Elio Antonucci ci ha inviato:
Il sostituto procuratore Morena Plazzi vuole vederci
chiaro sulla vicenda della demolizione
della palazzina Rai di Budrio, un edificio costruito per volontà dello stesso inventore.
La struttura del 1936 è stata distrutta il 26 giugno scorso per lasciare posto
ad un centro commerciale.
Di David Marceddu | Bologna | 24 luglio 2013
articolo tratto da Il Fatto Quotidiano.
Un supermercato al posto del palazzo voluto da Marconi. Procura apre uninchiesta
La Procura della Repubblica di Bologna ha aperto uninchiesta
sulla demolizione della palazzina Rai di Budrio, un edificio voluto dallo
stesso Guglielmo Marconi e uno dei centri più importanti per la
radiodiffusione in Italia fin dai suoi albori. Al posto della struttura
costruita nel 1936 e abbattuta il 26 giugno scorso (il fattoquotidiano.it
denunciò la vicenda con un video reportage) sono in programma una fabbrica di
patatine e un centro commerciale. Ora il sostituto procuratore Morena Plazzi
indaga su
alcuni aspetti della vicenda: al momento il reato ipotizzato (per ora contro ignoti)
è quello di violazione dell’articolo 59 del Decreto legislativo del 2004 sui
beni culturali, il cosiddetto Codice Urbani.
Il testo di legge prevede infatti che gli atti che
trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o la
detenzione di beni culturali siano denunciati al ministero.
Gli accertamenti, delegati
alla Polizia municipale di Bologna, sono rivolti soprattutto all’iter che ha portato
la palazzina dalle mani del Comune di Bologna (proprietario dell’edificio,
anche se questo si trovava sul territorio di Budrio) alla
ditta Part tre del gruppo Maccaferri, quello che ha in progetto i grandi magazzini.
Prima che venisse rasa al suolo, Radio Marconi (così era conosciuta) ha vissuto
infatti un iter burocratico terminato con il benestare alla demolizione da
parte della Direzione regionale per i beni culturali.
Dopo il piano del 2007 della Provincia e del Comune di Budrio che prevedeva tra
le altre cose la creazione nell’area di un polo commerciale e industriale, il Comune
di Bologna e tutti gli altri proprietari dei terreni lì intorno avevano ratificato un accordo con cui si
impegnavano a cedere quei terreni in cambio di altri, per lasciare spazio ai
progetti edificatori per la zona.
In carica a Bologna c’era lallora commissario Anna Maria
Cancellieri.
A marzo 2012 la Part Tre srl di Maccaferri presenta uno studio sul suo futuro
centro commerciale da 20 mila metri quadri: Gli edifici
storici o tradizionali e le loro pertinenze non vengono modificati, ma è
prevista solo la demolizione degli edifici di fattura recente di Rai Way.
Tra gli edifici da demolire c’è proprio la palazzina Marconi, che lo studio dei
costruttori derubrica a edifici successivi al
1950.
Sono i radioamatori a questo punto a
mobilitarsi: uno di loro, Elio Antonucci, rinviene i documenti che
attestano la nascita dell’edificio nel 1936.
È lo stesso proprietario a ottobre 2012 ad ammettere di non avere comunicato nulla
ai Beni culturali: Il Comune di Bologna
dice infatti a ottobre 2012 il vicesindaco di Bologna, Silvia Giannini
non aveva precedentemente attivato la procedura prevista dal decreto legislativo
42/2004 (cioè la comunicazione al ministero, ndr) in quanto, dalla
documentazione disponibile, la datazione dell’immobile lo collocava all’inizio
degli anni Sessanta. Successive verifiche e ricerche hanno permesso di datarne
un primo
nucleo nel 1936. Una svista,
sembrerebbe.
Intanto, dopo le proteste dei radioamatori, anche il Comune di Budrio riconosce
che quell’edificio è più antico di quanto si fosse sempre detto.
Così ad agosto 2012 la Direzione regionale per i beni culturali, a un soffio dall’inizio
dei cantieri e mentre sono in corso le trattative per la vendita del terreno ai
costruttori, blocca tutto per verificare linteresse
culturale della palazzina: Il cantiere può
attendere, serve un compromesso per conservare intatta la palazzina,
spiega a quel punto la direttrice Paola
Grifoni. Subito dal gruppo Maccaferri fanno sapere che in caso di conferma del
vincolo salta tutto, perché non cè un progetto alternativo.
A marzo 2013 tuttavia arriva la doccia fredda per gli appassionati di Marconi: La
palazzina non raggiunge la qualità architettonica necessaria alla dichiarazione
di interesse storico artistico, rivelando piuttosto
un valore di edificio storico testimoniale, spiega Paola
Grifoni. Da lì a pochi mesi le ruspe si
metteranno in moto per demolire.
Quello che ora cercherà di capire la Procura è perché nessuno fino all’agosto
2012 si sia chiesto se l’opera poteva avere un valore culturale prima di
firmare gli atti di cessione dell’edificio e perché siano state
necessarie le proteste su Internet affinché l’iter ai Beni culturali partisse.
Inoltre la Procura potrebbe volere fare luce anche sulle motivazioni che hanno
portato la Direzione regionale per i beni culturali a non vincolare la
palazzina lo scorso marzo. Una decisione che aveva fatto soffrire i radioamatori,
ma esultare gli sponsor politici, tutti marca Pd, dell’operazione edilizia: Ha
sortito i suoi effetti la pressante richiesta
del sindaco di Budrio, Giulio Pierini, del vicepresidente della Provincia, Giacomo
Venturi e dell’assessore regionale Alfredo Peri verso la Direzione regionale
per i beni culturali, recitava una nota
stampa della
Provincia uscita dopo la decisione .