martedì 11 agosto 2026

Montagna, è scontro sulla classificazione: per il Governo i Comuni montani in Emilia-Romagna sono 99, per la Regione restano 122

 Il nuovo decreto nazionale, basato esclusivamente su altitudine e pendenza, fa perdere la classificazione a nove Comuni emiliano-romagnoli. La Giunta regionale conferma invece una lettura più ampia della montanità e mantiene nell’elenco regionale tutti i territori. De Pascale e Baruffi: «Nessuno resterà indietro. L’Appennino è strategico e va sostenuto nella sua interezza»



In Emilia-Romagna si apre un confronto sulla nuova classificazione dei Comuni montani. Il Governo, attraverso il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’11 maggio 2026, riconosce come montani 99 Comuni della regione, sulla base di criteri esclusivamente fisici e morfologici, in particolare altitudine e pendenza.

La Regione Emilia-Romagna, invece, sceglie di mantenere una definizione più ampia e inclusiva della montanità, confermando complessivamente 122 Comuni nell’elenco regionale.

La decisione è stata formalizzata dalla Giunta regionale, che ha approvato la delibera di aggiornamento dell’elenco dei Comuni montani. Una scelta che, nelle intenzioni della Regione, punta a garantire continuità alle politiche di sostegno all’Appennino, indipendentemente dalla nuova classificazione nazionale.

«Per l’Emilia-Romagna i Comuni montani sono 122 e non 99 e, per tutte le politiche regionali, dalle strategie ai fondi per la montagna fino alle condizioni di maggior favore per bandi e servizi, nessuno resterà indietro», affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale alla Montagna e alle Aree interne, Davide Baruffi, al termine della seduta di Giunta.

Nove Comuni perdono la montanità per lo Stato

Il nuovo provvedimento nazionale modifica sensibilmente il quadro precedente. In Emilia-Romagna sono nove i Comuni che, secondo la classificazione statale, perdono lo status di Comune montano.

Nel Parmense si tratta di Varano de’ Melegari; nel Bolognese di Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice; in provincia di Forlì-Cesena di Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone.

Al contrario, altri nove Comuni entrano nella classificazione nazionale: Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca nel Piacentino; Langhirano nel Parmense; Modigliana e Civitella di Romagna nel Forlivese-Cesennate.

La nuova classificazione, dunque, ridisegna la geografia amministrativa della montagna regionale, utilizzando parametri legati essenzialmente alle caratteristiche fisiche del territorio.

La Regione: «La montagna non si misura soltanto con altitudine e pendenza»

È proprio su questo punto che la Regione Emilia-Romagna rivendica una diversa impostazione. La delibera approvata dalla Giunta mantiene infatti un approccio che considera la montagna non soltanto attraverso parametri altimetrici o morfologici, ma anche in relazione alle condizioni socioeconomiche e alla necessità di garantire servizi e coesione territoriale.

«La legge regionale continuerà a essere inclusiva», sottolineano de Pascale e Baruffi. «La Regione non vuole assolutamente spezzare o indebolire il lavoro per la coesione avviato con decisione in questi anni. Al contrario, intende rafforzare una strategia fondata sulla solidarietà e sull’integrazione territoriale, volta a colmare i divari e a creare opportunità».

Per presidente e assessore, infatti, classificare i territori esclusivamente sulla base di parametri fisici rischia di non cogliere la complessità delle comunità appenniniche.

«Frammentare le comunità e dividere i territori montani in base a freddi algoritmi altimetrici non aiuta lo sviluppo di alcuna località dell’Appennino», sostengono. «Le esigenze delle nostre comunità non si esauriscono con un calcolo della pendenza: ci sono la tenuta dei servizi fondamentali, il contrasto allo spopolamento, la tutela idrogeologica e il sostegno all’economia locale».

La Regione conferma le risorse

La scelta regionale non riguarda soltanto la classificazione formale, ma anche le conseguenze concrete sul piano delle politiche territoriali e delle risorse.

De Pascale e Baruffi assicurano che l’Emilia-Romagna continuerà a investire sull’intero territorio montano, comprese le realtà che non rientrano nella nuova classificazione nazionale.

«Vogliamo continuare a investire con determinazione su tutta la montagna emiliano-romagnola, senza penalizzare alcuna realtà o creare comunità di serie A e di serie B», spiegano.

La Regione ricorda inoltre di essere intervenuta già con l’ultima legge di bilancio, incrementando le risorse destinate alla montagna, proprio in previsione degli effetti della nuova normativa nazionale.

Secondo quanto riferito dalla Giunta, a fronte della riduzione del 60% delle risorse statali destinate ai territori montani, la Regione ha previsto risorse proprie per compensare integralmente la quota mancante. A queste si aggiungono gli stanziamenti contenuti nella recente manovra di assestamento, tra cui 18 milioni di euro destinati alle aree interne.

«Difendere l’Appennino significa garantire pari dignità, opportunità e servizi a tutti i cittadini che lo vivono e lo custodiscono ogni giorno», concludono il presidente e l’assessore.

I Comuni montani nel Bolognese

Per quanto riguarda il territorio della Città metropolitana di Bologna, l’elenco regionale comprende:

Alto Reno Terme, Borgo Tossignano, Camugnano, Casalfiumanese, Castel d’Aiano, Castel del Rio, Castel di Casio, Castiglione dei Pepoli, Fontanelice, Gaggio Montano, Grizzana Morandi, Lizzano in Belvedere, Loiano, Marzabotto, Monghidoro, Monte San Pietro, Monterenzio, Monzuno, Pianoro, San Benedetto Val di Sambro, Sasso Marconi, Valsamoggia e Vergato.

Il caso bolognese rende particolarmente evidente il confronto tra i due criteri: alcuni territori che per lo Stato non sono più considerati montani continuano infatti a essere riconosciuti come tali dalla Regione, con l’obiettivo di non interrompere le politiche di sostegno e di sviluppo rivolte alle comunità dell’Appennino.

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