fedeli che si sono messi a disposizione per aiutarlo nel patrocinare la causa difensiva. «Le rilevazioni - ha fatto sapere Mons.Giuseppe, Canonico del Capitolo della Cattedrale nella Diocesi di Concordia-Pordenone - sono state effettuate tra sabato 25 e lunedì 27 ottobre scorsi, accertando uno sforamento dei limiti massimi consentiti, seppur di pochi decibel».

Don Gianotto ha poi spiegato che non era sua intenzione «creare un caso nazionale, ma nell'ottica della trasparenza non potevo tacere ai parrocchiani l'esborso di 1.032 euro per la multa e di altri 280 euro per diritti di notifica e altre voci che mi sono state imputate. Così stamani li ho messi al corrente che dovremo sostenere questa spesa», ha concluso.

giovedì 5 dicembre 2013

Per tentata estorsione ai danni di un parroco un trentaseienne finisce ai domiciliari.



Un parroco  dell’hinterland bolognese ha sporto una denuncia di truffa aggravata e continuata nei confronti del 36enne, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali e di polizia per reati di truffa, furto e rapina, nella maggior parte dei casi commessi ai danni di altri parroci al servizio di parrocchie ubicate in zone isolate. Già nel maggio del 2012, il 36enne fu denunciato per aver rubato denaro, un calice e una pisside d’oro dalla stessa parrocchia. L’uomo venne incastrato dalle immagini registrate dall’impianto di video sorveglianza di cui era dotato l’edificio religioso. La Questura di Bologna, per quell’episodio, emise un provvedimento di rimpatrio a carico del malvivente, con il divieto di rientro nel comune per la durata di tre anni. Nonostante la denuncia, l’uomo ha continuato a frequentare la parrocchia per chiedere aiuti economici al prete, asserendo di avere dei problemi con una società italiana incaricata nella riscossione dei tributi e altre difficoltà economiche relative a un’eredità ricevuta dai genitori e a una presunta malattia del figlio. Il sacerdote, mosso a compassione per le sventure riferite dal 36enne, cominciò ad dargli  somme di denaro e anche assegni per un importo documentato pari a 10.000 euro, ma, secondo il parroco, la somma di denaro prestata negli ultimi anni ammonterebbe a 50.000 euro, che il malfattore avrebbe ricevuto con la promessa di restituire al più presto. Lo scorso settembre, il 36enne ha telefoto al parroco chiedendogli un prestito di 200 euro che avrebbe utilizzato per pagare alcune marche da bollo e altre spese per il ritiro di un ipotetico plico destinato al sacerdote con all’interno la somma di denaro pari a 100.000 euro. Di fronte al rifiuto del prete, anziano e con problemi di salute, il36enne gli ha inviato due SMS dal tono minaccioso: “Se non mi manda 200 euro vengo li e le faccio male, le faccio saltare per aria la chiesa” il primo, e “Con questo messaggio, se lei lo fa vedere ai Carabinieri, mi vengono a prendere subito faccia l’ultimo miracolo se non fossi sicuro non rischierei così tanto”, il secondo.
I Carabinieri sono andati a prelevare il 36enne nella sua abitazione con l’accusa di tentata estorsione continuata e lo hanno condotto presso la casa circondariale di Bologna, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Ieri pomeriggio, è stato trasferito presso la propria abitazione agli arresti domiciliari.


Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

sabato 26 ottobre 2013

Vado di Monzuno – Rubano la bicicletta da corsa del parroco ma non l’hanno fatta franca: il parrocchiano infedele è stato arrestato dai Carabinieri.




I Carabinieri della Stazione di Vado di Monzuno hanno arrestato un 23enne del luogo, incensurato, per tentato furto aggravato in concorso. Alle 16.15 di ieri pomeriggio, il parroco della chiesa di San Giovanni Battista di Vado di Monzuno si è recato dai Carabinieri del luogo per denunciare un tentativo di furto. Il sacerdote ha raccontato ai militari che ad accorgersi del reato era stato il suo sacrestano il quale aveva visto tre giovani fuggire dopo che avevano tentato di rubare una bicicletta da corsa e un computer portatile custoditi all’interno di una stanza ubicata nella struttura religiosa. Il sacrestano asseriva inoltre di aver riconosciuto uno dei tre ragazzi che in passato aveva frequentato quella parrocchia. I Carabinieri hanno rintracciato il giovane presso l’abitazione e lo stesso, preso dai sensi di colpa, ha confessato le proprie responsabilità. Gli altri due ragazzi, 20enni di Monzuno, conosciuti alle forze dell’ordine per i loro precedenti di polizia, sono stati individuati più tardi e denunciati all’Autorità Giudiziaria per il medesimo reato. Il 23enne, su disposizione del PM di turno, è stato liberato ai sensi dell’art 121 c.p.p.  


Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna