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domenica 10 marzo 2024

Pendolaria rileva l’ennesimo ritardo italiano: quello della mobilità su ferro.

 

Mentre si rivela  la strisciante inefficienza della Ferrovia Porrettana e il dibattito politico sul tema si infiamma,  Legambiente ha reso noto il risultato di una indagine sulla mobilità in cui si denuncia un’altra carenza italiana, quella della viabilità ferroviaria.

 

Legambiente scrive: 

Italia ultima nelle performance sulla mobilità sostenibile su ferro: poche infrastrutture e pochi investimenti con città sotto scacco di traffico e smog.

Dal 2016 al 2023 realizzati appena 11 km di tranvie e 14,2 di metropolitane, mentre continuano le aperture e gli investimenti nel Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Roma, tra le città peggiori in Europa in termini di dotazione di binari di metro.

I dati parlano chiaro: in Italia la lunghezza totale delle linee di metropolitane si ferma a poco meno di 256 km, ben lontano dai valori di Regno Unito (680,4 km), Germania (656,5) e Spagna (615,6). Il totale di km di metropolitane nella nostra Penisola è inferiore, o paragonabile a quello di singole città europee come Madrid (291,3) o Parigi (225,2). Riguardo le tranvie, in Italia ci sono 397,4 km, assai lontani dagli 875 km della Francia e soprattutto dai 2.042,9 km della Germania. Analoga situazione per le ferrovie suburbane, quelle prese ogni giorno da tanti pendolari, dove l’Italia è dotata di una rete totale di 740,6 km mentre sono 2.041,3 quelli della Germania, 1.817,3 km nel Regno Unito e 1.442,7 in Spagna.

Tra le città, Roma è tra le peggiori in Europa in termini di dotazione di binari di metro. Parliamo di 1,43 km ogni 100mila abitanti, ben lontani da altre capitali quali Londra (4,93), Madrid (4,48), Berlino (4,28). Sul fronte investimenti su ferro, l’Italia ha fatto ben poco preferendo quello su gomma. Nel 2023 non è stato inaugurato nemmeno un chilometro di nuove tranvie, mentre l’unica aggiunta alla voce metropolitane riguarda l’apertura di un nuovo tratto della M4 a Milano. Se si guarda indietro negli anni, dal 2016 al 2023 sono stati realizzati appena 11 km di tranvie e 14,2 di metropolitane, con una media annua rispettivamente di 1,375 km e 1,775 km, ben lontani da quanto sarebbe necessario per recuperare la distanza dalle dotazioni medie europee.

Dall’altro lato la Penisola si conferma la nazione più legata all’utilizzo dell’auto. Quello italiano resta il parco auto tra i più grandi d’Europa. 666 auto ogni mille abitanti, il 30% in più rispetto alla media di Francia, Germania e Spagna. A pesare su questa scelta la mancanza di interconnessioni tra le varie linee di trasporto di massa, di TPL e di mobilità dolce, di integrazione delle stazioni con il tessuto urbano pedonabile e ciclabile.

Un immobilismo quello delle città italiane, sempre più fragili e vulnerabili a causa della crisi climatica, che racconta anche quanto poco si stia investendo sul fronte dei trasporti. Senza dimenticare che l’ultima legge di bilancio (approvata nel dicembre 2023) per la prima volta dal 2017 non prevede fondi né per il trasporto rapido di massa, il cui fondo è stato definanziato, né per la ciclabilità e la mobilità dolce.

Per Legambiente, da qui ai prossimi anni, è necessario prevedere maggiori investimenti per le aree metropolitane italiane per sciogliere i nodi irrisolti della mobilità e dell’inquinamento, colmando quei ritardi che si sono ampliati rispetto agli altri grandi Paesi europei. Al Governo Meloni l’associazione ambientalista chiede di dar avvio ad una stagione di politiche per la rigenerazione urbana, a partire da una maggiore cura e potenziamento del trasporto sul ferro, il miglioramento del servizio lungo le linee esistenti, più sharing mobility e mobilità elettrica, insieme all’attuazione di azioni di adattamento delle infrastrutture agli eventi meteo estremi, in modo da ripensare l’uso di strade, piazze e spazi pubblici adattandoli in funzione delle persone e non delle auto.   


Dal 2010 al 2023 sono stati 182 gli eventi meteo estremi che hanno avuto impatti sui servizi ferroviari con rallentamenti o interruzioni causati da piogge intense e allagamenti, frane dovute a intense precipitazioni, temperature record e forti raffiche di vento. Le regioni più colpite: Lazio (37), Lombardia (25) e Campania (17). Tra le città, Roma è quella dove sono avvenuti più eventi meteo estremi, ben 34, che hanno causato danni alle infrastrutture di trasporto pubblico o interruzioni al servizio, quasi sempre legati a piogge intense e allagamenti. Seguono Napoli (12 casi) anche qui per allagamenti e danni a binari e stazioni, e Milano (10), dove le esondazioni di Seveso e Lambro hanno portato alla chiusura in particolare della M3. Legambiente ricorda che i danni su infrastrutture e mobilità provocati dal cambiamento climatico sono tra i più ingenti e aumenteranno entro il 2050 fino a circa 5 miliardi di euro l’anno, come evidenziato da un Rapporto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel 2022. Un incremento di circa 12 volte rispetto alle stime di danno attuali. Il danno complessivo, diretto e indiretto, in assenza di misure, raggiungerebbe un valore tra lo 0,33% e lo 0,55% del PIL italiano al 2050. 

martedì 5 gennaio 2016

Non è la Porrettana la linea ferroviaria peggiore. Legambiente: “Treni più vecchi in Abruzzo”.



Pendolari, Legambiente: “Treni più vecchi in Abruzzo”. Ecco le 10 tratte peggiori



di Maurizio Di Fazio da Il Fatto Quotidiano

Treni regionali vecchi, scarsi, in ritardo e malandati. Un servizio locale lento e poco efficiente, nonostante le tariffe aumentino. A sostenerlo è Legambiente che, presentando la campagna Pendolaria 2015, ha stilato la top 10 delle peggiori linee ferroviarie regionali in Italia. Sono circa tre milioni i pendolari, ossia quei cittadini che utilizzano tutti i giorni il treno per raggiungere il posto di lavoro o di studio. Ma potrebbero essere molti di più: “La situazione di degrado generale spinge purtroppo i cittadini all’uso dell’auto privata, con aggravio dei costi, del traffico veicolare e dell’inquinamento”, scrive Legambiente.
Tremila e trecento i treni attualmente in servizio nelle singole regioni. “I convogli hanno un’età media pari a 18,6 anni. La regione con la più alta età media dei treni è l’Abruzzo, con 28,3 anni, e dove l’84,7 per cento dei mezzi circolanti ha più di 20 anni”. Le realtà locali devono poi fare i conti con continue riduzioni di budget: “Dal 2010 a oggi”, continua il rapporto, “si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all’auto. Il record di aumento del costo dei biglietti si è verificato in Piemonte, con un +47%”.
Il dossier di Legambiente cerca anche di individuare i responsabili: “Manca una regia nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni, senza controlli. Da Berlusconi a Renzi, chi è stato al governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari. Rispetto al 2009 le risorse dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25%, con la conseguenza che le Regioni, alle quali sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato tagli al servizio e un aumento delle tariffe”. “Un cambio di rotta delle politiche di mobilità ancora non si vede. Nella legge di Stabilità non c’è nessuna risorsa per l’acquisto di nuovi treni o per il potenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalle Regioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmeno allo 0,28 per cento dei bilanci” dichiara il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. Contrariamente agli altri Paesi europei, “in Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l’acquisto di nuovi treni” si legge ancora nel dossier.
Ecco la classifica, in ordine decrescente, delle dieci peggiori linee ferroviarie regionali compilata dal rapporto Pendolaria 2015:Roma-Lido di Ostia: è sua la palma del più cattivo tratto pendolare dell’anno. “Il servizio ferroviario di questa linea suburbana gestita da Atac”, dice Legambiente, “risulta totalmente inadeguato per i circa 100mila pendolari quotidiani. Corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, frequenze oltre i 40 minuti, convogli vecchi e sovraffollati spesso privi di aria condizionata, stazioni non presidiate”; Alifana e Circumvesuviana: il dossier segnala “precarietà dei mezzi, assenza di aria condizionata, sediolini e carrozze antiquate e scarso servizio di pulizia”. E la Circumvesuviana è “una delle ferrovie più colpite dai tagli degli ultimi anni, con treni fatiscenti e vagoni stracolmi”; Chiasso-Rho: si tratta di una linea prolungata da Milano a Rho in occasione dell’Expo. “Ci sono quasi 50mila pendolari che lamentano frequenti ritardi e  tempi di percorrenza paragonabili a quelli del secolo scorso: per fare 60 chilometri si impiega oltre un’ora e mezza”.
A seguire nella classifica dei peggiori: Verona-Rovigo, Reggio Calabria-Taranto (che collega quaranta centri urbani e turistici); Messina-Catania-SiracusaTaranto-Potenza-Salerno (“su questa linea di oltre 200 km di fondamentale importanza per i collegamenti interni tra Puglia, Basilicata e Campania, la situazione è ferma a 50 anni fa. E i convogli non raggiungono i 50 km/h di velocità media”); Novara-Varallo (“Addio ai treni lungo questa linea dal settembre 2014″); Orte-Foligno-Fabriano: che ha “pesanti criticità a volte persino a causa delle foglie che creano problemi di aderenza delle ruote del locomotore sulla rotaia”; e infine la Genova-Acqui Terme.

venerdì 19 dicembre 2014

Treni: Legambiente ha pubblicato Pendolaria, rapporto sulla situazione del trasporto ferroviario. Severe critiche sulle scelte per gli investimenti.



Da Bologna Today

Affondo di Legambiente nel Pendolaria, il report che traccia il bilancio della situazione del trasporto ferroviario. Dure le contestazioni sulla gestione del nodo bolognese: 'Investimenti cospicui su opere inutili, mentre restano sulla carta le vere priorità"
Pendolaria 2014, presentato ieri, comprende i dati raccolti raccontano di tagli e aumento del costo dei biglietti per i 2milioni e 768mila passeggeri italiani che usufruiscono del servizio ferroviario regionale. Tra il 2009 e il 2012- sottolinea l'associazione - " si è assistito a un autentico paradosso: mentre i passeggeri aumentavano del 17% le risorse statali per il trasporto regionale su gomma e ferro veniva ridotto del 25%.  Anche l’Emilia Romagna,  risente dell’andamento generale con tagli al servizio  (-5,4 % dal 2010 ad oggi) e aumenti tariffari (+16,1 %)".
"Le priorità della politica locale rimangono altre". Così accusa Legambiente. Appare "singolare", affonda sarcastica l'Associazione, "che negli stessi giorni in cui i pendolari della linea Porrettana censiscono gli ennesimi disservizi ed il calvario di ritardi e treni annullati, proprio oggi si tengano due momenti istituzionali per decidere investimenti cospicui su progetti che vanno a solo vantaggio della mobilità su gomma. Da una parte la conferenza dei sindaci interessati dal passante nord, che negozieranno oltre 150 milioni di opere accessorie all’autostrada, dall’altra la conferenza dei servizi sul progetto di interramento della Bologna Portomaggiore".
“Dei progetti per la mobilità metropolitana ritenuti “strategici” dalle amministrazioni, al momento nessuno è a favore del trasporto pendolare. - ricorda Lorenzo Frattini presidente regionale di Legambiente– Si prevedono investimenti per almeno 1300 milioni sul passante autostradale, 100 milioni per il People Mover e 48 milioni per l’assurdo intervento sulla linea Bologna- Portomaggiore. Quando con 75 milioni si risolverebbero quasi tutte le strozzature del SFM”
(A questo punto sostituirei la parte a colori con dei puntini)  ……….

Il progetto dell’interramento della Linea Bologna- Portomaggiore, continua Legambiente, "comporterà la sospensione totale del servizio tra le stazioni Roveri e Bologna Centrale per circa due anni e mezzo, ad a fine lavori vedrà un servizio ferroviario immutato nelle modalità, nei tempi di percorrenza e nei mezzi circolanti, la maggior parte con motori diesel, e soprattutto che renderà impossibile il raddoppio della linea in futuro, l’unica soluzione per migliorare il servizio in modo strutturale e aumentare le frequenze". Sono oltre 4.000 i cittadini che quotidianamente usano questa linea per raggiungere il posto di lavoro o la scuola, preferendo il trasporto pubblico al proprio mezzo privato, e togliendo quindi traffico dalle strade e inquinamento dall’aria. Una linea nodale per il disegno complessivo del trasporto pubblico bolognese che potrebbe aumentare l’utenza con  l’aumento delle frequenze - spiega ancora l'Associazione, sottolineando però che "la complessità del progetto condurrà a lunghi tempi per la fine dei lavori, e un catastrofico blocco dei servizi di trasporto, proprio quando l’attivazione della tratta ferroviaria Portomaggiore Dogato (prevista per il 2015), avrebbe consentito il collegamento diretto Codigoro – Bologna, attraverso la linea Bologna Portomaggiore".
L’associazione depositerà gli atti con le proprie valutazioni e proposte in Conferenza dei Servizi, che si esprimerà definitivamente in questi giorni: l’auspicio è che "si punti intelligentemente sul SFM, perseguendo una reale alternativa all’uso dell’auto, per la tutela della salute collettiva e per le esigenze di mobilità sostenibile". In merito Legambiente ha anche lanciato una specifica petizione per salvare la Linea Bologna-Portomaggiore.
Sul piano dei trasporti metropolitani "il paradosso più grande - per l'associazione - risulta il fatto che al centro dell’agenda politica e del quadro degli investimenti rimanga il Passante autostradale Nord.  Quando i dati attestano che mentre il numero di pendolari cresce il traffico autostradale risulta in calo. Come ricorda il Comitato contro il Passante Nord, sono gli stessi documenti di Autostrade per l’Italia ad attestare l’inutilità dell’opera. Documenti in cui si riferisce di “modesti benefici trasportistici attesi per la collettività”, “consistenti impatti territoriali  ed ambientali”, e “scarsa sostenibilità dell’analisi costi-benefici”.  Nonostante questo si vogliono utilizzare non meno di 1300 milioni di euro, destinabili ad altro se solo ci fosse la volontà politica di farlo".
E’ di pochi giorni fa invece la notizia che RFI ha ceduto gratuitamente al Comune gli spazi per il passaggio del People Moover, "un’altra opera inutile - torna ad attaccare Legambiente - che si potrebbe sostituire agevolmente con un aumento delle frequenze dei treni tra Bologna e Calderara/Bargellino, fermata ferroviaria già esistente ed a poche centinaia di metri dall’ingresso dell’aereoporto. Da qui basterebbe un raccordo navetta tra la fermata ferroviaria ed il Gate
( e ripartirei da qui)
A rimanere sulla carta, invece, sarebbero "le vere priorità del trasporto pendolare, che incidono sulle esigenze di chi si sposta in treno tutti i giorni: il raddoppio della linea Porrettana e per Portomaggiore, la linea passante Vignola Portomaggiore in stazione Centrale.  Opere il cui valore Legambiente stima in circa 75 milioni di investimento."
Legambiente chiede a Comune e alla futura giunta Regionale di rivedere le priorità di investimento sulla mobilità e pensare alle opere che serviranno ancora ai nostri figli, non a quelle la cui utilità è già dubbia oggi.
Le buone notizie. Da Pendolaria non emergono tuttavia solo le problematiche legate al trasporto pendolare, c’è anche la "buona notizia" dell’acquisto da parte di Tper di 7 nuovi treni Stadler Etr 350 dedicati al trasporto pendolare, che si aggiungono ai 12 acquistati da FER e già in circolazione dal 2013 sulle linee Bologna-Vignola, Bologna-Portomaggiore, Bologna-Porretta, Bologna-Rimini, Ferrara-Ravenna, Bologna-Milano, Ferrara-Bologna-Imola e Bologna-Poggio Rusco. L’associazione ha deciso di attribuire una menzione speciale di merito a Tper per l’acquisto di questi treni, che consentiranno di  sostituire  progressivamente su alcune tratte elettrificate i mezzi a gasolio con convogli elettrici. I treni Stadler Etr 350 sono convogli a 5 carrozze, capaci di 270 posti a sedere e 350 in piedi, 8 ampie porte per favorire l'incarrozzamento e l’accessibilità ai disabili, postazioni e toilettes attrezzate per passeggeri con disabilità motoria, posti portabiciclette per favorire la mobilità integrata treno-bici, pianale ribassato sul 90% di tutta la superficie calpestabile e climatizzazione integrale. "Un passo - chiosa Legambiente - verso la qualità del servizio pendolare". Anche se i pendolari pare non siano tutti concordi.