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mercoledì 10 giugno 2026

Dubbio lancia l'allarme: «Mangeremo pannelli e pale eoliche o ghiande e castagne?»

 



«Mangeremo pannelli fotovoltaici e pale eoliche oppure ghiande e castagne?». Con questa provocazione di Dubbio interviene nel dibattito sulla transizione energetica e sul crescente utilizzo del territorio agricolo per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Dubbio  richiama l'attenzione sull'evoluzione dell'uso del suolo negli ultimi cento anni. Secondo i dati riportati, la superficie agricola è passata dal 70% del territorio regionale nel 1925 a poco meno del 40% nel 2025. Nello stesso periodo la superficie forestale è cresciuta da meno del 20% al 33,6%, modificando profondamente il paesaggio e la disponibilità di aree destinate alla produzione agricola.

Sul tema è intervenuta recentemente anche la Regione Emilia-Romagna con una nuova disciplina per l'individuazione delle aree idonee all'installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. Tra le ulteriori aree individuate dalla Regione, oltre a quelle già previste dalla normativa nazionale, figurano i siti oggetto di bonifica, gli interporti e le cave ripristinate.

Particolare attenzione viene riservata alle aree agricole. L'articolo 4 del progetto di legge stabilisce infatti che gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili non possano occupare più dello 0,8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) regionale. Inoltre, in ciascun Comune tali impianti non potranno interessare una quota superiore al 2% della SAU comunale, limite che potrà essere aumentato soltanto attraverso una specifica deliberazione.

Nel corso della presentazione del provvedimento, l'assessora regionale alle Politiche energetiche, Irene Priolo, ha sottolineato anche i contenuti dell'articolo 10, dedicato agli impianti agrivoltaici. La norma definisce criteri puntuali per la loro installazione, regolamentando inoltre gli impianti flottanti nei bacini e negli invasi artificiali.

Per quanto riguarda l'eolico, il progetto di legge prevede che nelle aree agricole possano essere installati soltanto impianti in grado di garantire una producibilità annua pari ad almeno 2.300 ore equivalenti, così da assicurare un'effettiva efficienza energetica dell'investimento territoriale.

Resta dunque aperto il confronto tra la necessità di accelerare la produzione di energia rinnovabile e quella di tutelare il patrimonio agricolo e la sicurezza alimentare. Un equilibrio delicato che, secondo Dubbio, dovrà evitare che la produzione energetica finisca per sottrarre ulteriore terreno alla vocazione agricola del territorio.

mercoledì 14 novembre 2018

ANNATA AGRARIA: CRESCE LA PRODUZIONE AGRICOLA DELL' +1% , MA NON IL REDDITO DELLE AZIENDE

VALENTINA BORGHI: CREARE UN’ALLEANZA TRA TUTTI I SOGGETTI DELLA FILIERA
 
L’arcivescovo Matteo Maria Zuppi benedice agricoltori
Cresce dell’1% la produzione lorda vendibile (Plv) dell’agricoltura bolognese, ma per il quinto anno consecutivo i redditi delle aziende restano al palo. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti Bologna divulgata in occasione della Giornata provinciale del Ringraziamento, celebrata a Bologna nella cattedrale di San Pietro con la Messa officiata dall’arcivescovo Mons. Matteo Maria Zuppi. L’11 novembre, giorno di San Martino segna tradizionalmente la fine dell’annata agraria e l’inizio di un nuovo ciclo colturale, ed è il giorno dei bilanci per l’agricoltura.

Dopo un 2017 segnato da una grande siccità e da un calo generalizzato delle produzioni, il 2018 ha segnato il ritorno alla normalità produttiva, con qualche eccezione. Sul fronte dei seminativi, che con 79 mila ettari costituisce la maggiore coltura della provincia, l’andamento climatico di fine maggio, con bombe d’acqua, vento e grandine, ha ridotto i quantitativi prodotti di grano duro e tenero e di orzo. Per quanto riguarda i prezzi, sono buoni quelli del grano tenero e dell’orzo, mentre sono inspiegabilmente bassi quelli del grano duro, nonostante la minor produzione. Per mais e sorgo c’è stata una contrazione delle semine con una produzione di alta qualità, soprattutto per il mais, che però non viene adeguatamente remunerata dal mercato. La soia ha recuperato in termini produttivi rispetto al 2017, ma i prezzi sul mercato sono bassi.
Annata pesante per la barbabietola (quasi 8 mila ettari coltivati in provincia di Bologna) a causa di una scarsa resa in termini di zucchero, aggravata dal crollo mondiale dei prezzi, per l’accumulo di scorte nei Paesi del Nord Europa, e dalla concorrenza con vendite sottocosto che multinazionali francesi e tedesche fanno allo zucchero italiano che viene prodotto quasi esclusivamente dalla cooperativa Bolognese Coprob di Minerbio. Un settore quello saccarifero dove si rende necessaria una chiara etichettatura di origine obbligatoria e la creazione di contratti di filiera basati su una maggiore equità e sostenibilità sociale con i grandi utilizzatori dello zucchero. Anche per questo Coldiretti Bologna sostiene la proposta di sgravi fiscali per chi utilizza zucchero italiano e nell’ambito della Giornata del Ringraziamento ha organizzato la vendita del panettone Giorgione, il primo panettone fatto con grano, burro e zucchero 100% italiani, frutto della collaborazione tra Sis, Società Italiana Sementi di Bologna, Coprob, cooperativa bieticolo-saccarifera bolognese, Molini Pivetti Spa di Cento (Ferrara) e la cooperativa Deco Industrie di Bagnacavallo (Ravenna).
Al contrario dello zucchero, la scarsa produzione di patate europee consente una buona valorizzazione della patata di Bologna con produzione e prezzi in rialzo rispetto al siccitoso 2017. In ripresa anche la produzioni di meloni e cocomeri, ma con prezzi non sempre soddisfacenti. La frutta, coltivata a Bologna su oltre 7.500 ettari, si è difesa abbastanza bene: le ciliegie, penalizzate dalla pioggia di giugno, hanno avuto una produzione in calo (–20%) rispetto al già scarso 2017, ma i prezzi sono stati remunerativi. Buona la produzione di susine e buono il mercato. Produzione nella media per pesche e nettarine con prezzi tra il discreto e il buono, grazie anche all’export. Produzione nella media per le pere, con un mercato in ribasso rispetto ai buoni prezzi degli ultimi anni; in difficoltà invece le mele, che dopo una buona partenza hanno sofferto la concorrenza del prodotto che arriva dalla Germania e soprattutto dalla Polonia, che ha sforato tutte le previsioni di produzione. Con l’arrivo di produzioni estere, Coldiretti Bologna raccomanda attenzione alle etichette d’origine (che per la frutta fresca è obbligatoria) e consiglia acquisti direttamente dagli agricoltori.
Per il kiwi, dopo la scarsa produzione del 2017, i siamo tornati nella media, con prezzi in ribasso, non solo per la maggior produzione nazionale, ma anche per la presenza sul mercato di prodotto neozelandese. I vigneti (5.700 ettari) hanno dato uve per produrre vini di alta qualità, con un calo produttivo del 10-15% per i rossi e un leggero aumento per i bianchi. Il trend positivo del Parmigiano Reggiano (+3,1% i consumi nei primi 11 mesi del 2018) ha sostenuto anche gli allevamenti della sinistra Reno.
Purtroppo – commenta la presidente di Coldiretti Bologna, Valentina Borghi – la crescita della Plv non sempre si trasforma in reddito per le aziende. Per cercare di rimettere in moto il volano del reddito, la nostra organizzazione – sostiene la Borghi – da un lato è impegnata a creare un’alleanza tra tutti i soggetti dell’agroalimentare per una più equa redistribuzione del valore aggiunto lungo la filiera, dall’altro è alla ricerca di strumenti per valorizzare servizi che le aziende agricole possono svolgere in settori nuovi come ad esempio quello dei servizi alla collettività, dalla manutenzione dei fossi e canali di scolo alla salvaguardia ambientale, dalle fattorie didattiche all’agricoltura sociale”.
 


lunedì 25 settembre 2017

In Appennino si ritrova la mela rosa romana per un ritorno al passato e un futuro migliore.

Nel solco tracciato dal compianto Pietro Vicinelli e per non lasciare cadere una sua interessantissima intuizione, il progetto di creare il 'consorzio della rosa romana dell'Appennino' ha ripreso il suo cammino. La finalità è quella di riportare nella cintura collinare la coltura di questa deliziosa mela, un tempo molto diffusa in Appennino e che per gran parte del territorio è andata persa, sradicata dallo tsunami migratorio verso le città avvenuto per l'industrializzazione del dopoguerra.

L'abbandono dell'agricoltura provocò contemporaneamente un abbandono pressochè totale delle colture attuate per secoli con caparbia e attaccamento al proprio fazzoletto di terra e alla base dell'economia montana, un'agricoltura povera di quantità, ma ricca di tanta qualità.
Abbandonate, ma non perdute. Sono infatti ancora moltissime le specialità ancora presenti anche se dimenticate quali testimoni poco gradite di un passato di povertà.

Hanno raccolto l'eredità di Vicinelli i riolesi Antonio Contini, Paolo Gualandi ( nella foto)  e il primo nucleo di produttori formato da Vicinelli, che hanno continuato la ricerca sulla presenza della rosa romana e hanno avviato una attività informativa per indirizzare e affiancare coloro che sono intenzionati a riprendere questa coltura. Contini vanta già una verifica pratica di quanto sia apprezzata la rosa romana. Lo scorso anno infatti, grazie alla produzione locale, ha realizzato ben 1.550 flacconi di succo di mela rosa romana che è stato richiesto con grande solerzia e collocato in poco tempo.
Per poi meglio fare luce sulla realtà appenninica, i due riolesi hanno avviato una serie di incontri con tecnici e conoscitori della materia. L'ultimo a essere stato coinvolto è stato il professore universitario Silviero Sansavini, il quale, dopo una attento sopralluogo nella Valle del Reno ha trovato interessanti specie di frutti dimenticati fra cui qualità di mela rosa romana poco conosciuta. Ha rilevato come la potenzialità dell'area sia più che incoraggiante e ha assicurato un approfondimento scientifico su tutta la tematica. Ne è seguito un incontro conviviale a cui si sono aggiunti all'emerito professore, il dottor Buscaroli del Centro Ricerca di Cesena, l'ingegner Raimondi di Santa Maria Villiana, il professor Dario Mingarelli di Grizzana e i produttori, fra i tanti, Carboni, Marchioni, Tamburini e Rubini.
E risultata opinione comune che la rosa romana può essere un veicolo di sviluppo, commercializzata come frutto e soprattutto, in succo in tetrapack, collocabile per la media e la grande distribuzione. Tutto ciò è stato uno stimolo per continuare nell'attuazione del Consorzio utile anche per disciplinare in modo adeguato la produzione e per arrivare a un brand unico per tutto l’Appennino. A Tavernola il professor Sansavini ha trovato anche un mandorlo interessantissimo e un melo molto vecchio predecessore della mela delicius , ma soprattutto il focus era puntato sui terreni comprati dal comune di Grizzana Morandi, dove si vuole riprodurre un quadro di Morandi in cui sono ritratti le piantate di mela rosa romana e le viti. 

Fra le più interessate al progetto, il sindaco di Grizzana Morandi, Greziella Leoni ( nella foto) che, dopo aver sottolineato come il progetto abbia un padre a lei molto caro, Pietro Vicinelli purtroppo prematuramente scomparso, ha detto: “Stiamo valutando l'opportunità di organizzare per la prossima estate la 'fiera dei frutti dimenticati'. Fra questi ve ne sono tanti che purtroppo non sono più all'attenzione dei mercati e dei produttori anche se hanno caratteristiche e qualità d'eccellenza. Fra le produzioni ormai sconosciute quella della Pera Ossa, un tempo molto presente nella dieta appenninica. Questo frutto non si presenta in modo da sollecitare la vista e forse questa è una delle ragioni che hanno portato all'accantonamento della produzione. La si mangiava prevalentemente cotta e ha un sapore regale, tanto che i nostri vecchi l'adoperavano persino per accoppiarne il sugo alla polenta. Non dimentichiamo che il 'buon mangiare' è una delle attrazioni dell'Appennino e quindi veicolo per far arrivare turisti,” ha concluso il sindaco.

I promotori del consorzio terminano con questo messaggio: “ Siamo alla ricerca di persone , aziende agricole che vogliono partecipare al progetto. Per avere informazioni dettagliate ci si può rivolgere alla ditta Contini che ha sede a Riola di Vergato sulla Porrettana davanti alla stazione. Anche per la commercializzazione o per la spremitura dei frutti , da ottobre nel negozio saranno disponibili le piante innestate”.

venerdì 22 febbraio 2013

Il maltempo gonfia i prezzi di frutta e verdura ma nessun vantaggio per gli agricoltori, anzi ...


Pietro Sabbioni

Pietro Sabbioni della Confederazione italiana agricoltori (Cia) informa anche per sollecitare una riflessione:

L’effetto maltempo si abbatte sui prezzi alimentari al dettaglio. L’ondata di gelo e neve che ha attraversato l’Italia ha compromesso le produzioni in campo di frutta e verdura, facendo registrare un aumento dei listini al consumo di verdura (+ 13,1%), e frutta fresca (+8,4%). 
Le aziende agricole, però non traggono alcun vantaggio da questi aumenti, anzi subiscono pesantemente gli effetti del maltempo sulle campagne. Con il freddo polare, infatti, non solo le produzioni orticole in campo aperto vanno in ‘tilt’ con il rischio congelamento e blocco della crescita, ma diminuisce anche del 20% la resa produttiva degli animali da latte. Senza contare poi, l’aumento esponenziale delle spese per il riscaldamento di serre e stalle, con costi produttivi energetici cresciuti fino all’8% solo nel mese di gennaio. Purtroppo l’effetto maltempo sui prezzi alimentari, avviene in un contesto di grande difficoltà per le famiglie, provate da un anno di aumento record degli oneri fiscali e un calo netto di redditi e potere di acquisto. Le minori disponibilità economiche, hanno costretto oltre la metà delle famiglie a ridurre di netto la spesa alimentare, ed il 34% ad acquistare prodotti di qualità inferiori perché molto più economici.