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giovedì 4 febbraio 2021

Alla Dismeco di Lama di Reno si portano a nuova vita i rifiuti elettronici

Sperimentazione con potenzialità lusinghiere. Nuove modalità di raccolta, riutilizzo e vendita in negozi

Una nuova vita per i rifiuti elettrici ed elettronici: al via in Emilia-Romagna un progetto sperimentale per raccogliere questa tipologia di rifiuti, predisporli per il riutilizzo e organizzarne la vendita in grandi catene commerciali. Lo hanno ideato l'azienda Dismeco di Lama di Reno congiuntamente a Hera, Aires-Confcommercio, Cna Bologna, Università di Bologna e Zero Waste Italy.


    Si tratta di un progetto sperimentale, spiega la Regione, unico in Europa, per sperimentare nuove modalità di raccolta ecocompatibili dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), per avviare linee di preparazione per il loro riutilizzo e sviluppare sistemi di vendita di questi prodotti, rigenerati industrialmente e con funzionamento certificato, presso 'corner verdi' in piccoli negozi e grandi punti vendita di elettronica. In cinque anni si potrebbero creare decine di posti di lavoro. Il progetto è stato al centro di un incontro tra l'assessore regionale allo Sviluppo economico e Green economy, Vincenzo Colla e i vertici di Dismeco, prima azienda nata in Italia per la gestione e il trattamento dei Raee. Tanti i riconoscimenti ottenuti negli anni. Ultimo nel 2020, quanto è stata selezionata come 'Caso di studio internazionale di economia circolare' da parte dell'International waste working group.

 

mercoledì 29 maggio 2019

DISMECO BEST PERFORMER DELL’ECONOMIA CIRCOLARE

Claudio Tedeschi e Andrea Bianchi
Riceviamo

Dismeco si aggiudica il premio “Best performer dell’Economia Circolare 2019” nella categoria PMI di Servizi Ecologici.

 La premiazione dei vincitori del concorso si è tenuta lo scorso giovedì, 16 maggio, a Roma nel contesto delle iniziative a supporto di EXCO2019 e a conclusione del progetto avviato nel 2018 per informare e sensibilizzare le imprese sui temi dell’Economia Circolare, ma anche per censire le tante iniziative di recupero, riciclo e riuso attivate dalle aziende italiane sotto forma di progetti e/o di veri e propri modelli di business circolari.

Il concorso “Best performer dell’Economia Circolare”, promosso da Confindustria con il contributo di 4.manager e il supporto di ENEL X, ha premiato, nel corso di un importante tavolo di confronto sulle policies di Confindustria in merito all’economia circolare tra Associazioni di rappresentanza delle imprese e dei manager e le Istituzioni, gli esempi eccellenti di circolarità e di sostenibilità nell’ambito delle sette categorie in gara: Grandi imprese Manifatturiere; PMI Manifatturiere; Grandi imprese di Servizi; PMI di servizi; Grandi imprese di Servizi Ecologici; PMI di Servizi Ecologici; Premio speciale “Competenze per la sostenibilità”.



Dismeco, rappresentata per l’occasione dall’amministratore delegato Claudio Tedeschi, si è aggiudicata il 1° posto tra le piccole e medie imprese di servizi ecologici per la qualità dell’organizzazione e dell’ottimizzazione del processo, oltre che per la capacità di sviluppo di iniziative in condivisione con gli stakeholders e per l’impegno nella diffusione della cultura della sostenibilità.
L’azienda, nata a Bologna, prima in Italia nel settore, nel 1977, è specializzata nello smaltimento e trattamento di materiale elettrico ed elettronico (“RAEE”) e offre alle aziende servizi di eccellenza e in totale conformità normativa nell'ambito di un progetto ambientale che ha tra i suoi punti cardine il massimo recupero dei materiali, il cui fiore all’occhiello è il “Progetto Borgo Ecologico”.

Unico nel suo genere, il “Borgo Ecologico”, che si sviluppa nell’area dell’ex “Cartiera Burgo” di Lama di Reno, Marzabotto, alle porte di Bologna, opera come multipiattaforma in cui il concetto di “responsabilità sociale dell’impresa”, vuole essere declinato in ogni possibile accezione. Un’impresa che oggi voglia dirsi responsabile, nel momento stesso in cui si adopera per dare inizio a un processo innovativo, deve prevedere ricadute potenziali dell’innovazione sulla comunità di cui è parte, e non esclusivamente sulla propria performance aziendale.

Una “Economia Circolare condivisa” che vede concretamente realizzarsi i punti più qualificanti della attività della Dismeco, come la produzione di energia pulita tramite fonti rinnovabili, l’attività didattica nei confronti delle scuole del territorio, l’attivazione operativa del “Progetto Raee in carcere”, un laboratorio presso le carceri di Bologna.
La ricerca della massima valorizzazione delle materie prime e l'innovazione tecnologica degli impianti (98% di recupero di materie prime dai grandi elettrodomestici, record mondiale) sono elementi cardine di questo progetto e, in questo senso, l’azienda ha attivato collaborazioni con l’Università di Bologna e la Chalmers University of Technology di Göteborg. Dismeco ha inoltre partecipato al progetto europeo “Relight Project”, che ha portato all'implementazione tecnologica degli attuali macchinari di trattamento delle lampade fluorescenti, al fine di incrementarne la depurazione da mercurio e la qualità delle materie prime risultanti.


lunedì 14 gennaio 2019

Incendio a Lama di Reno. Nessun ferito





Un incendio è divampato, oggi pomeriggio, alla Dismeco di Lama di Reno a Marzabotto, l'azienda che opera nel recupero e riciclaggio di rifiuti elettrici ed elettronici ricavati da elettrodomestici dismessi. Le fiamme hanno preso il via intorno alle 15.30 dal reparto per le lavorazioni dei materiali sintetici. Sul posto sono intervenuti prontamente Vigili del Fuoco, 118, Carabinieri e Polizia Municipale. Pare che all'origine via sia stato il sovracaricamento o la rottura di un accumulatore al litio ( l'azienda è dotata di un moderno e capace impianto fotovoltaico) che avrebbe surriscaldato alcuni particolari del reparto. L'ipotesi non è stata verificata ed è al vaglio degli inquirenti, cui è demandato il compito di fare piena luce sull'accaduto. E' esclusa la causa dolosa. Non ci sono state conseguenze per gli operatori. Impattanti invece il puzzo per la combustione dei materiali e il fumo nero che si è sprigionato dall'incendio e che ha stagnato a lungo a causa dell'alta pressione atmosferica. Alle 17 la situazione era tornata pressochè normale. 

 

L'Amministratore Delegato della Dismeco, dott. Claudio Tedeschi, precisa:

L'incendio si è sviluppato all'interno del trituratore che frammenta le materie prime ed è stato circoscritto e poi spento dalle nostre squadre interne antincendio.
Non sono stati interessati rifiuti, tantomeno 'sintetici' che l'azienda non gestisce.
I Vigili del Fuoco e i Carabinieri non hanno rilevato alcuna anomalia nelle procedure di gestione dell'evento, tantomeno in quelle della gestione dei rifiuti.
Il tutto si è svolto nel rispetto delle procedure
previste dalla Legge. Unica prescrizione emessa, il ripristino della attrezzatura danneggiata. Ci scusiamo per il disagio arrecato ai residenti.


 


venerdì 22 dicembre 2017

Lavoro a Lama di Reno. Dismeco li licenzia e il giudice ordina il reintegro


Il sindacato esulta per la vittoria del ricorso contro il licenziamento di due lavoratori di nazionalità pakistana discriminati.

Prima messi in cassa integrazione e poi licenziati 'per giustificato motivo oggettivo' da parte dell'azienda Dismeco. Così i due lavoratori hanno fatto ricorso, difesi dagli avvocati Stefania Mangione e Alberto Piccinini, si sono presentati davanti al Giudice del lavoro che lo ha accolto dichiarando nulli i due licenziamenti e richiedendo, in base all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il reintegro.
( Fonte Bolognatoday)

lunedì 2 maggio 2016

Non esistono crisi “minori”: i lavoratori della Stampi di Monghidoro e della società Dismeco di Marzabotto non sono di serie 'B'.


Riceviamo e pubblichiamo:

Il consiglio dell’Unione dell’Appennino bolognese ha approvato all’unanimità un ordine del giorno proposto dal sindaco di San Benedetto Val di Sambro per manifestare la vicinanza ai lavoratori della Stampi di Monghidoro coinvolti da alcune settimane in un presidio. Approvato un secondo ordine, proposto dalle opposizioni, per sollecitare un intervento normativo che tuteli il riciclo dei materiali nei territori dove vengono smaltiti.

La situazione di crisi per le aziende dell’Appennino bolognese non accenna a risolversi, anzi: dopo la vicenda Saeco, un’altra azienda minaccia di lasciare a casa decine di lavoratori, con effetti paradossalmente anche peggiori.
Se infatti nel caso dell’azienda di Gaggio Montano c’era un interlocutore con cui trattare, la situazione a Monghidoro è ancora più complicata; qui infatti la Stampi Group, azienda lodigiana che produce bobine elettromagnetiche insediatasi nel 2013, dallo scorso anno ha cominciato a tardare il pagamento degli stipendi con il triste percorso ben noto a tanti lavoratori: cassa integrazione, contratti di solidarietà. Per alcuni mesi lo stipendio è stato garantito dalla Bosch, il principale cliente, poi da marzo 2016 la mobilitazione dei lavoratori, visto il silenzio da parte della proprietà.
La situazione ha convinto gli amministratori dell’Unione di comuni dell’Appennino bolognese a firmare un ordine del giorno di sostegno nei confronti dei lavoratori, approvato all’unanimità dal consiglio: atto formale che fa seguito ad un impegno concreto già manifestato dal sindaco di San Benedetto Val di Sambro Alessandro Santoni che ha partecipato a incontri e presidi. Pur non rientrando infatti Monghidoro nei confini diretti dell’Unione dell’Appennino bolognese, gli effetti della crisi si sentono pesantemente sui territori vicini, come appunto San Benedetto.
“La Stampi Group – ha spiegato Santoni durante il suo intervento in consiglio mercoledì 20 aprile – occupa circa 84 dipendenti. Un numero enorme se rapportato alla densità geografica di piccoli comuni come Monghidoro e San Benedetto. Oltre tutto ci sono molti casi di famiglie in cui marito e moglie sono occupati dall’azienda: per loro la perdita del posto del lavoro di entrambi è un autentico dramma. Anche se come amministratori locali non abbiamo grandi margini di azione, abbiamo il dovere di dimostrare la vicinanza ai lavoratori e di richiedere l’intervento di chi può cercare una soluzione, in Regione o al Ministero”.
Il rischio è che le dimensioni ridotte della fabbrica facciano sì che non ci sia la giusta attenzione da parte delle istituzioni, ma è proprio quello che i sindaci dell’Unione vogliono evitare: la questione è già stata portata in Regione, purtroppo senza esiti positivi sinora.
Durante la stessa seduta è stato approvato inoltre un altro ordine del giorno, relativo stavolta al caso della Dismeco di Marzabotto: l’azienda specializzata nello smaltimento e nel trattamento di materiale elettrico ed elettronico (RAEE) sta infatti vivendo un momento difficile sul fronte occupazionale: come più volte denunciato dall’amministratore delegato Claudio Tedeschi, infatti, nonostante l’Emilia-Romagna sia tra le più virtuose nella raccolta dei rifiuti elettrici, molti dei materiali che si raccolgono qui si smaltiscono in Veneto e in Lombardia. Questo perché si risponde ad una logica di mercato pura che si basa esclusivamente sui prezzi e non sulla capacità di riciclaggio del materiale, che per la Dismeco arriva a quasi il 98%. Una logica che tiene conto limitatamente delle inefficienze complessive del sistema, visto si trasportano i rifiuti da una regione all’altra. Su questo tema si richiede un intervento normativo e regolamentare da parte dei parlamenti regionali e nazionali, che valorizzino maggiormente la capacità di recupero dei materiali e la vicinanza in termini chilometrici di chi smaltisce rispetto a chi raccoglie.
Il presidente dell’Unione Romano Franchi ha aderito senza indugi alla proposta di ordine del giorno avanzata dai consiglieri di minoranza dell’Unione e poi votata all’unanimità: “Conosciamo bene la storia della Dismeco – ha spiegato – una azienda che abbiamo visto nascere, riportando in vita un distretto industriale che rischiava la desertificazione, e che da sempre come Comune di Marzabotto abbiamo sostenuto. Evidentemente la normativa attuale permette delle distorsioni che penalizzano le eccellenze, e su questo dobbiamo chiedere interventi efficaci e tempestivi”.