lunedì 2 maggio 2016

Non esistono crisi “minori”: i lavoratori della Stampi di Monghidoro e della società Dismeco di Marzabotto non sono di serie 'B'.


Riceviamo e pubblichiamo:

Il consiglio dell’Unione dell’Appennino bolognese ha approvato all’unanimità un ordine del giorno proposto dal sindaco di San Benedetto Val di Sambro per manifestare la vicinanza ai lavoratori della Stampi di Monghidoro coinvolti da alcune settimane in un presidio. Approvato un secondo ordine, proposto dalle opposizioni, per sollecitare un intervento normativo che tuteli il riciclo dei materiali nei territori dove vengono smaltiti.

La situazione di crisi per le aziende dell’Appennino bolognese non accenna a risolversi, anzi: dopo la vicenda Saeco, un’altra azienda minaccia di lasciare a casa decine di lavoratori, con effetti paradossalmente anche peggiori.
Se infatti nel caso dell’azienda di Gaggio Montano c’era un interlocutore con cui trattare, la situazione a Monghidoro è ancora più complicata; qui infatti la Stampi Group, azienda lodigiana che produce bobine elettromagnetiche insediatasi nel 2013, dallo scorso anno ha cominciato a tardare il pagamento degli stipendi con il triste percorso ben noto a tanti lavoratori: cassa integrazione, contratti di solidarietà. Per alcuni mesi lo stipendio è stato garantito dalla Bosch, il principale cliente, poi da marzo 2016 la mobilitazione dei lavoratori, visto il silenzio da parte della proprietà.
La situazione ha convinto gli amministratori dell’Unione di comuni dell’Appennino bolognese a firmare un ordine del giorno di sostegno nei confronti dei lavoratori, approvato all’unanimità dal consiglio: atto formale che fa seguito ad un impegno concreto già manifestato dal sindaco di San Benedetto Val di Sambro Alessandro Santoni che ha partecipato a incontri e presidi. Pur non rientrando infatti Monghidoro nei confini diretti dell’Unione dell’Appennino bolognese, gli effetti della crisi si sentono pesantemente sui territori vicini, come appunto San Benedetto.
La Stampi Group – ha spiegato Santoni durante il suo intervento in consiglio mercoledì 20 aprile – occupa circa 84 dipendenti. Un numero enorme se rapportato alla densità geografica di piccoli comuni come Monghidoro e San Benedetto. Oltre tutto ci sono molti casi di famiglie in cui marito e moglie sono occupati dall’azienda: per loro la perdita del posto del lavoro di entrambi è un autentico dramma. Anche se come amministratori locali non abbiamo grandi margini di azione, abbiamo il dovere di dimostrare la vicinanza ai lavoratori e di richiedere l’intervento di chi può cercare una soluzione, in Regione o al Ministero”.
Il rischio è che le dimensioni ridotte della fabbrica facciano sì che non ci sia la giusta attenzione da parte delle istituzioni, ma è proprio quello che i sindaci dell’Unione vogliono evitare: la questione è già stata portata in Regione, purtroppo senza esiti positivi sinora.
Durante la stessa seduta è stato approvato inoltre un altro ordine del giorno, relativo stavolta al caso della Dismeco di Marzabotto: l’azienda specializzata nello smaltimento e nel trattamento di materiale elettrico ed elettronico (RAEE) sta infatti vivendo un momento difficile sul fronte occupazionale: come più volte denunciato dall’amministratore delegato Claudio Tedeschi, infatti, nonostante l’Emilia-Romagna sia tra le più virtuose nella raccolta dei rifiuti elettrici, molti dei materiali che si raccolgono qui si smaltiscono in Veneto e in Lombardia. Questo perché si risponde ad una logica di mercato pura che si basa esclusivamente sui prezzi e non sulla capacità di riciclaggio del materiale, che per la Dismeco arriva a quasi il 98%. Una logica che tiene conto limitatamente delle inefficienze complessive del sistema, visto si trasportano i rifiuti da una regione all’altra. Su questo tema si richiede un intervento normativo e regolamentare da parte dei parlamenti regionali e nazionali, che valorizzino maggiormente la capacità di recupero dei materiali e la vicinanza in termini chilometrici di chi smaltisce rispetto a chi raccoglie.
Il presidente dell’Unione Romano Franchi ha aderito senza indugi alla proposta di ordine del giorno avanzata dai consiglieri di minoranza dell’Unione e poi votata all’unanimità: “Conosciamo bene la storia della Dismeco – ha spiegato – una azienda che abbiamo visto nascere, riportando in vita un distretto industriale che rischiava la desertificazione, e che da sempre come Comune di Marzabotto abbiamo sostenuto. Evidentemente la normativa attuale permette delle distorsioni che penalizzano le eccellenze, e su questo dobbiamo chiedere interventi efficaci e tempestivi”.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’ “. Albert Einstein
L' unica prospettiva x uscire dalla crisi è quella di eliminare i servizi con le banche. Le piccole banche devono chiudere.