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lunedì 11 dicembre 2023

Rispetto al pre-covid, l’Italia è cresciuta più di tutti i big dell’Unione Europea


Nonostante il rallentamento dell’economia registrato in questi ultimi sei mesi a seguito di una congiuntura internazionale molto difficile, il nostro Paese ha superato meglio dei suoi principali competitor europei gli effetti negativi provocati dalla crisi pandemica, dal caro energia e dalla crescita esponenziale registrata dai tassi di interesse in questo ultimo anno e mezzo. In altre parole, tra il 2019 (anno pre-Covid) e il 2023, l’Italia ha segnato una variazione del Pil del +3 per cento, contro il +2,3 della Spagna, il +1,8 della Francia e il +0,7 della Germania (vedi Graf.1).  

Il turismo, la manifattura, i consumi delle famiglie, gli investimenti e l’export hanno sostenuto questa ripresa che, come dicevamo, è stata la più “brillante” tra i principali Paesi dell’Eurozona. Un trend positivo che nello scorso mese di ottobre ha spinto il tasso di occupazione a toccare il 61,8 per cento. Grazie a ciò, in Italia contiamo quasi 23,7 milioni di addetti, un record mai raggiunto in precedenza.

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Nessun trionfalismo

Certo, i problemi non mancano e le difficoltà che da decenni assillano il nostro Paese sono sempre all’ordine del giorno. Povertà, disoccupazione femminile, lavoro nero, tasse, burocrazia, evasione, inefficienza della Pubblica Amministrazione e debito pubblico sono i principali punti di debolezza che frenano da almeno 20 anni la crescita del nostro Paese. Malgrado ciò, possiamo affermare con orgoglio che da qualche anno non siamo più l’ultima ruota del carro europeo…

(Segnalato da Dubbio)

venerdì 4 dicembre 2020

Covid-19, Speranza firma tre nuove ordinanze e riordina 'i colori' dell'Italia


Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà 3 nuove ordinanze sulla base dei dati della Cabina di Regia (DM 30 aprile 2020) tenutasi oggi.

 

Con la prima si rinnovano le misure restrittive vigenti relative alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte.

 

Con la seconda le Regioni Campania, Toscana, Valle D’Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano passano da area rossa ad area arancione.

 

Con la terza le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Umbria passano da area arancione ad area gialla. 

 

Le ordinanze saranno in vigore dal 6 dicembre.

 


mercoledì 1 aprile 2020

L’Italia ha un cuore

di nonna Gegè

Pandemie, guerre, terremoti, tsumani, tutte grandi calamità che spezzano vite umane, ma niente può far morire L’AMORE.
L’amore è come una meravigliosa pianta con profonde radici attecchite al cuore dell’uomo che rifiorisce sempre puntualmente quando l’umanità sta per soccombere a queste tragedie.
Lo spettro della morte, in questi frangenti, ci accomuna, non più divisioni sociali, nessuno può ritenersi indenne da rischi e così per allontanare l’ombra della paura ci riscopriamo tutti più buoni.
In questo tempo di CORONAVIRUS sono stati fatti diversi appelli per fronteggiarlo al meglio.
Un appello per “reclutare” medici sia giovani che pensionati: si sono resi disponibili in 8.000 .
Anche Bergamo ha richiesto 15 imbianchini volontari per una nuova struttura ospedaliera in fase di approntamento, ben in 150 hanno dato la loro disponibilità.
Ciò dimostra un forte segnale di solidarietà ed AMORE.
Tanti medici eroi, non solo per il giuramento di IPPOCRATE, hanno pagato, per curare ammalati, un prezzo troppo alto perdendo la vita. L’incessante e faticoso lavoro del personale infermieristico è andato oltre le loro mansioni: tutti danno il massimo senza orari senza riposi e la volontà di fare qualcosa di importante come salvare vite umane non ha lasciato posto alla paura. .
L’uomo nasce con l’impulso di amare e appena se ne manifesta l’occasione non perde tempo a tirar fuori le sue potenzialità, le doti nascoste e la forza interiore, quella forza che ci spinge ad andare avanti anche se gli ostacoli sono tanti.
E ’ben vero che le risorse fisiche e mentali del nostro essere sono infinite e solo in questi frangenti ci accorgiamo che quasi sempre noi viviamo al di sotto delle nostre vere capacità.
Nei momenti più bui della vita la potenzialità dell’uomo emerge e così quella assopita solidarietà, con il suo motore, avanza producendo una energia senza pari.
Il CUORE DEGLI ITALIANI TUTTI è GRANDE e quando la storia racconterà non potrà non sottolineare l’AMORE che in questa pandemia ha unito tutti noi.

lunedì 23 marzo 2020

Coronavirus, superati i 50mila malati

 Sono morte altre 601 persone, dati in calo ma non è ancora trend
 
Da ANSA

Superati i 50mila malati di coronavirus in Italia. Sono complessivamente 50.418, con un incremento rispetto a ieri di 3.780: domenica l'incremento era stato di 3.957. Il numero complessivo dei contagiati - comprese le vittime e i guariti - ha raggiunto i 63.927. Il dato è stato fornito dal commissario per l'emergenza Angelo Borrelli. Sono complessivamente 6.077 le vittime di coronavirus in Italia, con un aumento rispetto a ieri di 601.

sabato 14 marzo 2020

Applausi a mezzogiorno per medici e infermieri che lottano contro il coronavirus

Pubblichiamo un articolo apparso sul sito de La Stampa di Torino perchè estremamente significativo dello stato d'animo degli italiani in questo momento drammatico. La giornalista ha colto il nostro spirito mai domo e capace di renderci uniti e unici al punto di stupire il mondo


flavia perina da LA STAMPA.it

E’ un’emergenza sanitaria, sembra un Mondiale, con i tricolori alle finestre, gli incitamenti e il corale applauso dai balconi. Ore 12. Le terrazze si animano all’improvviso. Battimani, fazzoletti sventolati, persino qualche megafono: «Forza», «Daje». Non ha segnato Tardelli, gli italiani festeggiano una diversa Nazionale, la Nazionale dei medici, degli infermieri, dei biologi, di chiunque in camice bianco o con la più modesta divisa degli inservienti, dei cuochi, dei manutentori, tiene in piedi gli ospedali e lotta contro il virus.

Doveva essere un flash mob ma è diventato qualcosa di diverso: una testimonianza collettiva di partecipazione, un’inattesa manifestazione di solidarietà comunitaria in un Paese che fino a ieri raccontavamo diviso tra Nord e Sud, poveri e ricchi, cittadini e stranieri, garantiti e precari.

L’iniziativa è partita dal gruppo Fb “Applaudiamo L’Italia”  ed è stata proposta come atto di incoraggiamento non solo ai professionisti della guerra al contagio ma anche allo sforzo di pazienza e resilienza dei sessanta milioni di cittadini che collaborano dalle retrovie, a “tutto quello che ciascuno di noi sta facendo per questa nazione”. Ha funzionato. Oltre trecentomila iscritti al gruppo (ma i numeri crescono ogni minuto) e migliaia, forse decine di migliaia, di risposte ai tre diversi inviti lanciati negli ultimi due giorni: esporre la bandiera; cantare, suonare o metter su una canzone che rompa il silenzio spettrale della quarantena; applaudire tutti insieme, alla stessa ora, le 12 di oggi. 

I video caricati dai partecipanti raccontano l’Italia che resiste in tutte le sue sfumature. C’è la flautista nel suo appartamento un po’ bohemienne, l’arpista nella penombra di una sala da musica, la famiglia borghese col padre al pianoforte e la figlia adolescente che canta (benissimo) Hallelujah di Leonard Coen, ma anche il signore che da un punto imprecisato del mega-condominio spara a tutto volume “Il Triangolo” di Renato Zero e un matto che da un tetto di Monteverde, il quartiere più engagée di Roma, manda l’inno nazionale a un milione di decibel. Gli applausi di mezzogiorno si sentono fortissimi persino nei quartieri residenziali di solito poco propensi a spendersi, sono moltiplicati da centinaia di dirette Facebook, da migliaia di riprese al cellulare: bambini dalle loro camerette, adolescenti truccate e pettinate di tutto punto, nonne in grembiule, e ci sono pure fischietti, pentole sbattute con i mestoli, sirene da stadio.

E’ orgoglio, è sostegno all'autostima, è  desiderio di dire a se stessi e al mondo che siamo un Paese differente, capace di inventarsi cose speciali persino nella reclusione della quarantena. Ma dietro questa voglia di esibizione solidale e patriottica dai balconi forse c’è qualcosa di più. C’è uno stato d’animo che finora nessuno – la politica, gli esperti, gli opinionisti – è riuscito a interpretare a pieno, costruito non solo dai sentimenti molto raccontati dello spavento e della diffidenza ma anche del desiderio di sentirsi uniti in una prova senza precedenti che obbliga alla distanza fisica, all’isolamento personale. In altre stagioni, quando a fare paura erano le bombe e il terrorismo, si reagì scendendo in piazza per marcare con i grandi raduni  la volontà di non piegarsi, di andare avanti e farsi forza uno con l’altro. Ora non si può. E però quella volontà esiste anche in questa circostanza e ha bisogno di farsi sentire, di mostrarsi pubblicamente: un desiderio così forte che trova modi per esprimersi anche senza regie organizzative o imput calati dall’alto. 

Le immagini degli italiani che applaudono e cantano stanno facendo il giro del mondo e forse ci aiuteranno più dei discorsi ufficiali a far percepire il sentimento di un Paese tutt’altro che rassegnato. Quei video dalle case di ringhiera, dagli attici in centro, dai palazzoni popolari a venti piani, dalle strade senza più auto, senza più traffico, senza più passanti, dicono una cosa precisa: stiamo giocandoci il nostro Mondiale, tutti insieme, e siamo determinati a vincerlo. 


martedì 20 agosto 2019

Italia campione del mondo di parapendio

Dopo il successo nei mondiali di deltaplano lo scorso luglio, il tricolore sventola anche sul podio del 16° Campionato del Mondo di volo in parapendio che si è chiuso a Krushevo in Macedonia.

di Gustavo Vitali

Joachim Oberhauser ( nella foto) , pilota di Termeno (Bolzano), 43 anni, esperto di macchine agricole nella vita, è il nuovo Campione del Mondo. Insieme a lui il team Italia vince per la prima volta identico titolo a squadre in condivisione con la Francia. Oltre che da Oberhauser, la nazionale azzurra comprendeva la milanese Silvia Buzzi Ferraris, Christian Biasi di Rovereto (Trento), Marco Busetta di Paternò (Catania), Alberto Vitale pilota ragusano trapiantato a Bologna e Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano) in veste di CT.
Il successo è scaturito al termine di dieci task, una al giorno, su percorsi dai 65 ai 130 chilometri. Giudici di gara i funzionari della FAI, Fédération Aéronautique Internationale.

La  squadra

Osso duro da battere per i 150 piloti iscritti in rappresentanza di 48 nazioni quelli francesi, campioni del mondo uscenti a squadre, individuale maschile e femminile. In pratica tutte le medaglie erano loro e non si sono smentiti neppure nei cieli macedoni prendendo all’inizio il comando della gara. Per gli azzurri sono stati dieci giorni di passione, su è giù per la graduatoria fino alla svolta nella settima giornata quando Oberhauser è riuscito a scalzare Honorin Hamard dal comando. Alla fine al francese andrà la medaglia di bronzo a pari merito con Vladimir Bacanin (Serbia) e dietro al russo Gleb Sukhotskiy, vice campione del mondo
Un altro momento importante per l’Italia quando Marco Busetta ha vinto la penultima prova portando al team i punti necessari per prendere il comando della classifica a squadre. La reazione dei francesi non si è fatta attendere, tanto che a giochi chiusi i transalpini raggiugeranno gli azzurri sul gradino numero uno del podio. Seguono Giappone e Svizzera.
Tra le quote rosa, impossibile battere Méryl Delferriere (Francia) che ha mantenuto il comando sulle 21 colleghe per tutto il campionato. Medaglia d’argento alla svizzera Yael Margrlisch; quella di bronzo a Ellis (Australia).
Dopo questa impresa possiamo guardare all’Italia come la nazione più forte al mondo nel volo libero in parapendio e deltaplano, laddove per libero si intende il volo senza motore, sulle ali del vento e delle correnti d’aria ascensionali. Non si ricorda neppure un altro sport nel quale atleti azzurri abbiano vinto di più.


domenica 30 settembre 2018

Marzabotto: Maas, dolore e vergogna

'Ministro esteri tedesco qui, dove i connazionali portarono morte'

Da ANSA


"Come ministro degli Esteri" tedesco "dico con profondo dolore e grande vergogna che mi inchino davanti alle vittime e ai loro familiari". Lo ha detto, intervenendo alla 74/a commemorazione degli eccidi del 1944 il ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas. "Non è scontato che un ministro degli Esteri tedesco possa essere qui dove i miei connazionali hanno portato morte", ha aggiunto.
    "Ci sono state 770 persone uccise. Si tratta di crimini commessi da tedeschi che ancora oggi ci lasciano senza fiato per la loro efferatezza e crudeltà: 770 persone uccise che non dimenticheremo mai".
    Infine, ha sottolineato Maas, "è tutt'altro che scontato che dolore e vendetta abbiano ceduto il passo alla pace e all'amicizia: è un dono prezioso che dobbiamo conservare e preservare".

lunedì 10 settembre 2018

Sarà italiano il primo zucchero bio al 100%.


Coprob e Federbio firmano a Bologna il contratto


Da ANSA

       Siglato a Bologna il contratto che porterà, nel 2019, ad avere il primo zucchero biologico 100% italiano. Cooperativa Produttori Bieticoli-Coprob, unico produttore italiano di zucchero con la marca Italia Zuccheri, e FederBio (servizi per il settore bio) l'hanno firmato al Sana, l'ultimo giorno del salone internazionale del biologico a BolognaFiere.
    Questo progetto per la barbabietola da zucchero "nasce dalla sfida lanciata da Coprob nel 2017 con la coltivazione biologica di alcuni ettari - spiega Claudio Gallerani, presidente della cooperativa -. Gli ottimi risultati ottenuti l'anno scorso hanno portato ad ampliare la sperimentazione nel 2018 (130 ettari coltivati da 31 aziende agricole) e anche quest'anno i risultati sono stati più che positivi". Soddisfatto anche Paolo Carnemolla, presidente FederBio Servizi: "la domanda di zucchero biologico è molto forte, con i principali player italiani dell'agroindustria che sono interessati ad acquistare un prodotto che ancora non esiste sul mercato".

martedì 20 marzo 2018

L'Italia spende troppo in pensioni: i consigli da 'brivido' dell'Fmi

                                                        Richiesto:

In un working paper del Fondo Monetario Internazionale sono contenute alcune ipotesi per 'tagliare' la spesa pensionistica italiana: dall'abolizione delle quattordicesime all'eliminazione dei benefici per le mamme lavoratrici
Per le pensioni l'Italia spende ancora tanto, anzi troppo, nonostante le varie riforme attuate dagli ultimi governi, come la tanto criticata Legge Fornero.
Secondo una ricerca del Fondo Monetario Internazionale ( Fmi) , la spesa pensionistica italiana equivale al 16% del Pil ed è la seconda più alta in Europa dopo la Grecia.
Il “working paper” pubblicato sul sito della Fmi è stato redatto da Michael Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur e Mehdi Raissi ed è intitolato “Italy: toward a growth-friendly fiscal reform”. 
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Nello studio vengono messe in evidenza quali sono le aree del sistema pensionistico italiano in cui si potrebbe agire per ridurre le spese e risparmiare. 

Italiy: toward a growth-friendly fiscal reform: il documento completo

Le soluzioni

Tra le diverse ipotesi avanzate nella ricerca del Fondo Monetario Internazionale c'è la possibilità di eliminare la quattordicesima e di ridurre la tredicesima, che però dovranno essere sostituite con delle misure alternative contro la povertà. Inoltre potrebbe essere utile ricalcolare l'importo delle 'vecchie' pensioni, ottenendo una somma meno 'generosa'.

Tutta la verità sulle pensioni, cosa accadrà davvero nei prossimi anni

Un'altra proposta messa sul tavolo è quella di porre un limite di età per il coniuge vedovo e limitare ogni pagamento ad altri che non siano il coniuge vedovo o l'orfano. C'e' poi l'introduzione di un limite di età per il coniuge vedovo e limitare ogni pagamento ad altri che non siano il coniuge vedovo o l'orfano. Altre soluzioni sponsorizzate dall'Fmi riguardano la possibilità di eliminare i benefici nel calcolo della pensioni delle madri lavoratrici, spostando le agevolazioni nell’ambito della spesa sociale.


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venerdì 9 marzo 2018

La patente non è a norma: l'Italia rischia la multa Ue

I documenti italiani sarebbero poco chiari nel segnalare limitazioni alla guida. La Commissione ha aperto una procedura di infrazione contro il nostro Paese, ma per lo stesso motivo anche contro Germania, Lettonia e Paesi Bassi

Segnalato
 
Le patenti italiane sono poco chiare, non riportano correttamente le limitazioni alla guida, come ad esempio l'obbligo di portare gli occhiali al volante, e per questo devono essere modificate. Lo chiede la Commissione Ue che ha inviato oggi al nostro Paese una lettere di costituzione in mora. Si tratta del primo passaggio formale della procedura di infrazione comunitaria. Sul banco degli imputati oltre all'Italia anche Germania, Lettonia e Paesi Bassi, che Bruxelles esorta a rispettare le norme comuni europee sulle patenti di guida contenute nella direttiva 2006/126/CE.


L'allegato I di quella direttiva stabilisce proprio in che modo devono essere riportate sulla patente le limitazioni alla guida e tutte le altre informazioni supplementari e la lettera di messa in mora afferma che i quattro Stati hanno adottato misure a livello nazionale che “contrastano con alcune di tali prescrizioni”. Il nostro Paese ha ora due mesi di tempo per replicare alle argomentazioni addotte dalla Commissione, in caso contrario Bruxelles potrà decidere di inviare un parere motivato, il passaggio precedente al deferimento alla Corte di Giustizia.





mercoledì 24 gennaio 2018

La Corte dei Conti Ue bacchetta la Commissione: troppa "inerzia" con paesi inadempienti come l'Italia



 

Marco sollecita :

La Corte dei Conti dell'Unione europea ha criticato la Commissione per non aver mai attivato la procedura per squilibri macroeconomici eccessivi, malgrado il fatto che alcuni paesi come l'Italia non abbiano corretto i loro squilibri. "Il fatto che, sistematicamente, non sia stata attivata la procedura per gli squilibri eccessivi ha ridotto la credibilita' e l'efficacia della procedura per gli squilibri macroeconomici", ha detto Neven Mates, il membro della Corte dei Conti responsabile del rapporto pubblicato oggi: "nel corso dell'audit della Corte, la Commissione ha fornito scarsi elementi probatori per spiegare i motivi per cui il collegio non ne abbia proposto l'attivazione".
L'Italia e' rimasta nella categoria di squilibri eccessivi "per quattro anni consecutivi", dice il rapporto della Corte dei conti, sottolineando la "inerzia" della Commissione. La Corte dei Conti punta il dito anche contro i governi nazionali, che non avrebbero fatto abbastanza per correggere gli squilibri eccessivi. "Nonostante il monitoraggio frequente e intenso" della Commissione, "il grado di attuazione da parte degli Stati membri delle raccomandazioni specifiche per paese relative alla procedura per gli squilibri macroeconomici e' stato modesto", dice il rapporto. 


mercoledì 26 luglio 2017

L'Italia chiude le porte ai Tibetani.

Soddisfiamo la richiesta di pubblicazione dell'associazione Italia – Tibet.


L'Italia da moltissimi anni tiene un rapporto privilegiato con il mondo della diaspora Tibetana in India. Qui, oltre 150mila rifugiati vivono in insediamenti donati dal Governo Indiano dopo l'occupazione del Tibet da parte della Repubblica Popolare Cinese nel 1950 e l'esilio dello stesso Dalai Lama nel 1959.

Innumerevoli e costanti sono le visite del Dalai Lama, Nobel per la Pace nel 1989, nel nostro paese, dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria da parte di città importanti (Roma, Milano, Palermo, Padova, Torino, Firenze, Rimini, Venezia etc. in totale sono oltre 20) lauree ad honorem da prestigiose università e riconoscimenti vari per la sua instancabile opera di diffusione della cultura della nonviolenza e del metodo del dialogo per la risoluzione dei conflitti.

Tra i paesi occidentali l'Italia si distingue anche per un costante supporto umanitario alla comunità tibetana in esilio in India e ogni anno, da decenni, arrivano nel nostro paese monaci e monache dei monasteri tibetani, ricostruiti negli insediamenti dell'India, per svolgere attività di divulgazione della loro cultura e della loro spiritualità.

Inoltre vengono occasionalmente in Italia tibetani laici a trovare i loro parenti che lavorano qui o con soggiorni di lavoro temporaneo. Il numero di questi ospiti, che nella maggioranza dei casi rientra in India, è veramente esiguo. Si parla di una o due centinaia di persone all'anno.
I tibetani viaggiano con un documento rilasciato dal Governo Indiano ( Identity Certificate ) che è riconosciuto come valido dalla maggioranza dei paesi dell'area Schengen, Canada, USA, Australia e molti altri paesi dell'ASIA, e che fino a poche settimane fa veniva accettato senza problemi dal nostro paese per il rilascio dei visti temporanei ai rifugiati tibetani con una prassi che col tempo diviene anche legalmente un diritto in qualche modo acquisito.

Ora, improvvisamente e senza motivazioni contingenti, l'Italia decide di non riconoscere più questo "travel document" ( lo stesso Dalai Lama viaggia in tutto il mondo con questo documento ) per ragioni tecnologiche, il documento non è "biometrico", e si riserva di valutare la concessione del visto di volta in volta e "in casi eccezionali" come da lettera ufficiale ricevuta dal ministero:
" ....Le confermo che il documento in oggetto non è riconosciuto dall’Italia.
L'unico modo per concedere l'ingresso nel nostro Paese a chi non sia titolare di un documento valido e in corso di validità è il rilascio di un visto a validità territoriale limitata (che consente l’ingresso solo in Italia) apposto su un apposito lasciapassare.
Si tratta però di una misura eccezionale, che l’Ambasciata valuterà caso per caso a seguito di una verifica sulla sussistenza di motivi umanitari o di interesse nazionale, ovvero in presenza di obblighi internazionali (art. 25.1 del Regolamento 810/2009 - Codice europeo dei visti)"

L'ambasciata di Delhi e il consolato di Mumbai confermano per iscritto che non rilasceranno più visti a tibetani residenti in India e possessori del suddetto certificato.

Contraddittorio il fatto che il Governo Italiano riconosce il Buddhismo come religione e allo stesso tempo impedisce ai suoi maestri di venire ad insegnarlo. Questa decisione del Governo Italiano, ripetiamo non in linea con l'atteggiamento dei più importanti paesi dell'area Schengen (Germania Francia, Spagna, Austria, Olanda etc). che continuano a riconoscere l'Identity Certificate e ad accogliere i tibetani provenienti dall'India, appare ingiusta, inopportuna e solleva molte perplessità anche sulle ragioni che si possono trovare dietro di essa.

La Comunità Tibetana in Italia, l'Associazione Donne Tibetane in Italia, l'Associazione Italia-Tibet, assieme a tutti i firmatari di questo documento , denunciano con forza questo sopruso ingiustificato ai danni di poche persone che si sono sempre distinte per un comportamento irreprensibile e per una adesione totale alle nostre regole. Persone che nel nostro paese e negli anni si sono guadagnati la simpatia e il sostegno di tutta la società civile anche per i valori etici e spirituali che portano.
In virtù di quanto sopra esposto i firmatari, anche in riferimento alla interrogazione parlamentare Atto n. 4-07840 Pubblicato il 18 luglio 2017, nella seduta n. 861, chiedono al nostro Governo di ripristinare la prassi di accettazione dell'Identity Certificate dei tibetani in India, magari in attesa di un adeguamento tecnologico concertato con il Governo Indiano, così come avviene negli altri paesi dell'Unione Europea, America e Asia, e di chiudere quello che a tutti gli effetti appare come un imbarazzante e ingiustificato incidente, riservandosi di intraprendere tutte le iniziative legali, mediatiche, politiche per garantire ai tibetani il loro diritto umano a muoversi nel mondo.

martedì 15 novembre 2016

A Sasso Marconi una funzione religiosa per i caduti di tutte le guerre.


di Fortunato Galtieri

Domenica scorsa, 13 novembre 2016. alle 11.30, nella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro in Sasso Marconi (Bo), Mons. Gabriele Cavina, ha celebrato una S. Messa in suffragio dei Caduti di tutte le guerre per l’Italia, giunta quest’anno alla XXI edizione, che si è proposta, come sempre, di tributare un reverente e commosso omaggio ai soldati di ogni Arma e grado che, fedeli all’Onore di militari e al Tricolore, sacrificarono la loro vita per la Patria nel tempo.

Dalla Cantoria della Chiesa. Il Coro acCanto al Sasso, diretto dal Maestro Silvia Vacchi, ha eseguito brani d'autore tratti dal repertorio polifonico sacro. Il Servizio Tromba è stato eseguito dal Trombettiere del 6° Reggimento Logistico di Sostegno Generale di Budrio (Bo).
Erano presenti Alla solenne funzione religiosa il Dott. Ignazio De Francisci, Procuratore Generale della Repubblica, la Dott.ssa Sandra Pellegrino, Vice Prefetto, in rappresentanza del Prefetto Dott. Ennio Mario Sodano, la Sig.ra Lucia Dallolio, Assessore al Comune di Monzuno, con il Gonfalone del Comune e Scorta, VAM e il Sig. Renzo Corti, Assessore al Comune di Sasso Marconi, entrambi con Fascia Tricolore, in rappresentanza dei rispettivi Sindaci, il Gen. B. Cesare Alimenti, Comandante del Comando Militare Esercito “Emilia-Romagna”, il Col. Daniele Bolzoni, Comandante del 6° Reggimento Logistico di Sostegno Generale di Budrio, con il Sottufficiale di Corpo 1. M.llo Lgt. Giuseppe Montrone e il 1. C.M. Fabio Maniscalco, Trombettiere, il Capitano Giuseppe Sciarretta, in rappresentanza del Comandante della Regione “Emilia-Romagna” della Guardia di Finanza, Gen. D. Piero Burla, con il M.llo Fanelli, il Capitano Nicola Ambrosino, con la sua gentile Signora, in rappresentanza del Comandante del 121° Reggimento Artiglieria contraerei, “Ravenna”, Col. Michele Strippoli , le S.lle Ida Rizzi e Giuseppina De Angelis, Sottotenenti del Corpo II.VV. C.R.I., Ispettorato di Bologna, Il M.llo Ord. Strano con il C.re Sc. Mattia Perri, in rappresentanza del Comandante della locale Stazione dell’Arma, M.llo Aiut. S.UPS Massimiliano Argento.

Per le Associazioni d’Arma erano presenti il Gen. B. Giuseppe Napoleone, Presidente dell’Ass.ne Naz.le del Fante, Sezione Provinciale di Bologna, il Col. Giovanni Sica e la moglie Sig.ra Maria, Presidente del P.A.S.F.A. (Patronato Assistenza Spirituale Forze Armate) - Sezione di Bologna, la Signora Maria Romana Innocenti, con il Mantello delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, il Primo Mar. Lgt. Cav. Luigi Monteleone, Presidente della Sezione ANGET di Castel Maggiore, con la sua Signora e il figlio, gli Avieri Elis Tortori e Mario Conti con il Labaro della Sezione di Bologna dell’Associazione Arma Aeronautica.

Per l’ANIOC erano presenti la C.ssa Avv. Elisabetta Brunelli con la figlia Isabella, in rappresentanza del marito, Conte Maurizio Monzani, Segretario Generale dell’Associazione l’Uff. Prof. Mario Mattei, nuovo Delegato Regionale, per l’Emilia-Romagna, i Soci della Delegazione, Comm. Piergiovanni Niccolai e Signora, da Quarto di Gossolengo (Pc) e il Cav. Cesarino Bassoli e Signora, il Conte Carlo Ferniani, Delegato Comunale di Faenza, con la gentile Signora, i Soci Cav. Cesare Scandellari e Signora, Cav. Angelo Peri e Signora e Cav. Arrigo Tinti della Delegazione di Bologna.
La Presidenza della Repubblica e il Ministero della Difesa hanno inviato una lettera di adesione all’iniziativa in ricordo dei Caduti. Hanno aderito all’iniziativa, via e-mail: il Presidente del Consiglio Dott. Matteo Renzi, il Prof. Francesco Ubertini, Rettore Magnifico dell’Università di Bologna, il Comandante dell’Accademia Militare dell’Esercito di Modena, Gen. D. Salvatore Camporeale, il Presidente Nazionale ANGET (Ass.ne Naz.le Genieri E Trasmettitori d’Italia) Gen. C.d’A. Carlo Mittoni, l’ex Comandante del Comando Militare Esercito “Emilia-Romagna” Gen. C.d’A. Antonio De Vita.
All’inizio della funzione l’Uff. Galtieri ha preso brevemente la parola ringraziando il Celebrante e tutte le Autorità intervenute

All’omelia, Mons. Cavina ha spiegato il Vangelo del giorno, che auspica finalmente la venuta della Giustizia a governare il mondo, parlando anche delle guerre che dilaniano il mondo e del terremoto che ha devastato tantissimi luoghi della nostra Italia Centrale. Egli ha inoltre ricordato Mons. Enelio Franzoni, Cappellano Militare reduce dell’Armir, M.O.V.M., ricordando che da prigioniero di guerra in Russia egli aveva rifiutato per ben due volte il rimpatrio preferendo restare con i nostri soldati prigionieri e assisterli anche fino alla morte.

Al termine della funzione, l’Uff. Prof. Mario Mattei, Delegato Regionale dell’Associazione ha preso brevemente la parola ringraziando le Autorità intervenute, elogiando l’iniziativa dell’Uff. Galtieri e di sua moglie, prof.ssa Franca Maria Tegliucci per la passione con la quale hanno organizzato la cerimonia. Subito dopo, l’Uff. Galtieri, preceduto da uno squillo di Attenti, ha letto la “Preghiera del Soldato”, seguita dalle note del “Silenzio d’ordinanza”.

Dopo la funzione religiosa i Soci e gli invitati si sono ritrovati a pranzo presso il Ristorante "tre galletti" di Sasso Marconi ove, prima del pranzo è stato eseguito l’Inno di Mameli.









mercoledì 20 aprile 2016

Ma i giovani vogliono ancora vivere in Italia? Senza di loro un Paese nei guai

Un lettore ha inviato questo di Enrico Marro pubblicato dal Sole 24 Ore:
 
Ma i giovani vogliono ancora vivere in Italia? La domanda è legittima, spiega Cinzia Conti, la ricercatrice Istat che ha coordinato l’indagine sull’Integrazione scolastica e sociale delle seconde generazioni cofinanziata da Unione europea e ministero dell’Interno. La ricerca, pubblicata il mese scorso, ha coinvolto le scuole secondarie di primo e secondo grado con almeno cinque alunni di cittadinanza straniera.
I risultati sono interessanti. E allarmanti. Dall’indagine emerge che, una volta adulti, il 42,6% dei ragazzi italiani e il 46,5% di quelli stranieri vogliono andarsene a vivere all’estero. Per gli stranieri «si potrebbe pensare che si tratti di nostalgia di “casa”, ma non è così - spiega Conti su Neodemos.info - . In realtà solo il 22% dei giovani stranieri vuole tornare nel Paese in cui è nato o in quello dei genitori, molti di più vogliono andare in altri Stati». Con alcune nazionalità che alzano la media: sono oltre il 60% i ragazzi indiani che desiderano andarsene dall’Italia, seguiti dai marocchini (51,6%), dai filippini (51,4%) e dagli albanesi (45,8%).
Ma il bello è che, appunto, anche il 42,6% dei teenager italiani dichiara di voler scappare oltreconfine. Dove, in particolare? I giovani italiani puntano con grande decisione sugli Stati Uniti (31,9% di quanti vorrebbero emigrare dalla Penisola), seguiti da Gran Bretagna (11,5%), Australia (8,2%), Spagna (7,4%), e più a distanza da Germania (6,6%) e Francia (5,2%). Assai più distaccati sono Canada (3,2%), Giappone (2,3%), Svizzera (2,1%) e Brasile (2%). E gli stranieri? La loro top ten è simile a quella degli italiani, con gli Stati Uniti che dominano e - solo per gli stranieri nati all’estero - un appeal leggermente maggiore della Germania rispetto alla Gran Bretagna.
«Certo si tratta dei desideri, dei sogni, di ragazzi adolescenti - spiega ancora Cinzia Conti - ma forse, considerati insieme agli indicatori demografici diffusi di recente, ci dicono che il problema odierno e futuro del nostro Paese non è tanto l'“invasione” degli stranieri, quanto il fatto che l’Italia rischia di trasformarsi di nuovo in Paese di emigrazione». In cui ad andarsene - continua la ricercatrice - non sono più solo i “cervelli”, persone cioè altamente qualificate in cerca di lavori più stimolanti, ma in generale giovani in cerca di un’occupazione qualsiasi. E con l’aggravante che, a differenza, degli anni Cinquanta e Sessanta, a sostenere questa migrazione non ci sarebbe nemmeno un alto tasso di natalità.
Il quadro, insomma, è preoccupante. Nel 2015, per la prima volta dal 1917, il nostro Paese ha registrato una rilevante inversione di tendenza: la popolazione anziché aumentare è diminuita di 139mila unità rispetto all’anno precedente, per effetto dell’aumento della mortalità, dell’emigrazione, del calo dell’immigrazione e della raffica di record negativi sui tassi di natalità. Il brutto, sottolinea Cinzia Conti, è che «anche gli stranieri sembrano ormai pensare meno all’Italia come alla “terra promessa”. Non solo, infatti, nel 2015 si è registrato un contenuto aumento della popolazione straniera residente (circa 39mila unità), ma sono diminuite le nascite da madre straniera di circa 5mila unità rispetto all’anno precedente, anno in cui già si era registrata una diminuzione». Segnali - conclude la ricercatrice - che raccontano quanto il nostro Paese abbia perso appeal come posto dove vivere e far vivere i propri figli.

domenica 3 aprile 2016

Tre milioni di invalidi. 100 mila falsi .IL PAESE E' SENZA FUTURO.


Da Il Tempo .it. Segnalato.

Nel Meridione ogni mille residenti 64 ricevono l’indennità. Il doppio del Nord I governi provano a stanare i furbi. In 12 anni il costo è passato da 12 a 18 miliardi.

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In Italia ci sono quasi 3 milioni di invalidi civili. Un dato che emerge dai dati sulle prestazioni assistenziali erogate dall’Inps. Si tratta di pensioni concesse a pieno titolo e non è dato sapere quanti di questi abbiano pienamente diritto. Ma i «furbi» continuano a essere una costante nelle indagini di Finanza e Carabinieri. Le verifiche continuano infatti a pieno regime da anni. Nel 2013 l’allora presidente Inps, Antonio Mastrapasqua spiegò che «in questi anni (l’Inps ndr) ha revocato quasi 100 mila false prestazioni di invalidità civile, su 2,7 milioni di attuali percettori». Era solo una traccia di lavoro e la lotta ai furbi continua senza sosta. Negli ultimi mesi dello scorso anno anche il governo Renzi, ha ribadito che il risparmio dagli assegni ai falsi invalidi dovrebbe contribuire alla spending review di 10 miliardi prevista per il 2016. Tuttavia se da un lato i maggiori controlli possono fare recuperare denaro pubblico, dall’altro risultano anche molto costosi, producendo quindi un risparmio marginale modesto. Inoltre, l’attuale esecutivo non è il primo che prova a combattere il fenomeno dei falsi invalidi. Già nel 2003 ci provò Giulio Tremonti, ministro dell’Economia nel secondo governo Berlusconi. Dopo di lui il tema venne indicato come priorità anche da Romano Prodi nel 2007. In tempi più recenti ci hanno provato anche Mario Monti (che lanciò 150 mila verifiche aggiuntive), poi mister spending review, Carlo Cottarelli. Il risultato non sembra premiante secondo un’inchiesta del Fatto Quotidiano infatti «in 12 anni la spesa per le invalidità civili è passata da 11,8 miliardi agli oltre 16 miliardi attuali».

E i numeri presentati ieri non registrano inversioni di tendenza. Le pensioni agli invalidi civili a inizio 2016 erano 2.980.799, erogate per il 44% nel Sud. L’Inps spiega anche che al Nord è erogato il 34,7% delle prestazioni agli invalidi civili, al Centro il 20,6% delle prestazioni e al Sud il 44,8%. Se si guarda nel complesso alle pensioni assistenziali (compresi quindi gli assegni sociali) a fronte di 63 prestazioni ogni 1.000 residenti in Italia, in Trentino sono 26 ogni 1.000, in Emilia Romagna 45 ogni 1.000 e in Calabria 97 ogni 1.000. In particolare le pensioni e gli assegni sociali sono percepiti per il 54,9% al Sud (22,6 persone ogni 1.000 residenti ne hanno una), per il 25,3% al Nord (7,8 ogni 1.000 residenti) e il 19,8% al Centro (14,1 ogni 1.000 residenti). Per gli invalidi civili il numero di prestazioni ogni mille residenti è quasi doppio al Sud rispetto al Nord (64,1 contro 37,2 ogni 1.000 presidenti). Ma al Sud è più alta anche la percentuale delle prestazioni di invalidità previdenziale con il 47% del totale degli assegni contro il 31,2% al Nord e il 20,4% al Centro. In pratica al Sud ci sono 23,9 residenti su 1.000 con una prestazione di invalidità previdenziale contro gli 11,9 su 1.000 residenti al Nord.


mercoledì 20 gennaio 2016

La Caporetto demografica: nel 2015 «scomparse» dall’Italia 150mila persone. Non avveniva dal 1917.

Un lettore ha inviato:

di Enrico Marro

Per trovare dati così brutti bisogna tornare indietro di un secolo, al triennio 1916-18, e in particolare al 1917, con la doppia strage della Grande Guerra da una parte e della pandemia di letale influenza Spagnola dall’altra. Secondo il demografo Gian Carlo Blangiardo, docente all’Università di Milano Bicocca, a fine 2015 sono ben 150mila gli italiani che mancano all’appello rispetto all’anno precedente. Una Cagliari, o una Livorno, che è scomparsa dalla carta geografica. Un collasso demografico sempre più allarmante - il forte calo del 2011 (-1,2 milioni) è infatti solo dovuto alla revisione del censimento - che si deve a quattro motivi: crollo della natalità, aumento della mortalità, drastico calo dell’immigrazione e fuga all’estero dei giovani più qualificati.
Andiamo con ordine. Innanzitutto c’è il crollo delle nascite, che già nel 2014 ci aveva fatto toccare il record negativo della peggior natalità dal 1861, anno dell’Unità d’Italia. Poi c’è un ancora poco chiaro aumento dei decessi. Ma soprattutto il nostro Paese non riesce più ad attrarre l’immigrazione, nemmeno quella poco qualificata, che pure aveva dato una mano al Paese sia sul fronte natalità che su quello lavoro (e quindi della tenuta del sistema previdenziale). Al contrario, l’Italia assiste impotente a una continua fuga all’estero di giovani qualificati. Nel 2014, lo ricordiamo, era scomparsa dalla carta geografica nazionale un’intera Ancona, o una Piacenza, con i 100mila italiani emigrati oltreconfine (come risulta dai dati dell’Aire, l’Anagrafe italiana dei residenti all’estero).
Ma tra i quattro nodi che stringono il cappio demografico italiano forse il peggiore è proprio quello della fuga di cervelli. Lì assistiamo alla vera Caporetto, per restare alle similitudini statistiche con il 1917. Consideriamo che in media il compimento del percorso scolastico di uno studente italiano costa alle casse pubbliche (cioè a noi tutti) circa 100mila euro. Bene: questo studente, una volta laureato, non trovando soddisfazioni professionali in Italia se ne scappa in Germania, Gran Bretagna o Stati Uniti, e con le sue competenze crea valore in quelle economie (versando in quegli Stati esteri i suoi contributi previdenziali). Ecco che i 100mila euro italiani serviti a formare quel professionista italiano che non trova lavoro nel nostro Paese volano oltreconfine. Forse per sempre.
Anche sul fronte immigrazione non c’è molto da sorridere. Il contributo netto dei movimenti migratori è in drastica caduta, spiega Blangiardo sul sito Neodemos, stimabile in al più 20-30 mila unità per l’intero anno. «Un fenomeno che solo nel recente passato è stato sino a dieci volte più rilevante - continua l’esperto - e che deve il suo ridimensionamento sia alla minore attrattività dell’Italia nel panorama della mobilità internazionale (escludendo doverosamente sbarchi e transiti), sia alla crescente “fuga” di nostri connazionali».
Un capitolo a parte, inquietante, riguarda l’aumento dei decessi.«Obbedendo a logiche inattese e tuttora da approfondire, i decessi hanno subìto una brusca impennata, tale da accreditare l’ipotesi di un altro record: quello della più alta crescita del numero di morti in un anno non perturbato da eventi bellici», spiega ancora il demografo. Dai bilanci demografici mensili forniti dall’Istat si rileva infatti come il totale dei morti in Italia nei primi otto mesi del 2015 sia aumentato di 45mila unità rispetto agli stessi primi otto mesi del 2014. «La cosa non è affatto marginale se si pensa che ciò corrisponde a un aumento dell’11,3% e che, se confermato su base annua, porterebbe a 666mila morti nel 2015 contro i 598mila dello scorso anno», sottolinea il demografo. Che aggiunge: «per trovare un’analoga impennata della mortalità, con ordini di grandezza comparabili, si deve tornare indietro sino al 1943 e, prima ancora, occorre risalire agli anni tra il 1915 e il 1918». Alle due guerre mondiali, insomma. Se confermato, quello del 2015 sarebbe un triste primato in tempo di pace. Ma soprattutto, andrebbe spiegato a fondo.

domenica 17 gennaio 2016

Il premier Renzi ha inviato.

Da Matteo Renzi:



Dieci pensierini volanti per questa E-News

1)
A Caserta. Dare una chance al sud, alle sue bellezze, alle sue eccellenze: questo uno dei compiti principali del Governo nel 2016. E per questo abbiamo predisposto alcune misure ad hoc, a partire dal credito di imposta. Farlo in un territorio come Caserta vale doppio. Domani con il Ministro Franceschini e il Ministro Pinotti consegnamo alla Cultura altri spazi, bellissimi, di questo luogo così impressionante. E dal Teatro della Reggia continuiamo il nostro tour in tutte le province: prossime tappe Matera e Mantova. L'Italia della cultura, dei teatri, dei valori, delle idee, dell'educazione è l'Italia di cui ha bisogno il mondo.

2)
I dati sul lavoro non fanno più notizia. Forse perché sono positivi. Attendiamo i dati finali di INPS, ma le prime stime dicono che il JobsAct abbia prodotto un aumento di quasi mezzo milione di contratti a tempo indeterminato. Quasi mezzo milione di contratti a tempo indeterminato in un solo anno. E meno male che il JobsAct non ha funzionato, come dicono i gufi: se avesse funzionato, chissà che risultati! Scherzi a parte, il fatto che crescano i mutui, che i ragazzi abbiano più tutele e più certezze, che finalmente il mercato del lavoro abbia cambiato verso, è un elemento cruciale per il futuro del nostro Paese. Avanti tutta!

3)
Europa. Nessuna polemica con l'Europa da parte nostra. L'Italia chiede semplicemente che ci siano le stesse regole per tutti, dall'energia al surplus commerciale, dall'immigrazione agli aiuti di stato. Tutto qui. Difendendo questo principio, difendo l'Italia: se qualcuno pensa che noi possiamo essere telecomandati da Bruxelles, ha sbagliato premier. Ma difendo anche l'Europa. In un momento come questo, con le tensioni politiche in Polonia e lo stallo istituzionale in Spagna, con il referendum inglese e l'immigrazione balcanica, le istituzioni di Bruxelles hanno bisogno di farsi aiutare dai veri europeisti, non di aprire polemiche sterili. Cercheremo di dare una mano, con gentilezza e fermezza. Ma senza cappello in mano. L'Italia non ha bisogno di essere salvata da nessuno, men che mai delle istituzioni comunitarie. Che invece devono fare di più sulle partite vere: immigrazioni, politiche economiche, cultura e valori, innovazione.

4)
Flessibilità. Oggi Juncker ha anche evidenziato come sia stata la Commissione da lui presieduta a affermare un principio molto importante di flessibilità. Vero, verissimo. Dopo il lavoro del semestre italiano la Commissione ha accolto il principio di una flessibilità annuale pari al massimo all'1% di Pil (chi vuole qui trova un video interessante). L'Italia sta dentro queste regole, avendo richiesto flessibilità totale per lo 0,8%. Insomma, noi continuiamo a rispettare le regole che devono valere per tutti. E sappiamo che il presidente Juncker è stato eletto sulla base di un accordo politico, che comprendeva flessibilità e investimenti. Noi non abbiamo cambiato idea.

5)
Unioni Civili. Dibattito molto acceso in vista del voto del 28 gennaio. Comprensibile. Siamo l'unico Paese europeo senza una normativa sulle unioni civili e vogliamo colmare il ritardo. Spero solo che il dibattito dei prossimi giorni si mantenga serio e serrato sui veri punti di merito, senza trasformarsi in uno scontro ideologico. La questione non è semplice e mentre su molti punti l'accordo mi sembra solido, ci sono questioni su cui ancora le distanze sono ampie. E forse lo resteranno al punto che sarà il voto segreto, tipico in discussioni sui diritti e sui valori, a definire le scelte. Quello che è certo è che nel giro di qualche settimana avremo finalmente approvata una legge attesa da decenni. Mi auguro che si concluda l'iter esercitando la nobile arte del confronto, ascoltandosi, rispettandosi, dialogando. E non è una questione di buonismo, è una questione di buon senso.

6)
Pubblica Amministrazione. Mercoledì sera, dopo il voto sulle riforme costituzionali al Senato, il Consiglio dei Ministri si riunirà in notturna per discutere di pubblica amministrazione. Tra i principi che giudico più interessanti, il licenziamento immediato di chi viene scoperto a timbrare il cartellino e poi se ne va (e se il dirigente non procede, licenziamo anche il dirigente!). Ci sono centinaia di migliaia di persone perbene che vengono infangate dai truffatori: è l'ora di farla finita. In arrivo anche novità sulle partecipate, sulla riduzione dei corpi di polizia e soprattutto sui tempi di autorizzazione e di concessione dei permessi. Un'Italia più semplice è possibile. Facciamola, tutti insieme.

7)
Agroalimentare. Nei prossimi 3 anni il protocollo d'Intesa fra Ministero delle politiche agricole e Intesa Sanpaolo permetterà lo stanziamento di 6 miliardi di credito per l'agroalimentare. Che diventeranno 10 miliardi nei prossimi anni e creeranno circa 70mila posti di lavoro. Un settore, quello dell'agricoltura, che è una parte importante dell'impegno del nostro Governo: lo dimostrano il calo delle tasse agricole, lo dimostra anche simbolicamente il cambio di nome, visto che questo Ministero diventerà il Ministero dell-€™Agroalimentare (inorridisco all'idea che gli amanti degli acronimi che hanno portato al Mef, al Miur, al Mibact, possano chiamarlo il Maga!). L'identità italiana passa anche dal rilancio di questo settore.

8)
Immobili. Uno dei settori che ha pagato di più la crisi economica è stato il settore immobiliare. Per questo motivo nella legge di stabilità abbiamo inserito tante misure che possono favorire il rilancio di questo mercato: l'eliminazione della tasi e imu sulla prima casa, l'imu ridotta per la concessione in comodato ai figli, l'eco bonus per le ristrutturazioni edilizie, il dimezzamento dell'iva per l'acquisto della prima casa, se è in classe A o B di efficienza energetica. Ci sono già dei segnali importanti sulla ripresa del settore come il +97% sui mutui. Noi però oltre alla misura sulla stabilità siamo convinti che il settore pubblico debba liberare risorse. Un piccolo esempio riguarda i fari inutilizzati. Abbiamo messo a gara 11 fari che saranno concessi in affitto per 50 anni a chi li recupererà, valorizzerà e restituirà al patrimonio paesaggistico del nostro paese. Sono arrivate 39 propos te da parte di soggetti più diversi: associazioni ambientali, investitori, anche dall'estero. È un altro passo per riscoprire le meravigliose risorse del nostro territorio. Scommetto che il 2016 sarà l'anno della ripresa dell'immobiliare.

9)
Referendum. Quinto passaggio per le riforme costituzionali mercoledì 20 gennaio, stavolta al Senato. Poi il voto finale alla Camera ad aprile e dunque il referendum a ottobre. Mi fa sorridere l'atteggiamento di chi dopo averci accusato di aver concepito riforme nel chiuso delle stanze del potere, adesso ci contesta il referendum: "€œVolete il plebiscito!"€. Mi verrebbe voglia di dire: ragazzi, mettetevi d'accordo con voi stessi. Se votiamo in Parlamento, siamo autoreferenziali; se votiamo nel Paese, siamo plebiscitari. In realtà dare la parola al popolo per la scelta definitiva è un dovere. Saranno i cittadini ad avere l'ultima parola. E io ho già preso il solenne impegno di essere conseguente: se perderemo il referendum, lascerò la politica. In Italia la cosa fa notizia perché chi è al potere -€“ di solito -€“ non lo lascia neanche sotto tortura. Ma il potere ha un senso se ti permette di fare le cose, di cambiar e il Paese. Non serve stare al potere perché nulla cambi. L'etica della responsabilità prevede che se uno perde, perde. E non può dare la colpa agli altri. Abbiamo avuto una classe politica campionessa mondiale di alibi, sempre pronta a trovare un buon capro espiatorio. Quel tempo è finito. Se dopo aver cambiato la legge elettorale, le tasse, il lavoro, la scuola, la pubblica amministrazione, la giustizia civile gli italiani vorranno mandarci a casa, è loro diritto farlo. Ed è mio dovere prenderne atto. Non siamo più ai tempi in cui le poltrone erano per sempre. Detto questo, io il referendum vorrei vincerlo. Perché credo che semplificare l'Italia sia l'unico modo per renderla più giusta e efficiente. E dunque farò di tutto perché i Sì siano tantissimi. Mi date una mano?

10)
Corso di Formazione del PD. Ultimi giorni per chiedere informazioni sul corso di formazione under 35 organizzato a Roma dal PD. Solo studiando e approfondendo supereremo questa stagione di mediocrità. Per informarsi: email organizzazione@partitodemocratico.it
Qui il video del mio colloquio a Repubblica TV di martedì scorso.

Non vi sarò mai sufficientemente grato per l'amicizia che mi dimostrate con le vostre email. E anche per le vostre critiche o i vostri suggerimenti: aiutano davvero a riflettere.

Un sorriso,
Matteo

domenica 26 luglio 2015

Ferrari, la sede fiscale del cavallino resterà in Italia.



La Ferrari resterà in Italia. Contrariamente ai timori ventilati da numerose fonti di un trasferimento della sede fiscale all’estero, la casa del cavallino continuerà a essere una ‘magnifica favola italiana’.

Ecco la conferma:

Fca, attraverso la controllata New Business Netherlands Nv (che assumerà il nome di Ferrari Nv) ha depositato presso Sec documentazione relativa all'offerta pubblica iniziale di azioni ordinarie attualmente detenute da Fca.

Lo precisa il Gruppo Fca. La sede fiscale di Ferrari Spa resterà in Italia. Il numero di azioni ordinarie oggetto dell'offerta e il range di prezzo dell'offerta non sono ancora stati determinati, ma l'oggetto dell'offerta non eccederà il 10% delle azioni ordinarie.