domenica 1 febbraio 2026

La desertificazione commerciale avanza: 1.100 Comuni senza un negozio di alimentari



Da Dubbio


In quindici anni hanno chiuso oltre 103mila negozi. È il bilancio della trasformazione del commercio al dettaglio in Italia secondo gli ultimi dati di Confesercenti, che lancia l’ennesimo allarme sulla desertificazione commerciale dei territori.

I piccoli chiudono, i grandi si rimpiccioliscono. Alimentari, negozi di giocattoli e ferramenta risultano le categorie più esposte al rischio di scomparsa. Un fenomeno che nelle città contribuisce a svuotare i quartieri, rendendoli meno sicuri e meno inclusivi, mentre nei piccoli Comuni si intreccia con lo spopolamento. Il dato più emblematico riguarda proprio i centri minori: sono ormai oltre 1.100 i Comuni italiani completamente privi di un negozio alimentare specializzato.

L’analisi di Confesercenti, che fotografa l’evoluzione del retail fisico tra il 2011 e il 2025 in base alle dimensioni dei punti vendita e alla loro distribuzione sul territorio, evidenzia una tendenza chiara: meno negozi, ma più grandi. A fronte della scomparsa di oltre 103mila esercizi, la superficie commerciale complessiva è cresciuta del 7,4%. La dimensione media dei punti vendita è passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, con un aumento del 23,8%. Una ristrutturazione del settore che converge verso il formato medio, mentre arretrano sia le botteghe tradizionali sia le maxi-superfici.

Il prezzo più alto lo pagano i piccoli imprenditori. La contrazione dei punti vendita è infatti trainata dalla scomparsa degli esercizi di minori dimensioni: i micro-negozi fino a 50 metri quadrati diminuiscono di oltre 72mila unità, mentre quelli tra i 51 e i 150 metri quadrati calano di più di 42.700 esercizi. Resistono soprattutto le imprese più strutturate, capaci di competere grazie a digitale, multicanalità e specializzazione.

La trasformazione, però, non procede in modo uniforme sul territorio. Nel periodo 2011–2025 regioni come Emilia-Romagna e Abruzzo registrano una crescita significativa della superficie commerciale complessiva (+14,6% e +13,2%), nonostante una forte riduzione dei punti vendita (-14,4% e -14,5%). Anche Lazio e Campania mostrano superfici in aumento (+10,1% e +8,5%) a fronte di un calo degli esercizi (-10,7% e -8,8%). All’opposto, in alcune aree la superficie commerciale è ferma o in contrazione: Sardegna (+0,8% di superficie con -19,5% di esercizi), Puglia (-2,2%), Basilicata (-1,3%) e Valle d’Aosta (-1,2%). Un segnale evidente della riduzione dei servizi in diversi territori, soprattutto nel Mezzogiorno.

«Questi numeri ci dicono che il commercio fisico non sta semplicemente diminuendo, ma si sta riorganizzando», commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. «I punti vendita medi crescono, ma arretrano gli estremi: scompaiono micro e piccoli formati e si ridimensionano le maxi-superfici. Questa riorganizzazione, però, ha un costo elevato e le vittime sono i piccoli esercizi indipendenti, quelli che garantivano specializzazioni – giocattoli, ferramenta, alimentare di vicinato – e rappresentavano un presidio sociale per le comunità».

«Servono politiche capaci di tenere insieme due obiettivi», conclude Gronchi, «fermare la desertificazione commerciale e accompagnare la crescita e l’evoluzione delle imprese che possono investire e innovare. La rigenerazione urbana è il punto di incontro: riportare funzioni nei quartieri, rendere le vie accessibili e attrattive e fornire strumenti concreti alle imprese». 

Nessun commento: