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giovedì 15 luglio 2021

Vergato. Il professor Morabito è morto per Covid in stato avanzato. La Procura ha chiesto l'archiviazione

 

Vergato. Il professor Morabito è morto per Covid in stato avanzato. La Procura ha chiesto l'archiviazione

Gli esperti nominati dal tribunale di Bologna sono arrivati alla conclusione che Giuseppe Morabito, vicepreside dell’istituto Veggetti di Vergato, deceduto pochi giorni dopo essersi vaccinato,  ignorava di avere contratto il virus e la malattia è  progredita fino a portarlo al decesso. Conseguentemente la   procuratrice Rossella Poggioli  ha chiesto l’archiviazione.

 Il sospetto che vi fosse una concausa con la vaccinazione e la morte del professore aveva portato la Procura della Repubblica  alla apertura di un fascicolo.  

Del pari -si legge sempre nella richiesta di archiviazione che il giudice delle indagini preliminari dovrà poi confermare o rigettare, "le manifestazioni tromboemboliche riscontrate nel professor Morabito sono esclusivamente attribuibili al decorso della patologia Covid 19 e che la vaccinazione con Vaxzevria ( ex AstraZeneca, con particolare riferimento nel caso specifico al codice lotto/fiale ABV2856) non ha avuto alcun ruolo causale nel determinismo delle stesse". 

 

La morte del professore fece molto scalpore, e mise nel mirino un lotto del vaccino Astrazeneca, ritirato da qualche giorno prima del decesso, alimentando dubbi su ipotetiche correlazioni con la somministrazione del siero. Morabito nei giorni precedenti il decesso aveva raccontato di non sentirsi bene e di essere molto debole.


giovedì 23 aprile 2020

Sasso Marconi. La procura indaga sull'ipotesi di omicidio colposo per la morte di una anziana signora in una casa di riposo.

L’esposto è stato presentato dalla figlia della donna


Immagine di repertorio
Girava già insistentemente la notizia di un esposto alla Procura della Repubblica per una delle signore decedute a Villa Teresa per Coronavirus e oggi la conferma: per la morte di una signora di 87 anni, avvenuta domenica scorsa nella casa di riposo , la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti. L'intervento del magistrato è conseguente a l’esposto presentato dalla figlia della donna informata del decesso della madre telefonicamente.
Delle indagini si occupano i Carabinieri del Nas, coordinati dal pm Marco Imperato, che avrebbero posto sotto sequestro la cartella clinica e la salma dell'anziana. E le voci a Sasso Marconi si rincorrono ancora annunciando altri ricorsi per avere l'intervento del magistrato a seguito di decessi che hanno lasciato dubbi ai congiunti.

mercoledì 3 aprile 2019

Partita da Sasso Marconi una inchiesta che ha portato all'individuazione di un traffico internazionale di droga.


Operazione 'NUEVO SOL', il Comando Provinciale Carabinieri Bologna precisa:


Eseguite dai Carabinieri di Bologna 12 misure cautelari (6 custodie cautelari in carcere, 3 arresti domiciliari e 3 obblighi di dimora) e 15 perquisizioni tra le Province di Bologna e Reggio Emilia. Al centro dell’inchiesta i traffici di cocaina tesi ad alimentare le principali piazze di spaccio cittadine.
L’articolata e complessa indagine, condotta dai militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo - coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna diretta dal Procuratore Capo dott. Giuseppe AMATO - viene avviata nella seconda metà del 2016 in seguito alle dichiarazioni rese da un 35enne in merito alle condotte delittuose di uno dei principali indagati, PAWAN Claudio Ranko classe ’76, all’interno della Comunità Terapeutica “La Rupe” di Sasso Marconi (BO), ove ambedue si trovavano per problematiche legate, tra l’altro, all’uso di stupefacenti.
Di fatto tali dichiarazioni non facevano altro che riportare alla ribalta il PAWAN – soggetto noto - soprattutto in relazione a trascorse vicende giudiziarie che lo avevano già visto coinvolto in significative attività di narcotraffico, e segnatamente in importazioni di rilevanti quantitativi di cocaina dal Sud America (Colombia e Peru’) che attraverso la Spagna venivano veicolati verso il mercato italiano. Era stata sempre la D.D.A. di Bologna a mettere in luce l’operatività di quell’associazione nello specifico settore e ad esaltare i diversificati modus operandi utilizzati per trasferire il narcotico in Italia, tanto in forma liquida all’interno di bottiglie di liquore quanto in pasta e/o in polvere previo strategico sfruttamento di tubetti di pomate piuttosto che più “classici” doppifondi di valige.
L’attuale impegno investigativo veniva quindi avviato mediante la progressiva “copertura tecnica” del succitato che, uscito nel gennaio 2016 dalla comunità, aveva riallacciato i pregressi rapporti rinnovando un circuito relazionale assolutamente qualificato, con il quale aveva ripreso a trafficare in stupefacenti, soprattutto cocaina e, in misura minore, marijuana. Fondamentale, in tale quadro, si è rivelata la ripresa di serrate interlocuzioni con diversi narcotrafficanti albanesi, tra i quali SHULI Eduart, nato nel ’74, detto “Porsche” e N.L. del ’77, suoi primi punti di riferimento in termini di approvvigionamento.
Lo stesso PAWAN mostrava quindi di avere piena gestione e disponibilità d’una struttura in grado di supportarlo nelle successive attività di redistribuzione, fondata tanto sul contributo prestato da alcuni familiari - tra i quali soprattutto la madre BARATTI Marisa del ’52 e la compagna COMPARONE Silvia del ’92, anch’esse destinatarie di misura cautelare - quanto da una articolata filiera di soggetti attraverso i quali le varie partite venivano progressivamente ulteriormente frazionate e successivamente destinate ad altrettante nutrite schiere di spacciatori al dettaglio.
Le donne fornivano il loro contributo soprattutto in termini di custodia dello stupefacente (era la madre a mettere a disposizione, in molte occasioni, i locali più idonei per il temporaneo occultamento della sostanza), piuttosto che operando quali esecutrici delle disposizioni del succitato, tanto per il trasferimento di partite di droga quanto in relazione ad esigenze legate alla riscossione dei crediti.
Allo stesso modo questi disponeva d’una serie di “cavalli” incaricati di prendere in carico parte dei quantitativi e veicolarli alle filiere loro dipendenti: in tale quadro rilevano ad esempio le figure di CIANCIARUSO Pasquale, inteso “Papi”, COTTI Cristian, inteso “Frigo”, LANDI Gianluca , inteso “Kuscino” (uno degli storici fondatori del gruppo ultras tra i più conosciuti a Bologna ed in tutta Italia, deputato a rifornire in particolare anche diversi esponenti della “curva” bolognese), piuttosto che LUCCHINELLI Cristiano cl.’80, figlio del noto campione sportivo, deceduto nel gennaio 2017 in seguito a sinistro stradale.
Come anticipato, la complessa piattaforma tecnica realizzata, e progressivamente implementata, fondata su intercettazioni telefoniche, ambientali e video, consentiva di circoscrivere in corso d’opera anche le condotte di altro sodalizio operativo nel medesimo illecito settore, ovvero quello capeggiato dal pregiudicato LEPORE Stefano , inteso “Teto”, anch’egli supportato in prima battuta da qualificata componente albanese, rappresentata da M.C. E E.G
Le indagini - rese particolarmente difficoltose non soltanto dall’utilizzo di diversi alias da parte degli indagati ma anche dalla terminologia di volta in volta utilizzata per sottintendere il reale oggetto delle conversazioni e/o per dissimularne i reali contenuti - venivano tuttavia confortate da una significativa attività di riscontro. Diverse le operazioni portate a termine dagli investigatori in corso d’opera, che hanno di fatto acclarato le illecite condotte degli indagati, costituendo il vero valore aggiunto dell’indagine, che ha pertanto potuto beneficiare di un quadro indiziario quantomai concreto e cristallino. Tra queste si segnalano:
-          l’arresto di TURCATO David cl.’72, del 14.11.2016 a Brescia, per la detenzione di 180 grammi di hashish e 10 grammi di cocaina;
-          l’arresto, con ritardata esecuzione, di PAWAN Claudio Ranko, BARATTI Marisa e COMPARONE Silvia, del 6.3.2017 a Funo di Argelato (BO), a seguito del rinvenimento e sequestro di kg 1.100 di cocaina;
-          l’arresto di LANDI Gianluca cl.’64, a Bologna, per la detenzione di 60 grammi di cocaina;
-          l’arresto di COTTI Cristian, a Budrio (BO), per la detenzione di 15 grammi di cocaina;
-          il sequestro di 500 grammi di marijuana, eseguito a Bologna il 9.5.2017, a carico del PAWAN;
-          l’arresto di BONURA Andrea cl.’70 a Bologna il 10.05.2017, per la detenzione di 550 grammi di marijuana e 65 grammi di cocaina;
-          l’arresto, con ritardata esecuzione, di PAWAN Claudio Ranko e BARATTI Marisa del 12.5.2017, a seguito del rinvenimento e sequestro di 750 grammi di cocaina.
Di particolare rilevanza anche l’arresto di BARCA Natale cl.’59, il 3.2.2017 ad Altedo (BO), che veniva trovato in possesso, oltre ad alcune dosi di cocaina, di una pistola semiautomatica Beretta 7,65, risultata oggetto di furto, oltre a cospicuo munizionamento. La specifica attività consentiva infatti di evitare un omicidio, come dallo stesso confermato, che sarebbe scaturito a causa dei diversi debiti accumulati da uno dei suoi acquirenti che, nonostante i ripetuti avvertimenti, mancava di saldare quanto dovuto.
L’attività ha quindi consentito di documentare il grande dinamismo degli indagati, ed i vari livelli sui quali la struttura risultava imperniata: dai contatti con i referenti stranieri deputati alle fasi di approvvigionamento, ai primi referenti sul territorio, passando per le varie figure intermedie a capo delle reti di spacciatori al dettaglio.
Giova peraltro precisare come anche le attività di spaccio al dettaglio fossero trasversali, in grado di assecondare le richieste di insospettabili professionisti, piuttosto che soddisfare - soprattutto in termini di marijuana ed hashish - le richieste delle piazze “più giovani”, con particolare riferimento al centro cittadino ed alla zona universitaria.
Nel corso dell’operazione i militari rinvenivano modiche quantità di stupefacente (marijuana) nella disponibilità di C.P. cl.’81. Tutti gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali di Bologna e Modena.






giovedì 30 novembre 2017

Alla Procura della Repubblica il caso 'disservizi postali'.

Dopo due lettere, diverse rassicurazioni e di fronte ad una cittadinanza esasperata che ha intrapreso una raccolta di firme, il sindaco Alessandro Santoni ha deciso di rivolgersi alla magistratura con un esposto per denunciare le carenze del servizio postale in diverse aree del suo territorio

Riceviamo:

Dalle parole ai fatti: dopo aver ripetutamente richiesto a Poste Italiane una maggiore attenzione a garantire il servizio postale nel territorio comunale di San Benedetto Val di Sambro, il sindaco Alessandro Santoni ha deciso, non avendo ottenuto valide risposte in merito, di procedere con un esposto alla procura della Repubblica.


La decisione risale ad una ventina di giorni fa, ma è stata comunicata solo in questi giorni perché nel frattempo c’è stata da gestire l’emergenza legata all’interruzione del servizio di energia elettrica.
Il tema non è certo nuovo: a seguito della riorganizzazione adottata da Poste Italiane S.p.A. i cittadini di San Benedetto hanno in più occasioni dovuto subire la tardiva consegna della corrispondenza o addirittura alla mancata consegna della stessa. Di fronte ad un tale disservizio il sindaco Santoni ha segnalato il problema ricevendo rassicurazioni.
Verificato poi che le promesse rimanevano tali e disservizio continuavano il sindaco ripresentava proteste all'azienda. Il ritardo nella consegna di documenti contenenti scadenze di pagamento per utenze ed i relativi solleciti, principalmente acqua, gas, energia elettrica e telefono, ne aveva addirittura in certi casi comportato l’interruzione. Senza contare che in quegli stessi giorni diverse amministrazioni dell’Appennino si vedevano costrette a prorogare i termini per il pagamento della Tari, visto che le lettere con le tariffe non avevano raggiunto i destinatari per tempo, e che la stessa polizia municipale si trovava in difficoltà nell’espletamento delle proprie mansioni di servizio.
A fronte di qualche ammissione da parte di Poste Italiane, relative ad un quadro di criticità circoscritto ad alcune frazioni del territorio, però, non seguivano interventi volti a invertire la tendenza, fino a spingere i cittadini ad attivare una raccolta di firme, e la decisione del sindaco di rivolgersi alla giustizia per individuare eventuali responsabilità e nel caso ripristinare il servizio.


Tutti i cittadini hanno diritto di ricevere la corrispondenza” ribadisce Santoni ( nella foto)  “chiediamo dunque una volta per tutte che terminino i disservizi nella consegna della posta per chi abita in Appennino. Sono stanco delle promesse di risoluzione dei problemi da parte di Poste Italiane, a fronte delle continue segnalazioni dei cittadini. A questo punto ho deciso di presentare un esposto affinché la Procura della Repubblica disponga gli accertamenti ritenuti più opportuni, con il solo obiettivo che si trovi soluzione a tale disagio purtroppo diffuso sul territorio”.

martedì 29 settembre 2015

Il Consiglio dell'Emilia Romagana e la Procura di Bologna.

Da ANSA



Sono stati notificati i primi avvisi di fine indagine per i consiglieri regionali in carica in Emilia-Romagna tra 2005 e 2010, legislatura precedente quella già oggetto di un'inchiesta sulle spese dell'assemblea legislativa, condotta da Procura di Bologna e Polizia tributaria della Gdf. Gli avvisi riguardano consiglieri all'epoca di An (Gioenzo Renzi, Enrico Aimi, Luca Bartolini e Alberto Vecchi), le capogruppo Udc e Pdci, Silvia Noé e Donatella Bortolazzi. Lo apprende l'ANSA.
La prima parte dell'inchiesta, coordinata dai Pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, con la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini, si è concentrata sul periodo 2010-2011 e aveva portato la Procura a formulare 40 richieste di rinvio a giudizio, per consiglieri di tutti gli schieramenti. Per alcuni gruppi l'udienza preliminare si è conclusa, per altri non è ancora stata fissata. Gli avvisi in notifica nei giorni scorsi ad alcuni consiglieri in carica nella legislatura 2005-2010 riguardano gli accertamenti che il pool dedicato della Guardia di Finanza ha continuato a fare, una volta terminato il primo filone, andando a spulciare i rimborsi e concentrandosi in particolare sul periodo di circa un anno e mezzo. Per gli altri gruppi del consiglio regionale 2005-2010 sono ancora in corso approfondimenti e non è escluso che possano a breve arrivare ulteriori avvisi. Aimi, tutt'ora in carica, Bartolini e Vecchi sono consiglieri coinvolti anche nella prima inchiesta, con il gruppo Pdl, così come Noé dell'Udc.

giovedì 25 luglio 2013

La palazzina ‘Marconi’ di Budrio ‘sotto’ la lente di ingrandimento della Procura. Meglio tardi che mai. L’edificio marconiano è stato demolito per far posto a un supermercato.



Elio Antonucci ci ha inviato:

Il sostituto procuratore Morena Plazzi vuole vederci chiaro sulla vicenda  della demolizione della palazzina Rai di Budrio, un edificio costruito per volontà dello stesso inventore. La struttura del 1936 è stata distrutta il  26 giugno scorso per lasciare posto ad un centro commerciale.

Di David Marceddu | Bologna | 24 luglio 2013
articolo tratto da Il Fatto Quotidiano.

Un supermercato al posto del palazzo voluto da Marconi. Procura apre  un
inchiesta

La Procura della Repubblica di Bologna ha aperto un
inchiesta sulla demolizione della palazzina Rai di Budrio, un edificio voluto dallo stesso Guglielmo Marconi e uno dei centri più importanti per la
radiodiffusione in Italia fin dai suoi albori. Al posto della struttura costruita nel 1936 e abbattuta il 26 giugno scorso (il fattoquotidiano.it denunciò la vicenda con un video reportage) sono in programma una fabbrica di patatine e un centro commerciale. Ora il sostituto procuratore Morena Plazzi indaga su
alcuni aspetti della vicenda: al momento il reato ipotizzato (per ora contro ignoti) è quello di violazione dell’articolo 59 del Decreto legislativo del 2004 sui beni culturali, il cosiddetto Codice Urbani.

Il testo di legge prevede infatti che
gli atti che trasferiscono, in tutto o in parte, a qualsiasi titolo, la proprietà o la detenzione di beni culturali siano denunciati al ministero. Gli accertamenti, delegati
alla Polizia municipale di Bologna, sono rivolti soprattutto all’iter che ha portato la palazzina dalle mani del Comune di Bologna (proprietario dell’edificio, anche se questo si trovava sul territorio di Budrio) alla
ditta Part tre del gruppo Maccaferri, quello che ha in progetto i grandi  magazzini.

Prima che venisse rasa al suolo, Radio Marconi (così era conosciuta) ha vissuto infatti un iter burocratico terminato con il benestare alla demolizione da parte della Direzione regionale per i beni culturali.
Dopo il piano del 2007 della Provincia e del Comune di Budrio che prevedeva tra le altre cose la creazione nell’area di un polo commerciale e industriale, il Comune di Bologna e tutti gli altri proprietari dei terreni lì intorno  avevano ratificato un accordo con cui si impegnavano a cedere quei terreni in cambio di altri, per lasciare spazio ai progetti edificatori per la zona.
In carica a Bologna c’era l
allora commissario Anna Maria Cancellieri.

A marzo 2012 la Part Tre srl di Maccaferri presenta uno studio sul suo futuro centro commerciale da 20 mila metri quadri:
Gli edifici storici o tradizionali e le loro pertinenze non vengono modificati, ma è prevista solo la demolizione degli edifici di fattura recente di Rai Way. Tra gli edifici da demolire c’è proprio la palazzina Marconi, che lo studio dei costruttori derubrica a edifici successivi al 1950. Sono i radioamatori a questo punto  a mobilitarsi: uno di loro, Elio Antonucci, rinviene i documenti che
attestano la nascita dell’edificio nel 1936.

È lo stesso proprietario a ottobre 2012 ad ammettere di non avere comunicato nulla ai Beni culturali:
Il Comune di Bologna dice infatti a ottobre 2012 il vicesindaco di Bologna, Silvia Giannini non aveva precedentemente attivato la procedura prevista dal decreto legislativo 42/2004 (cioè la comunicazione al ministero, ndr) in quanto, dalla documentazione disponibile, la datazione dell’immobile lo collocava all’inizio degli anni Sessanta. Successive verifiche e ricerche hanno permesso di datarne un primo
nucleo nel 1936
. Una svista, sembrerebbe.

Intanto, dopo le proteste dei radioamatori, anche il Comune di Budrio riconosce che quell’edificio è più antico di quanto si fosse sempre detto.
Così ad agosto 2012 la Direzione regionale per i beni culturali, a un soffio dall’inizio dei cantieri e mentre sono in corso le trattative per la vendita del terreno ai costruttori, blocca tutto per verificare l
interesse
culturale della palazzina:
Il cantiere può attendere, serve un compromesso per conservare intatta la palazzina, spiega a quel punto la direttrice  Paola Grifoni. Subito dal gruppo Maccaferri fanno sapere che in caso di conferma del vincolo salta tutto, perché non cè un progetto alternativo.

A marzo 2013 tuttavia arriva la doccia fredda per gli appassionati di Marconi:
La palazzina non raggiunge la qualità architettonica necessaria alla dichiarazione di interesse storico artistico, rivelando piuttosto
un valore di edificio storico testimoniale
, spiega Paola Grifoni. Da lì a  pochi mesi le ruspe si metteranno in moto per demolire.

Quello che ora cercherà di capire la Procura è perché nessuno fino all’agosto 2012 si sia chiesto se l’opera poteva avere un valore culturale prima di firmare gli atti di cessione dell’edificio e perché siano state
necessarie le proteste su Internet affinché l’iter ai Beni culturali partisse. Inoltre la Procura potrebbe volere fare luce anche sulle motivazioni che hanno portato la Direzione regionale per i beni culturali a non vincolare la palazzina lo scorso marzo. Una decisione che aveva fatto soffrire i radioamatori, ma esultare gli sponsor politici, tutti marca Pd, dell’operazione edilizia:
Ha sortito i suoi effetti la pressante richiesta
del sindaco di Budrio, Giulio Pierini, del vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi e dell’assessore regionale Alfredo Peri verso la Direzione regionale per i beni culturali
, recitava una nota stampa della
Provincia  uscita dopo la decisione .