La lettera aperta inviata al Ministero, all’Ufficio scolastico regionale, alla dirigenza dell’istituto e agli organi di stampa. La madre: «Di fronte alla malattia di mio figlio è stato eretto un muro di burocrazia, indifferenza e disorganizzazione»
È una denuncia dai toni duri quella contenuta nella lettera
aperta di una madre, indirizzata al Ministero dell’Istruzione e del
Merito, all’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, alla dirigenza dell’Istituto “Luigi Fantini” di
Vergato, oltre che agli organi di stampa e alla cittadinanza.
Al centro della vicenda c’è il figlio, studente dell’istituto
superiore di Vergato, che avrebbe dovuto prepararsi a frequentare la quarta
classe e che, invece, secondo quanto riferito dalla madre, si trova a dover
ripetere l’anno scolastico.
«Scrivo questa lettera con il cuore pesante di una madre, ma
anche con la ferma determinazione di chi non intende rassegnarsi al silenzio di
fronte alla negazione del più fondamentale dei diritti dei nostri figli: il
diritto allo studio e all’inclusione scolastica», scrive la donna.
La
malattia e i sette mesi a casa
Secondo il racconto della madre, lo scorso anno scolastico al
ragazzo è stata diagnosticata una perimiocardite acuta,
patologia cardiaca che, riferisce la famiglia, non sarebbe ancora completamente
guarita e che richiederebbe un costante monitoraggio.
La malattia lo avrebbe costretto a rimanere a casa per circa
sette mesi.
La madre sostiene di essersi attivata già dal 1°
settembre 2025, contattando la scuola per chiedere l'attivazione delle
tutele previste, a partire dall'istruzione domiciliare.
«La risposta delle istituzioni scolastiche, tuttavia, è stata
sconcertante», afferma nella lettera, sostenendo di essersi trovata di fronte a
«un muro» e riferendo, tra l'altro, che la gravità della patologia sarebbe
stata minimizzata.
La donna lamenta inoltre che, a suo dire, a dicembre, quattro
mesi dopo le prime comunicazioni, la documentazione e la richiesta formale
all'Ufficio scolastico regionale non sarebbero ancora state trasmesse dalla
scuola.
«Sette
mesi di didattica a distanza fallimentare»
Uno dei passaggi più critici della denuncia riguarda la
gestione della didattica durante l'assenza dello studente.
La madre parla di sette mesi di didattica a distanza,
definendola «totalmente fallimentare» e persino peggiore, sotto alcuni aspetti,
dell'esperienza vissuta durante la pandemia.
Nel dettaglio, racconta di lezioni nelle quali i docenti si
sarebbero allontanati dal computer, di spiegazioni alla lavagna non
adeguatamente visibili dallo schermo dello studente e di difficoltà legate
anche all'audio.
«Le ore passavano nel vuoto di un brusio di sottofondo
incomprensibile o, peggio, davanti a uno schermo nero perché qualcuno si
dimenticava persino di attivare il collegamento», scrive.
La madre lamenta inoltre l'assenza di interazione e di un
adeguato monitoraggio della situazione.
Il
consiglio di classe convocato a marzo
Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, soltanto a
marzo, dopo ripetute sollecitazioni iniziate a novembre, sarebbe stato
convocato un consiglio di classe.
«A due mesi dalla fine delle lezioni, i docenti si sono
accorti di non avere un metodo, di non saper gestire la situazione e di non
sapere come valutarlo», sostiene la donna.
A questa situazione, aggiunge, si sarebbe sommata la mancata
applicazione, per tutto l'anno scolastico, del Piano didattico
personalizzato (PDP) predisposto in relazione alla diagnosi di DSA
dello studente.
Il
rientro in presenza e il giudizio sospeso
Ad aprile, dopo le vacanze di Pasqua, i medici avrebbero
autorizzato un rientro parziale e prudente in presenza.
La madre racconta di aver comunicato alla scuola, tramite
PEC, le condizioni del figlio e la notevole stanchezza fisica e mentale
accumulata durante i mesi di assenza, senza tuttavia ricevere, secondo quanto
riferisce, una risposta.
Al rientro, prosegue la denuncia, non sarebbe stata
predisposta una programmazione flessibile per consentire allo studente di
recuperare gli argomenti persi.
Al termine dell'anno scolastico, la scuola avrebbe quindi sospeso
il giudizio, rinviando lo studente a settembre per tre materie.
La famiglia riferisce che il ragazzo avrebbe deciso di non
presentarsi agli esami di recupero e di ripetere l'anno presso il Fantini.
«Chi
risponde del danno psicologico e formativo?»
La madre considera quanto accaduto non soltanto come una
vicenda individuale, ma come una questione che dovrebbe interrogare l'intero
sistema scolastico.
«Com'è possibile che nel 2026 un ragazzo con una grave
patologia cardiaca e una diagnosi di DSA venga abbandonato a se stesso?»,
domanda nella lettera.
E ancora: «Chi risponde del danno psicologico, biologico e
formativo recato a un minore?».
La richiesta rivolta alle autorità scolastiche è quella di
fare piena luce sulla vicenda e di verificare quanto sarebbe accaduto
all'interno dell'Istituto “Luigi Fantini” di Vergato.
«La scuola dovrebbe essere il primo presidio di inclusione e
legalità; in questa vicenda, ha rappresentato soltanto un muro di
indifferenza», conclude la madre, chiedendo che «nessun altro studente debba
mai più subire l'umiliazione di vedere il proprio diritto alla salute e allo
studio trasformato in un invisibile schermo nero».
La
posizione della scuola
Da parte della dirigenza del Fantini, al momento, non
risultano comunicazioni pubbliche sulla vicenda, circostanza che
sembra indicare l'intenzione di attendere un confronto con le autorità
scolastiche superiori prima di assumere una posizione ufficiale.
Nel frattempo, attraverso informazioni raccolte informalmente
sul territorio, è emersa anche l'ipotesi che la dirigenza dell'istituto possa
valutare il ricorso alla tutela legale, fino all'eventuale presentazione di una
denuncia per diffamazione, con l'obiettivo di
tutelare il buon nome dell'istituto e la correttezza professionale del
personale docente.
Si tratta, tuttavia, di informazioni non confermate
ufficialmente e che, pertanto, vengono riportate con il necessario
beneficio d'inventario.
Sempre secondo queste indiscrezioni, allo studente sarebbe
stata comunque attivata la didattica a distanza, pur in presenza di dubbi sulla
piena sussistenza dei relativi presupposti, e la sua posizione scolastica non
sarebbe stata quella di uno studente direttamente bocciato, bensì di un alunno
con giudizio sospeso in tre materie.
Anche su questi ultimi elementi sarà necessario attendere
eventuali chiarimenti ufficiali da parte della dirigenza scolastica e degli
organismi competenti.
La vicenda, dunque, sembra tutt'altro che conclusa. Da una
parte c'è la denuncia di una madre che chiede di accertare eventuali
responsabilità e di garantire il diritto allo studio e all'inclusione del
figlio; dall'altra, l'eventuale posizione dell'istituto, che al momento non è
stata resa pubblica.
Ora la parola passa alle autorità scolastiche.
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