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venerdì 6 ottobre 2023

Anche la Cassazione condanna il consigliere Battistini

La condanna è definitiva e Battistini dovrà risarcire gli offesi e pagare le spese processuali


Ieri la V^ sezione della Suprema Corte di Cassazione ha condannato per diffamazione aggravata, con sentenza definitiva, Morris Battistini del Gruppo Consigliare Uniti per Cambiare Marzabotto, condanna giunta a sei anni dalla pubblicazione di un suo post su FB, giudicato gravemente lesivo della reputazione di un gruppo di cittadini, in occasione dell’attentato terroristico avvenuto a Barcellona nel luglio del 2017.

Maria Grazia Zeppellini, nel rendere noto l’esito del giudizio in Cassazione, scrive:

Il Consigliere, sicuro prima ancora dei Giudici spagnoli della matrice islamica dell’attentato e dell’identità degli attentatori, si scagliava contro alcuni suoi concittadini, colpevoli, secondo lui, di essere complici, quanto meno morali, degli attentatori di Barcellona.

Giustificava tale accusa puntando il dito contro l’accoglienza di profughi e migranti di diversa provenienza, anche musulmani, nella comunità di Marzabotto, ritenendo quei concittadini responsabili di aprire le porte a delinquenti e attentatori.

Accusando questi cittadini, non mancava di apostrofarli con epiteti fortemente offensivi.

I giudici di Primo Grado e d’Appello di Bologna hanno ritenuto  Battistini colpevole e lo hanno condannato al risarcimento delle persone diffamate e al pagamento delle spese processuali.

La Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso presentato dall’imputato contro quelle sentenze e la condanna penale è stata confermata in modo definitivo.

Ora, quei cittadini, pur richiedendo al condannato quanto i Giudici hanno stabilito, valutano la sentenza stessa in Cassazione come dovuto risarcimento alla diffamazione subita, ritenendo inaccettabili gli atteggiamenti di forte ostilità e aggressività spinta nei loro confronti.

Ora, nonostante i tempi dilatati della Giustizia, sono grati ai Giudici che hanno saputo rendere giustizia a persone incolpevoli e insultate senza ragione”.