La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha ricevuto il riconoscimento dalla sindaca Valentina Cuppi, davanti a un teatro gremito. «Marzabotto è un testamento vivente della resistenza all’oppressione».
Francesca Albanese è cittadina onoraria di Marzabotto. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati ha ricevuto il riconoscimento dalle mani della sindaca Valentina Cuppi, davanti a un teatro gremito e a un pubblico di alcune centinaia di persone, che l’ha accolta con un lungo applauso.
Con
la cerimonia, Marzabotto ha confermato la decisione di conferire la
cittadinanza onoraria ad Albanese, una scelta che nelle ultime settimane aveva
alimentato un confronto politico, anche in relazione al mancato invito alla
cerimonia di altre istituzioni locali e regionali.
A
fare gli onori di casa è stata la sindaca Valentina Cuppi, che ha espresso il
proprio compiacimento per il conferimento del riconoscimento e ha rivendicato
la scelta dell’amministrazione comunale. Nel motivarla, Cuppi ha richiamato il
ruolo storico di Marzabotto e Monte Sole, sottolineando la necessità di
mantenere viva la memoria delle stragi nazifasciste e, al tempo stesso, di
tradurre quella memoria in un impegno concreto per la tutela dei diritti umani
nel presente.
Secondo
la sindaca, Marzabotto non poteva «mancare» di fronte alle violazioni dei
diritti umani e doveva assumere una posizione coerente con la propria storia.
Il riconoscimento ad Albanese è stato quindi motivato anche con il lavoro
svolto dalla giurista nell’ambito del suo mandato come relatrice speciale delle
Nazioni Unite.
Alla
base della scelta dell’amministrazione, ha spiegato Cuppi, ci sono dunque il
rispetto per il significato storico di Marzabotto e Monte Sole e la convinzione
che il lavoro sulla memoria non possa esaurirsi nel ricordo del passato, ma
debba tradursi anche in un impegno sui diritti umani nel presente.
«Un
luogo che non si visita, si onora»: è questo il senso attribuito alla
cerimonia, in una giornata nella quale la storia di Marzabotto è stata posta in
dialogo con le questioni contemporanee legate alla tutela dei diritti e alla
resistenza all’oppressione.
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