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giovedì 9 maggio 2013

L'onorevole Marilena Fabbri a Marzabotto per un 'confronto ' politico-partitico'.


L'onorevole Fabbri

Antonella Masi informa.

Domani, venerdì 10 maggio alle 20,30, nella Casa del Popolo  di Marzabotto, la neoparlamentare del PD Marilena Fabbri,  incontrerà i cittadini  per  approfondire con loro lo stato in cui si trova il Partito Democratico e gli avvenimenti che hanno messo in difficoltà la direzione del Pd e disorientato iscritti e simpatizzanti.  La Fabbri, testimone di prima fila  delle vicende ‘romane per la formazione del Governo nazionale’ porterà alla discussione la sua conoscenza  precisa dell’accaduto.
L’incontro – confronto consentirà anche di  fare domande alla deputata circa la situazione attuale del paese e il ruolo del Partito Democratico in questo difficile momento di crisi, non solo economica.


lunedì 7 gennaio 2013

UN’ALTRA ITALIA è POSSIBILE?



Di Gaspare Sera, Blog Panta Rei.


Dove si sta dirigendo la nave Italia?
Perché la seconda Repubblica è naufragata?
Cosa verrà fuori dal “caos” politico italiano pre-elettorale? (L’annunciato successo elettorale del Pd si rivelerà una “vittoria di Pirro”? Il Pdl avrà mai il coraggio di compiere il “regicidio”? La Lega riuscirà a far dimenticare le disavventure del “cerchio magico”? La “Rivoluzione Civile” di Ingroia si rivelerà solo l’ennesimo cartello elettorale? Beppe Grillo si ritaglierà il ruolo di “padre nobile” del suo Movimento o di “padre padrone” dell’ennesimo partito personale?)
Cosa riserverà il futuro a Mario Monti? E come verrà ricordata la “parentesi tecnica” del suo governo?
L’Italia riuscirà mai a divenire un paese “normale”? E gli italiani sono davvero un popolo migliore della classe politica che li governa?

Queste alcune delle domande cui si tenta di dar risposta nell’articolo “IL BELLO (l’Italia), IL BRUTTO (Monti), IL CATTIVO (la politica)”, che sottopongo  alla Vostra attenzione...


Un saluto, con l’augurio di un 2013 migliore ‘dell’annus horribilis’ che ci lasciamo alle spalle!


Pasqua è ancor lontana, eppure questi sono già giorni di “Passione” per la nostra seconda Repubblica: partita di slancio, vent’anni or sono, col suo carico di promesse (una nuova etica pubblica, un rinnovamento della classe politica, riforme strutturali…), è rimasta praticamente ferma ai nastri di partenza.
Miracolosamente recitano ancora sul palco del teatrino politico italiano personaggi “evergreen”, quali Berlusconi, Fini, Casini, Bersani: se un paziente, caduto in coma nel ’94, si risvegliasse solo oggi, sarebbe assai difficile convincerlo che sono trascorsi invano diciotto anni!
La seconda Repubblica ha offerto solo il peggio di sé. Eppure rimpiangere la prima, come in voga tra i nostalgici, è un’operazione “ai limiti dell’irragionevolezza”: come dimenticare che la prima Repubblica è miseramente crollata travolta da un’ondata di corruzione e monetine? E come nascondere che quel fardello -chiamato debito pubblico- che gli italiani si caricano sulle spalle è stato riempito dalla politica clientelare ed affarista di quei favolosi anni ‘80?!

Nell’anno trascorso, il Capo dello Stato, affidando ad un tecnico il compito di traghettare l’Italia tra le onde burrascose della speculazione finanziaria, ha agito da “curatore fallimentare” della seconda Repubblica, non più fidandosi dei vari “Schettino” della politica nostrana. Ma dove dirigere, adesso, la nave Italia?
Tornare indietro non è più possibile, così come proseguire sulla rotta tracciata dal bipolarismo malato di questi anni. Occorre guardare avanti e far rotta verso una terza Repubblica, completando finalmente quella traversata perigliosa iniziata nel ’94.
In che modo? Seguendo tre direttrici:
in primis, una riforma strutturale dell’assetto istituzionale del Paese (attuando un vero federalismo, abolendo le Province, riparando i guasti di un’affrettata riforma del Titolo V della Costituzione ed introducendo l’elezione diretta del Capo dello Stato);
in secundis, un rinnovamento radicale della classe politica italiana (introducendo il limite di due mandati per ogni carica elettiva ed imponendo ai partiti per legge le primarie);
in tertiis, il ripristino sostanziale di una “democrazia rappresentativa” (restituendo ai cittadini -ancora detentori della sovranità- la facoltà d’incidere sulle scelte della politica, abolendo il Porcellum, rivitalizzando l’istituto referendario con l’abolizione del quorum ed introducendo i referendum propositivi).
Via maestra per conseguire un traguardo così ambizioso sarebbe l’elezione di una nuova Costituente. Sarà mai il nostro Paese pronto ad una simile “prova di maturità”?


UN’ALTRA POLITICA è POSSIBILE?

Il Natale ha portato in dono agli italiani una campagna elettorale: non certo il regalo più ambito (c’è da scommettere che i più avrebbero preferito un meteorite su Montecitorio!). A cinquanta giorni dal voto, il quadro politico appare ancora confuso, indecifrabile: citando indegnamente Zarathustra, da questo “caos” non verrà certo fuori una “stella danzante”, per lo più un’Italia decadente!

Il centrosinistra, ancora una volta, ha cambiato contenitore pur di non cambiar contenuto: dopo i Progressisti, l’Ulivo e l’Unione, è arrivato il turno dell’“Italia Bene Comune”.
Questa coalizione parte favorita ai nastri di partenza, ma la probabile vittoria del Pd non dovrebbe entusiasmare più di tanto un partito che si conferma incapace da un lato di andar oltre quel 30% del suo massimo consenso storico (nonostante il “vuoto politico” lasciato dagli avversari), dall’altro di sciogliere il nodo della propria identità politica (fra i democratici, c’è persino chi si vergogna d’apparire Keynesiano!).
La vittoria del centrosinistra, inoltre, rischia di rivelarsi una “vittoria di Pirro” nel caso in cui non disponesse di una maggioranza assoluta al Senato. In quest’ipotesi, l’unico errore da non commettere sarebbe “porgere l’altra guancia” a Casini, offrendogli un’alleanze di legislatura. La via maestra, piuttosto, sarebbe battezzare un “governo di transizione” con un mandato di scopo: consentire al Parlamento di varare una nuova legge elettorale, con la quale ripresentarsi alle urne entro l’estate 2013.

Nel centrodestra Berlusconi sembra muoversi a ritmo di valzer, alternando passi “avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a cedere il passo prima a Monti, poi ad un altro premier gradito alla Lega), poi ancora “laterali” (l’indicazione del fido Angelino alla successione).
Che il Cavaliere sia tornato dalle vacanze Keniote con idee più confuse che mai lo dimostrano le sue mosse: prima l’avallo delle primarie (con tanto di candidature e raccolta firme), poi la loro cancellazione; prima la sfiducia a Mario Monti, poi l’indicazione dello stesso come federatore dei moderati (in una colazione inclusiva della Lega e con al primo punto del programma l’abolizione dell’Imu!).
A tal punto, o il centrodestra avrà il coraggio di compiere il “regicidio” oppure rischia di lasciarsi trascinare inesorabilmente a fondo dal suo stesso fondatore!

La Lega, schiacciata dalla vergogna di dover giustificare i diamanti di Belsito, gli investimenti in Tanzania del partito e le “miracolose” lauree albanesi del Trota, ha oggi una sola priorità: non più entrare a Palazzo Chigi, quanto superare la fatidica soglia di sbarramento al Parlamento. Probabilmente Maroni e Tosi, i “barbari sognanti” del nord-est, riusciranno nell’impresa di rianimare un movimento indipendentista e legalitario scopertosi centralista e ladrone. Il dubbio è se il tempo sia oramai troppo stretto da qui alle prossime elezioni…

Il centro “naviga a vista”, sperando solo in capitan Monti, finalmente decisosi a prendere in mano il timone dei moderati. Anche se la nave del Pdl sembra guidata da capitan Schettino e quella del Pd non mostra segnali di ostilità, in acqua vi sono altre presenze ingombrati: i pirati grillini ed i rivoluzionari di Ingroia. Se non si ricostituisse l’asse Pdl-Lega, al Pd si aprirebbe lo spiraglio giusto per vincere anche in Lombardia e Piemonte, con tanto di “adieu” alle ambizioni centriste di porsi come ago della bilancia in un futuro Parlamento balcanizzato! Per la prima volta, così, Casini rischierebbe d’aver fatto i conti senza l’oste: il grande centro potrebbe rivelarsi solo un grande fiasco!

A Sinistra del centrosinistra si è affacciata una nuova formazione politica: “Rivoluzione Civile”, la lista guidata da Ingroia, sostenuta dai sindaci De Magistris ed Orlando. Le chance di successo (ovvero di superare la soglia di sbarramento) di questo nuovo soggetto politico dipenderanno da un solo fattore: la capacità di aprirsi alla società civile ed imporre ai partiti che lo sostengono (Idv, Prci, Pdci e Verdi) un profondo rinnovamento.
I primi segnali sono incoraggianti (i partiti hanno rinunciato al loro simbolo ed i loro segretari al ruolo di capolista). Vedremo se alle belle parole seguiranno fatti concreti: se si tratterà di tracciare un nuovo percorso per una Sinistra finalmente progressista e di governo oppure di un cartello elettorale: l’ennesimo “maquillage politico”!
Che dire? Se son rose… saran rosse!

In questo marasma, l’unica certezza è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” nel prossimo Parlamento. Il Movimento Cinque Stelle è sbalorditivamente cresciuto puntando tutto sulla protesta: sullo smascheramento dell’ipocrisia di chi siede in Parlamento e sulla denuncia degli odiosi privilegi di un’intera classe politica. Ma le famose “Cinque Stelle” (acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività ed ambiente) non saranno certo sufficienti per una proposta seria di governo del Paese.
Tanti gli interrogativi irrisolti:
quali posizioni assumerà il Movimento sulle più disparate questioni di politica nazionale fin ora non discusse? Chi detterà la linea? Grillo o qualche organismo collegiale rappresentativo della base?
Il ruolo dei parlamentari grillini sarà quello di meri “portavoce” del Capo, il cui massimo grado d’autonomia sarà apporre un “Mi piace” ai suo post? Quale ruolo si ritaglierà Grillo? Quello di “padre nobile” del Movimento o di “padre padrone” dell’ennesimo partito personale?
A molte di queste domande credo nemmeno Grillo possa ancora dar risposta…


UN ALTRO MONTI (BIS)? NON E’ POSSIBILE!

In qualsiasi democrazia, chiunque miri alla più alta carica di governo può percorrere una sola strada: candidarsi alle elezioni ed ottenere “un voto in più” del proprio avversario. Non è concepibile, dopo la breve parentesi del governo tecnico, immaginare “un’altra eccezione” a questa basilare regola democratica! Mario Monti ha tutto il diritto di ambire alla premiership, ad una condizione: dimostrare di disporre di un’ampia legittimazione popolare. Fino a prova contraria, difatti, la sovranità appartiene ancora al popolo!

Senza voler apparire “portatore di sventura”, per una volta l’Economista della Bocconi potrebbe aver fatto male i conti: la sua scelta di “salire in politica” potrebbe rivelarsi un inaspettato boomerang!
Fino a pochi giorni fa, Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”: un salvatore della Patria, capace di far uscire l’Italia da una situazione apparentemente senza più via d’uscita. Di contro, l’unica via d’uscita dalla sua esperienza di governo portava dritto al Quirinale (in qualità di successore di Napolitano) o di nuovo a Palazzo Chigi (in qualità di premier “super partes” indicato dai partiti) o in Europa (magari in veste di successore del presidente Barroso).
Una volta che il Professore si è tirato in mezzo all’agone politico, il quadro è profondamente cambiato: alle prossime elezioni, la coalizione Monti rischia di porsi come terzo, forse quarto polo del Paese (dato Bersani per favorito, Berlusconi e Grillo hanno le carte in regola per ambire a prendere un voto in più di Fini e Casini!).
A tal punto, a che titolo Mario Monti potrebbe contendere il posto a Bersani, ragionevolmente leader del primo partito d’Italia, per di più legittimato dalle primarie?
Se “è tanto più facile ricambiare un’offesa che un beneficio” (P.C.Tacito), perché mai il Cavaliere, dopo aver ricevuto il gran rifiuto dal Senatore, dovrebbe appoggiare una sua corsa al Quirinale? Se “non c’è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico” (C. Pavese), perché mai Berlusconi, dopo esser stato ridicolizzato dall’ironia british del Professore, non dovrebbe preferire al suo posto persino la Finocchiaro al Colle?


UN ALTRO PAESE, P SEMPLICEMENTE “NORMALE”, è POSSIBILE?

Nel 2008, in piena campagna elettorale, Walter Veltroni pronunciò queste parole: “L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa”. In tutta onestà, come credere al mito degli “Italiani brava gente” o alla favola per cui il Paese reale sia fatto di tutt’altra pasta rispetto a chi lo governa?
Se gente come Raffaele Lombardo, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti ed i vari Scilipoti di turno e De Gregorio d’Italia hanno assunto ruoli di responsabilità pubblica è perché non pochi italiani hanno riposto in loro la loro fiducia!
Si dirà che il Porcellum ha estromesso gli elettori della facoltà di scelta dei candidati. Ma nel Lazio, dove alle elezioni regionali sono previste le preferenze, Fiorito -meglio noto come “er Batman”- non è forse risultato il consigliere più votato?
Alle parlamentarie del Pd gli elettori non hanno forse candidato a furor di popolo anche personaggi condannati o indagati, quali Genovese, Crisafulli e Papania in Sicilia?
L’ex assessore regionale Zambetti pare aver “comprato” 4.000 preferenze dalla ‘ndrangheta per assicurarsi l’ingresso al Pirellone. Ma, dietro ad ogni voto comprato, non vi è forse un elettore “venduto”?
Totò Cuffaro, all’epoca già condannato in primo grado per favoreggiamento mafioso, è stato candidato dall’Udc al Senato. Gli elettori siciliani non l’hanno forse premiato con un consenso plebiscitario? Qualcuno ha interpretato la massiccia astensione dell’elettorato siciliano alle ultime regionali come la prova del disgusto nei confronti di un certo modo di fare politica. Ma non è più probabile che molti, essendo consapevoli di non poter più ottenere “nulla in cambio” dalla politica di questi tempi, abbiano preferito risparmiare il proprio voto, aspettando “nuovi acquirenti”?!
Il “vaccino del berlusconismo” -per citare Montanelli- è stato iniettato ripetutamente agli italiani, pur producendo pesanti “effetti collaterali” (colossali conflitti d’interessi, ripetute leggi “ad personam” -dal decreto “salva ladri” del ’94 alla legge sul legittimo impedimento del 2010-, soppressione delle voci dell’informazione sgradite al potere -ricordate l’editto bulgaro?-, cancellazione della facoltà degli elettori di scegliere i parlamentari -si veda il “Porcellum”-, abuso del ricorso alla fiducia ed alla decretazione d’urgenza…). Eppure gli elettori non hanno forse atteso la “sesta” ridiscesa in campo del Cavaliere prima di iniziare a provare qualche “intimo prurito”?!
Come poter credere, allora, che gli italiani siano davvero migliori della “Casta” che li governa?


lunedì 5 novembre 2012

L'UNGHERIA NON SI ARRENDE.



Pubblichiamo questa lettera che tratta della situazione ungherese. Poco ha a che fare con le valli del Reno e del Setta. Ci è parsa comunque, per la sua singolarità, degna di considerazione. 

Ungheria 23 ottobre 2012


In Ungheria nel 1956 la popolazione non ha più voluto il comunismo e per  questo il 23 ottobre é iniziata la rivoluzione popolare. Tanti uomini,donne e  bambini coraggiosi hanno combattuto per la fine del comunismo. Tanta gente ha  perso la vita per la libertà dal comunismo. 
I capi politici ungheresicomunisti  hanno avuto paura quando hanno visto che la popolazione che insorgeva contro di
loro aumentava sempre di più ed era sempre più forte ed allora hanno pensato di  chiamare dentro la loro nazione in Ungheria i sovietici con i carrarmati e loro  in modo brutale e violento hanno messo fine alla rivoluzione della popolazione.
Tanti uomini,donne e bambini sono morti e dopo di questo se non fosse stato  abbastanza i comunisti ungheresi hanno perseguitato,incarcerato e minacciato le  persone che sapevano che avevano ‘combattuto’  contro il comunismo.
Oggi siamo  nel 2012 e sono passati esattamente da quel giorno 56 anni e la situazione é  simile perché nel 1956 i carrarmati hanno schiacciato la popolazione ungherese, adesso vogliono schiacciare l'Ungheria con l'economia europea dei socialisti e  liberalisti.
 Nel 2010 la popolazione ungherese ha votato il governo Orbán Viktor  con i 2/3. Il governo di Orbán Viktor ha ricevuto dal vecchio governo comunista  tanti debiti ma Orbán Viktor ha fatto tanti passi avanti ed é riuscito a far  riemergere poco alla volta l'Ungheria dal ‘buco dove era stata messa’. Oggi c'é  una non felice situazione al mondo ma Orbán Viktor é riuscito comunque a portare  delle modifiche positive come alzare le pensioni, aiuti per le famiglie in più  modalità e tante altre cose. Tante modifiche ha portato Orbán come le tasse che  devono pagare le banche allo stato ungherese e anche le società multinazionali.
Per queste sue manovre Orbán é visto di malo modo all'estero anche perché i  mass media stranieri (giornali e televisioni) diramano notizie errate e non  controllano la veridicità delle fonti e anche oggi vogliono che si dimetta.

Ma  la popolazione ungherese non si dimentica dell'anno 1956 e la popolazione  protegge il governo ungherese e Orbán Viktor.
Il 23 ottobre scorso abbiamo fatto  vedere a tutto il mondo che siamo tantissimi affianco al governo Orbán
Viktor e  siamo vicini alla persona Orbán Viktor.

Gentili persone italiane, vi auguro tanto  bene per le vostre situazioni.

Cordialmente Kovács András.


giovedì 18 ottobre 2012

Veronesi prima ‘rottama’ Fortuzzi, poi gli chiede di unirsi a lui.




Marco Veronesi.
Ci è giunta questa ‘lettera’ da Marco Veronesi, consigliere comunale di Sasso Marconi, con cui critica il ‘movimentismo’ di Pietro Fortuzzi. La pubblichiamo integralmente.

Caro consigliere Fortuzzi,

ma dove vivi?

Parli di cementificazione e gli unici ad aver votato sempre contro al nuovo PSC siamo stati noi di Sasso Libera...dove eri quando ne venivano poste le BASI POLITICHE?  Non facevi parte di una certa maggioranza?  Svegliati...stai perdendo dei colpi!!!

Inoltre parli di VERDE...ma dove erano le tue PROPOSTE VERDI CONCRETE in fase di approvazione di Bilancio? Dove sono i tuoi emendamenti al Bilancio di questa Amministrazione? MAI VISTI
Noi di Sasso Libera, se pur nel nostro piccolo, abbiamo sempre proposto e riproposto l'ampliamento delle zone verdi.

Pietro Fortuzzi.
Parli inoltre di una maggioranza maschilista....non dovrei essere io a dirlo...ma il Vice Sindaco è donna e ricopre incarichi di responsabilità all'interno della sua maggioranza. Inoltre abbiamo il consigliere Canova (anche lei donna) che ricopre l'incarico di Presidente della Commissione Regolamenti, così come la consigliera Sandri ha responsabilità nel settore sportivo. Certo il numero delle donne non è elevato, ma quelle che ci sono hanno responsabilità e non da poco.

Invochi infine la creazione di una Lista Civica...firmandoti però come TERZO POLO (molto POLITICO PARTITICO...mi sembra...o no?)...dimenticandoti che una ne esiste già ed è INDIPENDENTE da qualsiasi partito locale, provinciale, regionale o nazionale.
Sasso Libera (ma forse non lo ricordi) nacque proprio a seguito di sporche manovre partitiche causate dai partiti di allora contro cittadini che non vollero scendere a compromessi ed accettare diktat dai vari "ras partitici".
Sasso Libera è e resterà tale...ed anzi..se proprio ti interessa...UNISCITI A NOI...porta il tuo contributo all'interno della nostra lista civica indipendente.

Devo dirti però che, politicamente, penso proprio che questo tuo darti da fare con volantini, prese di posizione molto strane e legate a vecchi modi di fare politica...non sia altro che la ricerca di una possibilità di RIENTRARE nella TUA VECCHIA MAGGIORANZA...di cui eri il VICESINDACO...incarico che forse ti manca!?!

Un caro saluto sassese

Marco Veronesi
Capogruppo Sasso Libera
Lista Civica Indipendente