sabato 29 agosto 2026

“E ora che abbiamo finalmente ucciso il woke…”

 


Post di Roberto Parmeggiani, sindaco di Sasso Marconi


E ora che abbiamo finalmente ucciso il woke — che poi molti di quelli che ne parlano non sanno nemmeno cosa sia, perché un concetto complesso andrebbe studiato, approfondito, letto nel suo contesto di nascita, osservato da più punti di vista e interpretato nel suo sviluppo storico, mentre noi, ormai, siamo abituati a rimanere sulla superficie della superficie — comunque, visto che ci siamo liberati di questo woke che limitava tanto la nostra libertà di espressione, possiamo tornare a chiamare le cose con il loro nome.

Le persone con disabilità possiamo tornare a chiamarle deficienti, o almeno handicappate.

Le persone omosessuali possiamo riprendere a chiamarle froci e invertiti.

E secondo me dobbiamo rendere di nuovo possibile il matrimonio riparatore, perché non trovo giusto condannare l’uomo per qualcosa che è insito nella sua indole di maschio, quando invece gli si può offrire l’opportunità di riparare a un errore assumendosi una responsabilità.

Visto che ci siamo finalmente liberati del woke, possiamo anche mettere i bambini e le bambine — scusate, è woke anche non usare il maschile sovraesteso — con disabilità in spazi separati, in modo che non soffrano troppo per le richieste della scuola.

Possiamo ritornare ad affermare, senza nessun tipo di remora, che un uomo che fa danza è un ricchione. Possiamo dirlo, usarlo come definizione.

La donna che mette la minigonna e viene stuprata è una puttana e, quanto al fatto che vada a votare, bisogna pensarci, perché i suoi ormoni non le permettono di scegliere in maniera lucida.

Se il woke, che in Italia non è mai esistito, non è l’unica soluzione, ma sarebbe comunque un pezzo di un sistema più ampio di tutela dei diritti, di certo non lo è il ritorno a un linguaggio offensivo e discriminatorio.

Non sono solo parole: è un sistema di potere, nel quale qualcuno è più libero di qualcun altro.

(Suggerito da Dubbio)

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