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venerdì 8 maggio 2020

Il lupo Rio è tornato il libertà

La storia di Rio, riabilitato in un centro del bolognese

Da ANSA


Un lupo, vittima di un avvelenamento, dopo un mese di cure al Centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica di Monte Adone è tornato in libertà.
    La storia di Rio, così è stato chiamato, viene raccontata sulla pagina web della struttura di Sasso Marconi, nel Bolognese, che ha un progetto dedicato proprio alla riabilitazione dei lupi. A inizio marzo un tecnico del Wolf Apennine Center, nei boschi in provincia di Parma, ha visto l'animale, un maschio adulto di circa tre anni, abbeverarsi a un torrente. Notando che beveva troppa acqua, ha sospettato che qualcosa non andasse.
    Contattato un veterinario, il lupo e stato sedato e, dopo i primi accertamenti, è stato scoperto che le sue condizioni erano molto gravi. Trasferito al Centro di Monte Adone, Rio è stato sottoposto a esami. "Le indagini di laboratorio - viene spiegato sul sito - hanno confermato un avvelenamento da tossici" che "hanno provocato una grave lesione intestinale".

lunedì 20 marzo 2017

Lo 'sfogo' di Vicinelli.

Di Pietro Vicinelli 

.....penso che siamo in tanti a condividere  questo grido commovente e poetico ,con considerazioni ancor più vere se riferite al nostro APPENNINO : invaso e straziato, oltre che dal lupo, da cinghiali, caprioli, cervi, istrici,corvidi e altro..... tutti introdotti artificialmente e dissennatamente  per il divertimento di pochi....con un danno  non risarcibile  e forse irreparabile  per l'agricoltura e l'ambiente......
Diffondiamo il "j'accuse" raccogliamo documentazione e filmati...uniamoci agricoltori ,consumatori,visitatori e ammiratori del NOSTRO APPENNINO ... in un ultimo grido disperato...per salvare il salvabile....
A tutti un saluto 
Pietro

.....mi sono solo permesso alcune sottolineature nel testo..... ( mi scuso e mi complimento con Anna Arneodo...)



foto d'archivio
Ci uccidete senza sporcarvi le mani. J'accuse di una pastora 

(28.02.17) Ci uccidete per imporre la vostra civiltà di plastica. Ci uccidete con ipocrisia, camuffando il genocidio con il pretesto di quella natura che state distruggendo e del lupo elevato a bandiera

di Anna Arneodo
Sta nevicando: neve di febbraio, pesante, neve che già sente la fine dell’inverno. Pochi chilometri più a valle è già pioggia; qui è passato stanotte tardi lo spazzaneve, ma ora si sale solo con le catene.
Le stalle sono piene di agnelli: belli, grassi, sono già agnelloni oltre i 30 kg, ma quest’anno nessuno riesce a vendere … la crisi, l’importazione …? Intanto nelle stalle pecore e agnelli mangiano… Fuori del giro dei pastori nessuno si accorge di niente. L’altro ieri ho parlato con un pastore: un gregge di una cinquantina di bestie adulte, la passione che lo teneva vivo per continuare:
« Come vanno le bestie? »
« Ne ho caricate 82, le ho tolte tutte, basta! Non vendi più un agnello, d’estate l’alpeggio, d’inverno il fieno, il lupo, la burocrazia che ti mangiano. Ho chiuso tutto! »
Un’altra sconfitta! Pian piano questa società ci sconfiggerà tutti, chiuderà la montagna, ne farà un grande parco da sorvolare con gli elicotteri, per posarsi sulle punte- eliturismo!- e guardare dall’alto il presepio delle borgate abbandonate. Questo sarà fra poco la nostra montagna!
E intanto: il lupo! Povero lupo, il simbolo ecologico, il simbolo della coscienza sporca di tanta gente, salviamo il lupo! “ La Stampa” di mercoledì 1 febbraio ne ha una pagina piena: non una parola sui pastori, su chi vive e mantiene viva la montagna. Chi scrive, chi protesta, chi difende il lupo e le teorie ecologiste sta in città, ha lo stipendio assicurato, tanto tempo libero per farsi sentire, magari è anche vegano per sentirsi la coscienza pulita.
Noi pastori, allevatori, gente di montagna siamo quassù a presidiare il territorio, a mettere in pratica quotidianamente l’ecologia( ecologia- da “oikos”= casa), noi difendiamo ogni giorno la nostra casa, il nostro paese, il nostro ambiente.
Ma di noi nessuno si ricorda, diamo perfino fastidio, siamo pietra di inciampo. Noi, gente della montagna, che da secoli su questa terre scomode abbiamo saputo creare una cultura, una sapienza di vita per sopravvivere in un ambiente ostile, noi con la nostra storia, la nostra lingua,  l’economia e  la politica hanno  deciso cosi'.
Vivi ormai quassù ogni giorno con una malinconia, una inquietudine dentro che ti spegne ogni entusiasmo, ogni voglia di combattere.
Ci state massacrando. È un nuovo genocidio della montagna, fatto senza sporcarsi le mani.
Ultima bandiera il lupo.

giovedì 23 febbraio 2017

Quel che bolle nella 'pentola Appennino'.



Con il titolo 'quel che bolle in pentola', Pietro Vicinelli di Grizzana Morandi ha inviato un suo 'tentativo di sintesi' per chi vuol riflettere sullo stato dell'Appennino quale area destinata all'agricoltura e all'allevamento di bestiame. A una grande amarezza per un degrado che pare non avere fine, si aggiungono 'alcune ipotesi' che danno speranza. Certo chi ha puntato sul ripopolamento dei selvatici per ridare presenza in Appennino non ha valutato il contrasto e l'appesantimento che ne avrebbe avuto la produzione agricola. La montagna è generosa di qualità e non di quantità. Se a questo handicap , essendo il prodotto agricolo venduto a peso, si aggiungono i costi elevati per una difesa efficace dai selvatici, coltivare in Appennino diventa proibitivo e proibitivo purtroppo lo è diventato nell'indifferenza generale e nei ripetuti annunci di politici e amministratori pubblici di operare per ridare economicità all'area montana. Pochi pionieri sperano si possa finalmente toccare il fondo per ridarsi la spinta e risalire.

QUEL CHE BOLLE IN PENTOLA di Pietro Vicinelli

.....PROVO a fare una  SINTESI ( specie per chi non ha partecipato e collaborato ormai da più di un anno, agli incontri – dibattiti e mini convegni)   sui problemi in Appennino, in particolare a quelli dell'agricoltura
L' Agricoltura è agonizzante, se non morta.... parliamo dell'Appennino Bolognese. Negli ultimi 8 anni un ulteriore 50% di aziende ha chiuso i battenti....un po' tutti sono d'accordo sulle cause che proveremo poi ad analizzare....gli allevamenti bovini  in alcune zone  azzerati totalmente da almeno 20 anni  ( Monteacuto Ragazza da 1000 a zero ,  Prada / Tavernola da 800 /1000  a zero ,,,,l'intero comune di Grizzana da oltre 4000 a meno di 100....!!! Altrettanto per ovini, caprini, suini, per fare qualche esempio)
 Le più comuni coltivazioni rimaste: il  grano, pur se vendibile,  non fa reddito  (il costo ormai supera il ricavo); il fieno ormai invendibile anche perchè infetto dallo sterco, dal rugamento e dal calpestio degli ungulati..... Dappertutto vediamo balloni a marcire....
Nessuna soluzione viene dalle associazioni agricole.....ma molti ormai concordano che, e qualcuno timidamente ci prova, esisterebbero coltivazioni da reddito  ( che andremo a indicare …),   ma è stato individuato da tutti  l' ostacolo principale individuato nella situazione disastrosa provocata dalla presenza della FAUNA SELVATICA  : cinghiali, caprioli, cervi, lupi, istrice, corvidi....( tutti introdotti artificialmente e forse illegalmente ..)   ..che ha dato per davvero il  COLPO DI GRAZIA  all'intera AGRICOLTURA...!!!

Grande entusiasmo  ha creato il progetto  MELAROSAROMANA. Oltre 150  piccoli coltivatori hanno dato l'adesione alla iniziativa messa in campo per salvare le piante ormai rarissime  rimaste e per fare  nuovi impianti con  tecniche  ormai supercollaudate  in tutto il mondo ...(innesti su ceppi nanizzanti M9, M26, M111....che entrano in produzione subito con alte rese...)

Visite ripetute nel Tirolo del Sud ,nelle Marche, la collaborazione con vivaisti  e   tecnici della Universita' di Bologna con analisi del  DNA   di ogni pianta inventariata.....e un sopralluogo per una intera giornata  di gran parte del nostro Appennino dei più famosi esperti del trentino  (Kaneppele  & C.)  che hanno dato una sentenza gratificante e più che incoraggiante " voi non avete  terreni per le mele voi avete il Paradiso delle mele"... Ciò ci ha davvero caricato.......!

In tanti sarebbero pronti a partire . Sono stati fatti sommari" businnes plans",  abbiamo sperimentato e fatto conoscere per la prima volta , con successo immediato, il succo di mela in fustini, da 5 o 3 litri,  a  lunga conservazione e ormai anche i bar  ce li richiedono.....,abbiamo ordinato ormai oltre 4000 piante per piccoli esperimenti......Ma tutto il progetto è fermo per l'onere obbligato e costosissimo dei recinti.. (13 000 a 15000 euro x ettaro...)   purtroppo indispensabili per tener fuori cinghiali cervi caprioli ecc....
Stesso problema per le altre coltivazioni possibili meli ,peri di antiche varietà e non , viti da vino o  da tavola tipo ciliegiolo o sasselas, orticole di qualsiasi genere  e cosi per qualsiasi altro prodotto di vero pregio... per esempio zafferano .
E pure per il farro e i grani antichi che già  con successo alcuni pionieri stanno sperimentando, o con la medica daseme ( 450 € al Ql. ...! ) sempre con il rischio di perdere il 50% e taluni anni il 100% del raccolto...!!!
Perfino l' ormai affermato marone biondo, dopo oltre 30 anni di innesti ( se davvero risultasse superato il problema " vespa cinese" ), va in malora  per un 50/80%  per lo stesso problema...
Pare si salvino in parte alcune officinali , pure previste nel progetto, comunque compromesse da rugamento e calpestio,  ( ricordiamoci che un intenso calpestio secondo studi Universita' di Modena rende sterile o comunque infertile il terreno...)
Aggiungiamo che le normative locali ,regionali  sono spesso cervellotiche, al limite del ridicolo o della follia... ( ..cava abusiva se un aratro estrae un grosso sasso, svincolo idrogeologico per qualsiasi operazione ,      SCIA perfino per recintare un campo anche se tutti i TAR d'Italia sentenziano che " non trattasi di opera edile ne' di inizio di attività...." progetto dettagliato ,domanda variazione d 'uso + parere delle belle arti per l'impatto ambientale/paesaggistico  per
trasformare un castagneto in maroneto...!!!
   PER ULTIMO segnaliamo che, anche per superare alcuni di questi ostacoli, ci viene suggerito / raccomandato di trovare qualche imprenditore, anche non agricolo, ma consapevole che la terra è un valore e può dare ottima resa  e accompagnarlo a fare un impianto leader di almeno 5/6 ettari che abbia un impatto visivo e di risonanza  sul territorio,  anche per l'aspetto creazione posti di  lavoro/ reddito ecc e diventare in breve  un esempio da  riproporre e copiare....AMEN...!

HO dimenticato un suggerimento recente  :far partire una o più" start up" ....che roba è...come si fà...???
costituire  l'assoc/consorzio o altro con progetto esecutivo è l'urgenza dei prossimi giorni... auguri

UN SALUTO CORDIALE Pietro

PS: ho trascurato altre questioni e temi che speriamo di affrontare con successo se sapremo far squadra e muoverci uniti collaborando con chi ha analoghi interessi e magari maggiore esperienza.. (riferito a Salviamol'agricoltura a cui pure inoltro il testo)


venerdì 17 gennaio 2014

Agricoltori: "relegare i lupi in zone protette".



Ha animato il dibattito sulla presenza della fauna selvatica in Appennino, la presa di posizione dell’Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino (URCA) contro la proposta degli agricoltori di relegare la presenza dei lupi nelle aree protette, per scongiurare i danni che il canide arreca agli allevatori. L’Urca  sul proprio giornale informativo scrive infatti:
  
La proposta della Coldiretti  di rinchiudere i Lupi nelle aree protette per contenerne i danni arrecati ad animali come gli ovini, ha, fra lo sconcerto di molti naturalisti, fatto il giro dell'Italia.
Abbiamo sostenuto in altre occasioni
che superare l'articolo 1 della 157/92 attribuendo la proprietà della fauna selvatica ai proprietari dei fondi sarebbe un grave errore in quanto gli interessi economici del mondo agricolo possono condizionare in modo  significativo una gestione della fauna selvatica intesa come bene ambientale comune. Dobbiamo purtroppo registrare che analogo ostacolo può essere determinato da una limitata conoscenza della materia.
La strada maestra per affrontare questi problemi è sempre la stessa: comportamenti umani che tenendo conto delle mutate situazioni faunistico-ambientali siano finalizzati ad una convivenza civile con la fauna selvatica, densità animali compatibili (anche per il Lupo),  risarcimenti congrui e tempestivi ai pochi singoli che in nome di una biodiversità utile a tutti, non debbono farsi carico esclusivo dei problemi prevalentemente economici connessi alla presenza di questo predatore.

Le reazioni del mondo agricolo non si sono fatte attendere e come sempre mettono in luce che il problema ‘presenza faunistica compatibile con l’attività dell’uomo’ sia tuttora lontana da possibili equilibri.

Pietro Sabbioni
 “E’ veramente singolare come i cacciatori siano diventati su queste tematiche i paladini degli animalisti e si facciano scudo dello ‘sconcerto dei naturalisti’", dice Pietro Sabbioni della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori). “In verità sono preoccupati per la quantità e il tipo di animali per loro cacciabili.
Sconcertante poi l’affermazione ‘ sarebbe un grave errore in quanto gli interessi economici del mondo agricolo possono condizionare in modo  significativo una gestione della fauna selvatica intesa come bene ambientale comune’. Quindi la presenza faunistica, chiamata ipocritamente ‘bene ambientale comune’ quando invece è un bene unicamente per i cacciatori, potrebbe essere condizionata dagli interessi degli operatori agricoli. C’è da chiedersi quale futuro costoro vedono per l’Appennino e da queste affermazioni pare sia quello privo della presenza di agricoltori, presenza essenziale e indispensabile per l’equilibrio ambientale  cui, a chiacchiere, tutti dicono di voler ambire .

Incomprensibile anche l’affermazione: “Dobbiamo purtroppo registrare che analogo ostacolo può essere determinato da una limitata conoscenza della materia”  e a chi si  riferisca la frase.

Ipocrita poi l’asserzione ‘La strada maestra per affrontare questi problemi è sempre la stessa: comportamenti umani che tenendo conto delle mutate situazioni faunistico-ambientali siano finalizzati ad una convivenza civile con la fauna selvatica, densità animali compatibili (anche per il Lupo),  risarcimenti congrui e tempestivi ai pochi singoli che in nome di una biodiversità utile a tutti, non debbono farsi carico esclusivo dei problemi prevalentemente economici connessi alla presenza di questo predatore. Quando la direzione e i soci di Urca sanno benissimo che la Provincia, cui è affidata la gestione  della fauna selvatica, non riesce a risarcisce il 100 % del danno accertato e solo agli imprenditori agricoli e ai coltivatori muniti di partita Iva. Tutti gli altri, che sono la stramaggioranza dei danneggiati, poiché gli agricoltori in Appennino  ormai sono una categoria ‘in via di estinzione’, non sono risarciti e, per la difficile contingenza economica, la situazione è destinata a peggiorare. In merito alla ‘convivenza civile’ con un numero di animali in linea con le prescrizioni, gli agricoltori la richiedono da sempre, ma a loro viene riservata una ‘convivenza strozzante’.

Chiudo con alcune considerazioni: se in ballo  vi fosse l’appesantimento del lavoro e la riduzione del  reddito non  degli agricoltori, ma di categoria come quelle degli ambientalisti, animalisti e cacciatori, il problema verrebbe certamente risolto.
Prima dell’immissione artificiale di specie animali ungulate o affini, l’equilibrio ambientale in Appennino esisteva”.

E certamente il confronto non è finito qui.