di Loris Bonantini
La sanità, anche in Emilia-Romagna, non funziona
come dovrebbe. Esistono certamente eccellenze professionali e strutture di
grande valore, ma è difficile ignorare una realtà sempre più evidente:
inaugurare nuove AFT (Aggregazioni Funzionali
Territoriali) o Case della Comunità senza il personale
necessario rischia di trasformarsi in una semplice operazione di facciata.
Parlo
con cognizione di causa. Ho dedicato dodici anni a questa battaglia,
affrontando sacrifici personali, investendo risorse proprie e contando sul
sostegno di tanti volontari che hanno condiviso questo percorso. In questi anni
ho visto da vicino il problema delle liste d'attesa interminabili, la chiusura
di reparti e di Pronto Soccorso che per il nostro Appennino rappresentavano
un'autentica eccellenza.
La
domanda è semplice: perché chi governa non vede tutto questo? Troppo spesso,
anche chi indossa una fascia tricolore preferisce voltarsi dall'altra parte,
evitando di intraprendere battaglie concrete in difesa dei cittadini e dei
servizi essenziali.
La
riforma dei CAU, secondo molti cittadini e operatori, ha finito per
accompagnare la chiusura di alcuni Pronto Soccorso. Allo stesso modo, vi è il
timore che le nuove AFT possano ridimensionare progressivamente il ruolo del
medico di famiglia, una figura che per decenni ha rappresentato un punto di
riferimento fondamentale per le comunità locali.
A
tutto questo si aggiunge una delle emergenze più gravi: la carenza di personale
sanitario. Medici, infermieri, operatori sociosanitari e altre figure
professionali lavorano spesso sotto una pressione crescente. Si continua a
chiedere loro sacrifici straordinari, fino al punto che molti scelgono di
lasciare il sistema pubblico per trasferirsi nel settore privato, dove trovano
condizioni lavorative più sostenibili.
Di
fronte a questa situazione, i cittadini hanno il diritto e il dovere di far
sentire la propria voce. È necessario pretendere investimenti concreti nella
sanità e nella scuola pubblica, due pilastri fondamentali di una società civile
e democratica. Investire nelle persone che curano e nelle persone che educano
significa investire nel futuro del Paese.
Quello
a cui assistiamo troppo spesso è un silenzio che rischia di diventare
complicità. È tempo che la politica e gli amministratori, sostenuti dalle
risorse dei contribuenti, passino dalle parole ai fatti. I cittadini non hanno
bisogno di annunci, inaugurazioni o slogan: hanno bisogno di servizi
efficienti, personale adeguato e risposte concrete.
Perché sulla salute delle persone non possono bastare le promesse. Servono responsabilità, coraggio e scelte reali.
4 commenti:
Faccio parte del CCSMM Reno Lavino Samoggia e concordato sulle osservazioni.
Difficile non dargli ragione!
IL SIG BONANTINI ha colto il possibilissimo fine di tutte queste "innovazioni" presentate al popolo comune con sigle, parolone spesso non abituali alla maggioranza dei cittadini che fanno molta fatica a comprendere dove e come vanno concretamente a parare queste susseguirsi di riorganizzazioni. Nel contempo è sempre più difficile curarsi adeguatamente nella sanità pubblica, ovviamente il nascere ed il proliferare delle strutture private é diventata inevitabile ????? non sono d'accordo. Purtroppo la politica e gli amministratori pubblici fanno finta di non capire e ciò deriva dalla complicità/convenienza a convogliare la massa verso il privato. Noi semplici cittadini facciamo già fatica a far quadrare i conti ( anche se i modelli inculcatici delle ferie e dei ponti festaioli drenano le risorse dei pensionati e sopratutto dei lavoratori ) Il business dei potenti fa si che le fabbriche chiudano o si trasferiscano, le guerre dei prepotenti ed arroganti si moltiplicano, la nostra terra forse è già ora in posizione di non ritorno......ma allora quelli che abbiamo votato a destra o a sinistra si meritano ancora il lauto stipendio che segue una logica inflazionistica fuori da ogni logica ?.
Scusa Bonantini sono capace di lamentarmi, forse comprendo le logiche che stanno dietro a questi eventi MA NON SONO IN GRADO DI AIUTARTI, NON RIESCO NEPPURE A CERCARE DI FARE RAGIONARE LE PERSONE CON CUI DIVIDO LA PIAZZA MUNICIPALE.
Qualcuno mi suggerisce che il cambiamento necessita di una estinzione di massa molto grande ed ovunque.
Buonanotte
pare che il 50% del pil italiano andasse nella sanità, le chiamano riorganizzazioni? in realtà sono tagli, chiunque governi la nostra patria.
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