domenica 16 agosto 2026

Peste suina africana, nuovo piano operativo per Toscana ed Emilia-Romagna: più controlli sui cinghiali e negli allevamenti

 



Un piano strategico comune per rafforzare il contrasto alla peste suina africana (PSA) nell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna. È quanto previsto dal Commissario straordinario alla PSA, nell’ambito delle misure di eradicazione e sorveglianza già stabilite dall’ordinanza n. 4/2026 del 1° luglio. Il nuovo piano, che si applica alle aree individuate delle due regioni, concentra gli interventi su quattro fronti: sorveglianza epidemiologica, ricerca e rimozione delle carcasse, contenimento della popolazione di cinghiali e rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti suini.

Le attività saranno programmate in funzione della classificazione delle unità di gestione del cinghiale, del livello di sorveglianza, delle recenti positività e del rischio di dispersione degli animali.

Nelle aree maggiormente interessate dalla circolazione virale saranno prioritari ricerca e rimozione delle carcasse, prelievo selettivo e trappolaggio. Sono inoltre previsti interventi di depopolamento collettivo secondo modalità differenziate in base al livello di rischio e alla zona interessata.

Nelle aree a minore rischio, invece, il piano punta soprattutto sulla riduzione preventiva della densità dei cinghiali, sul rafforzamento della sorveglianza e sulle misure di biosicurezza negli allevamenti, con l'obiettivo di raggiungere i target di prelievo stabiliti.

Una delle principali novità riguarda il rafforzamento dei controlli negli allevamenti. Il piano istituisce una Task Force per ciascuna regione, composta da un minimo di cinque e un massimo di otto dirigenti veterinari delle Aziende USL. La struttura avrà il compito di affiancare i servizi veterinari territoriali nelle verifiche delle misure di biosicurezza.

I controlli saranno programmati sulla base del livello di rischio e delle priorità territoriali. Al termine di ogni ciclo ispettivo, la Task Force dovrà predisporre un rapporto sulle verifiche effettuate, sulle eventuali irregolarità riscontrate e sui provvedimenti adottati, così da consentire alle autorità di monitorare l’evoluzione della situazione e pianificare gli interventi successivi.

Il piano punta dunque a una strategia coordinata lungo l’Appennino tosco-emiliano, combinando controllo della fauna selvatica, sorveglianza epidemiologica e maggiore attenzione alla sicurezza degli allevamenti, con interventi modulati in relazione al rischio presente nelle diverse aree.

Nessun commento: