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sabato 14 febbraio 2026

Nursind e Nursing Up: “Indennità di pronto soccorso, servono decisioni immediate e coerenti con il CCNL. Così si rischia di aggravare la carenza di infermieri”

 Comunicato congiunto dei due principali sindacati di categoria: “Dopo tre mesi dalla firma del nuovo CCNL il confronto è fermo. Una misura uniforme per tutti i profili è inaccettabile e fuori dallo spirito contrattuale. Senza risposte concrete valuteremo iniziative di mobilitazione”



La Regione Emilia-Romagna è chiamata a dare risposte rapide e coerenti sull’applicazione dell’indennità di pronto soccorso prevista dal nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro. A sollecitare un cambio di passo sono Nursind e Nursing Up, che denunciano lo stallo del confronto a distanza di tre mesi dalla sottoscrizione del CCNL.

«Non si può più rinviare una decisione che riguarda il lavoro e la dignità professionale degli infermieri – dichiarano le segretarie regionali Antonella Rodigliano e Francesca Batani –. Dopo la firma del nuovo contratto non si è ancora entrati nel merito di un’applicazione coerente dell’indennità di pronto soccorso, nonostante il tema sia stato più volte posto al tavolo di confronto. Le dichiarazioni di attenzione alla professione non bastano se non si traducono in atti concreti».

Domani, martedì 10 febbraio, è previsto il terzo incontro con la Regione, ma secondo i sindacati la trattativa risulta di fatto bloccata dalla fine di novembre, data della firma del contratto nazionale.

«Il CCNL è chiaro: alle Regioni spetta definire criteri che valorizzino i diversi profili professionali, riconoscendo un trattamento economico maggiore a chi opera nei pronto soccorso – spiegano Rodigliano e Batani –. Proporre una somma unica, uguale per tutti, significa svuotare il contratto del suo significato e ignorare le condizioni di chi affronta ogni giorno emergenze, sovraffollamento, aggressioni e carichi assistenziali spesso insostenibili».

Le due sigle sindacali richiamano anche il tema della carenza di personale: «Non è più un rischio futuro, ma una realtà attuale. I turni scoperti aumentano, molti professionisti lasciano il pronto soccorso o si trasferiscono in altre Regioni, e diventa sempre più difficile garantire i servizi. Soluzioni al ribasso o ulteriori rinvii non fanno che aggravare una crisi già profonda».

Nursind e Nursing Up sottolineano infine come in altre realtà, tra cui Lombardia, Veneto e Piemonte, l’adeguamento al nuovo contratto sia già stato attuato. «L’Emilia-Romagna non può restare indietro, soprattutto per il ruolo che storicamente ricopre nel sistema sanitario nazionale. L’indennità di pronto soccorso deve rappresentare un primo segnale concreto di inversione di rotta».

E concludono: «Il riconoscimento economico non è un privilegio, ma una condizione minima per rendere sostenibile il lavoro in pronto soccorso. Se dal prossimo incontro non emergeranno aperture reali e soluzioni coerenti con il contratto, valuteremo ulteriori iniziative sindacali a tutela degli infermieri e del servizio pubblico».

 

giovedì 23 ottobre 2025

Emilia-Romagna, entro il 2030 mancheranno fino a 7.600 infermieri: “Professione sempre meno attrattiva, servono interventi immediati”

 



Dubbio sollecita:

 

In Emilia-Romagna, entro il 2030, potrebbero mancare tra i 4.600 e i 7.600 infermieri. È la stima elaborata dal Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, sulla base dei dati dell’Oms. Un quadro preoccupante che porta il sindacato a lanciare nuovamente l’allarme: “La nostra è una figura professionale sempre meno attrattiva – spiega la segretaria regionale Antonella Rodigliano –. Bisogna intervenire subito”.

Rodigliano riconosce come “positivo” l’impegno previsto nella nuova legge di bilancio, dove si parla di maggiori investimenti per la sanità e di oltre seimila nuove assunzioni. Tuttavia, sottolinea, “il problema principale è che gli infermieri non ci sono. È una situazione a cui bisogna porre rimedio al più presto, intervenendo non solo a livello nazionale”.

Secondo il sindacato, anche la Regione Emilia-Romagna ha margini di intervento, “ma – denuncia Rodigliano – continua a mancare un vero ascolto da parte delle aziende sanitarie, delle direzioni generali e della politica”.

Nell’area metropolitana di Bologna, ad esempio, sono attivi circa 6.000 infermieri, ma oltre il 40% ha più di 51 anni. Ogni anno si registrano centinaia di pensionamenti, trasferimenti e dimissioni, un trend destinato ad aumentare. Per mantenere turni sostenibili e garantire la sicurezza dei pazienti, il Nursind stima la necessità di almeno 900-1.200 professionisti in più.
“Nel frattempo – prosegue Rodigliano – i licenziamenti continuano, e tanti colleghi scelgono di andare all’estero o in altre regioni, dove le condizioni sono migliori. A Bologna, con uno stipendio da infermiere, si fa molta fatica ad arrivare a fine mese”.

Oltre agli investimenti economici, il Nursind chiede anche percorsi di carriera chiari e meritocratici. “L’attrattività della professione – aggiunge la segretaria regionale – passa anche dall’ascolto delle esigenze di chi lavora. Oggi gli infermieri si trovano a fronteggiare un mestiere usurante e poco gratificante, anche a causa di un’organizzazione del personale inefficiente. È un tema che poniamo da tempo, ma senza ottenere risposte concrete”.

Infine, l’appello alla politica regionale: “Abbiamo bisogno di segnali concreti, non di slogan – afferma Rodigliano –. Abbiamo sostenuto la decisione del presidente De Pascale di aumentare le tasse per mantenere alti i servizi, ma a oggi non si vedono risultati. Nessun cambiamento, nemmeno dopo la nomina dei nuovi direttori assistenziali, che avrebbero dovuto migliorare le condizioni di lavoro. Anzi, verrebbe da dire, la situazione è persino peggiorata”.

“Basta con le nomine – conclude –. Fermiamoci un attimo e diamo obiettivi seri e reali. Bisogna fare in modo che i giovani tornino a investire nella nostra professione, perché senza infermieri non c’è futuro: né per la sanità, né per il benessere della società”.

giovedì 17 luglio 2025

Emergenza-urgenza, Nursind Emilia-Romagna chiede un tavolo di confronto

Rodigliano: “Non accetteremo riforme calate dall’alto. La voce degli infermieri va ascoltata”



 “È il momento di affrontare con serietà la questione dell’emergenza-urgenza in Emilia-Romagna. Gli infermieri non possono essere esclusi dalle scelte che li riguardano”. A lanciare l’appello è Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che chiede l’apertura urgente di un tavolo regionale di confronto sulle criticità del sistema sanitario, alla luce delle recenti discussioni in Commissione Sanità.

“Abbiamo partecipato all’incontro in Regione — spiega Rodigliano — ma non basta essere ascoltati: serve un confronto reale e costruttivo. Vogliamo parlare del ruolo essenziale degli infermieri, del carico di lavoro ormai insostenibile, delle retribuzioni ferme da anni, del mancato riconoscimento delle competenze professionali”.

Il sindacato sottolinea la necessità di protocolli chiari e coerenti con i diversi contesti operativi, in particolare nei percorsi dell’emergenza-urgenza. “Servono professionisti formati e valorizzati — prosegue Rodigliano — per garantire un servizio efficace e sicuro. Senza un riconoscimento concreto del nostro ruolo, il sistema rischia di crollare”.

Nursind contesta inoltre la visione parziale offerta dai dati ufficiali. “Le medie sugli interventi e sui mezzi di soccorso non raccontano la realtà quotidiana — aggiunge — fatta di turni massacranti, organici insufficienti e un benessere lavorativo sempre più compromesso. Il nostro obiettivo è portare proposte concrete al tavolo, non slogan, ma dobbiamo avere voce”.

Infine, il sindacato avverte sul rischio di riforme imposte dall’alto, scollegate dalle reali necessità del sistema. “Chi meglio degli infermieri, che operano ogni giorno sul campo, può indicare priorità e soluzioni efficaci?”.

“Aprire un tavolo regionale — conclude Rodigliano — significa riconoscere il valore della nostra professione, agire per la sicurezza dei cittadini e costruire una sanità pubblica davvero di qualità, che non si limiti ai numeri”. 

martedì 24 giugno 2025

Carenza di infermieri al carcere di Bologna, Nursind: “Serve chiarezza, non improvvisazione”

Rodigliano: “Inaccettabile sostituire il personale infermieristico senza confronto né trasparenza”


Grave carenza di infermieri alla Casa Circondariale di Bologna. A lanciare l’allarme è il sindacato delle professioni infermieristiche Nursind, che accusa l’Azienda Usl di inerzia e mancanza di strategia nella gestione del personale sanitario all’interno dell’istituto penitenziario.

“La situazione è ormai insostenibile – denuncia Antonella Rodigliano, segretaria territoriale e regionale del sindacato – servono risposte chiare, non si può continuare con soluzioni improvvisate”. Secondo Nursind, la carenza di personale infermieristico è diventata strutturale e rischia di peggiorare ulteriormente con l’avvicinarsi dell’estate e la necessità di coprire i turni durante il periodo delle ferie.

Nel mirino del sindacato anche l’ipotesi – definita “inaccettabile” – di sostituire gli infermieri con operatori socio-sanitari (OSS) o tecnici della riabilitazione psichiatrica. “Una scorciatoia pericolosa – afferma Nursind – che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza e svilisce la professione infermieristica. Le competenze dell’infermiere non sono intercambiabili”.

Il sindacato critica inoltre la mancanza di confronto con le rappresentanze del personale: “Proposte di questo tipo sono state avanzate senza un reale dialogo – continua Rodigliano – è indispensabile chiarire quali mansioni verrebbero affidate ad altri profili professionali, con quali modalità operative e con quali garanzie di competenza”.

Nursind ribadisce infine la necessità di un piano strutturale per affrontare l’emergenza: “In un contesto già fragile – si legge nella nota – servono assunzioni stabili, investimenti concreti e un riconoscimento reale del ruolo dell’infermiere. Non possiamo accettare soluzioni al ribasso che mettono a rischio la salute di pazienti e operatori”.

“Chiediamo risposte precise e segnali concreti – conclude Rodigliano – a partire dalle richieste già avanzate. È il momento delle scelte, non delle scorciatoie”.

domenica 9 marzo 2025

Sanità, Nursind: "Bene l'impegno della Regione, ora servono investimenti concreti per gli infermieri"

 



"Accogliamo con favore le parole del governatore Michele De Pascale sull'impegno della Regione per valorizzare finalmente gli infermieri, contrastando la fuga all’estero di questi professionisti e destinando risorse economiche significative per incidere sulla parte premiale degli stipendi". Così Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind Emilia-Romagna, commenta alcuni articoli apparsi sulla stampa locale che riportano dichiarazioni del presidente De Pascale sulla situazione del sistema sanitario, segnato da un'emorragia di infermieri verso Paesi che offrono retribuzioni più competitive, come il Regno Unito.

Nei recenti articoli si fa riferimento a un fondo da circa 50 milioni di euro in tre anni a sostegno del personale sanitario, ispirato a un disegno di legge approvato nei mesi scorsi dalla Regione Veneto. "Si cominciano a vedere i primi risultati delle parole e dell’impegno presi dal governatore durante l’ultimo incontro con il Nursind – prosegue Rodigliano –. In quella sede abbiamo chiesto un rafforzamento delle misure per la valorizzazione economica, e non solo, degli infermieri. De Pascale ha dimostrato di aver compreso che le criticità legate a questa figura professionale rappresentano una delle vere emergenze del nostro sistema sanitario".

"Ora – conclude Rodigliano – servono azioni incisive e investimenti chiari, ma soprattutto un forte segnale di cambiamento anche all’interno delle aziende sanitarie".

martedì 8 ottobre 2024

Gli impegni dell’assessore Donini dopo l’incontro con il Nursind per il benessere organizzativo nelle aziende sanitarie

Mazzuca Donini Rodigliano

L’assessore regionale alla sanità, Raffaele Donini, ha confermato due importanti impegni dopo un incontro con i rappresentanti del Nursind, il sindacato degli infermieri e delle ostetriche. In risposta alle richieste del sindacato, Donini ha annunciato la convocazione a breve termine di tutti i direttori assistenziali della regione per la redazione di un report sulla qualità e le condizioni di lavoro del personale infermieristico in Emilia-Romagna. Inoltre, verrà istituito un tavolo di confronto e monitoraggio con il sindacato per discutere del benessere organizzativo nelle aziende sanitarie locali.

L’incontro, tenutosi  a Bologna, è il seguito di un impegno assunto lo scorso 30 maggio durante un seminario organizzato dal Nursind. Il confronto ha toccato temi centrali per il personale sanitario, come la sicurezza, l’attrattività della professione e la valorizzazione economica e professionale degli infermieri e delle ostetriche. “Sono stati affrontati molti argomenti, e l’assessore si è dimostrato collaborativo, condividendo molte delle nostre preoccupazioni”, ha dichiarato Antonella Rodigliano, segretaria regionale del Nursind.

Rodigliano ha sottolineato l’importanza del benessere organizzativo e della gestione equilibrata tra vita personale e lavoro. “Servono politiche mirate a migliorare queste condizioni, anche a livello regionale. I dati sono chiari: negli ultimi dieci anni le iscrizioni alle facoltà infermieristiche sono calate del 50%. Crediamo che politiche regionali orientate agli investimenti possano essere un primo passo per invertire questa tendenza”.

Tra le richieste avanzate dal sindacato, spicca anche la necessità di trovare soluzioni per facilitare l’accesso ad alloggi a prezzi sostenibili per il personale infermieristico, come affitti calmierati. Rodigliano ha inoltre evidenziato l’aumento delle aggressioni nei confronti del personale sanitario, un tema sempre più urgente che richiede interventi immediati in termini di sicurezza.

“La figura dell’infermiere è cambiata negli anni, e su questo occorre riflettere per affrontare le sfide aperte, soprattutto riguardo all’attrattività della professione”, ha concluso Rodigliano, sottolineando l’importanza di trovare soluzioni condivise con le istituzioni.

mercoledì 1 maggio 2024

Nursind Emilia-Romgna per la Festa dei Lavoratori.

Aggressioni, professionisti in fuga all'estero e carenza di personale. Rodigliano: “E' lavoro se sicuro, dignitoso e riconosciuto. Le condizioni della categoria rappresentano la situazione del lavoro oggi nel nostro Paese, la sfida per questa Festa dei Lavoratori deve essere quella di rendere la professione più attrattiva”

 

La segretaria regionale Antonella Rodigliano


“Una categoria in sofferenza, spesso vittima di aggressioni, poco valorizzata e che si sta estinguendo, sia perché sempre meno giovani scelgono questo percorso di studi e sia perché tanti nostri colleghi preferiscono andare all'estero: in occasione di questo primo maggior, penso che nessuno meglio degli infermieri possa rappresentare l'attuale situazione del mondo del lavoro nel nostro Paese”. Parola di Antonella Rodigliano, segretaria del Nursind Emilia-Romagna, che in occasione della Festa dei Lavoratori, celebra tutti i professionisti della sanità, ricordando però le criticità quotidiane affrontate dagli infermieri, a partire dalla fuga all'estero.

“La nostra sfida per il futuro dev'essere certamente quella di rendere più attrattiva la nostra professione -sottolinea la rappresentante regionale degli infermieri-, un risultato che si può ottenere sia garantendo maggiore gratificazione a livello economico, sia dando la possibilità di una carriera professionale trasparente e con percorso ben precisi e sia con un'organizzazione del lavoro che possa conciliare con i propri tempi di vita. Chi ha deciso di andare via, lo ha fatto soprattutto per queste ragioni”. 

“Aziende e regione non valorizzando come dovrebbero i nostri infermieri -rimarca Rodigliano-, ci chiamano professionisti ma siamo trattati come chi non ha le nostre competenze ed anni di studi e preparazione alle spalle, con responsabilità, oneri e rischi anche per la salute. Le aggressioni fisiche sono ormai cronaca di tutti i giorni -continua la segretaria regionale del Nursind-, i nostri pronto soccorso non sono sicuri e tutt'oggi, nonostante i continui episodi, non vediamo politiche migliorative in tal senso. E nemmeno rivolte a garantire degli incentivi per chi ci lavora”.

“In Emilia-Romagna siamo ignorati e dall'assessorato non c'è alcuna volontà di ascolto delle nostre ragioni e delle difficoltà che affrontiamo quotidianamente per garantire assistenza e cure ai cittadini. Servono politiche concrete che rendano maggiormente attrattiva la nostra professione -conclude Antonella Rodigliano-. E quindi, secondo noi, a sfida di questo primo maggio dev'essere proprio questa. È lavoro se è sicuro, dignitoso e riconosciuto. Se contribuisce a realizzarti come persona e se si concilia (bene) con la tua vita privata, qualunque essa sia. Buon Primo Maggio”.

giovedì 7 dicembre 2023

L’Appennino, la bella Cecilia che tutti vogliono ma nessuno piglia

 Porretta o decadenza dalla graduatoria. Emblematica denuncia del sindacato degli infermieri che testimonia come Porretta ( ma più precisamente l’Appennino) non è un luogo ove lavorare,  ma una punizione. Chissà perché? 


Una situazione che sta generando “molta confusione e malcontento nella comunità dei professionisti”. È così che in una lettera inviata ai vertici dell'Azienda Sanitaria di Bologna dal Nursind, il sindacato degli infermieri, viene definitivo quanto stanno denunciando diversi professionisti, riguardo la gestione dell'ultimo concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di personale infermieristico nel territorio di competenza. “Ci pervengono numerose segnalazioni di chiamate di disponibilità effettuate da Ausl Bologna per eventuale presa in servizio  esclusivamente presso il presidio di Porretta Terme, con le quali si condizionano gli infermieri, pena decadenza dalla graduatoria, all’obbligo di accettare un’area disagiata in termini di attrattività e difficilmente praticabile per la quasi totalità dei vincitori/idonei” si legge.

In altre parole, “viene offerta una sola scelta e se non si accetta di decade dalla graduatoria” spiega Antonella Rodigliano, segretaria provinciale del Nursind. ”Mai è stata fatta una cosa del genere, in passato si è sempre dato più opzioni ai candidati -continua-. Capiamo le necessità dell'azienda e dei suoi bisogni solo in alcune unità operative, ma non pensiamo sia costruttivo far decadere dei professionisti da una graduatoria che già di per sé è piccola, considerando che si tratta di appena 280 persone. Anche perché visto che molti stanno rifiutando, il rischio è di non avere più a disposizione personale da assumere”.


“Come Nursind chiediamo urgentemente di esplicitare in modo chiaro e per tutti coloro che rifiutano la singola sede proposta di venire ripescati con altra offerta di destinazione alternativa” è sempre riportato nella lettera, nella quale si parla anche di un concorso pubblico, con relativo onere per la collettività, destinato “a una catastrofe organizzativa, nel pieno disinteresse di tutte le parti coinvolte e con radicali ricadute d’immagine della parte datoriale”. Antonella Rodigliano aggiunge: “Con questa situazione e questa gestione non esattamente fluida da parte dell'azienda si rischia anche di dover rifare selezione e concorso. Davvero non capiamo l'utilità di tale posizione assunta dall'Ausl -prosegue-. Piuttosto, la nostra proposta è quella di puntare di più sulla mobilità interna per affrontare meglio il problema della carenza di infermieri in alcune aree meno attrattive, incentivando i professionisti a prestarvi servizio. Ciò permetterebbe di non disperdere le preziose risorse di intere graduatorie, opportunamente indirizzabili a integrare altri organici infermieristici la cui sofferenza diffusa è nota. Ma noi proponiamo soprattutto all'Ausl un atteggiamento diverso -conclude Rodigliano-, perché questo non è costruttivo nei confronti di professionisti che si vedono chiudere le porte in faccia in un momento di forte crisi. Sono pochi e preziosi, non è con questo approccio negativo che si possono risolvere i problemi”.



lunedì 9 ottobre 2023

I CAU preoccupano gli infermieri


Il Nursind critico sulla rivoluzione dei pronto soccorso: “Diversi aspetti lasciano perplessi e la maggior parte dei cittadini non è stata adeguatamente informata. Di chi è la responsabilità se un codice verde è in realtà un rosso? Non tutti sanno riconoscere una patologia, servono competenze e professionalità.” Rodigliano: “Nessun coinvolgimento da parte della Regione, a Casalecchio e al Navile servono formazione e sicurezza per gli operatori”

 

“Siamo molto preoccupati e critici riguardo la riorganizzazione dell'emergenza-urgenza messa in atto dalla Regione Emilia-Romagna con l'istituzione dei Cau: non c'è stato alcun coinvolgimento, non abbiamo capito quali sono le ragioni che hanno motivato questa scelta, né qual è l'obiettivo finale di chi l'ha presa”. Antonella Rodigliano, segretaria territoriale del Nursind di Bologna, oltre che referente regionale del sindacato degli infermieri in Emilia-Romagna, interviene così nel dibattito delle ultime settimane riguardo quella che molti, in viale Aldo Moro, hanno definito vera e propria “rivoluzione per evitare la privatizzazione”, prevedendo la nascita di Cau, centri di assistenza e urgenza, per dirottare dai pronto soccorso a queste nuove strutture i pazienti meno gravi, e cioè quelli da codici verdi e bianchi. A livello bolognese, i primi Cau dovrebbero partire dal prossimo primo novembre a Budrio, Vergato, Casalecchio e al quartiere Navile, com'è stato annunciato ai sindacati durante un incontro con l'azienda sanitaria qualche giorno fa. “Ci sono però diversi aspetti che ci lasciano perplessi -continua Rodigliano-, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza sia dei professionisti che dei cittadini”. 

In particolare, se a Vergato e Budrio il personale è già competente nella gestione dell'emergenza, essendoci già sistemi di 118 sul territorio, per quanto riguarda Navile e Casalecchio “sarebbe meglio andarci piano” continua la segretaria del sindacato degli infermieri, di cui fa parte anche Renato Mazzuca, quotidianamente sul campo nel dipartimento di emergenza-urgenza. “Per queste due realtà siamo un po' più preoccupati -dice-. Cercheremo di avere rassicurazioni sia sulla formazione dei colleghi, sia per le risorse a disposizione per la loro sicurezza, non avendo mai fatto questo tipo di lavoro. Vogliamo anche capire l'organizzazione coi medici di continuità assistenziale -continua Mazzuca-, come verrà composta l'equipe e quali saranno le procedure e i protocolli per l'accoglienza dei pazienti, che arriveranno da soli ai Cau”. 

A proposito di accoglienza. Rodigliano spiega: “Da un modulo presentato nei giorni scorsi, sembrerebbe che i cittadini che hanno bisogno di cure e che presentano determinati sintomi debbano recarsi ai Cau e non ai pronto soccorso. Questo ci dice che se prima c'era un medico al triage, poi un infermiere con le sue competenze e una vera a propria preparazione da triagista, adesso tutto ciò viene addirittura scaricato sui cittadini”. Non tutti però sono in grado di riconoscere una patologia e può anche capitare, prova ad esemplificare la rappresentante sindacale, che un codice verde sia in realtà un codice rosso. “Di chi è a quel punto la responsabilità? Ci chiediamo che tipo di cure stiamo dando ai cittadini e che tipo di sicurezza possiamo garantire in questo modo ai professionisti” continua Rodigliano, mentre Mazzuca aggiunge: “La criticità di questa riorganizzazione è che va ad inserire un nuovo modello all'interno di uno che si è consolidato negli anni. Certo, andava migliorato e potenziato, ma ci preoccupa ritrovarci adesso con una nuova organizzazione che è già difficile da comprendere per operatori e professionisti, figuriamoci per i cittadini”. 

Tra l'altro, riprende Rodigliano, “crediamo sia anche mancata una comunicazione importante proprio coi cittadini. Credo che ad oggi non siano adeguatamente stati informati su questa riorganizzazione importante, che riguarda soprattutto la loro salute”. Il punto principale, conclude però la sindacalista, è che “ci sarebbe piaciuto poterci confrontare prima. Come dico sempre, siamo gli attori principali della sanità, dovunque e sempre vicino ai pazienti. Li conosciamo più di tutti, ci spiace non essere stati coinvolti”. 

domenica 30 gennaio 2022

INFERMIERI: responsabilità e competenze che vanno riconosciute

 


di Letizia Rostagno

 

Il capogruppo di RETE CIVICA - Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ( nella foto) ha incontrato una delegazione di infermieri del Nursind (Sindacato delle Professioni Infermieristiche) che, in Emilia-Romagna come nel resto del Paese, si sono mobilitati per informare e rendere pubbliche le condizioni in cui l’intera categoria si ritrova ad operare da oltre 23 mesi di pandemia. “Gli infermieri hanno elevate responsabilità, condizioni di lavoro spesso al limite che sono andate aggravandosi negli ultimi due anni. Oltre al mancato riconoscimento di professionalità e competenze si trovano a fronteggiare un rapporto sempre più squilibrato tra numero degli addetti e numero dei pazienti da curare che richiederebbe nuove assunzioni e stabilizzazioni.” - così Mastacchi sulla situazione degli infermieri in regione. Turnazioni continue, altissimo numero di ore di lavoro richieste e livelli di stress fisico e psicologico molto alti continuano a mettere in evidenza la necessità di nuove assunzioni. Non secondario l’aspetto del riconoscimento salariale in quanto gli stanziamenti già previsti dalla legge di Bilancio 2021 destinati a medici, infermieri e OSS sono stati erogati, attualmente, soltanto al personale medico lasciando in attesa, dopo quasi due anni di emergenza, il personale infermieristico impegnato allo stesso modo delle altre categorie sanitarie in prima linea. Organici non sufficienti sopperiscono alle mancanze con cambi continui di turnazione, prolungamento dell’orario di servizio, blocco delle ferie e spesso turni di riposo saltati creando così condizioni di lavoro molto difficili. La valorizzazione della professione migliorerebbe l'assistenza ai cittadini non soltanto in questa pandemia, ma nell’ottica di un avanzamento complessivo del sistema sanitario non solo regionale. “Una sensazione di lontananza delle istituzioni verso la quale ritengo importante che la Regione Emilia-Romagna faccia tutto il possibile per sostenere questa delicata quanto importante parte operativa della nostra Sanità.” - conclude Mastacchi.

 

sabato 25 febbraio 2017

Trauma: Update and Organization. Medici e infermieri dell’emergenza da tutta Italia a Bologna.

ASL informa:


Al centro della 12° edizione di Trauma: Update and Organization, l’annuale appuntamento organizzato dal Trauma Center dell’Ospedale Maggiore sui temi dell’Emergenza, quest’anno ci sono le priorità e le scelte che orientano l’intero percorso di assistenza e cura dalla prima fase del soccorso 118 sino al completamento all’interno della rete ospedaliera.

Nella due giorni bolognese, avviata ieri da un workshop di consenso, un pool multidisciplinare di esperti da tutta Italia approfondirà cosa fare e cosa evitare in alcuni momenti critici, come ad esempio la gestione delle emorragie massive, e discuterà i criteri di gestione del paziente all’interno della rete del Trauma Center.
Gli esiti della prima giornata di lavori saranno presentati e condivisi oggi, sabato 25 febbraio.