giovedì 24 settembre 2026

Francesca Albanese è cittadina onoraria di Marzabotto

 La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha ricevuto il riconoscimento dalla sindaca Valentina Cuppi, davanti a un teatro gremito. «Marzabotto è un testamento vivente della resistenza all’oppressione».



Francesca Albanese è cittadina onoraria di Marzabotto. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati ha ricevuto il riconoscimento dalle mani della sindaca Valentina Cuppi, davanti a un teatro gremito e a un pubblico di alcune centinaia di persone, che l’ha accolta con un lungo applauso.

Con la cerimonia, Marzabotto ha confermato la decisione di conferire la cittadinanza onoraria ad Albanese, una scelta che nelle ultime settimane aveva alimentato un confronto politico, anche in relazione al mancato invito alla cerimonia di altre istituzioni locali e regionali.

A fare gli onori di casa è stata la sindaca Valentina Cuppi, che ha espresso il proprio compiacimento per il conferimento del riconoscimento e ha rivendicato la scelta dell’amministrazione comunale. Nel motivarla, Cuppi ha richiamato il ruolo storico di Marzabotto e Monte Sole, sottolineando la necessità di mantenere viva la memoria delle stragi nazifasciste e, al tempo stesso, di tradurre quella memoria in un impegno concreto per la tutela dei diritti umani nel presente.

Secondo la sindaca, Marzabotto non poteva «mancare» di fronte alle violazioni dei diritti umani e doveva assumere una posizione coerente con la propria storia. Il riconoscimento ad Albanese è stato quindi motivato anche con il lavoro svolto dalla giurista nell’ambito del suo mandato come relatrice speciale delle Nazioni Unite.

Alla base della scelta dell’amministrazione, ha spiegato Cuppi, ci sono dunque il rispetto per il significato storico di Marzabotto e Monte Sole e la convinzione che il lavoro sulla memoria non possa esaurirsi nel ricordo del passato, ma debba tradursi anche in un impegno sui diritti umani nel presente.

«Un luogo che non si visita, si onora»: è questo il senso attribuito alla cerimonia, in una giornata nella quale la storia di Marzabotto è stata posta in dialogo con le questioni contemporanee legate alla tutela dei diritti e alla resistenza all’oppressione.


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