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giovedì 28 febbraio 2019

Ozzano e San Lazzaro su 'asfalto tossico'.


Riceviamo:
In merito agli articoli apparsi sulla stampa sulla presunta presenza di sostanze inquinanti in un conglomerato ecologico 'Concrete green' utilizzato come riempitivo tra le condutture e l’asfalto su strade di vari Comuni tra cui San Lazzaro e Ozzano, le due Amministrazioni specificano quanto segue.

I Comuni di San Lazzaro e Ozzano non hanno mai utilizzato questo materiale.

Da approfondimenti fatti insieme al corpo Forestale dei Carabinieri di Rovigo, è emerso che ditte private che lavoravano per conto di Hera nella sistemazione delle condutture di gas e fognature, in due casi nel territorio di San Lazzaro e in un caso sul territorio di Ozzano hanno utilizzato questo materiale, nel 2014, acquistandolo a loro volta dalla ditta fornitrice oggetto di indagine.

Pertanto, in seguito ai nuovi sviluppi nell’indagine, i Comuni di San Lazzaro e Ozzano si costituiranno parte civile nel procedimento in corso, intimando ad Hera di provvedere alla bonifica certificata dagli enti preposti dei siti coinvolti qualora dovesse essere effettivamente accertata la presenza di sostanze inquinanti in quantità superiori ai limiti di legge.

lunedì 10 dicembre 2018

Come ai tempi dei Re Magi a Ozzano si osserva la Cometa

Associazione Astrofili Bolognesi informa:

Domani, martedì 11 dicembre, arriva sui cieli di Bologna la cometa Wirtanen e gli astrafili bolognesi invitano a Ozzano per una osservazione guidata coi telescopi dell'Associazione, preceduta da una conferenza scientifica tenuta dall'Inaf.

 

domenica 28 ottobre 2018

A Ozzano la città romana di Claterna riemerge dalla sua tomba secolare ed è viva più che mai. Ci fa molto piacere.


Mentre si delinea meglio la forma della Domus del fabbro e del teatro, nuove ricerche geomagnetiche disegnano un quadro quasi completo della città, individuando alcuni edifici del comparto pubblico mai visti prima. E dai lavori per la pista ciclabile spuntano un mosaico e potenti strutture proprio dove si credeva potessero trovarsi le antiche terme

La Soprintendenza Archeologia per la città metropolitana di Bologna informa: 

 Una delle possibili ipotesi ricostruttive per l’edificio teatrale di Claterna. I dati di quest’anno e quelli delle prossime campagne di scavo consentiranno di raggiungere un modello ricostruttivo sempre più attendibile (grafica 3D di Paolo Nanni)
Il foro, il teatro, le domus private, le officine artigianali e ora quasi certamente l’impianto termale. L’antica città romana di Claterna definisce ogni anno di più la sua forma urbis svelando i propri segreti e confermando le ipotesi ricostruttive proposte nel corso dei vari scavi.
Le ricerche e i sondaggi sistematici dell’ultimo decennio hanno permesso di disegnare un quadro pressoché completo della città romana che giace ‘sepolta’ a pochi centimetri di profondità lungo la Via Emilia, nel territorio di Ozzano dell’Emilia, tra Bologna e Imola.
Ogni campagna di scavo porta con sé nuove sfide e prove.
Quella appena conclusa ha operato su tre fronti: la domus del fabbro e il teatro, in prosecuzione al progetto 2017-2019, e la ricerca geomagnetica su tutta la pianta della città, una novità assoluta. Docenti e studenti dell’Università di Venezia Ca’ Foscari e dell’Università di Siena e ragazzi impegnati in esperienze di alternanza Scuola Lavoro hanno lavorato da giugno a settembre sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e con il coordinamento dell’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’.
 
Molte e interessanti le novità emerse dalle ricerche 2018.
Nella Domus del fabbro, sono proseguite le ricerche nella nuova area aperta verso nord, operando più in profondità per raggiungere le fasi imperiali di I – III secolo d.C. La scoperta più importante è stata quella di un secondo peristilio, un’area cortiliva porticata dotata di pozzo sulla quale affacciava una cucina. Sono stati anche scoperti un altro cortile e altri ambienti, questi ultimi intonacati.
La domus insomma sta prendendo sempre più forma, confermandosi come un grande e complesso organismo architettonico.
Abbiamo continuato anche quest’anno il progetto di ricostruzione delle strutture antiche, aggiungendo nuovi ambienti e riedificando uno dei pozzi ritrovati negli anni scorsi. La sperimentazione continua con materiali e tecniche differenti, sempre però ispirate al sapere costruttivo degli antichi romani.
 
Abbiamo proseguito le ricerche anche nel settore del Teatro, aprendo un’area molto vasta di fianco a quella dell’anno scorso. Le indagini sono ancora in corso ma va segnalato il ritrovamento di strutture di fondazione della cavea, in grandi blocchi di arenaria, che si stanno rivelando molto più profonde e ben conservate di quanto non fosse emerso l’anno scorso.
L’esplorazione della parte bassa della cavea ha restituito anche materiali lapidei lavorati, come un grosso frammento di cornice, mentre sono iniziate quest’anno le indagini nella zona dell’orchestra e degli ingressi laterali che si trovano a profondità elevate in quanto parte della struttura è stata parzialmente costruita sotto il livello di calpestio antico.
Queste scoperte stanno definendo la forma architettonica di un grande teatro, consentendoci in futuro di proporne una ricostruzione sempre più dettagliata.
 
Ricerche geomagnetiche ed edifici pubblici. La campagna di scavo 2018 ci ha consentito di avviare un progetto sognato da tempo: l’esplorazione estensiva della città attraverso le più moderne tecnologie geofisiche. Abbiamo trovato un ottimo interlocutore nell’Università di Siena, in particolare nel Prof. Stefano Campana, stimato e famoso ricercatore che vanta un’esperienza pluriennale nello specifico campo delle prospezioni su città e territori antichi e medievali.
I risultati non si sono fatti attendere: l’integrazione tra le nuove prospezioni geomagnetiche condotte dall’Università di Siena (ben 16 ettari sui 18 del totale urbano) e la mappatura delle tracce aerofotografiche portata avanti in lunghi anni di ricerche ha prodotto un quadro quasi completo dell’area urbana e di parte del suburbio. Questi nuovi dati ci permettono ora di individuare meglio, tra le tante altre particolarità, tutto il comparto pubblico (compresi alcuni edifici mai individuati prima) e la scansione interna del tessuto urbano. Un materiale di assoluto interesse che stiamo studiando nei particolari e che sarà oggetto di analisi nei prossimi mesi.
 
Ultima ma non meno importante novità di quest’anno è la scoperta legata alla realizzazione della pista ciclabile che collegherà San Lazzaro di Savena e Castel San Pietro Terme: le ricerche dirette dalla Soprintendenza hanno intercettato un grande mosaico e potenti strutture proprio nel luogo dove le prospezioni e le foto aeree inducevano a ritenere che esistesse un grande edificio pubblico, probabilmente termale.
Scavi e indagini future confermeranno o chiariranno la natura di questa costruzione.
 
Le indagini archeologiche a Claterna sono promosse dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dall’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’ con il finanziamento di CRIF SpA e il contributo Gruppo IMA SpA e RENNER Italia SpA. Il progetto di alternanza scuola-lavoro è coordinato dal Rotary Club Bologna. Le ricerche geomagnetiche sono state eseguite dall’Università degli Studi di Siena (Prof. Stefano Campana); le indagini sul campo sono eseguite dall’Università di Venezia Ca’ Foscari.
 
Informazioni scientifiche di
Renata Curina, archeologa della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le provincie di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (renata.curina@beniculturali.it )
Claudio Negrelli, responsabile scientifico dell’Associazione Culturale ‘Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi’ (claudionegrelli@gmail.com  )
Maurizio Molinari, referente scientifico dell’Associazione Culturale “Centro Studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi” (molinariemme@libero.it )
 
Info e foto http://www.archeobologna.beniculturali.it/bo_ozzano_emilia/scavi_2017-2019/attivita_2018.htm
 
 
Claterna
Claterna è la città romana che giace ‘sepolta’ a pochi centimetri di profondità lungo la Via Emilia, nel territorio di Ozzano dell’Emilia, tra Bologna e Imola.
Claterna nasce nel II secolo a.C. con una duplice funzione: da un lato è un importante snodo viario all’incrocio fra via Emilia, torrente Quaderna e una via transappenninica, forse la Flaminia minor, dall’altra come centro di mercato e servizi.
Nel I secolo a.C. Claterna, come tante altre città italiche, diventa un municipium con competenza sul vasto territorio compreso fra i torrenti Idice e Sillaro. Dopo il periodo di massimo splendore collocabile nella prima età imperiale, la città sopravvive fino alla tarda antichità (V-VI secolo d.C.), seppure notevolmente ridimensionata, per poi venire totalmente abbandonata fino al completo oblio.
Fin dall’Ottocento, l’antica città romana di Claterna è stata un campo d’indagine privilegiato per l’archeologia emiliano-romagnola. L’unicità di Claterna è dovuta al fatto di non aver avuto una continuità storica analoga a quella degli altri centri sorti lungo la via Emilia (da Rimini a Piacenza) e questa assenza di stratificazione ha offerto la possibilità di indagare la città nella sua estensione e configurazione originale, senza le modifiche intervenute nel tempo. A partire dagli anni 80, la Soprintendenza ha intrapreso la progressiva acquisizione dell’ampia superficie su cui si estende l’antica città romana e dal 2005 si è dato vita a un grande progetto di studio e valorizzazione con enti locali e associazioni culturali.
L’obiettivo delle ricerche e dei sondaggi sistematici intrapresi nell’ultimo decennio è di chiarire alcuni aspetti topografici (i suoi limiti, l’articolazione interna, gli spazi pubblici e sacri quali foro, basilica, edifici templari e teatro) e cronologici (dalla fondazione e dall’eventuale origine preromana al declino) dell’antica città e di valorizzare alcuni spazi per consentire al pubblico di visitare le evidenze archeologiche più suggestive, come la Casa del fabbro e la Domus dei mosaici.
 


giovedì 2 ottobre 2014

I 'soccorritori' di Bologna e provincia hanno mostrato le loro capacità.




Di Christian Labanti
Soccorso Alpino Emilia Romagna
Capostazione Rocca di Badolo


I SOCCORRITORI  di Bologna e provincia  si sono misurati sulla loro capacità di intervento in pronto soccorso in caso di emergenza con una serie di simulazioni che hanno avuto come ‘location’ le colline di Monterenzio.
Le aspettative sono state rispettate e anche di più! Le foto parlano da sole.
Alla ‘tre giorni di esercitazioni’ hanno partecipato molte Associazioni, legate ad ANPAS Provinciale, con volontari sanitari e di protezione civile.
La Pubblica Assistenza di Monterenzio, con il continuo contatto degli amici della Pubblica Assistenza di Sasso Marconi, aveva da tempo preparato il tutto.

Attorno alle 19 e 30 di venerdì 26 da Bologna è arrivata la colonna delle ambulanze e mezzi di soccorso: per i cittadini di Monterenzio è stata una bella emozione!
Poi è stato allestito il “campo base”, nell’area del Parco del Museo Fantini, dove solitamente viene ospitata la festa celtica “I fuochi di Taranis”, dotato di una cucina da campo con tensostruttura, per i pasti al coperto. La Polisportiva ha offerto un utile appoggio per acqua e bagni, nella palestra della scuola adiacente.

Era presente una grande tenda per alloggiare la segreteria e l’infermeria. Di fianco al Museo Fantini è stata sistemata una decina di tende, per il pernottamento dei volontari, completando così la scenografia dell’insediamento, il tutto illuminato di notte, dalle torri-faro.
E poi, pronti per partire alle chiamate di soccorso, c’erano i mezzi delle Associazioni Pubbliche Assistenze di: Città di Bologna, Granaglione, Lavino, Monterenzio, Ozzano/S.Lazzaro, Pianoro, Sasso Marconi, Vado.

I due strateghi/sceneggiatori Mattia Verucchi e Denis Bernardini della PA di Sasso Marconi, con la propria esperienza e superando sé stessi, hanno studiato realistici scenari per la simulazione di eventi catastrofici. La contestualizzazione dei singoli incidenti, nei vari punti del nostro territorio, è stata studiata con l’aiuto della responsabile di Polizia Municipale Lucia Ravaioli e del maresciallo dei Carabinieri Primo Scarlata.

E così, c’è stato un susseguirsi di:
  • Simulazioni di incidenti con auto e camion. Volontari sanitari, ambulanze e mezzi di soccorso che lavoravano e collaboravano continuamente.
  • Dispersi recuperati con l’elicottero della Polizia III Reparto volo di Bologna: abbiamo visto in azione il Soccorso Alpino Emilia-Romagna, che, dalla loro sede di Marzabotto “Stazione di Rocca di Badolo”, guidati dal Presidente Danilo Righi e Capo Stazione Christian Labanti, sono accorsi a prelevare dei feriti, in vari punti di Monterenzio non accessibili dall’ambulanza, con spettacolari “verricellate” dall’elicottero.
  • Un avvelenamento di quattro persone per funghi, dispersi nel bosco in sentieri raggiungibili solo da mezzi 4×4 con logistici di protezione civile. Dispersi ritrovati dalle unità cinofile della Protezione Civile e soccorso Alpino Emilia Romagna, con i bravissimi e simpaticissimi cani indirizzati dai propri istruttori, di ANPAS e del Soccorso Alpino.
  • Una evacuazione per terremoto degli uffici del Municipio, di tutti i dipendenti, compresi i tecnici Ferretti e D’Errigo dell’Ufficio Tecnico e il Sindaco, che si è prestato anch’esso all’evacuazione. Subito dopo la sede del Municipio è stata sottoposta ad una visita da parte di tecnici della Federazione Architetti Emilia Romagna, per controllare eventuali danni subiti dallo sciame sismico.
  • Feriti da arma da fuoco e un impiccato ritrovati nel bosco, con intervento di Carabinieri e Polizia Municipale.
  • Evacuazione per frana di alcune famiglie nella frazione di Rignano, sotto il controllo del Corpo Forestale dello Stato.
  • Il ruolo dei feriti e dispersi, è stato interpretato da bravissimi figuranti che si sono immedesimati perfettamente nel proprio ruolo, rendendo il più difficile possibile la vita ai volontari che sono intervenuti a risolvere le emergenze. Per rendere credibili ferite, contusioni, traumi come lacerazioni e fratture di tutti i tipi, sono entrati in azione i truccatori della Croce Rossa Italiana. Veramente incredibile ciò che sanno fare.

Momenti di briefing si sono resi necessari, per fare il punto della situazione e riflettere tutti assieme su contesti che si possono migliorare, per proseguire al meglio.
Magari dopo una buona cena, preparataci dagli instancabili e bravi cuochi e dai volontari sempre indaffarati attorno alla cucina! Il buon cibo è utile ad allietare e rallegrare le difficoltà delle esercitazioni.











martedì 30 aprile 2013

Bloccato da una 'crisi di panico' sui calanchi dell'Abbadessa.



Di Christian Labanti, capostazione Soccorso Alpino  Rocca di Badolo. 
Mob: 3492642818; mail: cs.badolo@saer.org


Attorno  alle 14 di domenica scorsa, la nostra Stazione Rocca di Badolo è stata attivata dalla Centrale Operativa del 118, dopo una triangolazione tra Polizia , Modena Soccorso e Bologna Soccorso ,  per un intervento di recupero in via Tolara di  Sopra ad Ozzano dell'Emilia , vicino ad un agriturismo.
L'allarme, lo hanno fatto scattare due coniugi escursionisti che, dopo aver abbandonato il sentiero n. 810, per risalire i calanchi dell' Abbadessa ed ammirare la vallata sottostante, uno dei due,  B.C di 59 anni , non riusciva più a muoversi a causa di un probabile attacco di panico, dovuto al vuoto circostante.
La nostra squadra, è arrivata tempestivamente sul posto e dopo aver percorso un tratto di fitta boscaglia ed un ripido calanco, ha identificato in lontananza i due escursionisti fermi immobili.
Dopo averli raggiunti,  sono stati messi in sicurezza ed aiutati nella ripida discesa.

A parte il forte spavento , non è stato necessario l'intervento medico.

Tutto bene ciò che finisce bene. Ma la lezione che se ne ricava è ‘a volte sembra tutto facile , ma poi si hanno sorprese come quelle del Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa. La prudenza non è mai troppa’.


venerdì 1 febbraio 2013

Antiche città abbandonate a confronto: problematiche, progetti ed esempi di valorizzazione



La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e l'Associazione Culturale Civitas Claterna hanno organizzato un convegno, domani  sabato 2 febbraio, alle 9,30, nella Sala Gnudi della  Pinacoteca Nazionale, in via Belle Arti 56 a Bologna che mette a confronto nove antiche città sopravissute fino ad oggi per i loro secolare abbandono: Claterna, Marzabotto, Monterenzio, Veleia, Classe, Aquileia, Altino, Libarna e Luni.


Gli scavi del 1933 a Claterna (Archivio SBAER)
“Cosa lega Marzabotto a Luni, l’etrusco-celtica Monterenzio alle romane Claterna, Veleia e Aquileia?” si chiede nella presentazione. “ Sono tutte città abbandonate già in antico o al massimo nel Medioevo. Siti urbani di diversa origine e cronologia che, ironia del destino, una morte precoce ha consegnato all’eternità. Se non fossero state abbandonate, sarebbero oggi sepolte sotto metri di strati successivi e non potremmo vederle, come non vediamo Felsina, la Bologna etrusca.
Per l’intera giornata, studiosi ed esperti si confrontano sul rapporto tra ricerca archeologica e valorizzazione, sulla fruibilità di queste aree archeologiche e sull’eventuale ricostruzione degli ambienti antichi, edifici, strutture e paesaggi che siano.
Si passerà in rassegna il caso di Claterna, città romana lungo la via Emilia  (nelle vicinanze di Ozzano) al centro da anni di un importante progetto di valorizzazione, insieme ad alcune tra le più grandi realtà archeologiche regionali e nazionali, da Libarna (Piemonte) ad Aquileia (Friuli Venezia Giulia), dalla veneta Altino alla ligure Luni, oltre a Marzabotto, Monterenzio, Veleia e Classe, in Emilia-Romagna.
Luoghi nei quali la ricerca archeologica può produrre dati estensivi su interi comparti urbanistici ed essere contemporaneamente il punto di partenza per interventi di valorizzazione dal profondo significato storico e ambientale".

Il convegno fa parte del progetto di valorizzazione dell'area archeologica di Claterna, situata nel Comune di Ozzano dell'Emilia (BO) che vede l'Associazione Culturale Civitas Claterna (formata dal Comune di Ozzano dell'Emilia, dal Gruppo IMA, Industria Macchine Automatiche, e dal Gruppo Città di Claterna) operare in convenzione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, e in particolare del progetto triennale per la valorizzazione del ‘settore 11’ sponsorizzato da CRIF S.p.a.

 info su www.archeobologna.beniculturali.it oppure tel. 347 4659014