martedì 25 agosto 2026

«Diritto allo studio negato»: la denuncia di una madre sul caso di uno studente del Fantini di Vergato

 La lettera aperta inviata al Ministero, all’Ufficio scolastico regionale, alla dirigenza dell’istituto e agli organi di stampa. La madre: «Di fronte alla malattia di mio figlio è stato eretto un muro di burocrazia, indifferenza e disorganizzazione»



È una denuncia dai toni duri quella contenuta nella lettera aperta di una madre, indirizzata al Ministero dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, alla dirigenza dell’Istituto “Luigi Fantini” di Vergato, oltre che agli organi di stampa e alla cittadinanza.

Al centro della vicenda c’è il figlio, studente dell’istituto superiore di Vergato, che avrebbe dovuto prepararsi a frequentare la quarta classe e che, invece, secondo quanto riferito dalla madre, si trova a dover ripetere l’anno scolastico.

«Scrivo questa lettera con il cuore pesante di una madre, ma anche con la ferma determinazione di chi non intende rassegnarsi al silenzio di fronte alla negazione del più fondamentale dei diritti dei nostri figli: il diritto allo studio e all’inclusione scolastica», scrive la donna.

La malattia e i sette mesi a casa

Secondo il racconto della madre, lo scorso anno scolastico al ragazzo è stata diagnosticata una perimiocardite acuta, patologia cardiaca che, riferisce la famiglia, non sarebbe ancora completamente guarita e che richiederebbe un costante monitoraggio.

La malattia lo avrebbe costretto a rimanere a casa per circa sette mesi.

La madre sostiene di essersi attivata già dal 1° settembre 2025, contattando la scuola per chiedere l'attivazione delle tutele previste, a partire dall'istruzione domiciliare.

«La risposta delle istituzioni scolastiche, tuttavia, è stata sconcertante», afferma nella lettera, sostenendo di essersi trovata di fronte a «un muro» e riferendo, tra l'altro, che la gravità della patologia sarebbe stata minimizzata.

La donna lamenta inoltre che, a suo dire, a dicembre, quattro mesi dopo le prime comunicazioni, la documentazione e la richiesta formale all'Ufficio scolastico regionale non sarebbero ancora state trasmesse dalla scuola.

«Sette mesi di didattica a distanza fallimentare»

Uno dei passaggi più critici della denuncia riguarda la gestione della didattica durante l'assenza dello studente.

La madre parla di sette mesi di didattica a distanza, definendola «totalmente fallimentare» e persino peggiore, sotto alcuni aspetti, dell'esperienza vissuta durante la pandemia.

Nel dettaglio, racconta di lezioni nelle quali i docenti si sarebbero allontanati dal computer, di spiegazioni alla lavagna non adeguatamente visibili dallo schermo dello studente e di difficoltà legate anche all'audio.

«Le ore passavano nel vuoto di un brusio di sottofondo incomprensibile o, peggio, davanti a uno schermo nero perché qualcuno si dimenticava persino di attivare il collegamento», scrive.

La madre lamenta inoltre l'assenza di interazione e di un adeguato monitoraggio della situazione.

Il consiglio di classe convocato a marzo

Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, soltanto a marzo, dopo ripetute sollecitazioni iniziate a novembre, sarebbe stato convocato un consiglio di classe.

«A due mesi dalla fine delle lezioni, i docenti si sono accorti di non avere un metodo, di non saper gestire la situazione e di non sapere come valutarlo», sostiene la donna.

A questa situazione, aggiunge, si sarebbe sommata la mancata applicazione, per tutto l'anno scolastico, del Piano didattico personalizzato (PDP) predisposto in relazione alla diagnosi di DSA dello studente.

Il rientro in presenza e il giudizio sospeso

Ad aprile, dopo le vacanze di Pasqua, i medici avrebbero autorizzato un rientro parziale e prudente in presenza.

La madre racconta di aver comunicato alla scuola, tramite PEC, le condizioni del figlio e la notevole stanchezza fisica e mentale accumulata durante i mesi di assenza, senza tuttavia ricevere, secondo quanto riferisce, una risposta.

Al rientro, prosegue la denuncia, non sarebbe stata predisposta una programmazione flessibile per consentire allo studente di recuperare gli argomenti persi.

Al termine dell'anno scolastico, la scuola avrebbe quindi sospeso il giudizio, rinviando lo studente a settembre per tre materie.

La famiglia riferisce che il ragazzo avrebbe deciso di non presentarsi agli esami di recupero e di ripetere l'anno presso il Fantini.

«Chi risponde del danno psicologico e formativo?»

La madre considera quanto accaduto non soltanto come una vicenda individuale, ma come una questione che dovrebbe interrogare l'intero sistema scolastico.

«Com'è possibile che nel 2026 un ragazzo con una grave patologia cardiaca e una diagnosi di DSA venga abbandonato a se stesso?», domanda nella lettera.

E ancora: «Chi risponde del danno psicologico, biologico e formativo recato a un minore?».

La richiesta rivolta alle autorità scolastiche è quella di fare piena luce sulla vicenda e di verificare quanto sarebbe accaduto all'interno dell'Istituto “Luigi Fantini” di Vergato.

«La scuola dovrebbe essere il primo presidio di inclusione e legalità; in questa vicenda, ha rappresentato soltanto un muro di indifferenza», conclude la madre, chiedendo che «nessun altro studente debba mai più subire l'umiliazione di vedere il proprio diritto alla salute e allo studio trasformato in un invisibile schermo nero».

La posizione della scuola

Da parte della dirigenza del Fantini, al momento, non risultano comunicazioni pubbliche sulla vicenda, circostanza che sembra indicare l'intenzione di attendere un confronto con le autorità scolastiche superiori prima di assumere una posizione ufficiale.

Nel frattempo, attraverso informazioni raccolte informalmente sul territorio, è emersa anche l'ipotesi che la dirigenza dell'istituto possa valutare il ricorso alla tutela legale, fino all'eventuale presentazione di una denuncia per diffamazione, con l'obiettivo di tutelare il buon nome dell'istituto e la correttezza professionale del personale docente.

Si tratta, tuttavia, di informazioni non confermate ufficialmente e che, pertanto, vengono riportate con il necessario beneficio d'inventario.

Sempre secondo queste indiscrezioni, allo studente sarebbe stata comunque attivata la didattica a distanza, pur in presenza di dubbi sulla piena sussistenza dei relativi presupposti, e la sua posizione scolastica non sarebbe stata quella di uno studente direttamente bocciato, bensì di un alunno con giudizio sospeso in tre materie.

Anche su questi ultimi elementi sarà necessario attendere eventuali chiarimenti ufficiali da parte della dirigenza scolastica e degli organismi competenti.

La vicenda, dunque, sembra tutt'altro che conclusa. Da una parte c'è la denuncia di una madre che chiede di accertare eventuali responsabilità e di garantire il diritto allo studio e all'inclusione del figlio; dall'altra, l'eventuale posizione dell'istituto, che al momento non è stata resa pubblica.

Ora la parola passa alle autorità scolastiche.

Nessun commento: