Ci è stata inviata questa riflessione per
un giudizio e una discussione:
PAESE BACIATO DALLA SORTE E RIPUDIATO
DALLA POLITICA
di Domenico Finiguerra
L’Italia è un paese meraviglioso. Paesaggio, cultura, città d’arte. Cuciniamo il cibo e produciamo il vino più buoni al mondo. Abbiamo monti, colline e spiagge incantevoli.
Insomma, siamo seduti su una miniera d’oro, un tesoro accumulato nei millenni grazie agli incroci ricorrenti tra la bellezza creata dalla natura e quella creata dalle donne e dagli uomini. Siamo stati davvero baciati dalla storia e dalla geografia.
Un paese mediamente normale, governato da persone mediamente intelligenti e magari anche oneste, avrebbe da tempo messo in campo politiche mediamente virtuose in grado di estrarre dallo “scrigno” a disposizione” ricchezza, benessere, opportunità di lavoro e reddito per molti. In fondo è quello che i costituenti immaginavano scrivendo l’art. 9 della Costituzione: “L’Italia tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della nazione”. Sembra quasi di sentire sussurrare un consiglio appassionato: “Voi che governerete il paese dovete coltivare i giacimenti italiani.”
E gli estensori del decreto Sblocca Italia l’hanno preso proprio alla lettera questo consiglio. Grazie allo Sblocca Italia sarà infatti tutta una coltivazione di giacimenti. Di petrolio e di gas.
Noi, il paese del sole, del mare, degli approdi di Ulisse e di Enea, anziché investire, tutelare e porgere con grazia al resto del pianeta il patrimonio unico che abbiamo ricevuto in eredità, decidiamo di metterci a trivellare sulla terraferma e in mare, coltivare idrocarburi, accogliere pipeline nei pressi dei meravigliosi faraglioni di San Foca a Marina di Melendugno. Un paesaggio unico e irripetibile. Che sarà ancora più unico quando accoglierà il TAP (Trans Adriatic Pipeline).
Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha detto chiaramente che “il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato”. Ma queste sono parole da scrivere sull’acqua e dimenticare. Sono uno di quei lacci e lacciuoli che imbrigliano la ripresa del paese, che ne bloccano le meravigliosi sorti che lo attendono …
Così, il nostro premier, che si vergognava delle figuracce rimediate ai consessi internazionali dove si fa a gara a chi è più supino ai desiderata delle lobbies, ha twittato #sbloccaitalia. Un tweet micidiale che farà saltare dall’ingranaggio della macchina economica granelli di sabbia e macigni: burocrazia, sovrintendenze, comitati, sindaci retti, sentenze del Consiglio di Stato, art. 9 della Costituzione.
Lo Sblocca Italia è un manifesto sovversivo. Perché sovverte l’ordine delle cose. Perché mette davanti all’interesse collettivo quello delle multinazionali del petrolio e del gas, consegnandogli i codici di accesso per fare della bellezza italiana tramezzini da banchetto.
L’Italia. Baciata dalla storia e dalla geografia. Ma non dalla politica (cit. Dottor Drer Crc Posse).
di Domenico Finiguerra
L’Italia è un paese meraviglioso. Paesaggio, cultura, città d’arte. Cuciniamo il cibo e produciamo il vino più buoni al mondo. Abbiamo monti, colline e spiagge incantevoli.
Insomma, siamo seduti su una miniera d’oro, un tesoro accumulato nei millenni grazie agli incroci ricorrenti tra la bellezza creata dalla natura e quella creata dalle donne e dagli uomini. Siamo stati davvero baciati dalla storia e dalla geografia.
Un paese mediamente normale, governato da persone mediamente intelligenti e magari anche oneste, avrebbe da tempo messo in campo politiche mediamente virtuose in grado di estrarre dallo “scrigno” a disposizione” ricchezza, benessere, opportunità di lavoro e reddito per molti. In fondo è quello che i costituenti immaginavano scrivendo l’art. 9 della Costituzione: “L’Italia tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della nazione”. Sembra quasi di sentire sussurrare un consiglio appassionato: “Voi che governerete il paese dovete coltivare i giacimenti italiani.”
E gli estensori del decreto Sblocca Italia l’hanno preso proprio alla lettera questo consiglio. Grazie allo Sblocca Italia sarà infatti tutta una coltivazione di giacimenti. Di petrolio e di gas.
Noi, il paese del sole, del mare, degli approdi di Ulisse e di Enea, anziché investire, tutelare e porgere con grazia al resto del pianeta il patrimonio unico che abbiamo ricevuto in eredità, decidiamo di metterci a trivellare sulla terraferma e in mare, coltivare idrocarburi, accogliere pipeline nei pressi dei meravigliosi faraglioni di San Foca a Marina di Melendugno. Un paesaggio unico e irripetibile. Che sarà ancora più unico quando accoglierà il TAP (Trans Adriatic Pipeline).
Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha detto chiaramente che “il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato”. Ma queste sono parole da scrivere sull’acqua e dimenticare. Sono uno di quei lacci e lacciuoli che imbrigliano la ripresa del paese, che ne bloccano le meravigliosi sorti che lo attendono …
Così, il nostro premier, che si vergognava delle figuracce rimediate ai consessi internazionali dove si fa a gara a chi è più supino ai desiderata delle lobbies, ha twittato #sbloccaitalia. Un tweet micidiale che farà saltare dall’ingranaggio della macchina economica granelli di sabbia e macigni: burocrazia, sovrintendenze, comitati, sindaci retti, sentenze del Consiglio di Stato, art. 9 della Costituzione.
Lo Sblocca Italia è un manifesto sovversivo. Perché sovverte l’ordine delle cose. Perché mette davanti all’interesse collettivo quello delle multinazionali del petrolio e del gas, consegnandogli i codici di accesso per fare della bellezza italiana tramezzini da banchetto.
L’Italia. Baciata dalla storia e dalla geografia. Ma non dalla politica (cit. Dottor Drer Crc Posse).
