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sabato 6 giugno 2020

Raddoppiano i letti di Terapia Intensiva con 34 nuovi posti letto.

L’Ospedale Maggiore nella rete Hub nazionale e regionale di Terapia Intensiva della Regione Emilia-Romagna.


L'Azienda USL di Bologna informa:


34 nuovi letti di Terapia Intensiva e Area Critica all’Ospedale Maggiore, da utilizzare in modo flessibile a seconda delle condizioni cliniche dei pazienti e delle necessità di supporto respiratorio.   Un intervento strutturale di oltre 6 milioni di euro, realizzato a tempi di record in soli 40 giorni, che ha comportato la totale ristrutturazione del 12° piano dell’Edificio D dell’Ospedale, per una superficie complessiva di 1.600 metri quadrati.
Con questa realizzazione, il Maggiore entra nel nuovo Hub nazionale e regionale per la Terapia Intensiva, rete ospedaliera COVID Intensive Care composta da 6 strutture sempre disponibili per pazienti Covid e non, un progetto della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Salute. 
La nuova Terapia Intensiva e Semi Intensiva dell’Ospedale Maggiore è stata presentata questa mattina dal Ministro della Salute Roberto Speranza e dal Presidente della Regione Stefano Bonaccini. Con loro il sottosegretario di Stato alla Salute, Sandra Zampa, l’Assessore regionale alle politiche per la salute, Raffaele Donini, la Vice Sindaca di Bologna, Valentina Orioli, il Vice Prefetto Vicario, Anna Pavone, la Prorettrice per le risorse umane dell’Università di Bologna, Chiara Elefante, il commissario dell'Azienda Usl di Bologna, Chiara Gibertoni.
Assieme all’Ospedale Maggiore, Azienda Usl di Bologna, compongono l’Hub nazionale e regionale per la Terapia Intensiva, il Policlinico S.Orsola, l’Ospedale Maggiore di Parma, il Policlinico di Modena,  l’Ospedale Civile di Baggiovara e l’Ospedale degli Infermi di Rimini. Una rete che offre complessivamente 146 posti letto sempre utilizzabili, per curare oggi pazienti ammalati di Coronavirus e, in futuro, per ogni tipo di evenienza clinica che richieda il ricorso a cure intensive. Per l’Emilia-Romagna e per tutto il Paese.
La nuova Area Critica del Maggiore, che si aggiunge ai letti Intensivi e Semi Intensivi già presenti in Ospedale, rende possibile, inoltre, la graduale riapertura di aree ed attività temporaneamente sospese per effetto della pandemia, in particolare quelle chirurgiche programmate, offrendo al contempo una capacità di risposta potenziata per pazienti post chirurgici e acuti.
L’investimento complessivo, di 6.007.700 euro, comprende 3 milioni e 526 mila euro per attrezzature biomediche, mentre in termini di risorse professionali, la nuova Terapia Intensiva e Semi Intensiva impegnerà 27 medici, 125 infermieri e 35 operatori socio sanitari, per un costo complessivo annuo di circa 10 milioni di euro. Oltre 7 milioni, invece, i costi di gestione annui legati all’approvvigionamento di beni e servizi.
I lavori, iniziati il 14 aprile con lo sgombero e la demolizione integrale del reparto pre esistente, sono continuati con quelli di realizzazione della nuova Area Critica, avviati il 23 aprile. Il completamento delle opere è avvenuto lo scorso 2 giugno, in soli 40 giorni, in anticipo rispetto alla data prevista.
Il cantiere ha visto la presenza quotidiana di oltre 50 tra tecnici ed operai edili, meccanici, elettrici. Particolare attenzione è stata posta all’utilizzo di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale, soprattutto mascherine, sostituiti più volte al giorno. In tutto il cantiere sono state sempre presenti postazioni di disinfezione delle mani. Per non ritardare l’esecuzione dei lavori, infine, ma garantire la sicurezza, sono stati messi a disposizione più ascensori di quelli normalmente impiegati per i cantieri, limitandone l’uso a solo due persone ala volta.

lunedì 11 febbraio 2019

Elisoccorso notturno, in 18 minuti dall’Appennino modenese alla Maternità dell’Ospedale Maggiore.

Mamma e neonata stanno bene. 
 

L'Azienda USL di Bologna informa:

Nuovo intervento dell’elisoccorso notturno 118, avvenuto nelle prime ore di sabato 9 febbraio. Sono bastati 18 minuti di volo da Montese, comune dell’Appennino modenese, alla Maternità dell’Ospedale Maggiore di Bologna, per un parto cesareo in emergenza su una donna di 29 anni, alla 31° settimana di gravidanza.
Mamma e neonata stanno bene, entrambe ospiti della Maternità e Neonatologia dell’Ospedale Maggiore.

In poco più di un’ora, 65 minuti, dalla chiamata di soccorso alla Centrale 118, la donna era già in sala operatoria. La chiamata è arrivata alle 5.48 di sabato 9 febbraio. Immediata l’attivazione dell’ambulanza della postazione di Montese, giunta a casa della signora alle 06.01, e dell’elisoccorso dotato di tecnologia NVG per il volo notturno, atterrato alle 6.27 alla piazzola di Montese. Sul posto, l’equipe dell’elisoccorso, composta da 1 medico e 2 infermieri, ha effettuato un ecografia che ha evidenziato la presenza di battito cardiaco, ma ridotti movimenti del feto. Dopo 8 minuti, alle 6.35, l’elisoccorso è ripartito per la Maternità dell’Ospedale Maggiore, in questo caso il centro hub appropriato per trattare, in urgenza, una situazione di tale complessità.

Alle 6.53, in 18 minuti, l’elicottero 118 ha raggiunto l’Ospedale Maggiore ed è stata immediatamente accolta in sala operatoria, da 3 medici e 1 ostetrica, per un parto cesareo in emergenza. Dopo 17 minuti è nata una bimba, di circa 1.600 grammi, affidata alle cure del neonatologo.

L’elisoccorso notturno del 118 si conferma una volta di più uno strumento fondamentale nella rete dell’emergenza territoriale, a garanzia dei migliori protocolli di intervento anche nelle zone più disagiate come quelle montane, garantendo standard di sicurezza elevati anche in occasioni di patologie tempo dipendenti, come accaduto la notte scorsa.

Con quello di sabato, salgono a 47 gli interventi dell’elisoccorso notturno in tutta la Regione dall’inizio dell’anno, su un totale di 129 dall’avvio del servizio, lo scorso 15 agosto. Interventi possibili grazie alla nuova strumentazione e alle sempre più numerose basi di decollo e atterraggio notturno, realizzate su tutto il territorio regionale: ad oggi ne sono attive 164, di cui oltre la metà in zone montane.