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giovedì 3 gennaio 2019

Saldi: Confcommercio, buone aspettative

'In linea con scorso anno'. Stimata spesa di 325 euro a famiglia

    Al via, sabato, le vendite di fine stagione in Emilia-Romagna. Saldi - stima l'Ufficio Studi di Confcommercio - che, in tutta Italia, interesseranno oltre 15 milioni di famiglie muovendo in totale 5,1 miliardi di euro, con una spesa per famiglia di 325 euro e pro capite di circa 140 euro.
    "Saranno saldi in linea con quelli dello scorso anno - osserva in una nota Marco Cremonini, presidente di Federazione Moda Italia Emilia-Romagna - ma offriranno la straordinaria opportunità di risvegliare i consumi, essendosi chiuso il 2018 con molte preoccupazioni per i commercianti, che si vedono schiacciati da consumi che non decollano, concorrenza sleale del 'wild" web', costi incomprimibili e tasse sempre più pesanti".
    In vista dell'avvio dei saldi invernali, conclude Cremonini, "ci sono buone aspettative da parte dei commercianti, che sono pronti ad accogliere nei loro punti vendita i consumatori ed i tanti turisti che in questi giorni hanno visitato la nostra regione".
(ANSA)


venerdì 4 maggio 2018

Calano le aziende giovani in Emilia Romagna

Rispetto all'anno precedente 1.125 aziende in meno (-3,9%)

 © ANSA

da ANSA

Calano, nei primi tre mesi dell'anno, le imprese giovanili in Emilia-Romagna. E' quanto emerge dai dati elaborati dalla Unioncamere regionale: allo scorso marzo le aziende guidate da giovani sono risultate 27.681 - il 6,9% del totale delle imprese -: in un anno la perdita è di 1.125 unità pari al 3,9%. Tra i vari settori arretrano le costruzioni (-681 unità, -11,1%), il commercio (-404 unità, -5,4%), l'industria (-72 unità, -3,4%) mentre crescono le imprese giovanili attive nell'agricoltura, silvicoltura e pesca (+101 unità, +4,8%) Quanto alla forma giuridica arretrano le ditte individuali (-1.060 unità, -4,8%) e le società di persone (-11,1% pari a 229 unità) mentre le società di capitale avanzano di 207 unità pari a un +5,2%

domenica 1 febbraio 2015

NECESSARIA UNA MOBILITAZIONE REGIONALE CONTRO L'INTRECCIO FRA AFFARI, POLITICA E CRIMINALITA’ ORGANIZZATA



La portavoce de L’Altra Emilia – Romagna  Cristina Quintavalla che la pubblicazione di questo comunicato:

Al fruscio delle mazzette, non importa di quale provenienza - da estorsioni, usura, riciclaggio, appalti truccati e subappalti, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio - si sono arresi oltre 200 tra politici ed imprenditori dell’Emilia nord-occidentale, da Modena a Parma con al centro Reggio Emilia, indagati a vario titolo per reati riconducibili ad associazione mafiosa e concorso esterno.
Un vero terremoto, che ha squarciato l'immagine mielosa dell'Emilia-Romagna fondata sulla retorica del buon governo, della trasparenza e della legalità, svelando il volto nascosto di una regione, in cui la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta calabrese in particolare, è penetrata in profondità, ha trovato terreno di cultura, si è intrecciata con il modo imprenditoriale e politico. Un inquietante “Mondo di mezzo” di cui l’inchiesta romana ha fornito in anteprima una immagine eloquente.
Mentre c'è chi è costretto per sopravvivere a frugare nei cassonetti, chi resta senza casa, chi senza lavoro, chi non può più far studiare i propri figli, i grandi capitali, illecitamente accumulati, arrivano in cerca di investimenti lucrosi, penetrano negli appalti pubblici, nelle società immobiliari, si assicurano appoggi nelle istituzioni pubbliche, favorendo l'elezione di politici compiacenti. Voto di scambio insomma. La stessa visita elettorale del 2009 al comune di Cutro di amministratori del reggiano con a capo l’allora sindaco Graziano del Rio assume oggi una luce nuova e allarmante.
In prima fila ovviamente i politici di Forza Italia. Tra essi Giuseppe Pagliani, consigliere comunale di Reggio Emilia, e l'ex assessore parmense Bernini, esponente di spicco della giunta Vignali, già travolta dalle inchieste giudiziarie, che ha lasciato in eredità un buco di bilancio di 870 milioni, frutto di opere inutili e costose, di malversazioni, truffe e speculazioni immobiliari.  A Sorbolo, un comune del parmense, il danaro di provenienza mafiosa è stato investito da un'impresa per costruire un vero e proprio quartiere con ben 200 appartamenti, ora sotto sequestro.  Molte cooperative, più o meno finte, nei settori dei trasporti, dell'edilizia, della logistica, delle pulizie, impiegano centinaia di lavoratori e lavoratrici, con contratti precari, senza clausole di garanzia, con retribuzioni da fame.
Che i capitali di origine malavitosa penetrassero all'interno del tessuto economico produttivo era noto. Forse non sapevano le amministrazioni comunali di Parma, di Reggio Emilia, di altre città emiliano romagnole e lombarde che gli appalti, quelli in particolare al massimo ribasso, sono il luogo privilegiato di investimenti derivanti da attività illecite?
Tutto questo era noto, come sin troppo chiara ne risulta la ragione: la rinuncia delle istituzioni pubbliche al loro ruolo di garanti del bene comune, di controllo di legalità, di difesa del preminente interesse pubblico. La degenerazione del ruolo degli enti locali invece consente che vengano elusi i controlli, che vengano esternalizzati i servizi, dati in appalto a società private, cui è  affidata la gestione di beni e servizi essenziali alla vita di tutti. Lo “Sblocca Italia”, facilitando le pratiche edilizie, consentendo di eludere i controlli pubblici, istituisce una selvaggia deregulation che rende possibile il saccheggio del nostro paese, dei suoi beni, delle sue risorse, facilitando le infiltrazioni di capitali malavitosi dentro il businnes della speculazione legata al territorio e all’ambiente.
Per arrivare  ai capitali illeciti investiti nel modenese nella ricostruzione post terremoto, che guarda caso, come denunciano i comitati di lotta, procede vergognosamente a rilento.  
Le risate dei boss, infiltrati nel tessuto imprenditoriale della ricostruzione nel modenese, non suonano macabre ai presidenti di questa e della precedente giunta regionale?