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sabato 8 aprile 2023

Bonus trasporti, domande entro il 2023 per famiglie, studenti e lavoratori

 Il contributo sarà corrisposto ai cittadini con un reddito complessivo nell’anno 2022 non superiore a 20mila euro che presenteranno apposita istanza entro il 31 dicembre 2023

 Dubbio segnala: 

Via libera al bonus trasporti contro il caro energia a sostegno di famiglie, studenti e lavoratori per l’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale e per i servizi di trasporto ferroviario nazionale.
Il contributo può arrivare fino a 60 euro a beneficiario. È quanto prevede il decreto firmato dai ministri dell’Economia, del Lavoro, e dei Trasporti, che definisce le modalità di accesso alla misura di sostegno.
A renderlo noto un comunicato del ministero dell’Economia e delle Finanze di oggi, 27 marzo 2023.
Le risorse stanziate per il 2023 sono pari a 100milioni di euro.
Per beneficiare del bonus è necessario avere un reddito 2022 che non superi i 20mila euro e inviare la domanda attraverso la procedura disponibile sul portale   www.bonustrasporti.lavoro.gov.it. entro il 31 dicembre 2023.

martedì 15 giugno 2021

Dimmi di Sasso Marconi. "Il Comune portato al giudizio legale da un lavoratore'

 Sorprendente comunicato della gruppo consiliare Dimmi di Sasso Marconi dal titolo: IL COMUNE NON CONFERMA PIÙ UN PROPRIO DIPENDENTE DOPO NOVE ANNI DI LAVORO.

Il lavoratore è ricorso alla tutela legale e la vertenza si è conclusa con una proposta conciliativa che prevede il versamento del Comune a favore del ricorrente di circa  21.000 euro. Proposta che il Comune ha accettato e deliberato la spesa.



 

Nel Comunicato si legge:

 

Di fronte alla richiesta del lavoratore di avere gli arretrati di oltre 90mila euro (oltre ad un danno forfettario non meglio quantificato), gli riconosce solo 21.213,52 euro, (più 1.000 euro di spese legali).

È una differenza davvero notevole che andrebbe chiarita davanti al Tribunale del Lavoro

La possibile condizione di difficoltà contingente del lavoratore, che dopo molti mesi senza stipendio probabilmente non può permettersi di aspettare anni per veder riconosciuti i propri diritti in tribunale, potrebbe aver influito concretamente nel determinare questo importo.

Per noi non è corretto, da parte del Sindaco e dell’amministrazione comunale, trattare i lavoratori in questo modo a nostro avviso deprecabile.
Aver proposto un indennizzo inferiore di oltre quattro volte rispetto a quanto il lavoratore avrebbe maturato, è un modo a nostro parere inaccettabile di trattare un proprio dipendente dopo averlo tenuto alle proprie dipendenze per nove anni in una condizione molto simile al “precariato” per poi non confermarlo.

Potremmo sbagliare, allora se il Sindaco ritiene che l’Amministrazione abbia agito correttamente, non dovrebbe riconoscere alcunché al lavoratore, ma se concorda un indennizzo anche solo di 21mila euro (soldi dei cittadini di Sasso Marconi) evidentemente è consapevole che al lavoratore questi diritti vanno riconosciuti.

I diritti di chi lavora sono mercanteggiabili?

Tutti i dettagli nel testo dell’interrogazione e nel verbale di deliberazione qui sotto:

IL TESTO DELLA NOSTRA INTERROGAZIONE

VERBALE DI DELIBERAZIONE ORIGINALE

 

venerdì 1 novembre 2019

L’Unione è a fianco di Santoni: il suo progetto per accogliere studenti è valido e va clonato

Non solo i sindaci hanno manifestato la loro solidarietà al collega di San Benedetto colpito da un atto vandalico, ma hanno deciso di rilanciare: allo studio iniziative per invitare a vivere in Appennino anche lavoratori e famiglie

I sindaci dell’Unione dell’Appennino bolognese, nel corso della seduta di giunta del 28 ottobre, hanno voluto manifestare il loro sostegno unanime all’iniziativa del sindaco di San Benedetto Val di Sambro Alessandro Santoni che propone tre mesi di affitto e di mezzi pubblici gratis agli studenti universitari fuori sede che si trasferiscono in un appartamento in montagna.

L’iniziativa era stata criticata nei giorni scorsi da un gesto eclatante del Collettivo “Noi restiamo” che aveva imbrattato le pareti della stazione ferroviaria di San Benedetto con la scritta “Unibo ti sbologna: i ricchi in centro, i poveri al confino”. La frase era stata accompagnata da una serie di volantini in cui si sosteneva che l’iniziativa del sindaco, avviata di concerto con l’Università di Bologna ed Ergo, l’azienda per il diritto allo studio dell’Emilia-Romagna, era unaridicola soluzione abitativa per gli studenti e una falsa speranza di ripopolamento”.

L’attacco del collettivo ha semmai convinto ancora di più gli amministratori locali della montagna bolognese della bontà dell’iniziativa, che parte da un presupposto semplice: a Bologna studenti e lavoratori non trovano alloggio, mentre in Appennino ci sono appartamenti sfitti in località prossime alle stazioni ferroviarie o all’autostrada, quindi distanti dal centro della città bolognese non più di 40 minuti di tragitto. 

Al di là della solidarietà nei confronti di un sindaco attaccato con strumenti vandalici, i sindaci si sono detti intenzionati a proporre iniziative analoghe anche nei loro territori. «Non solo riteniamo che l'iniziativa del sindaco vada sostenuta, ma intendiamo lavorare per estenderla a tutte le aree dell’Unione che presentano condizioni analoghe per aumentarne la forza e l'efficacia» ha spiegato Maurizio Fabbri, presidente dell’Unione dell’Appennino bolognese. «Se questi studenti arrivano a paragonare il nostro Appennino ad un luogo di confino, significa che hanno le idee molto confuse e probabilmente bisogno di conoscere un po' di più la realtà che li circonda».

L’idea dei sindaci è quella di coinvolgere i proprietari di immobili sfitti affinché si crei una mappa della disponibilità di posti letto e la si metta a disposizione dei canali universitari gestiti da Ergo. Ma non solo: l’obiettivo è quello di rilanciare invitando anche i lavoratori e le famiglie. C’è infatti una vasta fascia di famiglie monoreddito ma anche con due stipendi che non rientrano nei canoni previsti per ottenere un alloggio di edilizia popolare, ma al tempo stesso, se non sono proprietari di un immobile, faticano sempre di più ad arrivare a fine mese pagando l’affitto. A fronte di una città sempre più costosa (ma anche i comuni della cintura hanno dei canoni d’affitto piuttosto alti) è giusto che le famiglie sappiano che in Appennino un alloggio per quattro persone costa indicativamente sui 300 euro. La vita in Appennino ha sicuramente alcuni disagi, concludono i sindaci, per cui non è consigliata a tutti, ma di sicuro vale la pena prendere in considerazione questa possibilità soprattutto se si cercano tranquillità e comunità accoglienti.

venerdì 20 settembre 2019

La DEMM e i suoi lavoratori non vanno abbandonati


Galeazzo Bignami e Marta Evangelisti scrivono:

Da notizie apparse sulla stampa locale si apprende nuovamente come l’esito del tavolo regionale intercorso tra azienda DEMM, associazioni di categoria e sindacati, sia stato nuovamente interlocutorio.
Inizio a sospettare che la situazione sia sfuggita al controllo di chi a ciò era preposto o che forse un controllo adeguato, in fase di cessione, non vi sia proprio mai stato” commenta la Consigliera Metropolitana Marta Evangelisti che depositerà nei prossimi giorni una nuova interpellanza in Città Metropolitana.
A suo tempo non ho esitato a manifestare la mia perplessità nei confronti di questa operazione: non è mai stato chiaro quale fosse il piano industriale richiesto per legge e dalla procedura e dalle numerose interrogazioni depositate, le risposte sono sempre state evasive:  oggi però i fatti parlano da soli e la situazione è ben lungi dall’essere quella prospettata dal Governatore regionale e dal suo Assessore, entrambi in continua propaganda elettorale, senza però ottenere risultati concreti per l’azienda” prosegue Evangelisti.
Ricordo infatti che al tavolo convocato al Mise in Aprile per fare il punto, l’azienda aveva già confermato le preoccupazioni delle Istituzioni e dei rappresentanti dei lavoratori in merito al reale calo dei volumi produttivi, impegnandosi a incrementare gli stessi attraverso il recupero dei vecchi clienti e grazie al recupero di efficienza del modello produttivo che doveva consentire di migliorare la competitività commerciale. A ciò avrebbe contribuito anche la successiva individuazione di un nuovo responsabile di stabilimento, del nuovo direttore commerciale ed altresì il nuovo piano di riorganizzazione dello stabilimento portato a regime entro il 2019, per avere effetto a partire dal 2020”  evidenzia la consigliera che precisa: “ Il processo di riorganizzazione si avvale anche dei fondi destinati alla formazione del personale attualmente in forza, messi a disposizione dai bandi regionali e proprio l’Assessore regionale ad una interpellanza del gennaio scorso ci rispose che “ i finanziamenti che la Regione Emilia Romagna può mettere a disposizione a sostegno del piano di rilancio industriale e della formazione interna del personale, sono risorse disponibili solo in caso di rispetto degli accordi sottoscritti”.


Mi chiedo quindi cosa stiano facendo quei funzionari che si presentano in ritardo alle sedute ministeriali, salvo poi garantire che la situazione è monitorata e che vi è stata interlocuzione con tutti i soggetti. Qui mi sembra che si parli molto ma, a fronte di una cassa integrazione che scadrà nell’estate prossima con conseguenti possibili 80 esuberi, la situazione non sia davvero da prendere sotto gamba”.
Alla Consigliera Metropolitana si aggiungono i rilievi tutti negativi del deputato FDI On Galeazzo Bignami il quale non manca di ricordare come “ la politica regionale in materia di lavoro è stata disastrosa, soprattutto nel territorio della provincia ex in particolare in quello dell’Appennino. Trovo scandaloso che proprio chi si è impegnato ad investire ed ha garantito risultati, si giustifichi adducendo a motivo la solita congiuntura economica negativa. Mi chiedo cosa stia facendo la Regione dopo aver caldeggiato questa operazione le cui modalità erano state da noi fortemente contestate”.  Conclude infine il deputato Bolognese “Sono preoccupato per le famiglie dei lavoratori e per le ripercussioni territoriali che un epilogo negativo comporterebbe, il fatto che gli stessi sindacati parlino oggi di proclami sterili che non portano lavoro e di assenza di visione di rilancio è senza dubbio allarmante. Mi attiverò nei confronti del nuovo Ministro affinché si controlli quanto sta accadendo e quanto Gino adesso accaduto, per comprendere l’esatta situazione, la correttezza delle procedure adottare e quali soluzioni e/o correttivi possano essere adottati per risollevare le forti della azienda”. 

venerdì 22 giugno 2018

Carlo Soricelli : “ Sette lavoratori morti ieri, 21 giugno”

Due in provincia di Verona: Pasquale Misitano schiacciato da una lastra di cemento (lascia 3 figli) e a perdere la vita schiacciato dal muletto in un mangimificio sempre in questa provincia, un romeno di 37 anni di cui non si conosce neppure l’identità.
Il povero Biagio Menna è morto dopo 45 giorni di agonia dopo essere caduto sbattendo violentemente il capo a terra. Nella provincia di Teramo Nicola D’Alesio è rimasto schiacciato da una rotoballe caduta da un trattore. In provincia dell’Aquila Sebastiano Aiello è caduto da un tetto mentre vi metteva la guaina. A Bolzano ha perso la vita schiacciato dal trattore Karl Walker. Sull’A15 Angelo Adduocchio è morto travolto da un mezzo del cantiere in cui lavorava.
Una strage a cui nessuno mette fine. Di Maio il nuovo ministro del lavoro, nel suo intervento ha citato solo i morti dell’INAIL. Per chi come noi, le morti li monitora tutte, non c’è spazio, non c’è interesse. I soldi spesi per la Sicurezza sono spesi male, per non dire di peggio. In dieci anni c’è addirittura un aumento delle morti . Continuiamo così? Certo, se il nuovo che avanza a cui gli italiani hanno dato fiducia comincia così ….



domenica 18 dicembre 2016

Un sabato, quello di ieri, bagnato dal sangue dei lavoratori.

Di Carlo Soricelli

Anche ieri, 17 dicembre si è consumata 'la strage del sabato' : sull'altare del lavoro hanno perso la vita sei lavoratori in diverse province italiane. Nel porto di Genova è morto un marinaio filippino di 50 anni. È stato colpito da una fune sulla nave che stava ormeggiando.  A Copparo di Ferrara, Federico Bonsi di 44 anni, è morto schiacciato da un muletto. In provincia di Trento a perdere la vita è stato Claudio Bartolini cadendo in un dirupo mentre raccoglieva legna. In provincia di Monza a perdere la vita è stato Alessandro Mascheretti che, alla veneranda età di 79 anni, era impegnato a portare a termine i lavori su un tetto. Era titolare dell’impresa. In provincia di Udine è rimasto vittima di un incidente sul lavoro un operaio di 71 anni mentre con i colleghi stava trasportando una pressa in officina. In provincia di Macerata è morto un anziano agricoltore travolto da una balla di fieno. L’indifferenza sulla tematica 'morti sul lavoro' della dirigenza politica che amministra questo paese è desolante.

Già nel 1987 disegnavo questa insensibilità come un personaggio che chiamavo allora "Lo scomparso". Si parlava dell'allungamento dell'età della pensione. Con amara ironia va segnalato che fra i motivi dell'allungamento dell'età della pensione vi era quello di risanare i conti INAIL con le morti sul lavoro.

Adesso  è divenuto normale morire a 79 anni su un tetto o a settantuno  in un'officina?

venerdì 4 novembre 2016

Sequestrato in provincia di Bologna un laboratorio tessile per violazione delle norme per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Denunciata la titolare.

Foto del NAS Bologna

Il Comando Provinciale Carabinieri Bologna informa:

I Carabinieri del N.A.S. di Bologna, del locale Nucleo Ispettorato del Lavoro Carabinieri e dell’Arma territoriale, hanno svolto attività ispettive nei confronti di opifici siti in Bologna e provincia al fine di verificare il rispetto delle normative in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro .
Nel corso dei controlli, presso un’azienda tessile operante in provincia di Bologna, gestita da una 44enne di nazionalità extracomunitaria, i militari hanno riscontrato numerose irregolarità in materia dei requisiti imposti dalla normativa per l’idoneità dei luoghi di lavoro.
I luoghi di lavoro non presentavano il necessario e decoroso stato di pulizia e di igiene e all’interno del locale refettorio venivano rinvenuti alimenti in cattivo stato di conservazione e di dubbia provenienza.
All’interno del locale refettorio venivano rinvenute delle apparecchiature refrigeranti e congelanti, contenenti degli alimenti in cattivo stato di conservazione e alimenti  di dubbia provenienza.
I locali e le attrezzature dell’area refettorio sono risultati completamente imbrattati di olio e grasso e alcune pareti recavano l’intonaco staccato.
Una zona del locale, adiacente all’area di produzione, era stata adibita a dormitorio stabile e risultava priva dei requisiti minimi per rispondere alle esigenze essenziali dell’igiene.
Inoltre erano presenti molti materiali ingombranti, tali da ostacolare la normale circolazione di dipendenti e non erano presenti idonee uscite di emergenza.
Contrariamente alle norme sull’illuminazione naturale e artificiale sui luoghi di lavoro, tutte le finestre erano state oscurate con appositi teli di plastica, creando un ambiente di lavoro dotato di scarsa illuminazione.
Nel corso del sopralluogo, inoltre, venivano rilevati vari allacciamenti elettrici improvvisati, con uso di cavi conduttori di corrente elettrica pericolosi e non contenuti entro canalette di contenimento e quindi soggetti a potenziale contatto meccanico, nonché cavi di altre apparecchiature elettriche e/o comunque estranee al settore produttivo, oltre che fili elettrici scoperti e delle prese di corrente prive di adeguata protezione.
L’accertamento consentiva, inoltre, di constatare palesi violazioni afferenti la normativa relativa agli impianti elettrici e alla presenza di misure antincendio.
All’esito del controllo, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, l’opificio è stato sottoposto a sequestro giudiziario e la titolare è stata denunciata alla competente Autorità Giudiziaria per l’omessa attuazione delle procedure di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il valore della struttura sottoposta a vincolo è di circa un milione di euro.



martedì 4 ottobre 2016

Nota informativa lavoratori iscritti alla lista di mobilità.

Suggerito

CHI È ISCRITTO IN LISTA DI MOBILITÀ E QUANTO SI RIMANE IN LISTA

Sono iscritti in lista di mobilità ai sensi della legge n. 236/93 e ss.mm. i lavoratori assunti a tempo indeterminato che, superato il periodo di prova, siano licenziati per riduzione di personale o cessazione di di attività da parte di imprese che occupano meno di 15 dipendenti (o licenziati da imprese con più di 15 dipendenti, nelle ipotesi di licenziamento per riduzione o trasformazione dell’attività aziendale in cui vi siano licenziamenti individuali o plurimi fino a 4 dipendenti e da parte di datori di lavoro non imprenditori, quali ad esempio, studi professionali, associazioni, fondazioni..).
Il lavoratore iscritto nelle liste di mobilità vi rimane inserito per una durata determinata in base alle seguenti regole:12 MESI Se l'età, alla data di licenziamento, è inferiore ai 40 anni.
24 MESI Se l'età, alla data di licenziamento, è compresa tra i 40 ed i 50 anni.
36 MESI Se l'età, alla data di licenziamento, è oltre i 50 anni
La durata di iscrizione in lista dei lavoratori extracomunitari coincide con quella del permesso di soggiorno (se esso scade prema dei limiti sopra indicati) e comunque per un periodo minimo non inferiore ai sei mesi. All’atto dell’iscrizione in lista i lavoratori extracomunitari devono quindi presentare il permesso di soggiorno oppure, ai fini della proroga della permanenza in lista, l’eventuale rinnovo. L’INDENNITÀ DI MOBILITÀ
Il lavoratore iscritto in lista di mobilità ai sensi della legge n. 223/91, beneficia dell’indennità di mobilità erogata dall’INPS, per la durata di permanenza in lista, nella misura, per i primi 12 mesi, del 100% del trattamento di integrazione salariale percepito (o che sarebbe spettato) e per i mesi successivi dell’80%, entro i limiti di legge (per l’anno 2012 il massimale di € 854,00 o € 1.026,24 a seconda che la retribuzione rientri o meno nella soglia di € 1.961,80). Il periodo di godimento dell’indennità non può superare il periodo di anzianità aziendale.
    La domanda di indennità deve essere presentata all’INPS (on line o tramite enti di patronato) entro il 68° giorno dal licenziamento.
    Sono requisiti per ottenere l’indennità nazionale:
    • aver maturato un’anzianità aziendale di almeno 12 mesi presso la medesima ditta, di cui almeno 6 di lavoro effettivamente prestato;
la provenienza da imprese rientranti nel campo di applicazione della disciplina dell’intervento straordinario di integrazione salariale (imprese industriali con più di 15 dipendenti e commerciali con più di 50 dipendenti).
Il lavoratore iscritto in lista di mobilità ai sensi della legge n. 236/93 e ss.mm. beneficia dell’indennità regionale di mobilità erogata dall’Agenzia del lavoro nella misura dell’80% dell’ultima retribuzione, fino ad un tetto massimo stabilito (che, per l’anno 2012, è pari a € 854,00), a conguaglio dell’importo dell’indennità di disoccupazione ordinaria.
La domanda deve essere presentata ai Centri per l’impiego dell’Agenzia del lavoro entro 60 giorni dal licenziamento.
    L’indennità regionale decorre dal giorno successivo al licenziamento ed ha una durata massima di 12 mesi, anche non continuativi, in caso di sospensione dalla lista di mobilità (lavoro a tempo determinato – indeterminato part-time – maternità).
Sono requisiti per ottenere l’indennità regionale:la residenza e il domicilio nella Regione Trentino Alto Adige al momento del licenziamento;
    • la regolare iscrizione nell’elenco anagrafico dei Centri per l’impiego dell’Agenzia del lavoro di Trento;
    • il diritto alla disoccupazione ordinaria (52 settimane di contributi nell’ultimo biennio lavorativo);
la disoccupazione di almeno 90 giorni dall’iscrizione in lista di mobilità;
    • un’anzianità aziendale di almeno 12 mesi presso la medesima ditta, di cui almeno 6 di lavoro effettivo;
    • che l’eventuale trasformazione a tempo indeterminato sia avvenuta almeno 3 mesi prima del licenziamento.
Mobilità in deroga: l’indennità è corrisposta in misura pari alla indennità di mobilità concessa ai sensi della lettera A).
    Hanno diritto all’indennità di mobilità in deroga, per la durata massima di 8 mesi:
    • i lavoratori, compresi gli apprendisti iscritti in lista di mobilità, che siano stati licenziati per giustificato motivo oggettivo o che si siano dimessi per giusta causa per mancata corresponsione della retribuzione;
    • gli iscritti alla legge n. 236/93, di età pari o superiore ai 50 anni al momento del licenziamento, cui scada l’indennità di disoccupazione nel 2012;
    • i lavoratori cessati da un rapporto di lavoro a tempo determinato, compresi i lavoratori somministrati, per motivi riconducibili a situazioni di mercato;
    • i lavoratori apprendisti, qualora al termine del periodo di apprendistato il datore di lavoro non confermi il rapporto per motivi riconducibili a situazioni di mercato.
    Sono requisiti per ottenere l’indennità di mobilità in deroga:
    • il domicilio in provincia di Trento al momento del licenziamento;
    • essere stati licenziati da unità produttiva avente sede in provincia di Trento; il possesso di almeno 12 mesi di anzianità aziendale, di cui 6 mesi di lavoro effettivamente prestato;
    • non avere diritto al trattamento di mobilità di cui alla lettera A) o all’indennità di disoccupazione.
    • I DIRITTI E LE OPPORTUNITÀ DEL LAVORATORE IN MOBILITÀ:
    • percepire l’indennità di mobilità (qualora ricorrano le condizioni ed i requisiti sopra indicati); la sottoscrizione del Patto di servizio e la partecipazione ai percorsi di orientamento e/o riqualificazione ivi previsti danno titolo a ricevere un sostegno al reddito integrativo provinciale di euro 6,60 per ogni giorno di disoccupazione, per un massimo di 180 giorni;
    • appartenere alle categorie riservatarie di lavori socialmente utili nazionali (limitatamente ai lavoratori in mobilità L. 223/91);
    • poter ricevere la liquidazione anticipata dell’indennità di mobilità nazionale nel caso venga intrapresa un’attività di lavoro autonomo (limitatamente ai lavoratori in mobilità L. 223/91); possibilità di ricevere incentivi, previsti dal Piano di Politica del Lavoro, nel caso venga intrapresa un'attività di lavoro autonomo (limitatamente ai lavoratori in mobilità L. 236/93);
    • beneficiare di facilitazioni all’assunzione: le ditte che assumono il lavoratore in mobilità godono di particolari sgravi contributivi;
    • poter accedere agli interventi di politica attiva (orientamento, incontro domanda-offerta di lavoro, percorsi formativi, supporto all’avvio di attività di lavoro autonomo etc.) che l’Agenzia del Lavoro mette a disposizione al fine di facilitare e sostenere la ricerca di una nuova occupazione.
    • reiscrizione nella lista per due volte nel caso di mancato superamento del periodo di prova di contratti a tempo indeterminato, su richiesta del lavoratore entro 60 giorni;
    • facoltà di svolgere attività di lavoro subordinato a tempo indeterminato parziale mantenendo il diritto a rimanere sospeso dalla lista per l'intera durata di permanenza (solo se precedentemente occupati a tempo pieno o, se precedentemente occupati a tempo parziale, solo se il nuovo rapporto di lavoro si svolge per un monte ore ridotto in misura superiore al 20% rispetto a quello svolto precedentemente);
    • facoltà di svolgere attività di lavoro subordinato a tempo determinato, mantenendo il diritto a rimanere sospeso dalla lista per il periodo di svolgimento del rapporto, fino a raggiungere la durata massima di sospensione.
    • facoltà di svolgere lavoro occasionale di tipo accessorio (cd voucher) in qualsiasi settore produttivo, compresi gli enti locali, potendo cumulare il compenso per lavoro accessorio con l’indennità di disoccupazione o di mobilità, sino ad un limite complessivo massimo di euro 3.000,00 netti per anno solare ;
    • per le lavoratrici-madri: prolungamento della permanenza in lista di mobilità per i periodi di astensione obbligatoria (5 mesi), previa presentazione della relativa documentazione e facoltativa (massimo 6 mesi) previa richiesta al Centro per l'impiego del Comune di residenza; opportunità di partecipazione alle attività gestite dal Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale per i lavoratori anziani. Per i lavoratori licenziati ed inseriti in lista ai sensi della legge n. 236/1993 dal 01/01/2011 al 31/01/2012: 51 anni per gli uomini e 46 per le donne. Per i lavoratori licenziati dal 01/02/2012: 53 anni per gli uomini e 49 per le donne. Per coloro che sono stati licenziati ai sensi della legge n. 223/1991 sulla base di accordi di mobilità stipulati tra l’1/7/2011 e il 31/01/2012: 51 anni per gli uomini e 46 per le donne; per coloro che sono stati licenziati sulla base di accordi di mobilità precedenti: 50 anni per gli uomini e 45 per le donne. Per i lavoratori iscritti in lista ai sensi della L. 236/93, l’accesso a taliopportunità è subordinato alla presentazione di domanda da effettuarsi al Servizio Lavoro (informarsi, se interessati, al n. 0461/494018-4009).
    • I DOVERI DEI LAVORATORI IN MOBILITÀ
    • I lavoratori in mobilità, oltre agli obblighi già indicati nel Patto di servizio, devono:
    • assicurare la propria reperibilità: il domicilio costituisce il riferimento per ogni comunicazione del Centro al lavoratore; quest’ultimo è pertanto tenuto ad assicurare la propria reperibilità presso il citato domicilio nonché a comunicare al Centro per l’impiego, entro 5 giorni, ogni variazione del medesimo e del numero di telefono; non è inoltre consentita l’assenza dal domicilio (irreperibilità) per un periodo continuativo superiore a 15 giorni di calendario per semestre dell’anno solare; comunicare al competente Centro per l’Impiego le prestazioni di attività autonoma, anche occasionale, o imprenditoriale, le prestazioni coordinate e continuative o a progetto, la posizione di socio/amministratore in società di persone; è infatti compatibile con la permanenza in lista lo svolgimento di attività di lavoro autonomo che genera nel corso dell’anno solare un reddito lordo inferiore ad euro 4.800, mentre per le attività di amministratore, di collaborazioni coordinate e continuative, o a progetto, il limite reddituale è di € 8.000. Attenzione: la mancata comunicazione della percezione di redditi da lavoro autonomo o dipendente può comportare gravi sanzioni.
    • accettare l'offerta di un posto di lavoro, anche a tempo determinato, congrua con le competenze e qualifiche possedute, avente anche una durata minima, che garantisca una retribuzione non inferiore del 20% rispetto a quella goduta precedentemente, entro il limite di 50 Km. dal Comune di residenza o 80 minuti di tempo di percorrenza dei mezzi pubblici dal luogo di residenza; inoltre, una volta instaurato un rapporto di lavoro a tempo determinato, a seguito di un’offerta formale di lavoro dell’Agenzia del lavoro, non può dimettersi dallo stesso, nemmeno in periodo di prova; i lavoratori con contratto a tempo parziale devono accettare un’offerta formale di lavoro dell’Agenzia del lavoro quando il monte-ore proposto è entro il limite del 20% (sia in aumento che in diminuzione) rispetto al precedente rapporto di lavoro part-time, a meno che l’articolazione dell’orario di lavoro o la diversa sede lavorativa non siano eccessivamente penalizzanti (in tale ultimo caso la valutazione viene effettuata dal Comitato della mobilità);
  1. accettare l'impiego in lavori socialmente utili, se richiesto;
    • presentarsi ad ogni incontro di gruppo, colloquio individuale o per informazioni e/o comunicazioni a seguito di convocazione da parte dell’Agenzia del Lavoro o del competente Centro per l’impiego.
    • In caso di inosservanza ai doveri sopra esposti è prevista la decadenza dallo stato di disoccupazione, dall’iscrizione in lista di mobilità e la perdita di tutti i benefici economici collegati, con la sola eccezione della causa di forza maggiore, che deve essere adeguatamente documentata.
    • MODULISTICA

martedì 24 maggio 2016

Sciopero del personale del Gruppo FS Italiane del 24 e 25 maggio 2016.

Trenitalia informa e Marco ricorda:

Dalle 21 di oggi, martedì 24 alle 18 di mercoledì 25 maggio 6 è stato indetto uno sciopero nazionale del personale del Gruppo FS Italiane.

Le Frecce circoleranno regolarmente.

Per i treni regionali saranno garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali dalle ore 6.00 alle ore 9.00 (come da Orario ufficiale Trenitalia e  su questo sito).
L’agitazione sindacale potrà comportare ulteriori modifiche al servizio anche prima dell’inizio e dopo la sua conclusione.
Nel corso dello sciopero sarà garantito il collegamento fra Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino, con il treno “Leonardo Express” o con autobus sostitutivi.

Per i treni a lunga percorrenza sono previste modifiche al programma di circolazione riportate di seguito:
Nelle giornate di sciopero Trenitalia assicura servizi minimi di trasporto predisposti a seguito di accordi con le Organizzazioni sindacali, ritenuti idonei dalla Commissione di Garanzia per l'attuazione della Legge 146/1990.

Sono garantiti, inoltre, alcuni
treni a lunga percorrenza, nei giorni feriali e nei festivi.

I treni che si trovano in viaggio a sciopero iniziato arrivano comunque alla destinazione finale se è raggiungibile
entro un'ora dall'inizio dell'agitazione sindacale; trascorso tale periodo, i treni possono fermarsi in stazioni precedenti la destinazione finale.

Oltre alle prestazioni indispensabili, Trenitalia può garantire
ulteriori servizi integrativi che vengono opportunamente resi noti attraverso avvisi nelle stazioni ferroviarie, gli organi d'informazione e su questo sito.
Poiché in corso di sciopero potrebbero anche verificarsi variazioni non preventivabili (es.: modifica di itinerario per i treni a lunga percorrenza), i clienti sono invitati a prestare la massima attenzione ai comunicati diffusi nelle stazioni e dagli organi d'informazione.

Treni Trasporto Locale garantiti in caso di sciopero

Nel trasporto locale sono stati istituiti i servizi essenziali nelle fasce orarie di maggiore frequentazione (dalle ore 06.00 alle ore 09.00 e dalle ore 18.00 alle ore 21.00 dei giorni feriali).
Consulta  l'elenco dei treni garantiti nella regione che ti interessa:

lunedì 2 maggio 2016

Non esistono crisi “minori”: i lavoratori della Stampi di Monghidoro e della società Dismeco di Marzabotto non sono di serie 'B'.


Riceviamo e pubblichiamo:

Il consiglio dell’Unione dell’Appennino bolognese ha approvato all’unanimità un ordine del giorno proposto dal sindaco di San Benedetto Val di Sambro per manifestare la vicinanza ai lavoratori della Stampi di Monghidoro coinvolti da alcune settimane in un presidio. Approvato un secondo ordine, proposto dalle opposizioni, per sollecitare un intervento normativo che tuteli il riciclo dei materiali nei territori dove vengono smaltiti.

La situazione di crisi per le aziende dell’Appennino bolognese non accenna a risolversi, anzi: dopo la vicenda Saeco, un’altra azienda minaccia di lasciare a casa decine di lavoratori, con effetti paradossalmente anche peggiori.
Se infatti nel caso dell’azienda di Gaggio Montano c’era un interlocutore con cui trattare, la situazione a Monghidoro è ancora più complicata; qui infatti la Stampi Group, azienda lodigiana che produce bobine elettromagnetiche insediatasi nel 2013, dallo scorso anno ha cominciato a tardare il pagamento degli stipendi con il triste percorso ben noto a tanti lavoratori: cassa integrazione, contratti di solidarietà. Per alcuni mesi lo stipendio è stato garantito dalla Bosch, il principale cliente, poi da marzo 2016 la mobilitazione dei lavoratori, visto il silenzio da parte della proprietà.
La situazione ha convinto gli amministratori dell’Unione di comuni dell’Appennino bolognese a firmare un ordine del giorno di sostegno nei confronti dei lavoratori, approvato all’unanimità dal consiglio: atto formale che fa seguito ad un impegno concreto già manifestato dal sindaco di San Benedetto Val di Sambro Alessandro Santoni che ha partecipato a incontri e presidi. Pur non rientrando infatti Monghidoro nei confini diretti dell’Unione dell’Appennino bolognese, gli effetti della crisi si sentono pesantemente sui territori vicini, come appunto San Benedetto.
La Stampi Group – ha spiegato Santoni durante il suo intervento in consiglio mercoledì 20 aprile – occupa circa 84 dipendenti. Un numero enorme se rapportato alla densità geografica di piccoli comuni come Monghidoro e San Benedetto. Oltre tutto ci sono molti casi di famiglie in cui marito e moglie sono occupati dall’azienda: per loro la perdita del posto del lavoro di entrambi è un autentico dramma. Anche se come amministratori locali non abbiamo grandi margini di azione, abbiamo il dovere di dimostrare la vicinanza ai lavoratori e di richiedere l’intervento di chi può cercare una soluzione, in Regione o al Ministero”.
Il rischio è che le dimensioni ridotte della fabbrica facciano sì che non ci sia la giusta attenzione da parte delle istituzioni, ma è proprio quello che i sindaci dell’Unione vogliono evitare: la questione è già stata portata in Regione, purtroppo senza esiti positivi sinora.
Durante la stessa seduta è stato approvato inoltre un altro ordine del giorno, relativo stavolta al caso della Dismeco di Marzabotto: l’azienda specializzata nello smaltimento e nel trattamento di materiale elettrico ed elettronico (RAEE) sta infatti vivendo un momento difficile sul fronte occupazionale: come più volte denunciato dall’amministratore delegato Claudio Tedeschi, infatti, nonostante l’Emilia-Romagna sia tra le più virtuose nella raccolta dei rifiuti elettrici, molti dei materiali che si raccolgono qui si smaltiscono in Veneto e in Lombardia. Questo perché si risponde ad una logica di mercato pura che si basa esclusivamente sui prezzi e non sulla capacità di riciclaggio del materiale, che per la Dismeco arriva a quasi il 98%. Una logica che tiene conto limitatamente delle inefficienze complessive del sistema, visto si trasportano i rifiuti da una regione all’altra. Su questo tema si richiede un intervento normativo e regolamentare da parte dei parlamenti regionali e nazionali, che valorizzino maggiormente la capacità di recupero dei materiali e la vicinanza in termini chilometrici di chi smaltisce rispetto a chi raccoglie.
Il presidente dell’Unione Romano Franchi ha aderito senza indugi alla proposta di ordine del giorno avanzata dai consiglieri di minoranza dell’Unione e poi votata all’unanimità: “Conosciamo bene la storia della Dismeco – ha spiegato – una azienda che abbiamo visto nascere, riportando in vita un distretto industriale che rischiava la desertificazione, e che da sempre come Comune di Marzabotto abbiamo sostenuto. Evidentemente la normativa attuale permette delle distorsioni che penalizzano le eccellenze, e su questo dobbiamo chiedere interventi efficaci e tempestivi”.

martedì 19 aprile 2016

Carlo Soricelli: “LA STRAGE PROVOCATA DAGLI INFORTUNI SUL LAVORO E' INARRESTABILE. MAI STATI COSI' TANTI. FESTA DEI LAVORATORI CON IL LUTTO AL BRACCIO”.


Carlo Soricelli, dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, comunica:
 

L'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro chiede a tutti di portare il lutto al braccio il 1° maggio Festa dei Lavoratori. Non ci sono mai stati così tanti morti da quando il 1° gennaio 2008 fu aperto l'Osservatorio. Se si prendono in esame tutti i lavoratori deceduti per infortuni e non solo gli assicurati INAIL, da quell'anno le morti sono sempre aumentate nonostante la perdita di moltissimi posti di lavoro. E' il terzo anno che centinaia di cittadini che partecipano alla festa aderiscono a questa iniziativa.

sabato 16 aprile 2016

Saeco, verso il reinserimento occupazionale per i 239 lavoratori che hanno lasciato l'azienda.

Da Bologna Today. Segnalato.
Per le misure di politica attiva del lavoro (percorsi formativi, azioni orientative e di accompagnamento e promozione di tirocini formativi) per sostenere il reinserimento occupazionale è a disposizione 1 milione di euro di risorse Fse.

Il 5 maggio a Gaggio Montano saranno presentati ai 239 lavoratori della Philips-Saeco i dettagli degli strumenti a disposizione per sostenere il reinserimento occupazionale. L’incontro si terrà alle ore 18 nella sala civica di Silla. Regione, Città metropolitana di Bologna e Comune di Gaggio Montano hanno fissato l’appuntamento e definito le misure, durante una riunione cui hanno partecipato anche i sindacati.
"Nel dettaglio - spiegano dalla Regione - sono state vagliate le azioni di competenza di ciascuna istituzione, sottoscritte nell’intesa del 4 febbraio scorso a Roma al ministero dello Sviluppo economico. Confermati un milione di euro per le misure di politica attiva del lavoro (formazione), diverse opportunità di finanziamento a sostegno delle imprese, anche agricole, che favoriscano investimenti e ricadute occupazionali, nonché le iniziative di re-industrializzazione del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese".
«Stiamo rispettando il percorso che avevamo definito e gli strumenti preventivati, in linea con la tempistica dell'accordo. La Regione, assieme alla Città metropolitana e al Comune di Gaggio Montano, conta - ha commentato l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi - sulla massima collaborazione dei sindacati per tenere, in questa prima fase, rapporti collettivi con i 239 lavoratori che hanno accettato volontariamente la mobilità. Questo per rafforzare e ottimizzare le azioni per consentire la ricollocazione nel mondo del lavoro. Un'azione di sistema, direi, che è profondamente radicata nella nostra visione di sviluppo e coesione di un territorio e di una comunità».
Intanto prosegue anche il lavoro avviato da Regione e ministero dello sviluppo economico – attraverso società specializzata – sulle ipotesi di re-industrializzazione della parte del sito produttivo non più utilizzato dalla multinazionale olandese: è in corso un'analisi complessiva dell'area industriale (strutture, logistica, potenziale occupazionale, eccetera) al termine della quale saranno formulate ipotesi di possibili nuovi insediamenti industriali.
Reinserimento occupazionale. Per le misure di politica attiva del lavoro (percorsi formativi, azioni orientative e di accompagnamento e promozione di tirocini formativi) per sostenere il reinserimento occupazionale è a disposizione 1 milione di euro di risorse Fse 2014/2020 da utilizzare entro 12 mesi dall’avvio della mobilità, "così come stabilito nel bando, approvato dalla Giunta regionale il 4 aprile scorso, che richiama la cosiddetta procedura just in time in modo da rispondere alle situazioni di crisi in tempo reale". Attraverso un bando, gli enti di formazione accreditati disporranno azioni di orientamento e percorsi formativi mentre le agenzie di intermediazione autorizzate realizzeranno i servizi di accompagnamento al lavoro.
Progetti d’impresa. Presso il Suap dell'Unione Appennino Bolognese, lo “Sportello progetti d'impresa” fornirà assistenza a coloro che vorranno creare nuove attività imprenditoriali economicamente sostenibili nel territorio dell’Unioni Appennino e Alto Reno. Le azioni di supporto riguarderanno informazioni e strumento per lo sviluppo, la verifica e il rafforzamento di un progetto imprenditoriale.

lunedì 4 aprile 2016

SERVIZIO TECNICO DI BACINO, PICCININI: “A RISCHIO LAVORATORI E RISCOSSIONE CANONI”


Riceviamo e pubblichiamo:

Silvia Piccinini, consigliera regionale del M5S, ha presentato una interrogazione sul destino del personale STB che saranno ricollocati tra Arpae e nuova Protezione Civile. “Passaggi su base volontaria e nessuna certezza del reintegro tra i dipendenti regionali”. Dubbi anche sull’efficacia della riscossione delle concessioni idriche.
 
 
Al momento l’unica cosa certa sul futuro dei lavoratori dei Servizi Tecnici di Bacino è che non c’è nessuna certezza. La Regione, con la soluzione di non individuare regole certe per il passaggio ad Arpae e nuova Protezione civile, non ha fatto altro che moltiplicare il caos esistente. Senza contare che, oltre al futuro lavorativo di queste persone, restano in bilico i milioni di euro delle riscossioni delle concessioni idriche che non si sa bene che fine faranno”. È questa la denuncia di Silvia Piccinini, consigliera regionale del M5S, che ha presentato una interrogazione sul futuro del personale dei Servizio Tecnico di Bacino, che con l'attuazione della legge di riordino istituzionale varata dalla Regione tra maggio e giugno dovranno essere riassegnati a nuove strutture, in particolare in Arpae e verso l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile. “La Regione sta gestendo questa complicata matassa nel modo peggiore possibile – spiega Silvia Piccinini – Si è cercato di dialogare con i rappresentanti dei lavoratori, ma alla fine la Giunta ha scelto di andare avanti su una bozza di accordo che di fatto rischia di non essere più modificata e che lascia aperte le questioni più penalizzanti per il personale STB. In particolare chi andrà in Arpae lo farà a condizioni peggiorative dal punto di vista contrattuale e soprattutto senza nessuna certezza sul possibile rientro nell’organico regionale a conclusione dei 3 anni individuati come periodo transitorio”. La bozza di convenzione, infatti, prevede l’individuazione di un percorso di distacco verso l’ARPAE  dei lavoratori STB riconducendo il passaggio in via esclusiva teoricamente a scelte volontarie del personale, prevedendo incontri con gli ex Servizi tecnici di bacino finalizzati alla puntuale descrizione delle funzioni e dell’organizzazione delle due Agenzie nonché la prosecuzione del confronto sindacale per concordare i contenuti definitivi della convenzione fra Regione ed ARPAE e precisarne gli istituti di garanzia, fra i quali, per esempio, la clausola di salvaguardia per un possibile rientro in Regione. “In questo schema manca totalmente una visione organizzativa e una seria programmazione – aggiunge Silvia Piccinini - Come fanno i dipendenti a scegliere Arpae se non sanno com'è l'alternativa in Agenzia di protezione civile? Forse sarebbe stato meglio se le posizioni fossero dichiarate fin da ora come fabbisogno e quindi fornita una opzione chiara al dipendente al fine di candidarsi per quella struttura piuttosto che un’altra. Come al solito questa Giunta quando ci sono da piazzare dei dirigenti si fa in quattro, quando invece c’è da fornire garanzie ai ‘semplici’ lavoratori fa spallucce e tira dritto per la sua strada”. Dubbi anche sul destino dei canoni di riscossione delle concessioni idriche. “A quanto ci risulta attualmente possono essere incassati solo dalla Regione, così che occorre precisare cosa accadrà con il passaggio delle funzioni ad Arpae – conclude Silvia Piccinini – Per non parlare di quelli arretrati a cui la Regione ha rinunciato per anni e a cui, se si andrà avanti così, saremo costretti a dire addio per sempre”.


martedì 9 febbraio 2016

Saeco. ok accordo,sì per 95,4% lavoratori. Consultazione su intesa raggiunta a Roma tra sindacati e azienda.

 © ANSA


Da ANSA

Approvato dai lavoratori della Saeco di Gaggio Montano, l'accordo raggiunto a Roma - nei giorni scorsi - tra sindacati e Philips in cui sono previsti esodi incentivati con 75.000 euro, il ricorso alla cassa integrazione e investimenti di 23 milioni di euro per lo stabilimento sull'Appennino bolognese. A votare - come si legge nel verbale di consultazione referendaria postato su Facebook dal segretario generale della Fiom-Cgil Emilia-Romagna, Bruno Papignani - sono andati 459 dipendenti sui 541 aventi diritto pari all'84,84%: 438 di loro, pari al 95,42%, hanno detto sì all'intesa mentre 14, pari al 3,05% hanno detto no. Quattro le schede bianche, pari allo 0,87% e tre le schede nulle, pari allo 0,65%.
   - "Tra tanti rovesci della finanza, festeggiamo una piccola buona notizia. Una difficilissima vertenza sindacale, alla Saeco, è stata risolta grazie al contributo di tutti: la ministra Guidi, il presidente Bonaccini, l'azienda, i sindacati. Oggi il referendum ha segnato una vittoria netta dei sì all'accordo. Avanti, tutti insieme". Lo scrive il premier Matteo Renzi nella sua newsletter Enews.
   - "Grazie al senso di responsabilità dimostrato da tutte le parti e al sostegno delle istituzioni locali - commenta il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi - si è potuta evitare una crisi che avrebbe compromesso la permanenza di un sito industriale particolarmente rilevante in una zona del Paese già duramente colpita dalla crisi di questi ultimi anni".
   - Al referendum sull'intesa raggiunta a Roma i dipendenti della Saeco "hanno compreso che l'accordo era, alle condizioni date, il miglior risultato possibile". Lo sostiene il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, secondo cui "chi sceglierà la mobilità non sarà lasciato solo e la Regione vigilerà sugli investimenti promessi da Philips".

venerdì 5 febbraio 2016

Saeco, c'è accordo azienda-lavoratori.

Da Ansa: Saeco, c'è accordo azienda-lavoratori. Lo riferisce un tweet del portavoce del ministro Guidi.

E' stato raggiunto 'questa mattina all'alba' l'accordo alla Saeco tra azienda e lavoratori alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.
    E' quanto riferisce un tweet del portavoce del ministro.
   La Saeco, a quanto apprende, aprirà una procedura di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori dello stabilimento di Gaggio Montano e contestualmente una mobilità su base esclusivamente volontaria con incentivi 'consistenti'. E' questo in estrema sintesi lo schema dell'accordo raggiunto. L'azienda inizialmente aveva dichiarato 243 esuberi su 550 lavoratori. Alla fine della cassa integrazione è previsto che azienda e sindacati si incontreranno nuovamente (incontri per la verifica dei numeri sono comunque previsti per tutta la durata dell'accordo) per valutare i numeri e situazione, procedendo sempre e comunque "con strumenti non traumatici". I dettagli esatti dell'accordo saranno illustrati oggi alle 16 in una assemblea ai lavoratori allo stabilimento. L'accordo viene valutato in ambienti sindacali come il massimo possibile al momento per la tutela degli esuberi. Resta la ferma non condivisione del piano industriale di Philips da parte dei sindacati, che lo giudicherebbero 'più orientato a logiche finanziarie che industriali'.

Saeco: Fiom E-R, accordo necessario, di più non era possibile. 'No comment prima dell'incontro oggi con i lavoratori '

Sull'ipotesi di accordo raggiunta all'alba tra Philips e i lavoratori della Saeco di Gaggio Montano, alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, "personalmente non farò dichiarazioni prima che sia stata effettuata l'assemblea con i lavoratori, nel tardo pomeriggio". Lo scrive sul suo profilo Facebook il segretario della Fiom dell'Emilia-Romagna, Bruno Papignani.
    "Un accordo così complesso, che ritengo necessario per la tutela dei lavoratori e di sicuro più non era possibile fare, ha bisogno di un giudizio articolato, di una valutazione onesta trasparente e realistica, con un giudizio politicamente corretto sull'intera vicenda". Intorno alle 5 di stamane, sempre sul social network, Papignani aveva annunciato: "Ipotesi di accordo, di più non si poteva fare se non la rottura. Decideranno i lavoratori". La azienda aveva annunciato nei mesi scorsi 243 esuberi, un duro colpo per l'economia del paese dell'appennino Bolognese.
   

Saeco: Regione E-R;ora impegno per ricollocazione lavoratori

La Regione Emilia-Romagna assicura che continua il suo impegno nella vertenza per i lavoratori della Saeco. Lo fa per bocca dell'assessore regionale alle attività produttive, Palma Costi, che spiega che ciò accadrà "a partire dal monitoraggio degli impegni dell'intesa ma soprattutto a supporto, anche con nostri strumenti, della ricollocazione dei lavoratori e a sostegno dei processi imprenditoriali capaci di creare occupazione nel nostro Appennino". L'intesa per la vertenza è stata siglata dal presidente della Regione Stefano Bonaccini, dal ministro allo Sviluppo economico Federica Guidi, coi vertici di Philips-Saeco e sindacati. Per Costi si è trovato uno sbocco "grazie alla ripresa delle normali relazioni sindacali". L'accordo "permette di poter garantire la presenza del sito produttivo di Gaggio Montano.
    Mentre gli strumenti e le tempistiche fissate per accompagnare questa fase di riorganizzazione aziendale consentiranno a coloro che accetteranno volontariamente la mobilità per potersi ricollocare nel mondo del lavoro".