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venerdì 27 gennaio 2023

Piano d’azione globale sul consumo dannoso di alcol 2022-2030: la consultazione OMS

L'Istituto informa: 
 

Il 20 gennaio 2023 si è conclusa la consultazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità con le associazioni professionali e il mondo accademico sull’implementazione del piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030. Questo Piano mira a promuovere l’attuazione della strategia globale sulle bevande alcoliche e sfruttare le evidenze disponibili, e il know-how politico, nel controllo dell’alcol e nell’affrontare i danni associati al suo consumo. Come precedentemente segnalato, il Piano d’Azione sull’alcol 2022-2030, alla cui stesura ha contribuito dal 2019 l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), è parte della più ampia strategia mondiale di lotta alle malattie cronico-degenerative, azione principe dell’Agenda 2030 della Nazioni Unite e degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals) che prevedono la riduzione del 10% del consumo rischioso e dannoso di alcol entro il 2025. 

Questa consultazione fa seguito alla stesura del nuovo piano, iniziata nel 2019, avvenuta con la partecipazione attiva di esperti a riunioni di lavoro per la discussione dei contenuti del documento e, successivamente, a consultazioni online per lo sviluppo del piano stesso e alla sua adozione, avvenuta nel maggio 2022, dalla 75a Assemblea mondiale della sanità, dettata dalla necessità di promuovere un’efficace implementazione della strategia mondiale per ridurre il consumo dannoso di alcol come priorità di salute pubblica. Gli obiettivi della consultazione sono stati quelli di informare le associazioni professionali e il mondo accademico (compresi i centri collaborativi dell’OMS) sul piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030 e sulle azioni proposte nel piano per esplorare opportunità ed eventuali collaborazioni internazionali, discutere potenziali ruoli e attività delle associazioni professionali e del mondo accademico stesso, partecipanti alla consultazione, nell’attuazione del piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030. 

Il piano d’azione stabilisce sei aree d’azione cruciali a cui corrispondono obiettivi e indicatori specifici: per ciascuna delle sei aree, il piano propone azioni e misure da parte degli Stati membri, del segretariato dell’OMS e di altre parti interessate, quali le associazioni professionali e il mondo accademico inclusi i centri collaborativi dell’OMS e con quest’ultimi si è lavorato sulla sfida di sviluppare e implementare misure efficaci per ridurre il consumo dannoso di alcol a tutti i livelli. 

La consultazione ha consolidato il consenso dei rappresentanti mondiali della comunità scientifica e accademica e quello del settore dei professionisti della salute sul messaggio centrale di una prevenzione basata sulle evidenze (come quelle pubblicate sulla rivista Lancet a gennaio, che hanno ribadito che non esistono limiti sicuri di consumo di alcol per la nostra salute)  e che hanno supportato scelte a tutela dei consumatori (come quelle della Commissione europea nell’approvazione delle informazioni di salute in etichetta degli alcolici proposte in Irlanda e le linee guida del Canada che hanno indicato in due bicchieri di bevanda alcolica a settimana i limiti da non superare). Sono state inoltre affrontate le tematiche prioritarie della diffusione dell’interferenza dell’industria nel raggiungimento degli obiettivi di salute sostenibili e, a livello nazionale, le dinamiche pervasive di conflitti d’interesse operanti nei contesti di decisione delle politiche di prevenzione ostacolate da logiche di convenienza economica prevalenti su quelli di prevenzione e di tutela della salute.

(Segnalato da Dubbio)

martedì 3 maggio 2022

Alcol, in Italia 8,6 milioni di consumatori a rischio. Aumenta il consumo fuori pasto e preoccupa il binge-drinking

Tra i comportamenti negativi la relazione focalizza l’attenzione sul fenomeno del binge drinking (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo), che rappresenta tra i giovani l’abitudine più diffusa, raggiungendo i valori massimi tra i 18 e i 24 anni di entrambi i sessi (22,1% e 14,3%, maschi e femmine rispettivamente).

Il ministero della Salute ha presentato la Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati nel 2021 in materia di alcol e problemi correlati,  da cui emerge che in Italia ci sono oltre 8,6 milioni  di persone considerate a rischio di dipendenza. In particolare “circa 800.000 minorenni e 2.500.000 di over 65 sono le persone a rischio per patologie e problematiche correlate”. Tra i comportamenti negativi la relazione focalizza l’attenzione sul fenomeno del binge drinking (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo), che rappresenta tra i giovani l’abitudine più diffusa, raggiungendo i valori massimi tra i 18 e i 24 anni di entrambi i sessi (22,1% e 14,3%, maschi e femmine rispettivamente). Questa numerosità è sempre maggiore per i maschi di tutte le età tranne che per i 11-15enni tra i quali le ragazze fanno registrare una frequenza più elevata (1,7%) rispetto ai coetanei maschi (1,1%). Il binge drinking ha interessato 4 milioni e 100mila consumatori che si sono ubriacati nel 2020 (930mila tra gli 11 e i 25 anni di età) con 120mila minori intossicati. Di questi solo 3.300 hanno fatto ricorso a un pronto soccorso e rappresentano il 10% circa gli accessi per intossicazione alcolica.

Le indagini europee condotte e pubblicate dall’Osservatorio Nazionale Alcol hanno dimostrato che “in Italia l’isolamento causato dal Covid ha incrementato il consumo incontrollato di bevande alcoliche – riporta il ministro Speranza nella relazione – anche mediante iniziative ex-novo come gli aperitivi digitali sulle chat e sui social network, spesso in compensazione della tensione conseguente all’isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione, resa sicuramente più fragile dalla pandemia”.​

Tra i comportamenti negativi la relazione focalizza l’attenzione sul fenomeno del binge drinking


Il picco di chi si ubriaca si registra tra i 18-24enni di entrambi i sessi (22,1% e 14,3%, maschi e femmine rispettivamente) con numerosità sempre maggiori per i maschi di tutte le età tranne che per i 11-15enni tra i quali le ragazze fanno registrare una frequenza più elevata (1,7%) rispetto ai coetanei maschi (1,1%). “Di fronte a questi numeri – precisa Emanuele Scafato direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità – è urgente adottare programmi di prevenzione per i minori adeguati all’età e allo sviluppo evolutivo e cognitivo, evitando l’ambiguità del modello del ‘bere responsabile’, ​inappropriato per i giovani e privo di qualunque efficacia. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’OMS ​e il Parlamento Europeo indicano in modo chiaro la direzione da intraprendere: strategia alcol zero per i minori attraverso la riduzione della disponibilità delle bevande alcoliche, adeguamento delle politiche sui prezzi e di tassazione, regolamentazione più rigorosa di marketing e pubblicità, controllo di divieto di vendita e somministrazione e ora in particolare online, adeguate politiche di tassazione, limiti alla sponsorizzazione di sport, eventi culturali e musicali”.

“L’Oms – continua Scafato – ribadisce che la prevenzione deve essere svolta esclusivamente da chi ha mandato e vocazione di salute pubblica mantenendo distanti i portatori d’interessi, incompatibili con quelli di tutela della salute, che è stato dimostrato interferire con il raggiungimento degli obiettivi di salute e sviluppo sostenibili delle Nazioni Unite”. D’altro canto, il forte aumento (+24%) dei consumatori dannosi (*) di bevande alcoliche in Italia nel 2020 (830mila rispetto ai 670mila dell’anno precedente), dovrebbe fare riflettere sulla gravità del problema. “In Europa – spiega Scafato l’Oms stima oltre 180 mila  nuovi casi di cancro l’anno causati dall’uso di alcol. Uso, non abuso, come peraltro già adottato in Italia dalle Linee guida nutrizionali che chiariscono : non esistono quantità sicure di alcol, vino o birra o liquori non fa differenza, moderazione è 10 grammi al giorno , meno di un bicchiere, e mai per tutti. In particolare, l’alcol è stato collegato a diversi tipi di cancro, incluso quello del seno nella donna, notoriamente più vulnerabile”.

Si conferma l’aumento del consumo di alcol occasionale e fuori pasto e la progressiva riduzione della quota di consumatori che bevono o solo vino o solo birra

Tra le altre tendenze si conferma l’aumento del consumo di alcol occasionale e fuori pasto e anche la progressiva riduzione della quota di consumatori che bevono o solo vino o solo birra, soprattutto fra i più giovani e le donne. Aumentano le persone che bevono oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici, specialmente tra le donne di 45 anni e più. L’alcoldipendenza – osserva l’indagine – resta un ambito che necessita di grande attenzione per le implicazioni sanitarie e sociali che ne derivano. Nel 2020 sono stati presi in carico presso i servizi o gruppi di lavoro rilevati solo 64.527 persone, solo il 7,8% degli 830mila consumatori con danno da alcol in necessità di un trattamento non reso accessibile o disponibile omogeneamente , segnala la Corte dei Conti, dalle strutture del SSN. Solo il 22,9% è rappresentato da utenti nuovi; la quota restante è costituita da persone già in carico negli anni precedenti o rientrate nel corso dell’anno, dopo aver sospeso un trattamento precedente.

Molto interessante risulta la lettura dell’infografica Oms sulle cose da sapere su alcol e cancro, pubblicata nel 2020, tradotta e adattata dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità. In una dei cinque punti si legge: “Tutti i tipi di bevande alcoliche, inclusi birra, vino e superalcolici, possono causare il cancro. Il rischio c’è fin dai bassi livelli di consumo e aumenta considerevolmente all’aumentare del consumo”.

(*) Il consumo dannoso corrisponde a una modalità di consumo che causa danno alla salute a livello fisico e mentale e viene rilevato quando il consumo giornaliero supera 40 grammi di alcol per le donne adulte (circa 4 Unità Alcoliche standard -UA) e di oltre 60 grammi di alcol per gli uomini adulti (circa 6 UA).


(Sollecitato da Dubbio) 

domenica 20 marzo 2022

Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati, anno 2021

 

Il Ministero della Salute informa: 


 Otto milioni e 700mila i consumatori a rischio, oltre 64.500 le persone alcoldipendenti prese in carico dai servizi alcologici, circa 3.700 gli incidenti stradali con almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti in stato di ebbrezza (su un totale di 40.310 incidenti con lesioni rilevati da Polizia e Carabinieri). Questi alcuni dati contenuti nella Relazione al Parlamento sugli interventi realizzati nel 2021 in materia di alcol e problemi correlati, trasmessa dal ministro della Salute Roberto Speranza alle Camere l'8 marzo 2022 e presentata nel corso della Conferenza Nazionale Alcol 2022..

Il fenomeno

Il consumo di alcol rappresenta un importante problema di salute pubblica, in quanto responsabile in Europa di circa il 4% di tutte le morti e di circa il 5% degli anni di vita persi per disabilità.

Nel nostro Paese:

·         Consumo occasionale e fuori pasto

Si conferma la tendenza degli ultimi anni di un aumento del consumo di alcol occasionale e del consumo fuori pasto.
In particolare negli ultimi dieci anni si osserva un progressivo incremento della quota di donne consumatrici, che passano dal 38,8% al 45,3% per il consumo occasionale e quasi duplicano per il consumo fuori dai pasti, passando dal 14,2% al 22,4%. 

·         Consumatori a rischio

La prevalenza dei consumatori a rischio, elaborata attraverso l’indicatore di sintesi, mostra che nel 2020, il 22,9% degli uomini e il 9,4% delle donne di età superiore a 11 anni, per un totale di quasi 8.600.000 individui (M=6.000.000, F=2.600.000) non si sono attenuti alle indicazioni di salute pubblica relativamente alle modalità di consumo di bevande alcoliche (Linee Guida per una sana alimentazione - Centro di Ricerca e Nutrizione anno 2018).

Le fasce di popolazione più a rischio per entrambi i generi sono:

·         quella dei 16-17enni (M=43,8%, F=40,5%), che non dovrebbero consumare bevande alcoliche

·         quella degli ultra65 anni (65-75 anni).

Circa 800.000 minorenni e 2.500.000 ultra sessantacinquenni, infatti, sono consumatori a rischio per patologie e problematiche alcol-correlate. La prevalenza di consumatori a rischio di sesso maschile è superiore a quelle delle donne per tutte le classi di età a eccezione dei minorenni. La differenza di genere aumenta all’aumentare dell’età.

·         Resta allarmante il fenomeno del binge drinking

Tra i comportamenti a rischio nel consumo di bevande alcoliche il fenomeno del binge drinking (assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti e in un breve arco di tempo) rappresenta tra i giovani l’abitudine più diffusa e consolidata, raggiungendo i valori massimi tra i 18-24enni. Nel 2019 il fenomeno riguardava il 16% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di questi il 20,6% erano maschi e l’11% erano femmine. Nel 2020 ha riguardato il 18,4% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni di età, di questi il 22,1% maschi e il 14,3% femmine.
La percentuale di binge drinker di sesso maschile è statisticamente superiore al sesso femminile in ogni classe di età a eccezione dei minorenni, ossia quella fascia di popolazione per la quale la percentuale dovrebbe essere zero a causa del divieto per legge della vendita e somministrazione di bevande alcoliche.
L’analisi del trend dei consumatori binge drinker di età superiore a 11 anni mostra una prevalenza aumentata in maniera pressoché costante tra il 2014 e il 2020, con un incremento nell’ultimo anno pari al 7,3% (maschi+femmine), più marcato per il genere femminile.

·         Aumenta il consumo di aperitivi, amari e superalcolici

Si conferma la tendenza già registrata negli ultimi 10 anni, che vede una progressiva riduzione della quota di consumatori che bevono o solo vino o solo birra, soprattutto fra i più giovani e le donne, mentre aumenta la quota di chi consuma, oltre a vino e birra, anche aperitivi, amari e superalcolici, specialmente tra le donne di 45 anni e più.

·         Si beve più al Nord e al Centro Italia

Il consumo di alcol nell’anno è più forte nel Centro-Nord, soprattutto nel Nord-est (70,1%) e tra i maschi (Nord-est=79,4%; Centro=78,1%; Nord-ovest=77%). Anche la quota più elevata di consumatori giornalieri si concentra nel Centro-nord (circa il 22%).

·         Il consumo di alcol aumenta al crescere del titolo di studio

Tra le persone di 25 anni e più, la quota di consumatori di bevande alcoliche aumenta al crescere del titolo di studio conseguito. Ciò avviene soprattutto per le donne: tra quelle con licenza elementare consuma alcol almeno una volta all’anno il 41,6%, quota che sale al 74,3% fra le laureate. Le differenze di genere, pur permanendo, diminuiscono all’aumentare del titolo di studio, anche a parità di età. Andamento inverso ha, invece, il consumo quotidiano, che risulta crescente al diminuire del titolo di studio, per entrambi i sessi ma soprattutto per gli uomini.

·         Persone prese in carico dai servizi di alcologia

Nel 2020 sono stati presi in carico presso i servizi o gruppi di lavoro rilevati (in totale 487) 64.527 persone. Il 22,9% è rappresentato da utenti nuovi; la quota restante da soggetti già in carico dagli anni precedenti o rientrati nel corso dell’anno, dopo aver sospeso un trattamento precedente.
Il rapporto M/F è pari a 3,2 per il totale degli utenti. A livello regionale questa maggiore presenza maschile risulta più evidente al centro-sud sia per il totale degli utenti sia distinguendo gli utenti per tipologia (nuovi e già in carico o rientrati). Il 74,3% degli utenti ha un’età compresa tra i 30 e i 59 anni, mentre i giovani al di sotto dei 30 anni rappresentano il 7,1% dei soggetti trattati; non trascurabile è la quota degli individui di 60 anni e oltre pari al 18,7%.

 

giovedì 22 aprile 2021

Festino a base di alcol e droghe pesanti in un casale abbandonato lungo il Reno a Sasso Marconi

In otto alla festa, tutti sanzionati e due segnalati per uso di sostanze stupefacenti

Foto dei Carabinieri di Sasso Marconi

I Carabinieri della Stazione di Sasso Marconi , durante i controlli per verificare, fra l'altro, il rispetto della normativa anti Covid-19, hanno sanzionato otto persone, di età compresa tra i 23 e i 44 anni, residenti in altri comuni d’Italia che stavano facendo un “festino” a base di alcol e droghe pesanti all’interno di un casolare abbandonato situato lungo l’argine del Fiume Reno. Sanzionati per aver violato la normativa anti Covid-19 sugli spostamenti, sono stati anche denunciati per invasione di edifici e terreni in concorso. Una 24enne e un 23enne sono stati anche segnalati alla Prefettura di Bologna per uso personale di sostanze stupefacenti, perché trovati in possesso di marijuana, hashish, ecstasy e ketamina.

Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna


venerdì 20 luglio 2018

A Porretta Terme i Carabinieri intervengono per sedare una lite e un Maresciallo finisce all’Ospedale.


I Carabinieri di Alto Reno Terme sono intervenuti per dirimere una lite e per tutta risposta hanno rimediato un cazzotto assestato addirittura al maresciallo. Risultato: hanno arrestato un quarantanovenne marocchino per resistenza a un pubblico ufficiale e lesioni personali.
E’ successo questa notte a Porretta Terme, quando il 112 è stato informato che due persone ubriache stavano litigando nei pressi di un bar situato in Viale dei Caduti. All’arrivo dei Carabinieri, uno dei due litiganti si è tranquillizzato, mentre l’altro, ha dato un pugno in faccia a un Maresciallo. L’aggressore, identificato nel quarantanovenne marocchino, residente a Castel di Casio e con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, è finito in manette ed ha trascorso la notte in camera di sicurezza. Questa mattina è stato tradotto in Tribunale, a Bologna. Il Maresciallo è stato trasportato al Pronto Soccorso ed è stato dimesso con una prognosi di otto giorni: “Trauma del naso e dell’occhio sinistro”. In sede di giudizio direttissimo, l’arresto è stato convalidato e il marocchino è stato rimesso in libertà, in attesa dell’udienza posticipata a dicembre. 

Benessum !

lunedì 9 aprile 2018

E' l'alcol estremo la prima causa di morte dei giovani

Emanuele Scafato, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità lancia l'allarme per un trend che viene visto in rapida crescita: il 17% delle intossicazioni per alcol nei pronto soccorso riguarda ragazzini sotto i 14 anni. "Bisogna intervenire presto"


Quando in una classe si chiede "quanti di voi bevono" nessuno degli studenti alza la mano, ma quando si chiede "chi di voi conosce un coetaneo che beve" quasi tutti annuiscono. È questo un semplice esempio per valutare la portata del fenomeno che fa alzare l'allarme alcol sopratutto tra i giovanissimi. Una vera e propria moda che vede un trend in rialzo.

Alcol, i numeri di una moda pericolosa

L'alcol oggi è la prima causa di morte tra i giovani italiani tenendo conto degli incidenti stradali. Il 17% delle intossicazioni per alcol nei pronto soccorso riguarda ragazzini sotto i 14 anni, il 41% degli adolescenti dichiara di conoscere almeno un compagno di classe che ha "problemi con l'alcol". 
Lo spiega Emanuele Scafato, è l'epidemiologo che dirige l'Osservatorio nazionale 'alcol' all'Istituto superiore di sanità: sta portando negli auditorium dei poli scolastici italiani il film "Flight" di Robert Zemekis nell'ambito dell'iniziativa "Io vivo sano" della Fondazione Veronesi destinata alle prime e seconde degli istituti superiori. 
"I ragazzi non solo bevono, ma bevono per ubriacarsi - spiega Scafato - È un trend nazionale che ha cominciato a risalire, quindi bisogna intervenire presto per scongiurare coma etilici e intossicazioni".
Per far provare ai ragazzi l'effetto di una "sbronza" applica loro una maschera speciale che simula l'effetto di un paio di bicchieri di vodka. "L'alcol, considerato socialmente anche più pericoloso delle droghe, è in grado di compromettere lo sviluppo cerebrale fino ai 25 anni".
Eppure in Italia si spende 300 volte più in pubblicità di alcolici che in prevenzione. Il risultato? All'ultima festa di halloween in Toscana ci sono stati 700 ricoveri di minori ubriachi. (BolognaToday)



lunedì 30 ottobre 2017

In una retata dei Carabinieri cinque denunce per guida sotto l’influenza dell’alcol e sei segnalazioni per uso di sostanze stupefacenti.

 
La guida anche se alticci o sotto l'effetto di stupefacente è una pratica purtroppo ancora molto diffusa. I Carabinieri di San Lazzaro di Savena hanno infatti denunciato cinque persone e ne hanno segnalate altre sei durante i controlli alla circolazione stradale eseguiti tra San Lazzaro di Savena, Granarolo dell’Emilia, Pianoro, Monghidoro e Castenaso. Cinque automobilisti dovranno rispondere di guida sotto l’influenza dell’alcol perché guidavano ubriachi. Uno di loro, un cinquantunenne italiano, è risultato positivo all’etilometro con un valore cinque volte superiore al limite consentito. Gli altri sei soggetti identificati dai Carabinieri sono stati segnalati alla Prefettura per uso personale di sostanze stupefacenti perché, al momento del controllo, sono strati trovati in possesso di modiche quantità di sostanze stupefacenti. La droga è stata sequestrata dai Carabinieri.

 Dal Comando Provinciale Carabinieri Bologna

lunedì 8 maggio 2017

Alcol, le emiliane e quel bicchiere in più.

Il 19% delle donne in regione beve alcol ogni giorno contro una media nazionale dell’11%. La sociologa Paltrinieri: «C’è un’evoluzione nei comportamenti delle donne che si avvicinano a modelli di tipo maschile»

Richiesto

In Emilia-Romagna il consumo giornaliero di alcolici è in aumento, mentre in Italia cala. Secondo una ricerca dell’Istat l’anno scorso, lungo la via Emilia, la percentuale di chi ha bevuto alcolici tutti i giorni è salita fino al 28,4% degli abitanti sopra gli undici anni, contro il 25,9% del 2015. Una percentuale nettamente più elevata della media nazionale, in discesa al 21,4%.
Se si rapporta il campione alla popolazione, significa che in regione 1,13 milioni di persone nel 2016 hanno bevuto quotidianamente alcolici: per la maggior parte sono uomini (744 mila), ma le donne crescono di più. Sono 391 mila, 64 mila in più di quelle ipotizzate dall’Istat nel 2015. E sono il 18,8% delle emiliane, mentre le consumatrici quotidiane, in Italia, si fermano all’11,2%.
Per la sociologa dei consumi dell’Alma Mater Roberta Paltrinieri, ci sono ragioni soprattutto culturali: «C’è stata un’evoluzione nei comportamenti e negli stili di vita delle donne che le hanno avvicinate a modelli di tipo maschile».
Per quanto particolarmente marcato tra le donne, l’aumento nel consumo giornaliero di alcolici riguarda entrambi i sessi. A influire sono elementi insieme storici, sociali ed economici: «È anche una questione di tradizioni, il consumo di alcolici è tradizionalmente diffuso in Emilia-Romagna – rileva Paltrinieri —. E c’è anche un elemento determinante che è quello economico, qui abbiamo tenuto meglio rispetto alla crisi. Insomma, siamo più ricchi, edonisti e tradizionalmente orientati agli alcolici». Poi incidono pure i costumi che cambiano: «A Bologna, rispetto al passato, è molto più semplice comprare alcolici. È cambiato lo stile di vita dei giovani, c’è una maggiore predisposizione al consumo». Un fattore non secondario, in un territorio che conta quattro atenei.
Ci sono anche conseguenze negative: da noi il 19,3% della popolazione sopra gli 11 anni, cioè 774 mila persone, ha almeno un comportamento di consumo tra quelli che l’Istat definisce «a rischio». Gli uomini con consumi di questo tipo sono il 25,5%, più di un quarto della popolazione. Le donne sono, in proporzione, poco più della metà degli uomini. Ma crescono più rapidamente: sono passate dall’11,3% al 13,7%. Il consumo rischioso più diffuso si traduce nel consumo «eccedentario»: per un uomo significa bere più di due unità alcoliche al giorno, per una donna significa berne più di una. Complessivamente, sono 340 mila gli uomini e 234 mila le donne che bevono più di quanto dovrebbero.
Nel binge brinking, cioè nell’assunzione di almeno sei bicchieri di alcolici in una sola occasione, gli uomini si attestano alla media italiana scendendo all’11,1%. Anche le donne si sono accordate con la media: ma in questo caso, le emiliane che bevono almeno sei alcolici al giorno sono passate dal 3 al 3,7%. Percentuali che sembrano piccole, ma che rappresentano 77 mila donne sul territorio. «C’è uno stile di vita sbagliato che si sta diffondendo, soprattutto tra le giovani», continua Paltrinieri. Anche se il problema riguarda uomini e donne indistintamente: «Ci sono dei segnali di disagio e c’è una società che sta acquisendo sempre di più degli stili di vita sbagliati – è l’allarme della sociologa —-. Alcune regole che un tempo erano date per scontate ora vengono messe in discussione ».
Un fatto che emerge anche da un altro dato che salta all’occhio, leggendo il rapporto dell’Istat: il 4% degli emiliani consuma oltre mezzo litro di vino al giorno. Nel 2015 era il 3%. Mentre, complessivamente, il consumo di vino cala (al 58,8%) e cresce quello di birra (al 49,6%). Qui incidono la crisi e gli stili di vita: «La birra costa meno, quindi cresce la predisposizione nei suoi confronti — spiega la sociologa —. Ma poi cambiano anche gli stili di vita, si mangia di più fuori casa. E soprattutto in maniera diversa da quella tradizionale». Un fenomeno che, per Paltrinieri, non avrà inversioni di tendenza: «Questo tipo di consumo riguarda soprattutto i giovani, è difficile pensare che abbiano un recupero economico. La birra andrà per la maggiore negli anni a venire».

mercoledì 30 luglio 2014

Alcol a minore. Ristoratore denunciato dai Carabinieri.




Il titolare di un ristorante di Medicina è finito nei guai con l’accusa di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di anni 16. Il gestore è stato ritenuto responsabile di aver provocato un malore a un 15enne che la notte di due settimane fa si trovava nel suo locale per bere alcolici in compagnia di amici. Trasportato in una struttura sanitaria, il minore fu ricoverato e dimesso con una prognosi di 2 giorni per ‘intossicazione da bevande alcoliche’.

Dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna

giovedì 13 giugno 2013

Minaccia di darsi fuoco con l’alcol: i Carabinieri glielo impediscono.




A una signora in cura per disturbi mentali avevano tolto i figli e lei, per la disperazione,  decide di togliersi la vita dandosi fuoco dopo essersi cosparsa gli abiti di alcol. Solo l’intervento dei Carabinieri è riuscito a scongiurare l’irreparabile. Un militare, infatti ha colto l’attimo opportuno di una breve distrazione e le ha strappato di mano l’accendino già acceso. La fortuna poi dà una mano a scongiurare l’incendio che sarebbe sicuramente divampato nell’ambiente già cosparso di liquido infiammabile.
Il tentativo di farla finita ha avuto luogo oggi pomeriggio, 13 giugno.  Dal Centro di Salute Mentale di Bologna è stato dato l’allarme al 112 e chi telefonava ha riferito che all’interno degli uffici una donna 47enne, originaria di Palermo e domiciliata in Bologna presso l’abitazione della figlia, con una bottiglia di 2 litri di alcol si era cosparsa il corpo e, con un accendino, minacciava di darsi fuoco. I Carabinieri si sono precipitati sul posto e con cautela si sono avvicinati alla donna cominciando  a parlarle nel tentativo di farla desistere.
La donna si era posta vicino ad una finestra, con gli abiti intrisi di alcol, la bottiglia del liquido ancora in una mano e  l’accendino acceso nell’altra.
Mentre uno dei militari si è impossessato di un estintore, per essere in grado di fronteggiare qualsiasi evenienza, l’altro ha cercato di instaurare un dialogo con la donna che appariva in grave stato confusionale e lamentava  torti subiti nella gestione dei suoi figli. Un momento di distrazione della donna ha consentito a un  Carabiniere di bloccarla e di asportarle l’accendino. Fortunatamente il ‘placcaggio’ non è degenerato nella tragedia che poteva scatenarsi se l’alcol, anche accidentalmente, avesse preso fuoco.
Una volta messa in sicurezza, la donna è risultata già in cura presso il  Centro di Salute Mentale, poiché affetta da disturbo della personalità con stato ansioso. È stata poi trasportata presso l’Ospedale Maggiore di Bologna ‘Ottonello’ – Unità Operativa di Diagnosi e Cura, ove dopo gli accertamenti sanitari è stata sottoposta a T.S.O.. Le ragioni gesto sono  verosimilmente riconducibili ad una recente sentenza del Tribunale dei Minori che ha disposto la revoca della potestà genitoriale alla donna su due figli minori che le sono stati tolti per affidarli ad altre famiglie.