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mercoledì 27 settembre 2017

Partecipate, esuberi senza fretta.

Con l'affermazione “ Sarà un successo come per l'abolizione delle province?”, Marco propone:

di Francesco Cerisano


Si allungano i tempi per la ricognizione degli esuberi nelle società partecipate. Gli enti avranno tempo fino al 30 novembre 2017 per predisporre gli elenchi dei dipendenti in eccedenza e non dovranno affannarsi a farlo, come originariamente previsto, entro il 30 settembre. In questo modo l'individuazione dei lavoratori di troppo non coinciderà con l'altra scadenza prevista per fine mese, ossia l'approvazione dei piani di revisione straordinaria delle partecipazioni. Un bel sollievo per i comuni che non solo non sovraccaricheranno gli uffici di adempimenti, ma potranno individuare gli esuberi «a ragion veduta», ossia sulla base delle risultanze dei piani di revisione.
Per questo la Conferenza unificata di ieri nell'esprimere l'intesa sul decreto interministeriale (Lavoro-Mef-Funzione pubblica), che dà il via alla procedura di ricognizione e ricollocamento del personale in sovrannumero, ha accolto le richieste degli enti di uno slittamento dei termini (60 giorni in più). Un extra time che consentirà ai comuni e alle regioni una tabella di marcia con meno affanni. «Abbiamo chiesto e ottenuto un tempo più congruo per una verifica seria degli eventuali esuberi», ha dichiarato il presidente dell'Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. «Si tratta di passaggi delicati che richiedono più di qualche giorno e prevedono procedure con i sindacati. L'obiettivo che ci poniamo come sindaci è quello di tutelare ed essere al fianco dei lavoratori. Visto che gli esuberi devono essere motivati anche alla luce dei piani di revisione», ha proseguito, «risulta evidente che se i piani di revisione saranno presentati il 30 settembre, la loro valutazione in funzione di eventuali esuberi va consentita prevedendo tempi congrui».
Infatti, lo slittamento al 30 novembre del termine per la ricognizione degli esuberi fa slittare in avanti tutte le altre tappe della tabella di marcia individuata dal decreto. A cominciare dalla comunicazione ai sindacati i quali riceveranno i dati sulle eccedenze di personale non più entro il 10 ottobre ma entro il 10 dicembre 2017. Si sposta in avanti anche il termine entro cui le società a controllo pubblico dovranno inviare alle regioni (e province autonome), in cui hanno sede, i dati relativi ai lavoratori eccedenti. Dal 31 ottobre si passa al 20 dicembre 2017. Le regioni, a loro volta, comunicheranno le informazioni all'Anpal, la neonata Agenzia per le politiche attive del lavoro, non più entro il 15 novembre ma entro il 15 gennaio 2018.
Fino al 30 giugno 2018 le società partecipate non potranno assumere personale a tempo indeterminato, ma saranno tenute ad attingere agli elenchi dei lavoratori in esubero a meno che non dimostrino che si tratti di personale infungibile. In questo caso le società dovranno chiedere la preventiva autorizzazione alle regioni.
Siope+
L'Unificata ha dato l'ok anche allo schema di decreto del Mef sull'estensione della sperimentazione del progetto Siope+ che ha l'obiettivo di consentire il monitoraggio dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche (si veda ItaliaOggi del 20/9/2017). L'Anci ha espresso parere favorevole con la presentazione dell'emendamento che riguarda le modalità di adesione degli enti al sistema. In particolare, come sottolineato dal vicepresidente vicario di Anci Roberto Pella, «gli esiti della sperimentazione in corso di ampliamento potranno fornire indicazioni utili per la definizione delle scadenze di avvio a regime del sistema Siope+». Secondo l'Anci la sperimentazione dovrà fornire anche «dettagliate indicazioni sulla sostenibilità del nuovo sistema in particolare rispetto agli enti di minori dimensioni che non possono essere gravati da ulteriori costi economici ed organizzativi». Con riferimento alle città metropolitane, l'Anci ha chiesto che i tempi per l'avvio a regime del sistema debbano essere uniformati a quelli previsti per i comuni al di sopra dei 60 mila abitanti.
Trasferimenti regionali
All'ordine del giorno dell'Unificata di ieri c'era anche l'intesa sui trasferimenti regionali a province e città metropolitane per le funzioni conferite. Anci e Upi hanno espresso parere favorevole subordinato però all'apertura di tavoli nazionali per le singole regioni che potranno riguardare anche le regioni a statuto speciale.

mercoledì 12 ottobre 2016

Mille partecipate da chiudere.

Marco sollecita:

Di Francesco Cerisano


Sono già un migliaio circa le società partecipate a rischio con l’entrata in vigore del Testo unico Madia (dlgs 175/2016). Su 7.181 organismi partecipati, censiti all’8 luglio 2016 dalla Corte dei conti attraverso la banca dati Siquel, sono 1.279 (di cui 776 società) quelli in cui si registra un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori. Condizione che, a norma dell’art.20 del Testo unico, farebbe scattare l’obbligo di avviare un piano di razionalizzazione delle partecipazioni. Analogamente sono 469 gli organismi che hanno fatto registrare perdite per l’intero triennio 2012-2014. Un dato che deve far scattare un campanello d’allarme visto che sempre il T.u. Madia prevede di mettere a dieta le partecipate (ad esclusione di quelle costituite per la gestione di un servizio d’interesse generale) che abbiano prodotto  un risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti. Nel complesso le perdite, che nel 2014 (annualità a cui si riferiscono gli ultimi dati di bilancio disponibili) ammontavano a 736,8 milioni di euro, si concentrano soprattutto nel Nord, anche se negli ultimi anno il fenomeno sembra in attenuazione per effetto delle migliori performance delle società operanti in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte. In Toscana, invece, le perdite sono raddoppiate in due anni, nonostante la crescita del fatturato.




Delibera n. 27/2016/SEZAUT/FRG


venerdì 5 agosto 2016

Partecipate, ecco gli stipendi dei manager. I compensi pubblicati dal Comune Fiera.

Inviato:




C’è il compenso stratosferico di Stefano Venier, a capo di Hera, gruppo quotato in Borsa. Ma anche il compenso di Giuseppina Gualtieri, che guida Tper, non è disprezzabile: per quanto ben inferiore a quello di Venier si attesta sugli 87 mila euro, a cui eventualmente se ne aggiungono altri 25 mila come premio di risultato. Sono gli stipendi dei top manager delle società partecipate dal Comune, resi pubblici qualche giorno fa. Sul 9.7% di quote di Hera detenuto dal Comune il sindaco Merola si è espresso varie volte, ma fino al 2017 non cambierà nulla. L’ad Venier percepisce un compenso lordo annuo di 350 mila a cui si aggiunge, al raggiungimento di precisi obiettivi, il 30% della retribuzione che nel 2016 è stato pari a 111.300 lordi.
I consiglieri Tiziana Primori e Forte Clò percepiscono 40 mila euro e un’indennità ulteriore di 20 mila. BolognaFiere, di cui il Comune detiene l’11,4% è sotto i riflettori da mesi: al presidente Franco Boni vanno 81 mila euro, meno di quanto prendeva il predecessore, Duccio Campagnoli (96 mila euro). Sempre in via Michelino, il Comune ha indicato come consigliera Cinzia Barbieri, segretario della Cna bolognese. L’artigiana in Fiera percepisce un’indennità di 3 mila euro più un gettone di presenza per ogni riunione del cda che ammonta a 300 euro. Il Comune, invece, da anni tenta di vendere l’Interporto. Il presidente Marco Spinedi prende 60 mila euro, i consiglieri Laura Amadesi e Pietro Spirito 10 mila, ma per tutti si aggiungono 10 mila euro legati a specifiche deleghe. Palazzo d’Accursio ha annunciato anche l’uscita da Finanziaria Bologna Metropolitana (ha il 32%). Paola Menghi, la presidente, percepisce 35 mila euro così come Andrea Segrè, al vertice di Caab, in cui il Comune esprime anche la consigliera Sara Roversi (indennità di 4 mila euro).
Nella Srm, società che si occupa di mobilità, il Comune possiede il 61,6% e l’amministratore unico Silvano Cavaliere riceve 40 mila euro. All’Autostazione, invece, il presidente Andrea Leonardi incassa 26.500 euro. Luca Mantecchini, esperto di trasporti, è il consigliere del Comune all’Aeroporto e prende 10 mila euro, più un gettone di 250 euro a seduta. Per Bologna Servizi Cimiteriali Romano Mignani, il presidente, percepisce 10 mila euro, riversati al Comune in quanto dipendente comunale. Anche Eno Quargnolo, consigliere in Cup 2000, svolge l’incarico gratuitamente per lo stesso motivo. In Afm il consigliere Guido Tantini percepisce 6 mila euro. Infine per le due società in liquidazione, Atc e Seribo i rispettivi liquidatori Paolo Diegoli e Nicola Del Visco percepiscono 75 mila e 39 mila euro.

venerdì 29 maggio 2015

Nel numero di 'partecipate', rifugio dei politici trombati, l’Emilia supera il Sud.


Un lettore ha inviato per la pubblicazione questo articolo del Corriere di Bologna: 

Ne avrà di che tagliare il presidente della Regione Stefano Bonaccini dopo aver promesso in campagna elettorale di dimezzare le società partecipate. Perché secondo il rapporto della Uil sui costi della politica, l’Emilia-Romagna è la regione con il maggior numero di consiglieri di amministrazione in società partecipate di enti locali e territoriali: 4.789 incarichi, distribuiti ad altrettanti membri di cda in società, consorzi, enti e Fondazioni. Una massa critica che supera da sola i consiglieri delle società partecipate pubbliche di tutto il Sud Italia. Tutte le regioni meridionali messe insieme, infatti, si fermano a 4.684 consiglieri. In Emilia-Romagna la consistenza relativa di partecipate e controllate sul totale del numero delle società è pari al 10% (contro il 18,6% in Lombardia e il 10,1% in Veneto).
«Sono dati interessanti che segnalano un fenomeno da analizzare», osserva prudente Salvatore Vassallo, ex deputato del Pd e professore di Scienza politica all’Università di Bologna, chiamato da viale Aldo Moro a dirigere un team di ricercatori con il compito di studiare la macchina organizzativa della Regione e individuare margini di razionalizzazione. Vassallo non nasconde la perplessità di fronte a quel 4.789 che è il numero totale di consiglieri in tutta l’Emilia-Romagna. «È un numero straordinariamente elevato — osserva il Democratico — che potrebbe indicare una patologia nel sistema delle partecipate, ma questo potrò dirlo solo al termine della mia ricerca». Il dato appare sproporzionato se confrontato con quello della Toscana, che ha sempre avuto un sistema di società in house simile a quello adottato in Emilia- Romagna ma ha «soltanto» 779 consiglieri. «D’altro canto, senza voler sminuire il problema — prosegue Vassallo — va detto che le società emilianoromagnole, secondo i dati della Corte dei Conti, hanno una incidenza per la spesa di personale sul costo della produzione più basso di qualsiasi altra regione, il più basso quoziente di indebitamento, il più alto valore complessivo della produzione per abitante». Quel numero dunque, secondo il politologo, potrebbe dipendere dal fatto che l’Emilia-Romagna, più delle altre Regioni. ha affidato servizi pubblici a multiutility con grandi volumi di fatturato: «Allora dobbiamo chiederci se avrebbe senso affidare invece al mercato quei servizi».
Se i numeri hanno bisogno di ulteriori interpretazioni, un dato però è evidente: «Che i cda siano stati in Italia un cimitero per gli elefanti della politica, dove parcheggiare fuoriusciti e nominati, è un fenomeno diffuso — riconosce Vassallo — se questo sia accaduto anche in Emilia-Romagna non ho ancora sufficienti elementi per dirlo. Ma sicuramente questi dati sono indizi preoccupanti su cui dobbiamo riflettere ». Chi non ha bisogno di ulteriori approfondimenti, invece, sono gli esponenti del Movimento 5 Stelle Massimo Bugani e Silvia Piccinini, rispettivamente consigliere comunale e consigliera regionale, che parlano di un quadro «scandaloso ». «Queste società — scrivono i due grillini in una nota — non sono altro che un poltronificio per politici trombati nelle varie tornate elettorali». Bugani e Piccinini se la prendono soprattutto con Bologna Fiere: «Nel cda ci sono 12 consiglieri che percepiscono 129 mila euro a testa ogni anno, capite tutti che in questa terra c’è qualcosa che non va». L’Emilia-Romagna è stata per anni la regione del buon governo: «Ora e’ solo un lontano ricordo» concludono i 5 Stelle.

giovedì 13 novembre 2014

'Incarichi e Partecipate' del Comune, Fortuzzi chiede 'chiarezza' al Sindaco.


Raffica di interrogazioni al sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti da parte del consigliere comunale Pietro Fortuzzi.

Gli argomenti, decisamente importannti, sono di interesse generale, nonchè di forte attualità, visto ciò che sta accadendo in Regione.