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domenica 15 marzo 2020

FINESTRE SULLA FILOSOFIA

di Marco Leoni


 
MATTEO SAUDINO :
La filosofia interroga la vita







Perché studiare filosofia? 
Una risposta è difficile, l'abbiamo già detto, e allora perché fare filosofia ?

La filosofia non è di nessuna utilità: tu puoi essere un grande conoscitore
del pensiero greco di Aristotele e di Platone, conoscere tutta la logica di
Aristotele, però non essere capace di dipingere la tua casa, la tua stanza,
non essere capace di farti un uovo al tegamino e neanche un caffè.
Allora a cosa serve la filosofia ? A niente, questa è l’obiezione che viene fatta ai filosofi, cioè che non ha un’utilità pratica.
Come dico sempre ai miei studenti, se adesso mi vedete barcollare, e
sono nel range degli infarti dei 40 ai 50 anni, non chiamate un filosofo per
favore, se sto per avere un infarto immediatamente chiamate un medico.
Se chiamate un filosofo è perché mi volete male, mi volete far morire per
cambiare professore di filosofia. Un filosofo non è utile per quanto
riguarda l’infarto, come per tutte le malattie fisiche, su alcune malattie di
natura psicologica ne discutiamo, ma attenzione perché gli psicologi riten-
gono la psicologia una scienza a differenza della filosofia che non lo è.
Però mi permetto di dire che non tutti i problemi che abbiamo sono da
affrontare con la psicologia o la psicoanalisi: a volte basta un amico, perché essere tristi di solito non è essere depressi ma essere intelligenti, in quanto nel mondo solo il cretino è sempre felice.
Se sei triste non è detto che tu sia depresso o malato e devi prendere
delle pastiglie o andare in cura, semplicemente stai provando a vivere.
Vivere non è facile e allora vai giù di morale e a quel punto magari Epicuro
ti soccorre, ti dà una mano come può fare Platone. Dunque Platone e
Epicuro, tengo a dirlo, non sono dei medici ma vi possono accompagnare
ad affrontare i grandi temi della vita.
Dunque praticamente la filosofia non è ingegneria, non è medicina e se cerchiamo l’utilità pratica la filosofia non ce l’ha, ma ha la bellezza di tutte le cose inutili.
Cos’è utile ? Preparare l’interrogazione di tedesco che servirà per
quando lavorerai per l’azienda italiana che fa commercio con l’azienda
tedesca e bisogna sapere bene i verbi tedeschi. E’ utile la fisica, la
matematica per fare il test di scienza sanitaria fra due anni, invece siete lì
ad ascoltare musica completamente inutile, a guardare la casa di fianco
completamente inutile o a fare filosofia.
Ma è bello, perché la maggior parte delle cose belle se ci pensate sono inutili, allora recuperando Aristotele, l’inutilità è la cosa bella della filosofia.
Quindi perché fare filosofia ? Perché è inutile, cioè mi prendo cura di
cose che non hanno un’utilità pratica, ma senza le quali la mia vita sarebbe più povera, più misera.
Dunque perché fare filosofia ? Perché c’è la bellezza del ragionare, nel
pensare, nell’interrogarmi, nel mettere dei dubbi.
Non è così utile, però io voglio chiedermi il perché delle cose, della scuola,
il perché del modello di viabilità, di consumo, della vita che facciamo,
perché mi alzo al mattino e vengo a scuola. Ve lo chiedete spesso: perché
mi devo diplomare?, provate a chiedervi il perché fate le cose. Avete l’età
per farlo, perché purtroppo a 40 – 50 anni è molto più difficile. E’
ineludibile la domanda e anche i vostri genitori se la continuano
a fare. Faccio la vita che voglio, che vorrei, sono felice ? Cosa
vorrei fare ? Però i vincoli sono maggiori per le persone adulte, invece
voi siete nell’età in cui dovete chiedervi più che mai le cose e non è inutile
è utilissimo ma è una inutile utilità se per utilità intendiamo cose
estremamente pratiche.
Allora se vi faccio la domanda: perché è un’inutile utilità, provate un
secondo a spiegarlo, perché sicuramente tutti l’avete capito.
Ma poiché la filosofia è argomentazione ed è parlare, dovete spiegarlo a
una persona che non sa nulla di filosofia e farle capire perché è un’inutile
utilità.
E dunque c’è la piacevolezza di mettere in discussione il mondo: lo si può
decostruire e ricostruire. La filosofia è destabilizzante, sapete cosa
fa la filosofia ? Mette la vita sotto esame
Ma mettere la vita sotto esame ci può portare ad avere dei dubbi che ci
fanno vivere male, ci rendono inquieti, ci paralizzano. Pensiamo al video
della canzone che ha milioni di visualizzazioni di Rovazzi – Bertè (voce
stupenda che adoro): se arrivassero gli alieni e ci togliessero la
capacità di ragionare e poi girassimo con Rovazzi senza pensieri, dunque
senza poter mettere la vita sotto esame, non è che magari vivremmo
meglio?
Perché se la filosofia è interrogare la vita, significa a un certo punto porsi
delle domande su amore, amicizie, lavoro, sull’universo, la morte, la
felicità e purtroppo molte volte le risposte non sono come noi vorremmo
che fossero. E dunque porta all’inquietudine, al disagio, alla paralisi.
Quindi, che bello vivere senza pensieri!
Invece la filosofia porta a pensare al mondo della complessità, arimetterlo
in discussione, a frammentarlo. Ma poi abbiamo la forza di ricostruire il
mondo ?
Questo è un problema della filosofia, perché se lo decostruisco poi cosa
rimane? e se rimangono dei cocci?
Maledetto, non avessi mai messo in discussione il rapporto con Tizio o
Caio, adesso l’ho messo in discussione. Non avessi mai messo in discus-
sione Dio, la scuola, mio padre, mia madre che erano perfetti e l’ho fatto
e adesso che ho messo in discussione tutto mi rimangono dei cocci. Era
meglio avere il vaso senza distruggerlo.
Dunque, mettere la vita sotto esame ha una dimensione di pericolo. Ma
quella è la cosa bella secondo me, è la filosofia.
La filosofia porta più inquietudini, porta più domande che risposte;
le risposte 2+2 fa 4 , le certezze. ragazzi e ragazze, non cercatele dai
filosofi, i filosofi non daranno mai certezze, i filosofi se sono dei buoni
filosofi vi daranno dei dubbi. Poi vedremo che Aristotele e Platone
cercheranno di costruire tutto il mondo. Ma quella è la loro visione del
mondo: Platone vi dirà che cos’è il bene, cos’è il giusto, quando un uomo
è felice, che cos’è l’anima, vi dirà che cos’è la conoscenza. Platone
risponde a tutto perché essendosi interrogato su tutto ha avuto il
desiderio, la voglia, la forza di provare a dare una risposta. Poi Aristotele
gliele cambierà. Già, e quello che verrà dopo gliele cambierà di nuovo.
La filosofia è discutere intorno a dei grandi temi che tornano ma con delle
risposte che si contaminano ma che sono sempre diverse, non sono mai
le stesse.
Dunque le domande filosofiche interrogano la vostra vita.
L’alternativa è vivere da robot (esempio nel film Blade runner), ma nel
momento in cui il robot diventa umano e i replicanti diventati simili agli
uomini devono essere uccisi perché hanno dei difetti, sviluppano la paura
di morire e riflettono sul fatto che non vogliono morire, ecco che lì c’è la
vita perché c’è la filosofia.
Blade Runner è un film estremamente filosofico: il mitico finale dove i
replicanti dicono : 'tutto quello che ho visto, che ho conosciuto tutto
ciò verrà perso come lacrime nella pioggia', il robot replicante ha
percepito che morendo tutto quello che ha vissuto e tutto ciò che lo ha
emozionato andrà perso per sempre.
E’ovviamente una dimensione di autoriflessione:
dunque interrogarsi sulla vita significa chiaramente avere
una autocoscienza.
Chiudo con gli ultimi due flash, perché fare filosofia ?
Perché interroga la tua vita, perché è inutilmente utile, perché è
piacevole ma poi perché ti insegna a pensare, attraverso la filosofia si
impara a pensare, a pensare in modo corretto non in modo aporetico
cioè commettendo degli errori logici, non in modo contraddittorio.
Ti insegna a parlare in pubblico, ti insegna ad argomentare una tua
opinione, ti insegna a pensare. Dunque è una materia ecologica, medica.
Una disciplina, perché ti insegna a stare bene nell’ambiente che ti
circonda, a provare a comprendere l’ambiente perché ti insegna ad
essere sano, è una medicina per la testa, ti aiuta ad avere una testa.
Studieremo Pitagora che ci porrà delle domande e così alleneremo la
mente, studiando Aristotele alleneremo la mente. Nell'altra classe, dove i
greci li hanno ormai lontani, stanno studiando Kant ed Hegel e si
lamentano perché sono troppo difficili, perché la complessità del loro
pensiero è elevata ma per provare a comprendere la complessità di quel
pensiero si allena a sviluppare la mente. Come quando si fa una
maratona, al termine si è soddisfatti perché quella fatica ha appagato,
così come aver scalato una montagna.
La fatica è appagante, la nostra società voyeuristica, fatta di immagini, di
consumo compulsivo, ci fa capire che tutto è a portata di un clic, ma non
tutto è acquistabile a euro 9,99, perché una testa ben fatta richiede anni
e anni di filosofia, matematica, letteratura, poesia perché altrimenti
rimane una piccola testa.
Il mondo è complesso e la piccola testa nel mondo complesso è divorata
mentre una testa più articolata e ben fatta, anche se non sarà mai
grande come la complessità della vita, è più in grado di comprenderla.

domenica 16 febbraio 2020

FINESTRE SULLA FILOSOFIA

di Marco Leoni


      PLATONE : il Menone e la conoscenza come reminiscenza


Riporto sempre una lezione di Matteo Saudino, fantastico prof. di filosofia.

Oggi affrontiamo il dialogo della maturità di Platone, il dialogo in cui le teorie presentate dal filosofo di Atene sono completamente il prodotto della sua ricerca, della sua filosofia, nel senso che con la maturità Platone prende le distanze da Socrate e non si limita a presentarne la vita, le teorie ma elabora una nuova progettualità, una nuova architettura filosofica. Ovviamente, l’ho già detto, il protagonista dei dialoghi sarà sempre Socrate e questo è un atto d’amore, questo è l'omaggio che Platone fa al suo maestro.
La teoria platonica nei dialoghi prende forma per bocca di Socrate e all’interno del dialogo, le idee di Platone, le teorie di Platone vengono esposte sempre da Socrate.
Considerate però che il dialogo è sempre una dinamica di arricchimento di fertilità: tutti i protagonisti dialogando contribuiranno al raggiungimento di una verità che poi sarà parziale, perché la verità, per Socrate e Platone, è comunque una ricerca parziale. Non vuol dire che è relativa: è una verità da cui si partirà per andare ancora alla ricerca di un approfondimento e di una verità più stabile o solida perché Platone è un dichiarato antirelativista.
Vediamo insieme questo dialogo.
Il dialogo si svolge a casa di Menone che è il protagonista con Socrate ed Anito. Menone è un aristocratico ateniese che ha invitato Socrate a casa per la piacevolezza di avere un ospite famoso, prestigioso come Socrate con cui poter dialogare e fare filosofia: è il piacere del dialogo.
In questa serata a Menone e Socrate si aggiungerà Anito quell’Anito già incontrato nell’Apologia di Socrate, uno degli accusatori di Socrate, del maestro di Platone a cui dunque Platone offre comunque uno spazio all’interno di un dialogo perché servirà, nell’architettura dialogica di Platone, per poter giungere ad una teoria, ad una verità antitetica a quella sostenuta da Anito.
La serata ruota intorno ad una discussione proposta dallo stesso padrone di casa, cioè se la virtù sia insegnabile, o se sia una pratica.
Platone è un pedagogo. Platone aveva già pensato alla centralità del discente 2400 anni fa: insegnare non vuol dire calare dall’alto, tema già affrontato con Socrate, ma l'apprendimento avviene attraverso il dialogo e la pratica in maniera personale. Molti pedagoghi attuali che pensano di aver scoperto l’acqua calda, in realtà sono debitori di uno dei grandi pedagoghi dell’antichità, Platone appunto.
Ebbene a casa di Menone si svolge questo dialogo: punto di partenza è la domanda sulla virtù e Socrate per rispondere comincia a dire che tutti gli uomini in realtà quando vogliono conoscere, vogliono conoscere il bene, sono attratti dal bene, si muovono verso il bene. Anche quelli che compiono il male o che conoscono in maniera sbagliata in realtà lo fanno convinti di agire bene o comunque di conoscere in maniera corretta.
Ma allora, questo presuppone che ci sia questo bene verso cui le persone tendono, anche se nessuno lo ha insegnato. Oppure il bene viene insegnato, allora c’è qualcuno che lo insegna.
Se c’è un tendere verso il bene e c'è una sorta di attrazione che il bene esercita su di noi, esso parte dalla nostra interiorità. E Socrate qua inizia a recuperare quella che è anche una vecchia tradizione di conoscenza quella intesa come ricordo. Platone quindi, per bocca di Socrate, sosterrà che la conoscenza sia in realtà un ricordare sia Reminiscenza.
A questo punto Socrate chiede a Menone di invitare al tavolo il suo schiavo, per poter dimostrare che conoscere è ricordare.
Quando lo schiavo giunge, Socrate comincia a fargli domande di geometria e gli chiede di disegnare forme geometriche (un quadrato, poi come suddividere il quadrato in tanti piccoli quadrati e ricostruire su questi quadrati dei piccoli triangoli). Lo schiavo, che non aveva mai avuto un insegnante di geometria e a scuola non era mai andato, guidato da Socrate, giunge a dimostrare il teorema di Pitagora con lo stupore di Menone e del sopraggiunto Anito.
Ma come le conoscenze sono da insegnare, sono insegnabili anche le virtù?
Platone per bocca di Socrate dirà perché conoscere significa ricordare.
Significa portare alla luce quanto la nostra anima ha già dentro di sé, quanto la nostra anima ha conosciuto nell’aldilà, cioè nel mondo delle Idee. La nostra anima, prima di incarnarsi nel nostro corpo, ha conosciuto, ha visto come dice l’intellettuale il mondo delle idee e ha conosciuto i valori del bene, del giusto, del bello. Ha conosciuto le idee matematiche come la sfera, il quadrato,il rettangolo il triangolo; ha conosciuto le idee delle cose comuni, dei generi uomo, cavallo, albero e quest’anima deve semplicemente, quando è nel corpo, ricordare quanto ha visto in precedenza.
Comunque per ricordare quanto ha visto in precedenza va stimolata. Ecco il platonismo socratismo: dentro di noi c’è il bene, bisogna portarlo alla luce, dentro di noi c’è la conoscenza matematica e geometrica, bisogna portarle alla luce.
L’insegnamento non è come abbiamo già detto più volte riempire un vaso o un sacco, lo studente non è il sacco in cui io verserò della farina non è un vaso in cui verserò dell’acqua ma lo studente è l’allievo è il discente è un soggetto da stimolare da risvegliare da portare ad una ricerca autonoma.
Dunque alla tesi di Anito, “ le virtù si insegnano”, tipiche dei sofisti che le insegnavano anche a pagamento, Socrate e Platone rispondono che le virtù non si insegnano, si apprendono praticandole, stimolati e guidati da un maestro. Dunque Platone ci vuole dire che alla base della conoscenza c’è la costruzione di una mente, l’anima in grado di apprendere.
Uno degli psicologi dell’apprendimento del 900, Morer, il cui testo “ LA TESTA BEN FATTA” è diventato una sorta di testo di riferimento per chi vuole fare l’insegnante, sostiene che fare l’insegnante è contribuire a costruire una testa funzionante e non tanto dare i contenuti e metterli dentro la testa. I contenuti sono funzionali anche al costruire: ora, al di là di conoscere le teorie di Platone, stiamo ragionando e la vostra testa si sta formando perché oggi si sta confrontando sul tema della virtù e della conoscenza, e confrontando tesi diverse, la testa comincia a mettersi in moto, a ragionare a confrontare e magari a elaborare una teoria.
A Platone non interessa il discorso delle regole: lui è un filosofo, lui è interessato al bene e il bene non lo trasmetti con le regole ma lo devi ritrovare dentro di te. Se hai interiorizzato un’idea di rispetto, questa è diventata una pratica di vita, è diventato un atteggiamento, una modalità perché è stata interiorizzata.
E Platone ci dice questo: la virtù non è insegnabile. Certi padri virtuosi non hanno i figli virtuosi ma un padre virtuoso avrà pure insegnato ai suoi figli a comportarsi bene, molti padri che conoscono delle virtù etiche politiche o delle virtù matematiche e ingegneristiche hanno figli che non possiedono le stesse virtù conoscitive tecniche ingegneristiche virtù comportamentali etico politiche, perché le virtù non si trasmettono nel sangue non si trasmettono tramite una lezione se non ci sarà una appropriazione profonda.
Allora le virtù per Socrate sono una ricerca, sono figlie di una ricerca personale che è sempre in divenire, che è anche precaria perché può procedere in maniera lineare a volte e non lineare in altre ed è frutto di una ricerca costante, una ricerca in divenire, costante e personale.
Secondo Socrate e Platone la virtù è figlia di una ricerca personale ma non in un’ottica relativista: non rispettare la Legge è sbagliato per Platone ma al rispetto della legge bisogna arrivarci attraverso la ricerca personale interiore. Quando ho interiorizzato il comportamento corretto, mi comporterò bene, se invece mi comporto bene soltanto perché c’è una telecamera accesa, quando la telecamera sarà spenta non lo farò più.
Dunque la conoscenza è reminiscenza, è ricordare.
E come avviene il ricordo? Se la conoscenza è ricordare, allora è innata. Per Platone conosciamo il bene se abbiamo già conosciuto il bene, noi conosciamo il bello se abbiamo già conosciuto il bello? Sì, ma in parte. La conoscenza è già dentro di noi, nasciamo che conosciamo già, abbiamo già dentro quello che possiamo conoscere ma per arrivare a conoscere quello che è già innato in noi dobbiamo fare esperienza.
Per Platone conoscenza è uguale a reminiscenza cioè la conoscenza è innata, il natismo, ma che cos’è che ci porta a ricordare quello che in noi è innato? L’esperienza.
Dunque c’è anche una dimensione di empirismo: conoscere è empiricità,o esperienza, facendo esperienza risalgo a quello che in me è innato. Come Socrate chiama lo schiavo e lo schiavo disegna un quadrato, disegnando il quadrato, si ricorda del quadrato che la sua anima ha già conosciuto e così col triangolo col parallelismo degli angoli retti, disegnando con un maestro che gli indica quello che deve fare, lui empiricamente accede a quello che la sua anima già possiede: il natismo.
L’anima già possiede la conoscenza, empirismo. E la conoscenza va stimolata.
L’esempio con cui chiudo è quello della bellezza. La bellezza è già dentro di noi ma se io vivo in un mondo in cui guardo solo le cose brutte faccio esperienza solo del brutto (che per Platone non esiste, sarebbe il non bello), non arrivo a risvegliare la bellezza.
Se io ogni giorno apro le finestre e vedo guerra, violenza, corpi martoriati, fiori appassiti, come faccio a risvegliare il bello che è in me? Non posso, perché ogni giorno gli occhi vedranno degrado e violenza.
Platone è antirelativista , lui vi sta dicendo che se un ragazzo nasce e vive in un ambiente corrotto e brutto (non bello), difficilmente avrà l’educazione a recuperare il bello che è dentro di sé e sarà tendenzialmente portato a comportarsi in maniera brutta, violenta, cattiva, malvagia perché non non è stimolato ad andare a recuperare il bello che ha in sé.
Il bello è contagioso, se attorno vede un fiore, una forma colorata, armoniosa, questo porta verso una sensazione di ricerca di bellezza: se ho visto un fiore bello, ho visto un corpo bello, ho visto una bella persona che si comporta bene, domani vorrò non solo un fiore bello ma due fiori belli perché il bello risveglia il bello, il buono risveglia il buono, il bene risveglia il bene. Questi valori sono in noi innati ma se non c’è il mondo esterno che empiricamente ci stimola, se non facciamo l’esperienza del bello, del giusto, del buono, non potremo mai vivere una vita alla ricerca di questi valori perché questi valori non li sappiamo distinguere, non sappiamo dove andarli a cercare e di conseguenza non ce ne possiamo impossessare.
Dunque l'inno di Platone è a fare della nostra vita una cosa bella.
La nostra vita ha delle alternative fra essere bella, giusta e di verità o essere ingannevole di falsità di mediocrità. La scelta sta comunque in noi e il maestro, in questo caso il filosofo, il genitore sono decisivi per poterci avvicinare alla bellezza, al giusto, al vero; però non basta l’incontro servirà anche la nostra volontà.



Desidero farvi conoscere Matteo Saudino il fantastico, come più volte l'ho definito, prof. Di filosofia.
E’ certamente lui il responsabile del mio amore per la filosofia.
La lettura dei grandi pensatori dell’antichità credetemi non è una perdita di tempo, ma un importante arricchimento della nostra persona.
La filosofia ci stimola al ragionamento, alla riflessione e fa scattare in noi il desiderio di conoscenza. Ci apre la mente.
Inoltre una lettura attenta ci fa comprendere come il loro pensiero sia di una attualità incredibile ed è ancora in grado di aiutarci a decodificare la complessità del mondo in cui viviamo.

Matteo Saudino

domenica 2 febbraio 2020

FINESTRE SULLA FILOSOFIA



di Marco Leoni

 


 MATTEO SAUDINO : 
La filosofia nasce dalla meraviglia di fronte al mondo


Cos’è la filosofia ? Ovviamente rispondere a questa domanda è molto difficile perché la domanda è complessa e di fronte a una domanda complessa le stesse risposte richiedono delle complessità da sviluppare, da articolare, da affrontare.
Che cos’è la filosofia ? Probabilmente alcuni di voi forse sapranno rispondere dopo aver visto molti autori, dopo aver studiato molti pensatori, dopo aver fatto un po’ di laboratori di filosofia.
Direi di iniziare dunque a darci una risposta parziale partendo ovviamente dall’etimologia della parola che in parte già conoscete.
Filosofia è una parola composta da filo e da sofia, filo significa
amare ma non soltanto un amore statico, un amore nel senso di
ricerca, amore nel senso di tensione, movimento, andare verso.
Cosa vuol dire ?
Vuol dire che l’amore verso il sapere, la sapienza implica un andare alla ricerca, un muoversi verso. Se ci pensate, la caratteristica dell’amore e degli innamorati è quella di andare verso ciò che si ama, l’innamorato va verso l’oggetto amato, la caratteristica dell’amore è ricercare la cosa Amata.
Se io amo un amico, e l’amicizia è una forma d’amore, voglio passarci del tempo insieme, se amo uno sport lo voglio praticare, se amo i miei genitori o i nonni voglio passare del tempo insieme a loro, se amo una ragazza o un ragazzo voglio stare con lui o con lei.
Dunque, amare vuol dire unirsi vuol dire stare insieme vuol dire andare alla ricerca, al contrario l’odio è esattamente l'opposto, cioè io rifuggo la cosa che odio.
Amore e odio hanno dunque con sé la Pulsione ad andare verso o la Repulsione cioè l’allontanarsi.
La filosofia, filo, è amore cioè ricerca anelito vuol dire tensione, andare verso, è movimento, ma verso che cosa ?
Seconda parola, sofia.
Sofia vuol dire in questo caso sapere, sapienza, conoscenza, saggezza, ma queste parole non sono tutte equivalenti, in particolare sapienza e saggezza hanno alcune diversità.
Il sapiente è colui che sa, io vado da un sapiente perché voglio bere alla fonte del suo sapere. Il sapiente mi darà conoscenze: sa, sa tutto, ha le conoscenze della matematica, della geometria, delle scienze mediche, ecc.... Il saggio è una persona che sa ma tendenzialmente è una persona che sa spesso consigliare rispetto i comportamenti di vita, il saggio è colui che sa vivere bene che sa compiere delle scelte: chiedo un consiglio a mio fratello più grande perchè penso che sia più saggio in quanto ha già affrontato queste situazioni o chiedo un consiglio a mia nonna a mio nonno, chiedo consiglio a una persona che io reputo saggia perché mi saprà indicare la strada da percorrere in quel determinato contesto.
Dunque la saggezza rimanda all’agire pratico: il saggio è colui che di fronte alle scelte, di fronte ad ogni contesto sa compiere la scelta giusta sa compiere dunque una scelta fra opzioni diverse, invece il sapiente è più legato al mondo teoretico, teorico della conoscenza, è colui che conosce.
La filosofia è l’amore per la conoscenza, conoscenza della verità, conoscenza del senso delle cose, del mondo, della natura, dell’essere umano ma anche conoscenza, saggezza, su come comportarsi.
La filosofia dal punto di vista etimologico significa dunque amore per il sapere, amore per la conoscenza. Questo atteggiamento è appunto dinamico, è un viaggio che uno inizia perché curioso.
Il motore della filosofia ovvero dell’amore per la ricerca, dell’amore per il sapere, dell’amore per la saggezza, il motore di tale viaggio di tale ricerca, di tale spinta è la curiosità.
Aristotele ci dirà che è la meraviglia, è la meraviglia che muove l’uomo alla conoscenza.
Provate a immaginare di essere nella vostra casa, aprite le finestre e vedete il mondo, le stelle, il sole, la luna, il cielo, gli alberi, la natura, il giorno, la notte, la vita, la morte. Cominciate a chiedervi che cos’è ? Perché ? Qual’è il senso del nascere del morire? Che cosa vi è nell’universo, come è nato , che cosa regola la Natura ?
La curiosità verso queste grandi questioni, la meraviglia che sorge dal guardare il mondo ci porta alla ricerca. Dunque la filosofia porta alla domanda e il cuore pulsante della filosofia è la domanda che sorge dalla Meraviglia.
Osservo il mondo, la nascita di un bambino di un cucciolo. Osservo il male, il dolore, la morte, osservo il cielo stellato, osservo l’alba, il tramonto e mi chiedo il senso di tutte queste cose, del nascere e morire dell’universo, delle stelle, mi chiedo il senso dell’amore, della felicità, del dover lavorare, del dover soffrire, dover obbedire a delle leggi o non dover obbedire.
Quando, incuriosito rispetto al mondo in cui vivo, mi pongo delle domande, ecco che lì nasce la filosofia.
La filosofia dunque è domanda. Da essa poi inizia la ricerca delle risposte, ma la filosofia, ragazze e ragazzi, non sarà mai la risposta, la filosofia è la domanda e le domande che l’umanità e le civiltà continuano a porsi, sono sempre le stesse: esiste Dio?, cos’è essere felici?, qual è il senso della vita? Altre ovviamente non ci sono più perché alcune risposte, soprattutto quelle di natura astronomica, astrofisica, scientifica, matematica ce le siamo date. Oggigiorno la narrazione scientifica ci dà alcune grandi certezze sull’universo, ma alcune altre risposte non ci sono.
Dunque le domande sono il motore mobile che mette in movimento la Filosofia,sono il motore della ricerca.
Dove c’è meraviglia c’è domanda, dove c’è domanda c’è filosofia, dunque la meraviglia genera la filosofia. Ma la filosofia è soltanto meraviglia e domanda? No, nasce con la meraviglia e la domanda, ma la filosofia è ancora qualcosa di più, la filosofia è tentativo di risposta.
Inizialmente le risposte alle grandi domande della vita sono state di natura mitica. Le civiltà uscite da condizioni primitive, quando hanno cominciato a sviluppare il linguaggio, la comunicazione verbale e hanno cominciato a organizzarsi in comunità hanno cominciato a porsi delle grandi domande e anche a darsi delle risposte. Le prime risposte sono tutte di natura mitica, sono dentro il mitos, dentro una narrazione fatta di racconti mitici, cioè di racconti che hanno a che fare con gli Dei, con una natura magica, hanno a che fare con le religioni, e dunque la spiritualità diventa quasi leggenda.
Tutte le civiltà, dai maia agli atzechi, dagli assiri babilonesi, a quella dell’India, della Cina del Giappone, dalle nordiche celtiche, alle civiltà greche e latine hanno narrato storie mitiche per dare una risposta a quelle curiosità dalla natura magica, divinità dei che si sono occupati di noi. Dio che ci ha generato, la creazione dal nulla o il governo delle cose sono risposte mitiche a delle domande tipo qual è il senso della vita, cosa c’è dopo la vita, che cos’è la morte. Tutte risposte mitiche.
La resurrezione, la reincarnazione, il nulla, tutta una serie di risposte mitiche. Ma quella non è la filosofia, quella è la curiosità umana che partorisce queste risposte. La filosofia nasce quando al mito, che non scompare dall’oggi al domani anzi continua a vivere al giorno d’oggi, subentrano e si affiancano risposte logico razionali.
La filosofia è risposta, ricerca logico razionale alle grandi domande che sorgono dalla meraviglia, la filosofia è domanda ma poi è ricerca di risposta a questa domanda. Ma questa risposta non sarà Odino, non sarà Zeus, non sarà il faraone divinizzato degli egizi, non saranno Adamo ed Eva, Dio che genera l’umanità ma saranno risposte logiche. Logos vuol dire razionali, logico razionali.
Quando al mitos subentra Il logos lì nasce la filosofia. La
filosofia è dunque ricerca razionale logica e critica di
senso, di senso della vita, di senso della natura che nasce
dalla meraviglia. "