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mercoledì 6 settembre 2017

E' morto il cardinale Caffarra, fu vescovo di Bologna. Nominato alla guida arcidiocesi a fine 2003, lasciò nel 2015

E' morto l'arcivescovo emerito di Bologna, il cardinale Carlo Caffarra. Nato a Busseto, in provincia di Parma, aveva 79 anni.
    Creato cardinale a marzo 2006 da papa Benendetto XVI, fu vescovo di Ferrara dal 1995; poi a dicembre 2003 fu nominato da Papa Giovanni Paolo II arcivescovo di Bologna, dove prese il posto del cardinale Giacomo Biffi e dove si insediò a inizio 2004 e rimase in carica fino alla fine di ottobre del 2015. Era malato da tempo. Era ritenuto uno degli esponenti dell'ala conservatrice della Chiesa. (ANSA)


Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, così lo ricorda: "Carlo Caffarra, pastore per vent'anni della Chiesa bolognese, è stato un profondo uomo di fede, un illuminato studioso, un cristiano integerrimo e senza compromessi. Per questo la sua assenza peserà nella Chiesa bolognese e in quella italiana. Alcune sue posizioni non sono state in linea con quelle di Papa Francesco, ma Caffarra ha sempre riconosciuto nel Santo Padre il successore di Pietro e lo ha sempre profondamente rispettato, fuori da ogni ipocrisia. È stato franco, a volte in modo anche eccessivo, ma buono e leale".

La Camera Ardente per la morte del cardinale Carlo Caffarra sarà allestita nella Sala Bedetti dell'Arcivescovado, a partire dalle 16 di domani 7 settembre.
    La Veglia di suffragio sarà celebrata venerdì 8 settembre alle 21, in Cattedrale.
    L'arcivescovo mons. Matteo Zuppi presiederà la celebrazione delle esequie sabato 9 settembre alle 11 in Cattedrale. Al termine, la salma del card. Carlo Caffarra sarà tumulata nella cripta della Cattedrale. Lo ha comunicato lo stesso mons. Zuppi annunciando la morte del card. Caffarra alla comunità religiosa "col cuore colmo di tristezza". Caffarra, ha scritto l'arcivescovo, "ha servito fedelmente per tutta la vita senza riserve di amore, generosità e intelligenza, profuse ovunque Egli abbia voluto chiamarlo.
    L'Arcivescovo di Bologna esprime il profondo e affettuoso cordoglio di tutta la Diocesi, del Presbiterio e suo personale, e invita i fedeli a unirsi nelle preghiere di suffragio".
   

mercoledì 18 dicembre 2013

Pontecchio Marconi. ll commosso addio a don Tonino.



C’era tutto il popolo di don Tonino ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio e molti  avevano gli occhi arrossati. L’amico di tutti, la presenza sicura li ha lasciati dopo una lunga battaglia con un male incurabile. Sicuramente saranno pochi  coloro che  si consoleranno presto. “Non fiori ma opere di bene, possibilmente per l’asilo di Pontecchio” è l’esortazione finale di don Tonino nel testamento spirituale letto all’altare dal Cardinale Carlo Caffarra . “Desidero essere sepolto a terra nel cimitero di Pontecchio”. Poche parole che rivelano il grande amore del sacerdote per la sua comunità e la sua terra. 
Con le ultime volontà ha voluto riaffermare la sua piena appartenenza a Pontecchio alla cui terra ha voluto essere affidato in perpetuo e l’importanza dell’asilo parrocchiale quale strumento collaterale indispensabile alla chiesa. Lo ha ancora una volta affidato al ‘buon cuore’ dei suoi parrocchiani cui ha ribadito le esortazioni di sempre ‘Ricordatevi di santificare le feste”.  Semplice e dolce lo scritto come  semplice e dolce ‘don Tonino’ è stato in vita. “Intendo morire nella fede cristiana,” inizia il testamento, “ e nella fedeltà alla Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Vi ringrazio tutti. Vorrei ricordarvi uno ad uno, ma l’elenco sarebbe troppo lungo.  Se ho offeso qualcuno chiedo perdono”. Ecco il ‘tesoro’ che don Tonino ha lasciato al suo gregge.  
 “Servo buono e fedele” lo ha identificato il Cardinale Caffarra nell’omelia di commiato. Il cardinale  ha ricordato, per rimarcare quanto i pontecchiesi apprezzassero il loro sacerdote, che nell’ultima visita pastorale, quella di due anni fa,  fu affrontato dai fedeli  per il timore  che l’età avanzata e la salute malferma di don Tonino consigliassero al cardinale una sostituzione: “Lo lasci in mezzo a noi” gli dissero. “Non ha importanza se si ammala. Lo cureremo noi. Ci basta sapere che lui c’è”. E sì, come qualcuno ha detto, un vuoto difficile da colmare quello lasciato da don Tonino. 

Alla funzione relegiosa erano presenti anche il sindaco di Sasso Marconi,  Stefano Mazzetti e il presidente della Fondazione Marconi, Gabriele Falciasecca. 







venerdì 22 novembre 2013

Bologna. Il Cardinale Caffarra ha celebrato la Virgo Fidelis e ha condannato ‘genitore 1, genitore 2’ quale 'irrealtà inventata dal potere'.




Ieri mattina,  nella Sala del ‘Monticelli’ del Comando Legione Carabinieri “Emilia Romagna”, S. Em. Rev.ma Cardinale Carlo CAFFARRA ha presieduto la celebrazione della ‘Virgo Fidelis’, Patrona dei Carabinieri.
Al termine della funzione religiosa, il Generale Antonio Paparella, Comandante della Legione Carabinieri, ha commemorato il 71° anniversario della Battaglia di Culqualber, località dell’Africa Orientale, dove un intero Battaglione di Carabinieri si distinse, per fulgido valore, in un’epica resistenza del caposaldo, ma fu sopraffatto da preponderanti forze avversarie e decimato.
Per tale eroismo, la Bandiera dell’Arma è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

L’omelia del Cardinale Caffarra:

“L’aver posto l’Arma dei Carabinieri sotto la protezione della Virgo fidelis riveste un significato molto profondo. Il valore della fedeltà è la caratteristica fondamentale del vostro corpo. Vorrei ora fare alcune brevi riflessioni su questo fatto. La fedeltà implica una promessa. Una promessa che nel vostro caso ha assunto il carattere sacro del giuramento. Il giuramento promissorio è una delle espressioni più alte della dignità della persona; del fatto che ‘essere qualcuno’ è infinitamente più che ‘essere qualcosa’. Quando gli uomini promettono, si elevano al di sopra del loro pur inevitabile assorbimento nel flusso del tempo. Mediante la propria promessa, la persone umane non faranno dipendere ciò che faranno in futuro dalle circostanze in cui si troveranno ad operare, agli interessi che saranno allora in gioco. Le persone mediante la promessa decidono ora ciò che faranno in futuro o non faranno, così che risulti moralmente impossibile una revisione futura della promessa fatta ora. La promessa quindi è connessa inscindibilmente alla fedeltà: è come il concavo ed il convesso della stessa figura.
Il vostro servizio quotidiano è ancorato ad un atto spirituale di questo genere; è come continuamente generato dalla promessa e dalla fedeltà ad essa.Vi è poi un altro aspetto della promessa e della fedeltà non meno importante. Essa crea un’aspettativa nelle altre persone, che spesso, come nel vostro caso, ha per certi aspetti non solo un carattere morale, ma anche giuridico. E’ il vostro modo di stare dentro alla comunità delle persone. Questa configurazione, questa struttura della vita associata fa di essa non solo una comunità regolamentata di interessi opposti, ma una comunità morale, quale si conviene fra persone umane, fondata sulla fiducia che ciò che è promesso sarà comunque mantenuto. E’ la vostra fedeltà, provata lungo vari decenni della vostra esistenza, che ha generato nel nostro popolo un vero atteggiamento di fiducia e di stima nei confronti dell’Arma. Cari amici, non posso a questo punto non sottolineare la preziosità di questo fatto. Ciò che tiene assieme un popolo è quel patto sociale nel quale ciascuno ha il diritto di aspettarsi dall’altro ciò che egli ha promesso: è un patto che ci lega nella coscienza, prima e più che da eventuali coazioni giuridiche. Quando fra i cittadini dello Stato viene meno questo legame morale basilare; quando, di conseguenza, impèra un sospetto reciproco, e la sfiducia nelle Istituzioni e nei confronti di ogni cittadino; quando la parola diventa un surrogato della verità e l’agire un surrogato del bene, quello Stato ha i giorni contati. Lo Stato basato sull’assicurazione data ai singoli di poter accontentare le loro preferenze, sottomette la giustizia agli interessi. E quando uno Stato di tal fatta entra nell’economia così come nella vita matrimoniale e famigliare non può che compiere devastazioni. Esse vengono compiute, in primo luogo, strappando le parole alla realtà a cui appartengono. Una volta accaduto questo strappo, entrano in scena i funzionari di questo o quel potere a decidere quale contenuto dare alle parole.
E’ ciò che sta accadendo con due parole cardine della fedeltà dell’uomo alla realtà: matrimonio, paternità/maternità. Queste parole non dicono più ciò che è, ma ciò che il potere ha deciso che dicano. Coloro che semplicemente chiedono di essere fedeli alla realtà; di restituire semplicemente queste parole alla realtà cui appartengono, sono subito accusati di essere a favore della discriminazione fra le persone. Stiamo costruendo una torre di Babele, che alla fine rovinerà su noi tutti, in primo luogo sui più deboli, i bambini … affidati al genitore 1 e al genitore 2, affidati a una genitorialità artificialmente costruita.
La Chiesa, cari amici dell’Arma, vi ha donato come Patrona e vi pone dinnanzi come modello la Madre di Dio invocata come Virgo fidelis, cioè a causa della sua fedeltà. Da che cosa soprattutto comprendiamo la fedeltà di Maria? Il Vangelo appena ascoltato risponde a questa domanda. Maria è rimasta fedele al compimento della volontà di Dio: la volontà di Dio ha sempre guidato i suoi passi. E Gesù ci dà al riguardo un insegnamento che a prima vista può meravigliarvi. Ciò che rende grande Maria è questa fedeltà, più ancora che la maternità fisica. E’ in quella attitudine la sua beatitudine. Sia così anche in ciascuno di voi, cari amici dell’Arma. La fedeltà ad una santa promessa fatta; la fedeltà al vostro quotidiano servizio, sia la vostra gloria e la buona testimonianza della vostra coscienza. E alla felicità dell’uomo non è essenziale ricevere gloria dagli uomini, ma da Dio”.