Visualizzazione post con etichetta Istituto Ramazzini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Istituto Ramazzini. Mostra tutti i post

lunedì 9 dicembre 2024

Al via nuova clinica mobile grazie all'Istituto Ramazzini

 

Foto Ansa

Da gennaio visite ed esami gratuiti nel Bolognese

L'istituto Ramazzini in collaborazione con Alis ha allestito una nuova clinica mobile, che da gennaio girerà per le vie di Bologna e dei Comuni che aderiranno all'iniziativa con lo scopo di fare prevenzione per diverse patologie oncologiche.

A bordo del camper, donato da Cvs, si potranno fare visite ed esami gratuiti legati alla senologia, alla dermatologia, alla tiroide e - con screening destinati in particolare agli adolescenti - anche al cancro ai testicoli.

    "È un percorso iniziato alcuni anni fa - spiega Marco Benni, amministratore delegato del Ramazzini - durante la pandemia siamo andati a cercare le persone là dove vivono, grazie al camper di Ant, e da quell'esperienza ci è venuta l'idea di avere un mezzo nostro per andare là dove c'è bisogno". Per Benni "di esami di secondo livello c'è una grandissima domanda, pari a circa il 15% di chi si sottopone ad accertamenti" e tante sono le patologie insorgenti. Tra queste, il tumore ai testicoli, sempre più diffuso, che si può monitorare grazie "alla pratica dell'autopalpazione fin da giovani".
    Per l'assessore comunale alla Salute, Luca Rizzo Nervo, "prossimità e proattività sono necessarie per garantire ai cittadini l'accesso". Mentre l'assessore regionale, Raffaele Donini, sottolinea come l'Emilia-Romagna sia "leader in Italia" per la prevenzione. "Le cliniche mobili funzionano- aggiunge - in tre anni abbiamo offerto ai cittadini oltre 10.000 carte del rischio cardiovascolare con questa modalità".
    Anche l'amministratrice di Alis, Lisa Valentini, ricorda come questa iniziativa "dia la possibilità ad un numero più ampio di persone possibile di entrare in ambulatorio e uscire con in mando il proprio referto medico in busta chiusa e poi poter approfondire, se necessario".


giovedì 7 novembre 2019

Solidarietà a Casalecchio di Reno per la ricerca dell'Istituto Ramazzini

Una serata, oggi, giovedì 7 novembre,di presentazione delle ricerche sugli effetti sanitari dell' elettromagnetismo legato alle radiofrequenze e di raccolta fondi

Evidenze scientifiche e indicazioni pratiche legate a un tema molto presente nel dibattito pubblico come l'esposizione alle radiofrequenze da cellulare saranno al centro della serata di solidarietà per la ricerca dell'Istituto Ramazzini, organizzata da Percorsi di Pace giovedì 7 novembre alle 20.30 presso la Casa per la Pace "La Filanda" di Casalecchio di Reno, con la partecipazione del presidente Istituto Ramazzini ONLUS Simone Gamberini e della ricercatrice Fabiana Manservisi.

Durante la serata sarà esposta una relazione su "Onde elettromagnetiche a radio frequenze: lo studio sperimentale dell'Istituto Ramazzini e lo sviluppo delle nuove tecnologie 5G", con i risultati di ricerca legati alle frequenze emesse dalle antenne di telefonia mobile (incluse quelle dei dispositivi portatili più comuni) sulle bande 2G e 3G e limitatamente al "campo lontano". Verranno date così indicazioni sulle precauzioni di uso quotidiano, in particolare dei telefoni cellulari, per minimizzare l'impatto delle onde elettromagnetiche sul cervello e su altri organi sensibili del corpo umano.

L'iniziativa è a ingresso libero

Nell'occasione verranno raccolte donazioni a favore dell'Istituto Ramazzini, necessarie per mantenere in vita la ricerca scientifica indipendente che caratterizza la struttura fin dal suo avvio, sotto la spinta del grande oncologo Cesare Maltoni e che le ha consentito di anticipare di decenni l'evidenza epidemiologica sulla dannosità di molte sostanze per la salute umana.

giovedì 22 marzo 2018

Studio Istituto Ramazzini: 'Ripetitori e telefoni cellulari causano il cancro'

'Malattie rare delle cellule nervose': ecco le conclusioni dello studio appena pubblicato, il più grande mai realizzato su radiazioni a radiofrequenza

Sollecitato
L’Istituto Ramazzini ha studiato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA), e ha riscontrato gli stessi tipi di tumore, ossia malattie rare delle cellule nervose. 
Queste dunque le conclusioni della ricerca che l’lstituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni”, ha condotto per studiare l’impatto dell’esposizione umana ai livelli di radiazioni a radiofrequenza (RFR) prodotti da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile. La ricerca è stata finanziata dai soci e dalle socie dell’Istituto Ramazzini, da Arpa, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Carisbo, Inail, Protezione Elaborazioni Industriali (P.E.I.), Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children With Cancer (UK), Environmental Health Trust (USA).
Lo studio appena pubblicato, il più grande mai realizzato su radiazioni a radiofrequenza (RFR), intitolato “Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 GHz”, rivela aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: l’iperplasia (aumento delle dimensioni - ndr) delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata. Tutti i livelli di esposizione usati in questo studio sono inferiori al limite statunitense FCC per la massima esposizione concessa per la popolazione. In altre parole, se un ripetitore emette questa quantità di radiazioni, è considerato conforme rispetto a tutti i regolamenti e alla legislazione degli Stati Uniti.
2.448 ratti Sprague-Dawley sono stati esposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea. Lo studio comprende dosi ambientali (cioè simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro) di 5,  25 e 50 V/m: questi livelli sono stati studiati per mimare l’esposizione umana full-body generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell’NTP americano.
L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia”, dichiara la Dott.ssa Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’Area Ricerca dell’Istituto Ramazzini e leader dello studio.inRead invented by Teads
Infatti il DPCM 8/07/03, fissa i limiti come segue:
1) i limiti di esposizione, in modo differenziato per tre intervalli di frequenza; per esempio per le frequenze dei dispositivi delle telefonia mobile i limiti di esposizione sono pari a 20 V/m per il campo elettrico; 2) il valore di attenzione di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare per esposizioni in luoghi in cui la permanenza di persone è superiore a 4 ore giornaliere; 3) l’obiettivo di qualità di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare all’aperto in aree e luoghi intensamente frequentati. Questi valori vengono però misurati come media nell’arco di 24 ore, cioè facendo la media fra i rilievi diurni e quelli notturni, portando quindi ad una sottostima delle esposizioni reali durante il giorno, quando il traffico telefonico è più elevato.
Le dosi dell’NTP sono state stabilite per mimare l’esposizione localizzata sui tessuti corporei proveniente da un cellulare posto vicino al corpo, e sono quindi decisamente più elevate di quelle dell’Istituto Ramazzini. Nonostante queste differenze, entrambi gli studi hanno rilevato aumenti statisticamente significativi nello sviluppo dello stesso tipo di tumori maligni molto rari del cuore nei ratti maschi trattati e del cervello nelle femmine.
Il nostro studio conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Program americano; non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze. Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni.”.
E’ molto importante sottolineare il fatto che studi epidemiologici (cioè studi sulla popolazione) hanno trovato lo stesso tipo di tumori delle cellule di Schwann (cellule di rivestimento dei nervi) nei forti utilizzatori di telefoni cellulari” afferma ancora la Dott.ssa Belpoggi. “Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – prosegue - il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze”.  “Inoltre – continua Belpoggi – i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinché l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari. Certo non immagino che si possa tornare indietro nella diffusione di questa tecnologia, ma sono sicura che si possa fare meglio.  La salute pubblica necessita di un’azione tempestiva per ridurre l’esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni”, conclude Belpoggi.


L’Istituto Ramazzini è una cooperativa sociale onlus fondata nel  1987 dal professor Cesare Maltoni, impegnata nella ricerca e nella prevenzione del cancro.  All’istituto fa capo il Centro di Ricerca sul Cancro "Cesare Maltoni", che ha sede nel Castello di Bentivoglio (Bo)  e dove vengono  analizzati i rischi cancerogeni e la tossicità di numerose sostanze, fornendo le basi scientifiche per la normativa nazionale e internazionale.   Le attività di prevenzione vengono invece svolte nei due Poliambulatori  dell'Istituto Ramazzini, a Bologna e a Ozzano dell’Emilia. 

Da Bologna Today

domenica 12 novembre 2017

“La Regione sostenga la ricerca dell'Istituto Ramazzini sulla pericolosità del GLIFOSATO”

Il consigliere regionale di M5S Giulia Gibertoni ha presentato una interrogazione sul pesticida più utilizzato in agricoltura, potenzialmente pericoloso per la salute umana e sulla tossicità del quale l’istituto di ricerca bolognese sta portando avanti un complesso studio di verifica. "Evitare che UE rinnovi licenza per altri 10 anni”.  
 
Riceviamo:  
 
La Regione sostenga lo studio che l’istituto Ramazzini sta portando sul glifosato. Anche se al momento i risultati ottenuti sono parziali è evidente che l’esposizione al pesticida può avere effetti molto pericolosi per la nostra salute”. Giulia Gibertoni ha presentato una interrogazione alla Giunta per sollecitare un impegno della Regione nei confronti della verifica della tossicità del glifosato, il pesticida più diffuso in agricoltura il cui consumo è stimato in circa 825mila tonnellate all’anno. “L’istituto Ramazzini di Bologna sta conducendo uno studio molto scrupoloso sugli effetti provocati dall’utilizzo di questa sostanza – spiega Giulia Gibertoni – Studio che, seppur ancora incompleto, mette in evidenza abbastanza chiaramente come anche a dosi ritenute sicure e per un periodo espositivo relativamente breve (corrispondente all’incirca ad uno studio di tossicità a 90 giorni, cioè, in termini di età equivalente nell’uomo, dalla vita embrionale ai 18 anni di età), sono in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale. Davanti a queste evidenze scientifiche non si può continuare a far finta che questo problema non esista”. Per questo nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chieda alla Regione di supportare lo studio del Ramazzini, che nel frattempo sta continuando la ricerca a lungo termine del pesticida per arrivare a disegnare un quadro il più possibile completo sugli effetti della sostanza sulla salute dell’uomo. “Un sostegno che dovrebbe concretizzarsi anche attraverso la richiesta al Governo di frenare l’ormai prossima autorizzazione in sede UE dell’utilizzo del pesticida – conclude Giulia Gibertoni – Se l’Europa dovesse permettere il suo utilizzo per altri 5 o 10 anni gli effetti potrebbero essere devastanti, bisogna che l’Italia convinca gli altri Stati membri della UE, chiamati di nuovo ad esprimersi in questi giorni sulla proposta della Commissione di autorizzare per altri anni il principio attivo del RoundUp della Monsanto,  ad applicare il principio di precauzione fermando l’utilizzo di tale principio attivo dannoso per la salute umana”.