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sabato 29 agosto 2026

Partorire in ambulanza non può diventare la normalità: la sanità metropolitana si assuma le proprie responsabilità

 


Benvenuto al piccolo Ryan, nato nei pressi dell’Ospedale Maggiore dopo una corsa in ambulanza da Vergato a Bologna. Un lieto evento che, ancora una volta, accende i riflettori sulle criticità dell’assistenza ostetrica nell’Appennino bolognese.


di Erika Seta
Coordinatore regionale
Azzurro Donna – Forza Italia

e di Mariela Fuentes
Coordinatore Appennino
Azzurro Donna – Forza Italia

 

Esprimiamo innanzitutto le nostre congratulazioni alla famiglia e il benvenuto al piccolo Ryan. Ma la sua nascita, avvenuta durante il trasferimento verso Bologna, non può essere considerata soltanto una storia a lieto fine.

Dietro questo episodio c’è una questione che non può più essere ignorata: per le donne che vivono nell’Appennino, il rischio di dover affrontare un parto in emergenza durante il trasferimento verso Bologna è diventato una concreta possibilità. E ogni parto gestito in condizioni di emergenza, lontano da una struttura attrezzata, espone a rischi la madre, il neonato e gli stessi operatori sanitari.

In caso di complicazioni, infatti, intervenire tempestivamente può diventare estremamente difficile. E accanto al problema sanitario se ne pone un altro, altrettanto delicato: la responsabilità del personale sanitario, chiamato a operare in condizioni che non dipendono dalle proprie competenze o dalla propria volontà, ma dalle scelte organizzative del sistema.

La sanità dell’area metropolitana bolognese dovrebbe concentrare risorse e attenzione anche sulla sicurezza del percorso nascita, invece di procedere attraverso riorganizzazioni continue dell’emergenza-urgenza, con strutture e modelli assistenziali che cambiano prima ancora di essere pienamente compresi e valutati dai cittadini.

Il tema dei punti nascita dell’Appennino merita una discussione seria, trasparente e basata sulle reali esigenze del territorio.

Perché la lotta alla denatalità passa anche dalla capacità di garantire alle donne un’assistenza sicura e qualificata, non soltanto dagli slogan o da riorganizzazioni amministrative.

È inaccettabile che si possa sostenere che la presenza di un’ostetrica a Porretta non sarebbe necessaria o che avrebbe un costo eccessivo, senza affrontare fino in fondo il tema della sicurezza delle donne che vivono in montagna.

Ed è altrettanto difficile comprendere come possano essere invocati i costi per giustificare la sospensione di servizi essenziali, mentre vengono destinate ingenti risorse a successive riorganizzazioni dell’assistenza territoriale.

La sicurezza delle madri e dei neonati non può essere considerata una voce di bilancio come le altre.

La montagna non può essere trattata come un territorio di serie B.

Le donne dell’Appennino hanno diritto a un percorso nascita sicuro, accessibile e adeguato alle caratteristiche del territorio. Hanno diritto a partorire in sicurezza, non a rischiare di farlo durante una corsa in ambulanza.

domenica 23 agosto 2026

Sanità, AFT: l’Azienda USL di Bologna attua il modello regionale per rafforzare l’assistenza territoriale



L’Azienda USL di Bologna, in relazione all’agenzia di stampa sulle posizioni espresse dai sindacati SNAMI e SMI in merito alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), precisa che prosegue nell’attuazione del modello regionale previsto dall’Accordo Integrativo Regionale per la Medicina Generale.

L’obiettivo è rafforzare l’assistenza primaria e rendere sempre più capillare, accessibile e integrata la risposta ai bisogni di salute delle persone.

In questo percorso, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) rappresentano un elemento centrale dell’evoluzione della medicina territoriale e valorizzano il ruolo strategico dei Medici di Medicina Generale, che restano il primo e fondamentale riferimento per i cittadini.

Le AFT favoriscono la collaborazione tra i medici che operano nello stesso territorio, la condivisione di strumenti e percorsi assistenziali e una maggiore continuità nella risposta ai bisogni di salute. Contribuiscono inoltre a rafforzare la presa in carico delle persone con patologie croniche, le attività di prevenzione e l’integrazione con gli altri servizi territoriali.

Per i cittadini, questo significa poter contare su un’assistenza primaria più continua, coordinata e vicina, con maggiori opportunità di accesso e una rete di professionisti in grado di garantire una risposta integrata ai bisogni di salute nell’ambito dell’organizzazione territoriale.

L’Azienda USL di Bologna prosegue pertanto nell’attuazione del modello regionale, con l’obiettivo di consolidare una rete territoriale nella quale il ruolo dei Medici di Medicina Generale sia pienamente valorizzato e le AFT possano contribuire concretamente a rendere l’assistenza primaria più accessibile, continua e vicina alle persone.

sabato 22 agosto 2026

Allerta su un giocattolo contenente amianto: richiamo per un prodotto destinato anche al mercato italiano

 





di  Roberto Giusti


Attraverso il sistema europeo Safety Gate, il Ministero della Salute ha segnalato un giocattolo contenente sabbia contaminata da tremolite, una forma di amianto. Il prodotto, destinato anche al mercato italiano, è stato classificato a rischio serio ed è oggetto di richiamo.
Si tratta di un giocattolo elastico a forma di carota, di colore arancione e lungo circa 17 centimetri. Il prodotto è identificabile attraverso i seguenti dati: marca Trendhaus, modello 967176, lotto 2025 = CH33287 e codice a barre 4032722967176. Secondo quanto segnalato dal Ministero, il giocattolo potrebbe essere stato acquistato anche da scuole, asili nido e altre strutture frequentate da bambini.

In caso di individuazione del prodotto, viene raccomandato di sospenderne immediatamente l’utilizzo e tenerlo lontano dai bambini, evitando di aprirlo, tagliarlo, forarlo o svuotarlo. Il giocattolo non deve inoltre essere gettato nei normali rifiuti domestici: per la riconsegna o lo smaltimento è necessario seguire le indicazioni delle autorità competenti e delle ASL territoriali.

Particolare attenzione deve essere prestata qualora il giocattolo risulti danneggiato o la sabbia sia fuoriuscita. In questa eventualità non bisogna spazzare il materiale, utilizzare l’aspirapolvere o tentare di rimuoverlo autonomamente. È necessario allontanare temporaneamente bambini e altre persone dall’area interessata e contattare la ASL/ATS territorialmente competente, attenendosi alle indicazioni fornite.

Tante Amministrazioni comunali stanno diffondendo l’allerta attraverso i propri canali con l’obiettivo di favorire una rapida individuazione degli eventuali prodotti presenti sul territorio e una corretta gestione del richiamo, con particolare attenzione alle famiglie e alle strutture per l’infanzia.
La segnalazione è identificata dal codice europeo Safety Gate SR/01963/26. Maggiori informazioni e i dettagli relativi al prodotto sono disponibili nell’informativa pubblicata dai vari Enti, come quella del Comune di Vergato⁠: https://www.comune.vergato.bo.it/novita/notizie/allerta-giocattolo-contenete-amianto.

domenica 16 agosto 2026

Peste suina africana, nuovo piano operativo per Toscana ed Emilia-Romagna: più controlli sui cinghiali e negli allevamenti

 



Un piano strategico comune per rafforzare il contrasto alla peste suina africana (PSA) nell’Appennino tra Toscana ed Emilia-Romagna. È quanto previsto dal Commissario straordinario alla PSA, nell’ambito delle misure di eradicazione e sorveglianza già stabilite dall’ordinanza n. 4/2026 del 1° luglio. Il nuovo piano, che si applica alle aree individuate delle due regioni, concentra gli interventi su quattro fronti: sorveglianza epidemiologica, ricerca e rimozione delle carcasse, contenimento della popolazione di cinghiali e rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti suini.

Le attività saranno programmate in funzione della classificazione delle unità di gestione del cinghiale, del livello di sorveglianza, delle recenti positività e del rischio di dispersione degli animali.

Nelle aree maggiormente interessate dalla circolazione virale saranno prioritari ricerca e rimozione delle carcasse, prelievo selettivo e trappolaggio. Sono inoltre previsti interventi di depopolamento collettivo secondo modalità differenziate in base al livello di rischio e alla zona interessata.

Nelle aree a minore rischio, invece, il piano punta soprattutto sulla riduzione preventiva della densità dei cinghiali, sul rafforzamento della sorveglianza e sulle misure di biosicurezza negli allevamenti, con l'obiettivo di raggiungere i target di prelievo stabiliti.

Una delle principali novità riguarda il rafforzamento dei controlli negli allevamenti. Il piano istituisce una Task Force per ciascuna regione, composta da un minimo di cinque e un massimo di otto dirigenti veterinari delle Aziende USL. La struttura avrà il compito di affiancare i servizi veterinari territoriali nelle verifiche delle misure di biosicurezza.

I controlli saranno programmati sulla base del livello di rischio e delle priorità territoriali. Al termine di ogni ciclo ispettivo, la Task Force dovrà predisporre un rapporto sulle verifiche effettuate, sulle eventuali irregolarità riscontrate e sui provvedimenti adottati, così da consentire alle autorità di monitorare l’evoluzione della situazione e pianificare gli interventi successivi.

Il piano punta dunque a una strategia coordinata lungo l’Appennino tosco-emiliano, combinando controllo della fauna selvatica, sorveglianza epidemiologica e maggiore attenzione alla sicurezza degli allevamenti, con interventi modulati in relazione al rischio presente nelle diverse aree.

lunedì 10 agosto 2026

«Il RUAS vigili anche sulle preliste, non solo sulle prime visite»

Marco Mastacchi


 

 La gestione delle liste d'attesa sanitarie e le criticità del sistema regionale finiscono al centro di un'interrogazione presentata dal consigliere regionale Marco Mastacchi (Rete Civica). Nel mirino c'è un monitoraggio che, secondo il consigliere, si concentra quasi esclusivamente su prime visite ed esami diagnostici, lasciando nell'ombra controlli successivi, follow-up e soprattutto il fenomeno delle cosiddette 'preliste'. 

 La normativa nazionale (Legge 29 luglio 2024, n. 107) ha introdotto il 'Responsabile Unico Regionale dell'Assistenza Sanitaria (RUAS)', incaricato di controllare, monitorare e coordinare l'efficienza dell'offerta sanitaria e la gestione delle liste d'attesa, garantendo ai cittadini l'accesso tempestivo alle prestazioni. In Emilia-Romagna il ruolo è affidato al responsabile del Settore Assistenza Territoriale della Direzione generale Cura della persona, salute e welfare. 

 Secondo Mastacchi, tuttavia, il sistema di rilevazione regionale fotografa soltanto una parte del problema. «La cura non si esaurisce con la prima visita – osserva – ma prosegue con controlli, follow-up ed esami successivi. Se questi passaggi non vengono monitorati, il percorso del paziente diventa invisibile». 

 Uno dei punti centrali dell'interrogazione riguarda le preliste, attivate quando il CUP non dispone di appuntamenti entro i tempi previsti. Pur essendo parte integrante del sistema di prenotazione, queste liste spesso non rientrano nel monitoraggio ufficiale. Per il consigliere ciò rischia di produrre dati che rappresentano solo parzialmente la realtà, restituendo tempi d'attesa migliori di quelli effettivamente affrontati dai cittadini. Mastacchi richiama inoltre le note regionali del 21 marzo 2022 sull'appropriatezza prescrittiva, secondo cui il medico specialista dovrebbe prendere in carico il paziente per l'intero percorso diagnostico-terapeutico. Nella pratica, sostiene, ciò avviene raramente: molti pazienti sono costretti a tornare dal medico di medicina generale per ottenere nuove impegnative e ricominciare l'iter di prenotazione, con un aggravio burocratico sia per i cittadini sia per i medici di base. A questo si aggiungono, secondo l'interrogazione, altri elementi critici come le agende chiuse, l'esclusione delle preliste dal monitoraggio e le differenze territoriali tra le province dell'Emilia-Romagna. Inefficienze che, conclude Mastacchi, favoriscono il crescente ricorso alla sanità privata a pagamento per ottenere prestazioni in tempi certi. Con l'interrogazione, il consigliere chiede quindi che il RUAS eserciti un controllo sull'intero percorso assistenziale, includendo anche preliste e prestazioni successive alla prima visita, per garantire un monitoraggio realmente trasparente e aderente alla situazione vissuta dai cittadini.

giovedì 30 luglio 2026

Ondata di calore domani 31 luglio a Bologna e nei comuni limitrofi. Allertati i servizi sanitari.

Le misure messe in campo e le raccomandazioni per i cittadini. Ambulatorio AFT: un ulteriore luogo dove trovare cura e assistenza.



L’Azienda USL di Bologna informa:


Per domani venerdì 31 luglio è prevista un’ondata di calore con temperature che potrebbero raggiungere i 36 °C (fonte www.arpae.it) e possibili disagi per i cittadini di Bologna e comuni limitrofi Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, San Lazzaro di Savena. L'Azienda USL di Bologna, in linea con le direttive regionali per mitigare gli effetti delle ondate di calore, ha predisposto un sistema integrato di interventi a tutela della salute della popolazione, con particolare attenzione alle fasce più fragili. Le misure per l'estate 2026, basate su un'attenta analisi dei dati degli anni precedenti, mirano a rafforzare prevenzione, assistenza e comunicazione.

Le misure

Per gli anziani particolarmente fragili, inoltre, l’Azienda Usl di Bologna promuove, insieme alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana, il progetto di sostegno e-Care, che prevede periodiche telefonate ai cittadini ed eventuali interventi di assistenza a domicilio. Il numero verde, gratuito, è 800 562 110 ed è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00. Il servizio fornisce informazioni su come prevenire e mitigare gli effetti delle ondate di calore ma permette anche di attivare i servizi di supporto messi a disposizione dal proprio comune di residenza.

Importante ricordare, che oggi, in tutto il territorio metropolitano dell’Azienda USL di Bologna, sono attivi gli ambulatori AFT di medicina generale, che possono offrire cura e assistenza esattamente come farebbe il proprio medico di base, nel corso della giornata a dalle 8 alle 20.

Dettaglio delle sedi e degli orari.

In casi più gravi, naturalmente, il riferimento è il 112.

Sempre disponibile, infine, anche il Numero verde del Servizio Sanitario Regionale 800 033 033, gratuito e attivo tutti i giorni feriali dalle ore 8.30 alle ore 18.00, il sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.00.

Le raccomandazioni per ridurre i rischi

· Bere acqua molto e spesso, anche quando non si ha sete (salvo diverso parere medico), evitando di berla ghiacciata o troppo fredda

· Evitare bibite gassate o contenenti zuccheri

· Astenersi da bevande alcoliche e contenenti caffeina

· Consumare frutta e verdura in abbondanza

· Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea

· Utilizzare il climatizzatore regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non più di 6-7 gradi rispetto alla temperatura esterna

· Utilizzare ventilatori per far circolare l’aria, ma senza rivolgerli direttamente sul corpo

· Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata (tra le 11 e le 18)

· Prestare attenzione a chi ha difficoltà a orientarsi nel tempo e nello spazio, alle persone non autosufficienti, agli anziani che vivono da soli.

Alcuni consigli su come mitigare l’impatto del caldo e mantenersi in salute sono disponibili sul sito web ausl.bologna.it raggiungibile al link   https://www.ausl.bologna.it/seztemi/ondate-di-calore

mercoledì 15 luglio 2026

Peste Suina Africana: nuove restrizioni in Appennino. Il Comune di Marzabotto richiama al rispetto delle buone pratiche

 



Dopo il ritrovamento nei giorni scorsi di una carcassa di cinghiale positiva alla Peste Suina Africana (PSA) nel territorio di Fanano, in provincia di Modena, il Comune di Marzabotto richiama l'attenzione dei cittadini sull'importanza di adottare comportamenti responsabili per limitare la diffusione del virus.

La PSA non è trasmissibile all'uomo e non rappresenta un rischio per la salute pubblica. Tuttavia, le persone possono contribuire involontariamente alla diffusione del virus, trasportandolo indirettamente attraverso calzature, indumenti, attrezzature o veicoli contaminati. Per questo motivo, vista la vicinanza del focolaio al confine della Città metropolitana di Bologna, sono state introdotte nuove misure di contenimento in diversi comuni dell'Appennino bolognese.

Nel dettaglio, entreranno nella zona di restrizione con misure rafforzate i comuni di Lizzano in Belvedere e Alto Reno Terme, mentre saranno inseriti nella zona di restrizione cuscinetto i comuni di Gaggio Montano, Castel di Casio, Camugnano e Castiglione dei Pepoli.

In entrambe le aree si applicano le disposizioni previste dall'Ordinanza ministeriale del 6 luglio 2026, che disciplina le misure di eradicazione e sorveglianza della Peste Suina Africana.

Tra le principali prescrizioni figurano:

·         specifiche misure di biosicurezza durante gli abbattimenti dei cinghiali selvatici;

·         protocolli per le attività di addestramento dei cani e le manifestazioni cinofile;

·         regole e deroghe per lo svolgimento di attività ricreative e sportive all'aperto, come trekking, mountain bike, campeggio, picnic, raccolta dei funghi e pesca sportiva.

L'Amministrazione comunale invita cittadini, escursionisti, cacciatori e frequentatori delle aree naturali a rispettare scrupolosamente tutte le indicazioni previste dalle autorità competenti, ricordando che la collaborazione di tutti è fondamentale per contenere la diffusione della malattia e tutelare il patrimonio zootecnico del territorio.

Per maggiori informazioni è possibile consultare i portali della Città metropolitana di Bologna e della Regione Emilia-Romagna dedicati alla Peste Suina Africana.

🔹️https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Home/Archivio_news/Peste_suina_cinghiale_infetto_Fanano

🔹️https://salute.regione.emilia-romagna.it/pestesuinaafricana

🔹️https://alimentiesalute.emilia-romagna.it/animali/malattie-infettive/peste-suina-africana/

lunedì 13 luglio 2026

Ondata di calore in arrivo a Bologna e nei comuni limitrofi e in pianura. Allertati i servizi sanitari

Domani temperature fino a 38 °C. Le misure messe in campo e le raccomandazioni per i cittadini. Ambulatorio AFT: un ulteriore luogo dove trovare cura e assistenza.

 


L’Azienda USL di Bologna informa:

 

Per domani, martedì 14 luglio, è prevista un’ondata di calore con temperature che potrebbero raggiungere i 38 °C (fonte: Arpae) e possibili disagi per i cittadini di Bologna e comuni limitrofi Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, San Lazzaro di Savena e dei comuni della pianura Anzola dell'Emilia, Argelato, Baricella, Bentivoglio, Budrio, Calderara di Reno, Castello d'Argile, Castenaso, Crevalcore, Galliera, Granarolo dell'Emilia, Malalbergo, Minerbio, Molinella, Pieve di Cento, Sala Bolognese, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Pietro in Casale, Sant'Agata Bolognese.
L'Azienda USL di Bologna, in linea con le direttive regionali per mitigare gli effetti delle ondate di calore, ha predisposto un sistema integrato di interventi a tutela della salute della popolazione, con particolare attenzione alle fasce più fragili. Le misure per l'estate 2026, basate su un'attenta analisi dei dati degli anni precedenti, mirano a rafforzare prevenzione, assistenza e comunicazione.

Le misure

Per gli anziani particolarmente fragili, inoltre, l’Azienda Usl di Bologna promuove, insieme alla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana, il progetto di sostegno e-Care, che prevede periodiche telefonate ai cittadini ed eventuali interventi di assistenza a domicilio. Il numero verde, gratuito, è 800 562 110 ed è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00. Il servizio fornisce informazioni su come prevenire e mitigare gli effetti delle ondate di calore ma permette anche di attivare i servizi di supporto messi a disposizione dal proprio comune di residenza.
Importante ricordare, che oggi, in tutto il territorio metropolitano dell’Azienda USL di Bologna, sono attivi gli ambulatori AFT di medicina generale, che possono offrire cura e assistenza esattamente come farebbe il proprio medico di base, nel corso della giornata dalle 8 alle 20. A questo link il dettaglio delle sedi e degli orari. In casi più gravi, naturalmente, il riferimento è il 112.
Sempre disponibile, infine, anche il Numero verde del Servizio Sanitario Regionale 800 033 033, gratuito e attivo tutti i giorni feriali dalle ore 8.30 alle ore 18.00, il sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.00.

Le raccomandazioni per ridurre i rischi

• Bere acqua molto e spesso, anche quando non si ha sete (salvo diverso parere medico), evitando di berla ghiacciata o troppo fredda
• Evitare bibite gassate o contenenti zuccheri
• Astenersi da bevande alcoliche e contenenti caffeina
• Consumare frutta e verdura in abbondanza
• Fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea
• Utilizzare il climatizzatore regolando la temperatura dell’ambiente con una differenza di non più di 6-7 gradi rispetto alla temperatura esterna
• Utilizzare ventilatori per far circolare l’aria, ma senza rivolgerli direttamente sul corpo
• Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata (tra le 11 e le 18)
• Prestare attenzione a chi ha difficoltà a orientarsi nel tempo e nello spazio, alle persone non autosufficienti, agli anziani che vivono da soli.

Alcuni consigli su come mitigare l’impatto del caldo e mantenersi in salute sono disponibili sul sito web ausl.bologna.it raggiungibile al link 

 https://www.ausl.bologna.it/seztemi/ondate-di-calore

domenica 12 luglio 2026

West Nile, massima allerta in Emilia-Romagna: il virus circola già da giugno in sei province. "Mai una diffusione così precoce"

Il sistema di sorveglianza regionale ha individuato la presenza del virus nelle zanzare già dalla metà di giugno, un dato senza precedenti dal 2008. Al momento non sono stati registrati casi nell'uomo, ma le autorità sanitarie prevedono che nelle prossime settimane possano comparire le prime forme gravi della malattia.


La Regione informa: 


Resta alta l'attenzione del Servizio sanitario dell'Emilia-Romagna sulla diffusione del virus West Nile, dopo che il sistema di sorveglianza entomologica previsto dal Piano regionale Arbovirosi ha rilevato, fin dalla metà di giugno, una significativa circolazione del virus nelle popolazioni di zanzare.

Attualmente il fenomeno interessa sei delle nove province emiliano-romagnole: il virus è stato infatti individuato in tutto il territorio regionale, ad eccezione delle tre province della Romagna. Sebbene la presenza del West Nile sia ormai considerata endemica in Emilia-Romagna, la precocità e l'estensione della diffusione registrata quest'anno rappresentano un elemento di forte preoccupazione.

Secondo gli esperti, si tratta infatti di una situazione senza precedenti: dall'avvio del sistema di sorveglianza nel 2008 non era mai stata osservata una circolazione del virus così anticipata rispetto alla stagione estiva e contemporaneamente su un'area geografica così ampia.

Al momento il sistema di sorveglianza sanitaria non ha rilevato alcun caso di infezione nell'uomo in Emilia-Romagna. Tuttavia, sulla base dell'andamento epidemiologico e della presenza del virus negli insetti vettori, le autorità sanitarie ritengono probabile che nelle prossime settimane possano manifestarsi i primi casi umani, compresi quelli più gravi.

La maggior parte delle infezioni è asintomatica

L'infezione da virus West Nile viene trasmessa all'uomo attraverso la puntura di zanzare infette. Nella grande maggioranza dei casi non provoca sintomi oppure si manifesta con disturbi lievi, simili a quelli influenzali.

In una piccola percentuale di casi, stimata intorno all'1%, il virus può però evolvere in una forma neuroinvasiva, con interessamento del sistema nervoso centrale e possibili conseguenze anche molto gravi. Il rischio è maggiore per le persone più fragili, in particolare anziani, soggetti immunodepressi e persone affette da patologie croniche.

Per questo motivo il Servizio sanitario regionale invita la popolazione ad adottare tutte le misure utili a limitare le punture di zanzara: utilizzare repellenti, installare zanzariere, indossare abiti che coprano braccia e gambe nelle ore serali ed eliminare i ristagni d'acqua, principali luoghi di riproduzione degli insetti.

L'obiettivo è contenere il rischio di trasmissione durante il periodo estivo, in attesa che l'evoluzione della sorveglianza epidemiologica consenta di monitorare l'eventuale comparsa dei primi casi umani.

(Fonte: post del Comune di Marzabotto)

venerdì 26 giugno 2026

Ondate di Calore, come proteggere la salute

 



Il Ministero della Salute informa:


Al Ministero della Salute si è riunita la Cabina di regia interistituzionale prevista nell'ambito del Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo attivato lo scorso 25 maggio con azioni specifiche di allerta, monitoraggio, sorveglianza e comunicazione alla cittadinanza.

Al tavolo hanno partecipato rappresentanti del Ministero della Salute, della Protezione Civile, dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio (DEP). 

Nel corso della riunione sono stati analizzati i dati raccolti dal 15 maggio al 22 giugno dal DEP Lazio in relazione ai decessi nella popolazione over 65 e agli accessi ai Pronto Soccorso. I flussi non registrano, al momento, picchi significativi in concomitanza delle ondate di calore. 

I sistemi di sorveglianza già attivi saranno integrati, in via sperimentale nelle Aziende sanitarie di alcune grandi città, con il monitoraggio sugli accessi ai Centri di salute mentale territoriali. E’ una delle indicazioni contenuta nella Circolare 25/06/2026 "Raccomandazioni per fronteggiare l’emergenza caldo" che pone attenzione anche al tema dell’organizzazione dei grandi eventi e al potenziamento della gestione delle emergenze attraverso le strutture territoriali e in pronto soccorso.
 

Proteggiamoci dal caldo 2026

Durante le ondate di calore, con temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, è importante proteggere la salute.

Un'esposizione prolungata a temperature elevate può provocare disturbi lievi come crampi o svenimenti, o di maggiore gravità, come congestione, colpo di calore, disidratazione. 

Condizioni di caldo estreme, inoltre, possono determinare un aggravamento delle condizioni di salute di persone con patologie croniche preesistenti.

Tanto più prolungata è l’ondata di calore, tanto maggiori sono gli effetti negativi attesi sulla salute

Tutti i giorni sono disponibili sul sito del ministero i bollettini sulle ondate di calore, con le previsioni a tre giorni sulle condizioni climatiche che possono rappresentare un rischio per la salute della popolazione. I bollettini sono elaborati dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio, nell'ambito del Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero.

I bollettini rilevano livelli di rischio da 0 a 3. Il livello 3  indica condizioni di emergenza (ondata di calore) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

È importante proteggersi dalle ondate di calore adottando comportamenti corretti, che possono contribuire a ridurre notevolmente le conseguenze nocive delle ondate di calore:

·         limitare l’esposizione alle alte temperature

·         idratarsi adeguatamente

·         indossare indumenti leggeri e traspiranti e proteggere la pelle esposta con creme solari ad alto fattore protettivo 

·         ridurre i rischi nelle persone più fragili (persone molto anziane, persone con problemi di salute, che assumono farmaci, neonati e bambini molto piccoli)

Leggi i 10 consigli utili per ridurre gli effetti nocivi del caldo sulla salute.

Da lunedì 22 giugno è attivo il 1500, numero di pubblica utilità del Ministero della Salute in sinergia con l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), che offre ascolto e informazioni ai cittadini, soprattutto alle persone più fragili e a rischio, al fine di mitigare gli effetti delle ondate di calore sulla salute.

Il numero è operativo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, esclusi i giorni festivi.

Gli operatori forniscono consigli utili per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, orientamento ai servizi sul territorio attivati dalle Regioni e dai Comuni, counseling di tipo medico sanitario e informazioni sulla tutela della salute dei lavoratori esposti al sole durante le attività all’aperto (lavoratori outdoor).

( Segnalato da Dubbio)

mercoledì 24 giugno 2026

Case di comunità, accordo vicino: medici di famiglia fino a 6 ore a settimana nelle nuove strutture

 


di Marzio Bartoloni

Il Sole 24 Ore

 


È stato raggiunto un accordo di base che regolerà la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità. Dopo settimane di confronto e tensioni tra le parti, i sindacati di categoria hanno definito un’intesa preliminare con la Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati), mentre la firma definitiva è attesa nelle prossime ore, dopo il via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’intesa rappresenta un passaggio cruciale in vista della scadenza del 30 giugno fissata dal Pnrr per l’avvio delle 1.038 nuove strutture territoriali previste sul territorio nazionale.

Soddisfatto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha espresso ottimismo sull’esito del negoziato: «Siamo ottimisti e aspettiamo di arrivare a una conclusione». Anche la Conferenza delle Regioni ha confermato la condivisione dell’ipotesi di Accordo collettivo nazionale per i medici di medicina generale, annunciando inoltre l’intenzione di aprire al più presto il confronto per il rinnovo contrattuale relativo al triennio 2025-2027. Le Regioni si sono impegnate a emanare entro il 30 settembre 2026 l’atto di indirizzo per l’intero comparto della medicina generale.

Secondo quanto emerso dal confronto, il compenso orario per l’attività nelle Case di comunità potrebbe attestarsi intorno ai 40 euro lordi (38 euro più oneri). I medici di famiglia saranno chiamati a garantire fino a sei ore settimanali di servizio, sulla base dei fabbisogni individuati dalle singole Regioni, per 48 settimane all’anno.

Sul piano sindacale, l’accordo ha ottenuto il sostegno della Fimmg, principale organizzazione rappresentativa dei medici di medicina generale, che ha sottolineato il senso di responsabilità dimostrato dalla categoria. Non è però mancato il dissenso: i sindacati Smi e Snami hanno infatti respinto l’intesa. In particolare, lo Snami critica quello che definisce uno «stravolgimento della natura giuridica del rapporto di lavoro» dei medici di famiglia.

Nonostante le divisioni, il raggiungimento dell’accordo preliminare consente di avvicinarsi all’obiettivo di rendere operative le Case di comunità nei tempi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, rafforzando l’assistenza sanitaria territoriale e la presa in carico dei cittadini.

 (Inviato da Dubbio) 

giovedì 21 maggio 2026

Caregiver familiari, Mastacchi chiede più tutele: “Servono buoni servizio e sostegni concreti”

 



Maggiori tutele economiche e riconoscimento formale per i caregiver familiari. È quanto chiede il consigliere regionale Marco Mastacchi di Rete Civica, che ha presentato un’interrogazione in Assemblea legislativa per sollecitare la Regione ad attivare nuove misure di sostegno a favore di chi assiste quotidianamente familiari anziani, disabili o non autosufficienti.

“Chi si prende cura ogni giorno di un familiare svolge un lavoro prezioso e invisibile, spesso a scapito della propria salute, della vita lavorativa e del benessere personale. La Regione deve fare di più per riconoscerlo e sostenerlo”, afferma Mastacchi.

Il consigliere richiama il quadro demografico dell’Regione Emilia-Romagna, caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un aumento delle situazioni di disabilità e non autosufficienza. Una condizione che comporta carichi di cura sempre più gravosi per le famiglie, aggravati dall’aumento dei costi dei servizi assistenziali.

Secondo Mastacchi, diverse Regioni italiane hanno già introdotto strumenti specifici finanziati attraverso il Programma FSE+ 2021–2027, sotto forma di “buoni servizio”: contributi flessibili e cumulabili con altri sostegni pubblici, utilizzabili per coprire parte delle spese relative all’assistenza domiciliare, ai servizi semiresidenziali, ai centri diurni o alla regolarizzazione del rapporto con assistenti familiari.

“Il modello emiliano-romagnolo di welfare integrato rappresenta un punto di forza su cui costruire, non un motivo per restare fermi – sottolinea Mastacchi –. I buoni servizio non sostituirebbero strumenti già esistenti, come l’assegno di cura o il Fondo per la non autosufficienza, ma li integrerebbero, raggiungendo anche quelle famiglie che oggi faticano ad accedere ai servizi o sostengono costi ormai insostenibili”.

L’interrogazione affronta anche il tema del riconoscimento formale del caregiver familiare come soggetto portatore di diritti. Il consigliere regionale chiede infatti alla Giunta di valutare interventi specifici orientati:

·         al sostegno economico diretto;

·         alla tutela del benessere psicofisico del caregiver;

·         alla conciliazione tra attività di cura, vita personale e lavoro.

Nel dettaglio, le richieste avanzate riguardano:

·         l’attivazione di buoni servizio finanziati attraverso i fondi FSE+ 2021–2027 (Priorità 3, Obiettivo specifico K);

·         il rafforzamento delle politiche regionali per il riconoscimento del caregiver familiare;

·         l’introduzione di strumenti dedicati al supporto psicologico e alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

“Non possiamo continuare a considerare i caregiver familiari una risorsa scontata del sistema – conclude Mastacchi –. Sono persone che spesso sacrificano tutto per assistere i propri cari e meritano tutele concrete. L’Emilia-Romagna ha gli strumenti e le risorse per intervenire: è il momento di agire”.