Un lettore ha inviato questo articolo Tratto dal
Corriere della Sera.
Mentre Gianni
Cuperlo evoca lo spettro della scissione, sotto le Due Torri la sinistra pd,
galvanizzata dall’elezione di Francesco Critelli a segretario provinciale, non
è mai stata così compatta come adesso. Tanto che dopo la federazione
provinciale, sta tentando di prendersi gli altri posti liberi in circolazione.
Non c’è da stupirsi quindi se la Ditta ha
scelto Bologna per ritrovarsi domani, davanti agli occhi attenti dell’ex leader
Pierluigi Bersani, che terrà a battesimo la convention di «Area Riformista», la
corrente del capogruppo dem alla Camera Roberto Speranza (anche lui presente
all’hotel I Portici con il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina). Qui, a
differenza che altrove, la minoranza dem non si è mai divisa. Bersaniani e
cuperliani sono sempre andati a braccetto. L’ipotesi scissione richiamata dalle
dichiarazioni di fuoco dell’altro ieri di Cuperlo («non è in gioco la sorte del
governo, ma il destino del Pd»), con molta fatica troverebbe seguaci sotto le
Torri.Per dire, ieri sera in città la minoranza Pd si è riunita per contarsi: capire cioè quanti bersaniani e cuperliani in Emilia-Romagna vogliono continuare a stare sotto lo stesso tetto e promuovere la candidatura del consigliere regionale Stefano Caliandro per la segreteria regionale contro il renziano Paolo Calvano, il civatiano Antonio Mumolo, la giovane turca Giuditta Pini e l’ex sindaco di Carpi Enrico Campedelli. Calvano ieri sera però ha spiazzato tutti, chiedendo durante un lungo summit agli altri candidati di fare un passo indietro e convergere in modo unitario su di lui. Caliandro in questo modo potrebbe prendere il suo posto e diventare il nuovo capogruppo del Pd in viale Aldo Moro. Tutti i quattro contendenti si sono presi 24 ore di tempo proprio per sondare le correnti di appartenenza e decidere il da farsi. La proposta di Calvano, quindi, ha colpito nel segno, e la sua successione a Stefano Bonaccini alla guida del partito ora pare più in discesa.
Caliandro, dal canto suo, può sempre contare del sostegno di Critelli, del deputato Andrea De Maria e di diversi parlamentari, come Donata Lenzi, Claudio Broglia, Marilena Fabbri e Carlo Galli. C’è poi la presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta Saliera, la più votata alle regionali. Tanto basta per mostrare domani a Bersani un fronte compatto, dialogante con i renziani, al punto da riuscire ad eleggere assieme il nuovo leader regionale. In solitaria si muovono i Giovani Turchi, la corrente rappresentata in regione dalla deputata modenese Pini e in città dai vertici dei Giovani Democratici come Alberto Aitini e Vinicio Zanetti. Tutti esponenti dem che con la Ditta in Emilia-Romagna hanno sempre dialogato più che volentieri. Se l’accordo su Calvano andasse in porto, la Pini potrebbe diventare la numero due del partito regionale. I grattacapi, piuttosto, sono tutti per i renziani che hanno capito quanto in questa fase sia agguerrita la Ditta e che senza un accordo si rischia il bagno di sangue ai gazebo. E lo sa bene anche Bonaccini che, conoscendo le intenzioni della minoranza dem in Emilia Romagna, non ritiene plausibile una sua fuoriuscita dal partito. Ieri mattina ad Agorà lo ha detto chiaramente: «Scissione della sinistra Pd? No, non ci credo».
